12. Sperimentare il tormento della malattia mi ha insegnato a sottomettermi

di Wang Qin, Cina

Un giorno di giugno del 2021, ho avvertito vertigini e malessere, così mi sono misurato la pressione. La sistolica era sopra i 200 e la diastolica a 120. In seguito ho preso dei farmaci ed è scesa, ma a volte la massima schizzava ancora a 160, facendomi venire mal di testa e vertigini. Ho cominciato a preoccuparmi. Con la pressione così alta e dovendo lavorare al computer ogni giorno, ho pensato: “Se continua così, cosa farò se le mie condizioni peggiorano e non posso più fare il mio dovere? Potrei ancora essere salvato, allora?” Così, non volevo sforzarmi troppo. All’epoca ero un leader della chiesa e dovevo seguire il lavoro ogni giorno. Inoltre, il fratello e la sorella con cui collaboravo avevano appena iniziato ad addestrarsi, quindi dovevo assumermi un carico più pesante. Ho iniziato a provare un po’ di risentimento, temendo che tutto quello stress mi facesse alzare la pressione. Ero costantemente preoccupato per la mia malattia, quindi non mettevo il cuore nel mio dovere. Mi limitavo a scorrere i vari principi, comprendendo solo qualche significato letterale, ma non ero capace di applicarli effettivamente al mio dovere. Quando vedevo che il nostro lavoro non produceva buoni risultati, non mi impegnavo realmente a cercare come risolvere i nostri problemi, perché avevo costantemente paura che dedicare molta energia a questo mi avrebbe fatto schizzare in alto la pressione.

Nel febbraio del 2023, a causa dei miei frequenti mal di testa e capogiri, il fratello della mia famiglia ospitante mi ha esortato a farmi visitare in ospedale. In seguito, il medico mi ha detto che avevo avuto un infarto cerebrale e necessitavo di cure urgenti. Mi ha avvertito che un eventuale peggioramento avrebbe potuto portare alla paralisi o addirittura mettere a rischio la mia vita. Temevo che, se mi fossi davvero aggravato, non sarei stato in grado di fare il mio dovere, e allora non sarebbe svanita ogni mia speranza di essere salvato? Volevo farmi curare subito, ma poi ho ricevuto una lettera che diceva che un leader della chiesa era stato arrestato ed era diventato un giuda, e che dovevo trasferirmi immediatamente. Dopo di che, non ho osato tornare in ospedale. In seguito, ho iniziato a fare un dovere basato sui testi. Una mattina, ho cercato di alzarmi dal letto e sono stato colpito da un’ondata di vertigini e nausea tale che non riuscivo nemmeno a stare in piedi. Ho dovuto sdraiarmi di nuovo. Mi sono detto: “Ho già la pressione alta e un infarto cerebrale. Possibile che l’infarto cerebrale sia peggiorato e che un vaso sanguigno sia ostruito?” Volevo tornare a casa per le cure, ma la polizia mi stava ancora cercando. Non potevo tornarci. Così ho pregato Dio e ho letto le Sue parole di condivisione su come sperimentare la malattia. Il giorno dopo, le vertigini andavano un po’ meglio. Due mesi dopo, la mia salute era un po’ migliorata, ma vivevo ancora nella preoccupazione e nell’ansia. Temevo che uno sforzo mentale eccessivo mi sfinisse e peggiorasse le mie condizioni, così non ero disposto a pagare un prezzo elevato nel mio dovere. Mi limitavo a sbrigarmela per togliermi di torno il lavoro che avevo da svolgere. Non prestavo attenzione quando selezionavo gli articoli, e di conseguenza quelli che selezionavo erano di scarsa qualità. Nell’aprile del 2024, fratello Zheng si è unito al mio gruppo per collaborare con me e ho sentito il mio fardello alleggerirsi un po’. Vederlo lì, totalmente concentrato sul suo dovere, mi ha riempito di invidia. Ho pensato: “Se solo fossi in salute come lui! La mia salute è peggiorata così tanto in questi ultimi anni. Non sono solo la pressione alta e l’infarto cerebrale; ho anche l’acufene. Mi sento spesso stordito e con la testa annebbiata mentre faccio il mio dovere. E il mio braccio destro è un po’ intorpidito, forse a causa della cattiva circolazione. Ormai ho più di sessant’anni e anche il mio sistema immunitario è debole. Con una salute del genere, se un giorno restassi paralizzato e non potessi fare il mio dovere, non diventerei inutile e non perderei la mia occasione di essere salvato ed entrare nel Regno dei