L’App della Chiesa di Dio Onnipotente

Ascolta la voce di Dio e accogli il ritorno del Signore Gesù!

Invitiamo tutti i ricercatori di verità a mettersi in contatto con noi

Ho imparato a collaborare con gli altri

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Liu Heng Provincia di Jiangxi

Attraverso la grazia di Dio, mi assunsi la responsabilità di diventare una leader di Chiesa. In quel periodo ero molto entusiasta e presi una decisione davanti a Dio: a prescindere da ciò che mi sarei trovata davanti, non avrei abbandonato le mie responsabilità. Avrei collaborato al meglio con l’altra sorella e sarei stata una persona che ricerca la verità. Ma la mia era soltanto una decisione, e non sapevo come entrare nella realtà di un rapporto di collaborazione armonioso. Quando iniziai a organizzare le questioni della Chiesa con la sorella con cui collaboravo e ci trovammo ad avere opinioni diverse, pregai Dio chiedendoGli di proteggere il mio cuore e la mia anima in modo da evitare di biasimarla. Però stavo attenta solo a controllare le mie azioni per evitare di scontrarmi con la mia compagna, quindi non ero ancora giunta alla verità. Così, con il passare del tempo, mi capitava di avere sempre più divergenze di opinioni con la sorella. In un’occasione, volevo promuovere un’altra sorella al compito di irrigazione di nuovi fedeli, e la persona con cui collaboravo disse che tale sorella non era abbastanza brava. Quando cambiai candidata, lei mi disse che nemmeno quella era brava. Subito mi innervosii, rispondendole rabbiosamente: “Non è bravo nessuno, soltanto tu!” Di conseguenza, non affrontai più la questione. Quando lei mi chiese notizie, risposi infuriata: “Scegli chi ti pare, non m’interessa!” Dopodiché, a prescindere da ciò che lei diceva, se ci trovavamo in disaccordo io non dicevo niente. Mi tenevo tutto dentro, pensando che in quel modo avrei potuto evitare il conflitto. A volte reprimermi diventava insopportabile, perciò mi nascondevo da qualche parte e piangevo, sentendo di aver subito un torto. Arrivai persino a pensare: “Non sei tu quella capace? Allora fallo da sola! Starò a guardarti mentre ti rendi ridicola!” Una volta, tempo dopo, il capo di livello superiore mi affidò un compito. Avevo definito e organizzato tutto da sola e ne ero piuttosto soddisfatta. Pensavo che la sorella con cui collaboravo mi avrebbe elogiato e rassicurato. Inaspettatamente, la mia associata lo rifiutò e mi sentii come se qualcuno mi avesse rovesciato addosso una pentola di acqua fredda, mentre lei diceva: “Non va assolutamente bene!” Tutto ciò mi irritava davvero e pensai: “Non hai nemmeno capito realmente la situazione e hai rifiutato tutto senza mezzi termini. Un comportamento davvero arrogante!” Di conseguenza, ognuna di noi iniziò a tenere per sé le proprie opinioni e nessuna delle due era disposta a sottoporle all’altra. In seguito, non ascoltavo più nemmeno i messaggi della parola di Dio. Più ci pensavo, più sentivo che lei aveva torto. Era lei che si approfittava della sua anzianità per rendermi le cose difficili di proposito. Ripensavo anche a tutte le volte che l’avevo tollerata, e nonostante ciò mi trattava ancora in quel modo… Più ci pensavo, più sentivo di essere stata trattata ingiustamente, finché non mi ritrovai nell’oscurità completa, lontana dall’opera dello Spirito Santo. Da quel momento in poi, non ebbi più voglia di lavorare con lei. Pensavo: “Siccome è un problema difficile da affrontare, lo rifuggirò”. In quel momento mi rendevo anche conto che una situazione di quel genere era piuttosto pericolosa. Pensavo che sarebbe stato meglio chiedere di cambiare i compiti il prima possibile per evitare di fare qualcosa di brutto. Di conseguenza, usando come scusa la mia scarsa levatura e la mia incompetenza, scrissi la mia lettera di dimissioni. Poco tempo dopo, il capo di livello superiore condivise con me le sue riflessioni sul principio di ammettere il proprio errore e dare le dimissioni, oltre che sulla grande considerazione in cui Dio tiene la salvezza delle persone, ma avevo lasciato indurire il mio cuore e non riuscivo più ad ammorbidirlo.

