Un’autentica collaborazione

22 Ottobre 2017

Fang Li Città di Anyang, Provincia di Henan

Negli ultimi tempi pensavo di aver avviato una collaborazione armoniosa. Io e il mio collaboratore potevamo discutere di qualunque cosa; a volte gli chiedevo persino di segnalare le mie carenze e non litigavamo mai. Di conseguenza, pensavo avessimo raggiunto una collaborazione armoniosa. Ma, come i fatti hanno rivelato, una collaborazione veramente armoniosa non era affatto come avevo immaginato.

Un giorno, nel corso di un incontro, il mio collaboratore segnalò alcune mie carenze di fronte al nostro superiore, dicendo che ero arrogante, che non accettavo la verità, che ero dispotico e prepotente… Sentirgli dire quelle cose mi fece molto adirare e pensai: “Ieri ti ho chiesto se avevi qualcosa da ridire su di me e mi hai risposto di no, ma ora, di fronte al nostro superiore, dici tutto questo! È davvero da ipocriti!” Pensavo che io e il mio collaboratore avessimo un rapporto pacifico, ma lui aveva così tante opinioni negative su di me, il che provava che vi erano ancora molte incomprensioni fra di noi e che il nostro rapporto era tutt’altro che pacifico. Messo di fronte ai fatti, non ho potuto fare a meno di ripensare al mio comportamento all’interno della collaborazione: nel corso delle riunioni, nonostante tenesse anche lui dei discorsi, il fratello parlava poco, in quanto ero io a parlare per la maggior parte del tempo durante l’incontro e gli davo a malapena la possibilità di intervenire; al lavoro ci confrontavamo su qualsiasi problema si presentasse, ma, quando le nostre opinioni divergevano, mi irrigidivo sempre sulle mie posizioni, negando le sue, e le questioni venivano risolte solo quando il fratello smetteva di discutere. Apparentemente non vi erano controversie o conflitti tra noi, ma dentro di me avevo sempre la sensazione che ci fosse una barriera tra noi, qualcosa che ci impediva di aprirci completamente. Quello è stato il momento in cui ho capito che, nonostante all’apparenza noi due fossimo due collaboratori che lavoravano insieme, ero io in realtà a impartire tutti gli ordini, mentre lui non aveva mai la possibilità di adempiere ai suoi doveri. Pensavo che il nostro rapporto fosse quello tra due collaboratori eguali e complementari l’uno all’altro, mentre in realtà era tra chi comandava e chi obbediva. I fatti mi rivelarono che ciò che pensavo essere una collaborazione armoniosa era soltanto un insieme di pratiche superficiali. Quindi, cos’è una collaborazione veramente armoniosa? Cercai le risposte alla mia domanda nella parola di Dio e mi sono imbattuto in queste parole: “Voi ai livelli superiori udite molta verità e comprendete tanto sul servizio. Se voi che coordinate il lavoro nelle Chiese non imparate gli uni dagli altri e non comunicate, rimediando reciprocamente alle vostre carenze, da dove potrete imparare le lezioni? In qualsiasi cosa vi imbattiate, dovreste condividere gli uni con gli altri, affinché la vostra vita ne tragga beneficio. Dovreste inoltre condividere attentamente cose di ogni genere prima di prendere decisioni. Solo in tal modo sarete responsabili verso la Chiesa e non sarete precipitosi. Dopo aver visitato tutte le Chiese, dovreste riunirvi e condividere tutte le questioni scoperte e i problemi incontrati in corso d’opera, e comunicare la rivelazione e l’illuminazione che avete ricevuto: si tratta di una pratica di servizio indispensabile. Dovete raggiungere una cooperazione armoniosa al fine dell’opera di Dio, a beneficio della Chiesa e per spronare i fratelli e le sorelle ad andare avanti. Tu ti coordini con lui ed egli si coordina con te, e vi correggete a vicenda giungendo a un migliore risultato dell’opera, così da avere a cuore la volontà di Dio. Solo questa è vera cooperazione, e solo tali persone hanno un vero ingresso” (“Servite come fecero gli israeliti” in La Parola appare nella carne). Dopo aver soppesato attentamente le parole di Dio, il mio cuore finalmente ha compreso: una collaborazione autentica significa che i collaboratori mettono al primo posto l’opera della Chiesa, possono comunicare tra loro e integrare le reciproche debolezze nell’interesse della Chiesa e della vita dei fratelli e delle sorelle, per ottenere risultati migliori nel loro lavoro, e non albergano incomprensioni o pregiudizi l’uno nei confronti dell’altro, né mantengono le differenze di status. Mettendo il mio comportamento a confronto con questo, ho provato una vergogna e un rimorso indicibili. Ripensando al mio comportamento, ho compreso di non aver mai tenuto conto dell’interesse della Chiesa, di aver sempre messo me stesso al primo posto, di aver comandato facendo affidamento sul mio status e curato meticolosamente la mia reputazione e la mia posizione, di aver temuto soltanto che gli altri mi disprezzassero o mi guardassero dall’alto in basso e che la mia comunione spirituale con i fratelli e le sorelle non era stata complementare, né gestita in modo equo, non raggiungendo pertanto mai lo scopo dell’ingresso condiviso e mutualmente solidale nella parola di Dio. Sebbene all’apparenza io e il mio collaboratore sembrassimo discutere su come fare il nostro lavoro, in cuor mio io non accettavo le sue idee e, alla fine, portavo avanti le mie, invece di considerare cosa fosse meglio per l’opera della Chiesa; nonostante a volte gli avessi chiesto di segnalare le mie carenze, invece di accettarle, discutevo sempre, trovavo scuse e mi giustificavo, cosa che gli poneva dei vincoli e lo rendeva troppo timoroso per parlarmi apertamente e non disposto a menzionare ancora le mie mancanze: ciò portava a incomprensioni tra noi e ci impediva di completare il lavoro della Chiesa con un’unica volontà. In mezzo ai fratelli e alle sorelle mi comportavo con arroganza e alterigia ancor maggiori, dando sempre per scontato di essere il loro leader, in quanto la mia maggiore comprensione della verità mi legittimava a comandarli. Con loro non mostravo in assoluto alcuna umiltà o vera ricerca, considerando, al contrario, me stesso il padrone della verità e insistendo sul fatto che tutti mi ascoltassero… Questo fu il momento in cui mi resi conto che la mia collaborazione in servizio non aveva alcuna essenza di collaborazione o, in termini anche più seri, che stavo agendo in maniera dispotica e dittatoriale. Comportarsi in questo modo da leader e collaboratore non è diverso dal modo in cui il gran dragone rosso mantiene saldo il suo potere! Il gran dragone rosso mette in pratica il dispotismo, insistendo sull’autorità finale in tutte le cose e ha paura di ascoltare la voce delle masse o di governare con principi politici diversi dai propri. E io, in ragione del mio modesto status attuale, voglio essere responsabile del piccolo territorio che controllo. Se un giorno detenessi il potere, come potrei essere diverso in qualcosa dal gran dragone rosso? Pensando a tutto questo, improvvisamente ho avuto paura: continuare in questo modo sarebbe stato sin troppo pericoloso e, se non fossi cambiato, la mia fine sarebbe stata la stessa di quella del gran dragone rosso: punito da Dio!