Cieli? Il prezzo che ho pagato e la sofferenza che ho sopportato in tutti questi anni non sarebbero vani?” Questo pensiero mi faceva sentire in qualche modo abbattuto. Fratello Zheng ha condiviso con me sul fatto che, quando affrontiamo la malattia, dovremmo cercare l’intenzione di Dio. Mi sono sentito trattato un po’ ingiustamente, pensando che lui non potesse assolutamente capire cosa stavo passando. Ma poi ho considerato come avessi vissuto costantemente nell’angoscia e nella preoccupazione per anni a causa della mia salute, senza mai mettere il cuore nel cercare l’intenzione di Dio. Sapevo che il mio stato non era giusto, così ho pregato Dio: “O Dio, so che dietro questa malattia che mi ha colpito c’è la Tua intenzione. Ti prego, guidami a comprendere la verità e a imparare la lezione”.

In seguito, ho letto alcune parole di Dio e ho iniziato a comprendere un po’ meglio la Sua intenzione. Dio Onnipotente dice: “Quando Dio dispone che tu contragga una malattia, che sia più o meno grave, il Suo scopo nel fare ciò non è che tu sperimenti la malattia in ogni suo aspetto, i danni che ti provoca, i vari disagi e le varie difficoltà che ti arreca e le numerose sensazioni che ti fa avere – lo scopo di Dio non è che tu sperimenti la malattia nel processo dell’essere malato. Il Suo scopo è invece che tu impari delle lezioni dalla malattia, che impari ad afferrare le Sue intenzioni, che conosci l’indole corrotta che riveli e gli atteggiamenti sbagliati che hai nei Suoi confronti quando sei malato, e che impari a sottometterti alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni, in modo da conseguire autentica sottomissione nei Suoi confronti e da riuscire a rimanere saldo nella tua testimonianza: questo è assolutamente fondamentale. Attraverso la malattia, Dio intende salvarti e purificarti. Che cosa desidera purificare di te? Desidera purificare tutti i desideri smodati e le richieste eccessive che poni su di Lui, nonché i vari calcoli, giudizi e piani che sviluppi a tutti i costi per sopravvivere e tenerti in vita. Dio non ti permette di fare piani o di giudicare, e non ti permette di desiderare niente di eccessivo da Lui; ti richiede solamente di sottometterti a Lui e, nella tua pratica ed esperienza di sottomissione, di arrivare a conoscere il tuo atteggiamento nei confronti della malattia, il tuo atteggiamento nei confronti di queste condizioni fisiche che Dio ha disposto per te, nonché i tuoi desideri personali. Quando acquisirai conoscenza di queste cose, potrai sperimentare quanto ti giovi il fatto che Dio abbia predisposto per te le circostanze della malattia o queste condizioni fisiche; e potrai renderti conto di quanto esse ti aiutino nel cambiamento della tua indole, nell’ottenimento della salvezza e nel tuo accesso alla vita. Per questo motivo, quando la malattia si abbatte su di te, non devi sempre domandarti come disfartene, sfuggirle o rifiutarla(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (3)”). Dalle parole di Dio, ho visto che dietro le malattie ci sono le Sue buone intenzioni, per trasformarci e purificarci. Chi persegue la verità può imparare delle lezioni nella malattia e raggiungere autentica sottomissione a Dio. Io invece, quando la malattia mi ha colpito, non ho cercato l’intenzione di Dio né ho riflettuto su me stesso per arrivare a conoscermi. Semplicemente vivevo sempre nella malattia, temendo che se fossi rimasto paralizzato e non avessi potuto fare il mio dovere, o addirittura fossi morto, la mia speranza di essere salvato ed entrare nel Regno dei Cieli sarebbe stata completamente infranta. Poiché ero preoccupato che le mie condizioni peggiorassero, non mi assumevo alcun fardello nel mio dovere, temendo di logorare il corpo. Non accettavo neanche quando i fratelli e le sorelle condividevano con me sull’imparare lezioni dalla malattia. Pensavo: “È facile per voi parlare; non siete voi a essere malati e a soffrire”. Ero sempre invidioso della buona salute degli altri e mi lamentavo che Dio non mi avesse dato un corpo sano. Non stavo affatto cercando la verità né provavo minimamente a imparare delle lezioni. Come potevo mai sperare di guadagnare la verità, essere purificato o essere trasformato?