Il mattino dopo, quando mi sono alzata, avevo la testa completamente vuota. Neppure quando pregavo riuscivo a sentire Dio e avevo la sensazione che Dio mi avesse abbandonata, che non mi volesse! Mi spaventai e fui colta dal panico; di sicuro era stato il mio comportamento a indurre Dio a detestarmi, quindi iniziai a esaminare me stessa. Dopo aver pensato a tutto ciò che era successo, riuscii a capire che il mio atteggiamento aveva indotto Dio a detestarmi. I miei pensieri e le mie azioni erano esattamente quelli di una non credente. La mia vita era simile a quella di un non credente, che rimane immutato. La mia condotta non era espressione della parola di Dio e io non avevo alcuna riverenza per Lui. Semplicemente, non ero una persona in grado di accettare la verità, quindi ero stata ingannata da Satana e senza rendermene conto avevo abbandonato le mie responsabilità. Quando lo capii, mi prostrai subito davanti a Dio, pentendomi: “Oh, Dio Onnipotente, ho sbagliato. Ho creduto in Te, ma non sono stata disposta a sperimentare la Tua opera. Tu hai predisposto il mio ambiente e io non ho voluto accettarlo; desideravo con tutto il cuore evitare il Tuo castigo e il Tuo giudizio, e quando è giunto il Tuo amore, non solo sono stata ingrata, ma mi sono anche lamentata con Te e Ti ho frainteso. La mia condotta Ti ha ferito. Oh, Dio, Ti ringrazio per avere rivelato me stessa attraverso la Tua opera e avermi consentito di riconoscere l’indole di Satana che è dentro di me. Se questo non fosse accaduto, avrei continuato a pensare di non essere cattiva. Adesso capisco che la mia levatura è davvero scarsa: non sono in grado di affrontare neanche i minimi ostacoli. Quando accade una piccolissima cosa che non mi piace, voglio tradirTi. Ho abbandonato i giuramenti che Ti ho fatto. Oh, Dio, desidero pentirmi; desidero conoscere me stessa attraverso le Tue parole e accettare il giudizio e il castigo delle Tue parole. Sono disposta a sottomettermi a Te in questo ambiente e a collaborare proficuamente con la sorella. Oh, Dio, non intendo più vivere sotto il dominio di Satana ed essere limitata dalla ma indole corrotta. Non intendo più vivere per tutelare la mia dignità, ma desidero soddisfarTi almeno una volta!”. Dopo la preghiera, mi salirono le lacrime agli occhi, e poco dopo ritirai le dimissioni e strappai la lettera sul posto. Quel giorno, quando riunimmo, alcuni di noi lessero insieme la parola di Dio: “La vostra reputazione è stata distrutta, la vostra condotta è degradante, il vostro modo di parlare è abietto, la vostra vita è spregevole e addirittura tutta la vostra umanità è abietta. Siete di vedute limitate nei confronti delle persone e discutete su ogni minimo dettaglio. Litigate per la vostra reputazione e condizione, fino al punto di essere disposti a scendere all’inferno, nel lago di fuoco” (“Il vostro carattere è così abietto!” in La Parola appare nelle carne). “Gli uomini non pretendono molto da sé stessi, ma pretendono molto da Dio. Gli chiedono di concedere loro una grazia particolare e di essere paziente e tollerante, di tenerli in gran conto, di provvedere alle loro necessità, di sorridere, di prenderSi cura di loro in molti modi e di non essere affatto severo con loro o di non fare nulla che li sconvolga anche solo leggermente, ma di limitarSi a blandirli ogni singolo giorno. La ragione dell’uomo è molto carente!” (“Coloro che hanno sempre richieste per Dio sono i meno ragionevoli” in