Dopo aver compreso tutto questo, non ho più avuto alcuna opinione negativa nei confronti del fratello. Al contrario, sono stato grato a Dio per avermi aiutato a conoscere me stesso in tali circostanze e per avermi mostrato il pericolo dentro di me. In seguito, quando ho collaborato con i fratelli e le sorelle, ho imparato a non essere superbo, ad avere a cuore la volontà di Dio, a essere responsabile nel mio lavoro e ad ascoltare di più le opinioni degli altri; dopo un po’ ho compreso che questo tipo di pratica non solo mi donava una comprensione più accurata e completa della verità, ma mi avvicinava anche ai fratelli e alle sorelle e ci consentiva di godere di una condivisione più aperta. E con tali frutti da mostrare, ho compreso finalmente quanto può essere piacevole fare servizio in collaborazione secondo i requisiti di Dio!

Sono grato di questa illuminazione divina, che non solo mi ha aiutato a capire il significato di una collaborazione veramente armoniosa, ma ancor di più mi ha aiutato a vedere la mia indole corrotta di arroganza, rivelata nel servizio con il mio collaboratore e mi ha mostrato che, quando l’umanità corrotta prende il potere, il risultato è lo stesso del gran dragone rosso. Spero di poter eliminare i veleni del gran dragone rosso in me, cominciare un vero servizio in collaborazione e diventare finalmente una persona che serve Dio che è compatibile con il cuore di Dio.

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