In seguito, ho iniziato a cercare la verità in merito ai miei problemi. Ho letto le parole di Dio: “Qualunque malattia colpisca la vecchia carne di una persona, quanto essa soffra o se tale malattia possa essere curata: nulla di tutto ciò dipende da lei, è tutto nelle mani di Dio. Quando la malattia si abbatte su di te, che tu riesca a sottometterti alle orchestrazioni di Dio o meno, che tu sia disposto ad accettare questo fatto o meno, la malattia è comunque nel tuo corpo; non puoi liberartene. Quindi, i giorni passano ugualmente, sia che tu affronti la tua malattia in modo positivo o negativo, e non puoi cambiare il fatto che questa malattia sia nel tuo corpo. Tuttavia, puoi scegliere quale atteggiamento adottare nei suoi confronti(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (4)”). “Quando le persone normali si ammalano, soffrono tutte e si sentono angosciate, e hanno un certo limite di sopportazione. Ma se le persone vogliono sempre fare affidamento sulle proprie forze per liberarsi della malattia e sfuggirle, quale sarà il risultato finale? Non solo non saranno in grado di alleviare la loro sofferenza, ma soffriranno e si sentiranno ancora più angosciate. Ecco perché più soffri a causa della malattia, più dovresti cercare la verità e cercare come praticare in conformità alle intenzioni di Dio. Più soffri a causa della malattia, più dovresti venire dinanzi a Dio e conoscere la tua corruzione e le richieste irragionevoli che fai a Lui. Più soffri a causa della malattia, più vieni testato per la vera sottomissione. Pertanto, se sei ancora in grado di sottometterti alle orchestrazioni di Dio mentre sopporti la malattia e riesci a trattenerti dal lamentarti di Dio e anche ad abbandonare le tue richieste irragionevoli nei Suoi confronti, anche se sei malato fino alla morte, ciò dimostra che sei qualcuno che persegue la verità e si sottomette a Dio sinceramente, che hai testimonianza e che la tua lealtà e sottomissione a Lui sono reali, che non sono slogan o dottrine, ma che invece resistono al test. Questo è ciò che le persone dovrebbero praticare quando si ammalano. Le malattie che contrai, sotto un certo aspetto, hanno lo scopo di rivelare tutte le tue richieste irragionevoli e le tue fantasie e nozioni irrealistiche su Dio e, sotto un altro aspetto, di testare la tua fede in Dio e la tua sottomissione a Lui. Se superi tale test a questo proposito, allora hai un’autentica testimonianza e una prova reale della tua fede in Dio, della tua lealtà e della tua sottomissione a Lui. Ecco ciò che Dio vuole, e ciò che un essere creato dovrebbe possedere e vivere. Queste non sono forse tutte cose positive?(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (4)”). Le parole di Dio hanno indicato la prospettiva e il cammino di pratica corretti per quando affrontiamo la malattia: credere e sottomettersi alla sovranità e alle disposizioni di Dio veramente; e non cercare di liberarci della malattia da soli, cosa che porterà più sofferenza e nient’altro. Io possedevo un po’ di esperienza concreta delle parole di Dio. Quando la mia pressione sanguigna superava i 200 mmHg, ero terrorizzato. Pensavo che, se non mi fossi concentrato sul riguardarmi o se fossi caduto accidentalmente, sarei finito paralizzato o addirittura morto. Temevo che, se avessi investito troppo sforzo mentale nel mio dovere, ciò avrebbe peggiorato le mie condizioni e portato a gravi conseguenze, quindi vivevo costantemente in mezzo a emozioni negative di angoscia e ansia. Ciò arrecava molta pressione e molto dolore al mio corpo e alla mia mente e influiva sul mio dovere. Tutto questo non era forse dovuto al fatto che non avevo alcuna conoscenza della sovranità di Dio? La verità è che né il fatto che la mia malattia sia grave o lieve né quando potrei morire possono essere cambiati preoccupandomi o angosciandomi. Tutto rientra nella sovranità e nelle disposizioni di Dio. Per esempio, dopo che mi è venuta la pressione alta, c’è stata una settimana in cui sono caduto dalla bicicletta due volte e sono state cadute davvero