Registrazione dei discorsi di Cristo). La parola di Dio aveva portato completamente la luce la mia ignobile situazione e il mio lato maligno. Mi vergognavo talmente tanto da volermi nascondere in un crepaccio. Attraverso la rivelazione e l’illuminazione della parola di Dio, ho potuto capire che l’indole di Satana presente in me era un grave problema. La mia natura era così arrogante e presuntuosa da farmi ritenere di essere migliore degli altri. Non avevo un briciolo di autoconsapevolezza; non mi accorgevo di non essere migliore degli altri. Perciò, quando lavoravo con la sorella, pensavo sempre di essere io la responsabile, la guida. Ero impaziente che mi seguisse in tutto e che mi ascoltasse. Pensavo sempre di essere il capo. Quando le opinioni della sorella si scontravano con le mie, non ricercavo la verità per risolvere il conflitto o raggiungere un’intesa comune, ma perdevo la calma e diventavo arrogante perché avevo perso la faccia, al punto che avrei lasciato il mio lavoro pur di sfogare le mie frustrazioni. Mi ero fatta delle idee preconcette sulla sorella e non avevo pensato di prendere l’iniziativa per migliorare il nostro cattivo rapporto. Quando lavoravamo insieme, mi davo sempre delle arie. Non chiedevo a me stessa di cambiare, disdegnavo l’idea di parlarle a cuore aperto con la sorella. Mi concentravo su di lei e pretendevo che cambiasse. Mi consideravo la depositaria della verità e ritenevo che gli altri fossero corrotti. In tutte le fasi della nostra collaborazione, non avevo mai analizzato me stessa. Quando la sorella aveva un brutto atteggiamento o c’erano differenze di opinione tra noi, davo tutta la colpa a lei. Credevo che lei avesse torto e io ragione, perciò nel mio cuore la sminuivo e la giudicavo negativamente, al punto da trattarla come una nemica e desiderare che si rendesse ridicola. Nel vedere la mia arroganza, il mio orgoglio smisurato, la mia insensatezza e il mio essere deplorabile e meschino, come avrebbe potuto esserci ancora del comune ragione umana in me? Mi comportavo in modo davvero irragionevole! Dio mi aveva concesso la Sua grazia, dandomi l’opportunità di assumermi quella responsabilità, ma io non mi sforzavo di collaborare in modo fruttuoso con la sorella per soddisfarLo. Durante il giorno non mi dedicavo a un onesto lavoro, ma tramavo contro di lei e attaccavo briga per gelosia. Per tutto il giorno ero capace solo di bisticciare a causa delle mie lagnanze e discutere incessantemente per via del mio senso di superiorità e della mia vanità. Possedevo davvero una coscienza razionale? Ero una persona che ricercava la verità? Fin dall’inizio, io e la sorella non ci eravamo sottomesse né sostenute a vicenda nel lavoro, ma ciascuna si era fatta carico del proprio compito e lo aveva svolto. Non ero forse sulla strada dell’anticristo? Gestire le cose in quel modo non mi stava portando all’autodistruzione? Oggi sono in grado di vedere che la mia condotta era legata solo ai desideri egoistici della carne. La mia natura era troppo egoista e deprecabile. Non ricercavo la verità, al punto che i tanti anni di fede in Dio non mi avevano portato niente di concreto e la mia indole non era cambiata di un filo. Dio ci chiede di mettere in pratica la Sua parola nelle nostre vite, eppure, nell’adempiere alle mie responsabilità, me ne allontanavo. Ero davvero una miscredente! Non potevo continuare così: intendevo ricercare la verità e cambiare me stessa.