brutte. All’epoca ho pensato: “Ci siamo, probabilmente resterò paralizzato”. Ma è risultato che avevo solo qualche graffio superficiale; non era neanche lontanamente grave come avevo immaginato. Non era forse la protezione di Dio? Dovevo cambiare la mia prospettiva sbagliata e affrontare la mia malattia correttamente. Dovrei farmi curare quando necessario ma, per quanto riguarda il guarire oppure il vivere o morire, non posso avanzare pretese a Dio e certamente non devo fraintenderLo né lamentarmi di Lui. Devo sottomettermi alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni e, nella malattia, cercare di più la verità e riflettere su me stesso per conoscermi. Questo è l’unico modo per ottenere dei guadagni reali.

In seguito, ho continuato a riflettere sulla causa alla radice del perché vivessi nelle emozioni negative. Ho letto le parole di Dio: “Tutte le persone credono in Dio per ottenere benedizioni, ricompense e corone. Ogni persona non ha forse questa intenzione nel cuore? In realtà, ogni persona ce l’ha. Questo è un fatto. Sebbene le persone non ne parlino spesso e coprano persino la loro intenzione e il loro desiderio di ottenere benedizioni, questo desiderio, questa intenzione e motivazione che giacciono nel profondo del loro cuore non hanno mai vacillato. Non importa quanta teoria spirituale capiscano, che conoscenza esperienziale abbiano, quali doveri siano in grado di fare, quanta sofferenza sopportino o quale prezzo paghino: non rinunciano mai all’intenzione di ottenere benedizioni che è nascosta nel profondo del loro cuore, e si adoperano e si affannano sempre silenziosamente al suo servizio. Non è forse questa la cosa sepolta più profondamente nei loro cuori? Senza questa intenzione di ottenere benedizioni, come vi sentireste? Con quale atteggiamento fareste il vostro dovere e seguireste Dio? Cosa succederebbe alle persone se questa intenzione di ricevere benedizioni nascosta nei loro cuori venisse completamente debellata? È possibile che molti diventerebbero negativi, e che alcuni perderebbero la motivazione a svolgere i loro doveri e l’interesse nella loro fede in Dio. Sembrerebbe aver perso l’anima e che il cuore fosse stato loro sottratto. Ecco perché dico che l’intenzione di ottenere benedizioni è qualcosa di profondamente nascosto nel cuore delle persone(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Sei indicatori di crescita nella vita”). “Prima di decidere di svolgere il loro dovere, nel profondo del cuore gli anticristi traboccano di aspettative verso le loro prospettive, verso il guadagno di benedizioni, una buona destinazione e persino una corona, e nutrono la massima fiducia verso l’ottenimento di queste cose. Vengono nella casa di Dio per svolgere il loro dovere con tali intenzioni e aspirazioni. Allora, lo svolgimento del loro dovere contiene la sincerità, la fede autentica e la lealtà richieste da Dio? A questo punto, non è ancora possibile vedere la loro lealtà, la loro fede e la loro sincerità autentiche, perché prima di svolgere il loro dovere tutti nutrono una mentalità interamente transazionale; tutti decidono di svolgerlo spinti dagli interessi e basandosi anche sul presupposto delle loro ambizioni e dei loro desideri strabordanti. Qual è l’intenzione degli anticristi nell’assolvere il loro dovere? È stringere un accordo, fare uno scambio. Si potrebbe dire che queste sono le condizioni che pongono per assolvere un dovere: ‘Se svolgo il mio dovere, allora devo ottenere benedizioni e avere una buona destinazione. Devo ottenere tutte le benedizioni e i benefici che dio ha detto essere preparati per l’umanità. Se non posso ottenerli, allora non farò questo dovere’. Entrano nella casa di Dio per svolgere il loro dovere con tali intenzioni, ambizioni e desideri. Sembra che abbiano un po’ di sincerità e naturalmente, nel caso di coloro che sono nuovi credenti e stanno appena iniziando a svolgere il loro dovere, lo si può anche definire entusiasmo. Ma non ci sono né fede autentica né lealtà in questo; c’è solo quel grado di entusiasmo. Non può essere chiamato sincerità. A giudicare da questo atteggiamento che gli anticristi hanno nei confronti dell’assolvimento del loro dovere, si tratta di qualcosa di completamente transazionale e pieno dei loro desideri di benefici come guadagnare benedizioni, entrare nel Regno dei Cieli, ottenere una corona e ricevere ricompense(La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte settima”). Dalle parole di Dio, ho visto che gli anticristi vengono nella chiesa per fare il loro dovere solo al fine di guadagnare benedizioni. Per guadagnare benedizioni, un anticristo è capace di rinunciare a tutto, spendersi e pagare un prezzo ma, nel momento in cui sente di non poterne guadagnare, è capace di tradire Dio. Riflettendo su me stesso, mi sono reso conto che le mie intenzioni e i miei obiettivi nel credere in Dio erano esattamente gli stessi: guadagnare benedizioni ed entrare nel Regno dei Cieli. In tutti quegli anni di fede, non ero stato vincolato dalla persecuzione del PCC né dallo scherno e dalla calunnia del mondo, e avevo perseverato nel seguire Dio e nel fare il mio dovere. Avevo fatto tutto questo pensando che il prezzo che pagavo e il mio spendermi mi avrebbero procurato la grazia e le benedizioni di Dio e garantito l’ingresso nel Regno dei Cieli. Quando ho avuto la pressione alta e un infarto cerebrale, ho temuto che, se la pressione fosse salita, sarei finito paralizzato anche se non fossi morto e che, se non avessi potuto fare il mio dovere, avrei perso la benedizione di entrare nel Regno dei Cieli. Ecco perché ero sempre in uno stato di abbattimento. Quando vedevo che il mio dovere non produceva buoni risultati, non provavo ansia; temevo piuttosto che uno sforzo mentale eccessivo peggiorasse la mia condizione e che avrei perso la mia occasione di guadagnare benedizioni. Ho visto che tutto ciò che pensavo e facevo era a vantaggio della mia carne. Credevo, facevo rinunce e mi spendevo unicamente per ottenere benedizioni. Vivevo secondo la legge satanica di sopravvivenza: “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”. Per guadagnare benedizioni, ero capace di rinunciare a tutto e di spendermi senza curarmi di nient’altro ma, se non c’erano benedizioni da ottenere, diventavo negativo e battevo la fiacca. Non stavo forse rivelando l’indole di un anticristo? Negli ultimi giorni, Dio esprime la verità per compiere l’opera di salvezza dell’umanità. L’intenzione di Dio non è che io Lo segua e faccia il mio dovere solo per ricevere benedizioni. Egli spera che, nel fare il mio dovere, io persegua la verità per eliminare la mia indole corrotta, cambiare i miei punti di vista sbagliati sulla fede, liberarmi delle cose che provengono da Satana e diventare qualcuno che è in linea con le intenzioni di Dio. Solo allora potrò ricevere l’approvazione di Dio. Io, per contro, avevo sempre vissuto in un’indole satanica egoistica e interessata, sempre e solo perseguendo le benedizioni. Non stavo forse percorrendo il cammino di Paolo? Paolo credeva in Dio ma non perseguiva la verità e la vita. Trattava tutto il lavoro e la fatica che investiva per Dio come un capitale per guadagnare una corona e delle benedizioni, nel tentativo di stringere un accordo con Dio. Dopo anni di fede, la sua indole corrotta satanica non era minimamente cambiata. Egli protestò sfacciatamente contro Dio, chiedendo una corona, e così facendo offese l’indole di Dio e fu punito. Se io credo in Dio ma non perseguo la verità e la vita, e perseguo sempre le benedizioni e cerco di stringere accordi con Dio, anch’io sarò punito se non mi pento. Resomi conto delle conseguenze del continuare su quel cammino, ho pregato Dio: “O Dio, so che dietro questa malattia ci sono le Tue buone intenzioni. Lo scopo è rivelarmi e salvarmi. È il Tuo amore che discende su di me, permettendomi di vedere chiaramente che per tutto questo tempo ho solo perseguito benedizioni e percorso il cammino sbagliato. O Dio, sono disposto a pentirmi. D’ora in poi, mi concentrerò sul perseguire la verità”. Dopo aver pregato, ho sentito il cuore molto più in pace e sereno.