In seguito, lessi la parola di Dio che dice: “Se voi che coordinate il lavoro nelle Chiese non imparate gli uni dagli altri e non comunicate, rimediando reciprocamente alle vostre carenze, da dove potrete imparare le lezioni? In qualsiasi cosa vi imbattiate, dovreste condividere gli uni con gli altri, affinché la vostra vita ne tragga beneficio. […] Dovete raggiungere una cooperazione armoniosa al fine dell’opera di Dio, a beneficio della Chiesa e per spronare i fratelli e le sorelle ad andare avanti. Tu ti coordini con lui ed egli si coordina con te, e vi correggete a vicenda giungendo a un migliore risultato dell’opera, così da avere a cuore la volontà di Dio. Solo questa è vera cooperazione, e solo tali persone hanno un vero ingresso. […] Ognuno di voi, quale persona che serve, deve saper difendere gli interessi della Chiesa in tutto ciò che fa, piuttosto che guardare ai propri interessi. È inaccettabile agire da soli: in tal modo tu danneggi il tuo prossimo ed egli danneggia te. Coloro che agiscono così non sono adatti a servire Dio!” (“Servite come fecero gli israeliti” in La Parola appare nella carne). È stato detto in un sermone: “Quando le persone si coordinano per servire, non c’è alcun capo e alcun vice. Sono tutti allo stesso livello e il principio è ottenere consenso comunicando agli altri la verità. Ciò richiede che le persone obbediscano l’una all’altra. Cioè, tutti dovrebbero obbedire a chiunque abbia ragione e si conformi alla verità. Il principio è ‘obbedire alla verità’. La verità è l’autorità. È dovuta obbedienza a chiunque sia in grado di comunicare la verità e capire accuratamente le cose. A prescindere da cosa venga fatto o da quale dovere venga compiuto, il principio è sempre quello di obbedire alla verità” (“Significato e spiegazione dei dieci principi della vita della Chiesa stabiliti dalla casa di Dio” in Selezione di annali sulle disposizioni per attività della Chiesa di Dio Onnipotente). Grazie alla fratellanza e alla parola di Dio, vidi come si doveva mettere in pratica la coordinazione nel servizio, ovvero tenendo in considerazione la volontà di Dio e proteggendo gli interessi della casa di Dio mentre si collabora. A prescindere da ciò che viene fatto e dal tipo di compito da svolgere, si dovrebbe fare ogni cosa sottomettendosi alla verità, comunicando la verità, per raggiungere un’intesa comune. Non possiamo essere tanto arroganti e presuntuosi da mantenere le nostre opinioni e imporre agli altri di ascoltarci, né possiamo svendere la verità per proteggere i rapporti interpersonali. Inoltre, non possiamo seguire la nostra individualità per alimentare la nostra indipendenza: dobbiamo umiliare noi stessi e prendere l’iniziativa di rinnegare noi stessi, imparare gli uni dagli altri, ovviare l’uno alle debolezze dell’altro, allo scopo di creare un rapporto di collaborazione armonioso. Solo creando un vero rapporto di collaborazione, soddisfacendo Dio in tutto e per tutto con un solo cuore e una sola mente, e riparando l’uno alle debolezze dell’altro, possiamo ricevere la benedizione e la guida di Dio, consentendo così alla Chiesa di produrre risultati migliori nella propria opera, ottenendo nel contempo benefici nella nostra vita. Al contrario, se quando collaboriamo siamo arroganti, se non ricerchiamo il principio di verità e instauriamo una dittatura per dominare gli altri, o se operiamo da soli e facciamo affidamento solo su noi stessi per realizzare le cose, subiremo l’odio di Dio e provocheremo perdite alla Chiesa di Dio. Eppure, io ero arrogante e volevo sempre avere l’ultima parola. Come potevo non sapere che il lavoro all’interno della casa di Dio non poteva essere realizzato da una sola persona? Le persone non possiedono la verità e hanno troppe manchevolezze. Affidarsi soltanto a sé stessi nel fare qualcosa aumenta di molto la probabilità che si verifichino problemi. Solo attraverso la cooperazione si può ottenere maggiormente l’opera dello Spirito Santo per rimediare alle nostre mancanze e prevenire gli errori. In quel momento non potei fare a meno di sentirmi in colpa e di biasimarmi per l’indole di Satana che si manifestava attraverso la mia arroganza e il mio egoismo, e per non aver tenuto in minima considerazione la volontà di Dio, oltre per il fatto di essermi concentrata soltanto sul non perdere la faccia, al punto da comportarmi in modo scandaloso e maleducato. Credo di essere stata troppo cieca e stupida, e di non aver compreso l’intento di Dio di predisporre un ambiente nel quale potessi sperimentare il coordinamento nel servizio, tanto da non capire minimamente come imparare dai punti di forza della mia compagna per sopperire alle mie mancanze, o come imparare ciò che dovevo grazie alla collaborazione con lei. Di conseguenza la Chiesa ha subito delle perdite e la mia crescita personale è stata rallentata. Oggi, senza la pietà di Dio e senza la luce della parola di Dio, sarei incapace di mettere da parte me stessa e non avrei capito di non essere affatto migliore. Pretenderei ancora che gli altri mi ascoltassero, come se potessi fare affidamento soltanto su me stessa per svolgere bene il lavoro della Chiesa. A lungo andare, chissà quali disastri sarebbero successi? Di conseguenza, ho preso una decisione: sono disposta ad agire in accordo con la parola di Dio, sono disposta a collaborare armoniosamente con la sorella per realizzare le attività della Chiesa e per la mia crescita personale, e non penserò più ai miei interessi.

Poi mi sono aperta con la sorella con cui collaboravo, raccontandole ciò che avevo capito di me stessa. Abbiamo comunicato davvero e accolto il principio del servizio congiunto. Dopodiché, il nostro lavoro è stato molto più armonioso. Quando avevamo opinioni divergenti, pregavamo per trovare la verità e cercavamo di comprendere la volontà di Dio. Quando vedevamo le rispettive mancanze, eravamo comprensive e disposte al perdono; ci trattavamo con amore. Senza volerlo, percepivamo la benedizione di Dio, e i frutti dell’opera del Vangelo si svelavano a noi molto più che in precedenza. In quel momento ho odiato ancora di più la mia natura corrotta; detestavo il fatto di non aver ricercato la verità e avere tanto deluso Dio. Alla fine ho provato il dolce sapore del mettere in pratica la verità e ho sentito di avere una maggiore energia per adempiere i miei doveri e consolare il cuore di Dio. Da ora in avanti sono intenzionata ad accogliere quanti più aspetti possibili della verità e a cercare di avere dei principi in tutto ciò che faccio.

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