In seguito, ho riflettuto su un altro punto di vista errato che avevo: l’idea che, se la mia malattia si fosse aggravata e non avessi potuto fare il mio dovere, non avrei potuto essere salvato. Ho continuato a cercare la verità per dirimere la questione. Ho letto le parole di Dio: “Ottenere la salvezza significa principalmente liberarsi dal peccato, dall’influenza di Satana e volgersi sinceramente a Dio e sottometterGlisi. Cosa devono possedere le persone per essere libere dal peccato e dall’influenza di Satana? La verità. Per guadagnare la verità, le persone devono dotarsi di molte parole di Dio e devono saperle sperimentare e mettere in pratica, in modo da poter comprendere la verità ed entrare nella realtà: solo allora saranno salvate. La possibilità di essere salvati non dipende affatto da quanto a lungo si creda in Dio, da quanto sia avanzata la propria conoscenza, dal fatto che si possiedano talenti e punti di forza o da quanto si soffra. L’unica cosa che è in diretta relazione con l’ottenimento della salvezza è il guadagnare o meno la verità(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Fare tesoro delle parole di Dio è il fondamento della fede in Dio”). Dio ha parlato con estrema chiarezza dello standard per essere salvati. Egli guarda principalmente se gli individui siano in grado di vivere la realtà delle Sue parole; se in ogni cosa smettano di vivere secondo le filosofie sataniche e invece valutino persone e cose, si comportino e agiscano in base alle Sue parole e alle verità principi; se possiedano timore, sottomissione, lealtà e amore nei Suoi confronti; e se vivano una vera sembianza umana. Solo coloro che possiedono queste verità realtà saranno salvati da Dio. Quanto a me, invece, dopo tutti i miei anni di fede non mi ero liberato di nessuna delle mie forme di indole corrotta, come l’arroganza, la presunzione, l’egoismo o la spregevolezza. Sebbene fossi in grado di soffrire un po’ e pagare un piccolo prezzo nel fare il mio dovere, in realtà stavo cercando di stringere accordi con Dio con il desiderio di guadagnare benedizioni. Tutto il mio essere viveva ancora sotto l’influsso oscuro di Satana, neanche lontanamente vicino all’essere salvato. Se non elimino queste forme di indole corrotta, se ho ancora nel cuore questo desiderio di benedizioni, allora, anche se faccio un dovere, comunque alla fine non verrò salvato. Devo concentrarmi sul perseguire la verità. Quello è l’unico modo per avere una possibilità di essere salvato.

Inoltre, anche la mia costante preoccupazione che se mi fossi ammalato gravemente e fossi morto non avrei potuto essere salvato derivava dal non comprendere la verità. Così ho cercato delle parole di Dio pertinenti da leggere. Dio Onnipotente dice: “Se, nell’istante in cui la tua vita sta per esserti portata via, sei a tuo agio, sei volenteroso e ti sottometti senza lamentarti, ritieni di aver adempiuto le tue responsabilità, i tuoi obblighi e i tuoi doveri fino alla fine e il tuo cuore è gioioso e sereno, se te ne vai in questo modo, allora per Dio non te ne sei andato affatto. Al contrario, stai vivendo in un’altra dimensione e forma. Tutto quello che è successo è che il tuo modo di vivere è cambiato: non sei morto davvero. Da un punto di vista umano: ‘Questa persona è morta molto giovane, che peccato!’ Ma, agli occhi di Dio, non sei morto o andato a soffrire; invece, sei andato a godere delle benedizioni e ti sei avvicinato a Lui. Questo perché, in quanto essere creato, hai già raggiunto gli standard nello svolgimento del tuo dovere agli occhi di Dio, poiché ormai hai portato a termine il tuo dovere ed Egli non ha più bisogno che tu lo assolva tra le file degli esseri creati. Per Dio, il tuo ‘andare’ non si chiama ‘andare’, vieni ‘raccolto’, ‘portato via’ o ‘condotto via’, ed è una buona cosa(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Predicare il Vangelo è il dovere che tutti i credenti sono tenuti ad adempiere”). Dalle parole di Dio ho capito che alcune persone, mentre sono in vita, sono in grado di attenersi saldamente al loro dovere a prescindere da ciò che affrontano, che si tratti di persecuzione, tribolazione, del tormento della malattia o di difficoltà economiche, senza lamentarsi di Dio né tradirLo. Tali persone hanno reso autentica testimonianza. Anche se la loro carne muore, vengono in realtà prese da Dio per vivere in un altro spazio. Mi ero sempre preoccupato che morire significasse perdere la mia occasione di essere salvato, ma la realtà è che l’esito di una persona dopo la morte è determinato dall’atteggiamento che ha avuto verso Dio e la verità mentre era in vita. Ho pensato a Giobbe. Egli credeva che Dio era il Sovrano dei cieli e della terra e di tutte le cose. Per tutta la vita, seguì Dio e percorse la via del temere Dio e fuggire il male. Quando affrontò la morte, non ebbe preoccupazione né timore, perché credeva che Dio ha la sovranità sulla vita e sulla morte di una persona e le dispone. Pertanto, fu capace di affrontarla con calma. Giobbe era un uomo che temeva Dio e fuggiva il male. Rimase saldo nella sua testimonianza durante le tentazioni di Satana e, anche se morì, fu salvato da Dio. Io, poiché non comprendevo la verità e non riuscivo a capire a fondo le questioni della vita, della morte e della salvezza, ero sempre preoccupato che morire significasse non poter essere salvato. Quanto ero sciocco! In realtà, pur essendo vivo, se non perseguo la verità, se non percorro la via del temere Dio e fuggire il male e se nella mia fede in Dio rinuncio a me stesso e mi spendo solo per ricevere una corona e delle benedizioni, allora agli occhi di Dio non c’è differenza tra il mio essere vivo e il mio essere morto. Ciò non ha nulla a che fare con la salvezza. Questo perché un simile spendersi è a vantaggio della carne; è egoistico e non è adempiere il dovere e la responsabilità di un essere creato. Ora, Dio mi sta ancora dando l’opportunità di vivere. Non posso più essere costantemente preoccupato per la vita, la morte o le benedizioni. Mentre sono in vita, devo perseguire seriamente la verità e fare bene il mio dovere di essere creato per soddisfare Dio. Questo è ciò di cui dovrei preoccuparmi e su cui dovrei concentrarmi di più. Solo guadagnando la verità e vivendo la verità realtà avrò gioia e pace nel cuore; solo allora non temerò più la morte.

Oggi mi vengono ancora mal di testa e vertigini quando faccio il mio dovere molto a lungo, ma non vivo più così tanto nella malattia. Se mi fa male la testa, mi riposo un po’. Nella vita quotidiana cerco inoltre di fare più esercizio fisico e non sono più preoccupato o ansioso per ciò che accadrà al mio corpo e per il fatto che vivrò o morirò. Ogni giorno che vivrò farò il mio dovere al meglio delle mie capacità. Grazie a Dio!

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