38. Ora riesco a trattare correttamente la gentilezza di mia madre nel crescermi
Sono nata in una normale famiglia di campagna; mio padre lavorava fuori tutto l’anno e tornava a casa raramente. Mia madre ha cresciuto da sola sia me che mia sorella e, sebbene non fossimo ricche, mia madre faceva sempre del suo meglio per farci vivere bene e procurarmi le cose che desideravo. Da piccola ero debole e cagionevole di salute e spesso avevo raffreddore e febbre. Inoltre, crescevo rapidamente, quindi spesso mi facevano male le ginocchia. La mia famiglia era al verde e in genere eravamo riluttanti a spendere soldi per la carne, ma mia madre comunque mi preparava spesso la zuppa di costolette di maiale, perché temeva che la mancanza di nutrimento potesse influire sulla mia crescita. Ogni volta che ero malata, si prendeva cura di me senza sosta. A volte avevo la febbre alta che non scendeva e mia madre si preoccupava molto, così la notte continuava a strofinarmi il corpo con l’alcol per farmi scendere la temperatura. Non solo si prendeva cura di me con attenzione, ma faceva anche del suo meglio per onorare i miei nonni. Ogni volta che mi portava a casa della nonna, comprava cose che normalmente era restia ad acquistare, come frutta, latte o dolci, e spesso mi diceva di trattare bene i nonni. A volte, quando sentiva di un figlio che non onorava i genitori, lo definiva un ingrato e diceva che era stato cresciuto invano. Inconsapevolmente, attraverso gli insegnamenti e le azioni di mia madre, sono giunta a credere che onorare i genitori fosse ciò che rende buona una persona, che solo allora puoi tenere la testa alta e guadagnare lodi, e che, se sei poco filiale, le persone ti criticheranno alle spalle per la tua mancanza di coscienza e non potrai tenere la testa alta. Quando avevo 14 anni, mio padre è morto tragicamente in un incidente d’auto. Ho iniziato a fare ancora più tesoro del tempo trascorso con mia madre e in cuor mio mi sono ripromessa che, una volta cresciuta, avrei fatto tutto il possibile per farla vivere bene, e che mi sarei presa cura di lei con la stessa meticolosità con cui lei si era presa cura di me da bambina, permettendole di avere una vecchiaia felice. Sentivo che, se non fossi riuscita a farlo, non avrei posseduto coscienza e che non avrei nemmeno meritato di essere definita una persona.
Nel 2011, ho avuto la fortuna di accettare l’opera di Dio degli ultimi giorni. Nel 2012, sono stata arrestata dalla polizia mentre predicavo il Vangelo. Dopo essere stata rilasciata, poiché a casa non era sicuro, ho dovuto andarmene altrove per compiere il mio dovere. Negli anni successivi non potevo essere al fianco di mia madre e speravo sempre che un giorno avrei potuto riunirmi a lei, prendermi cura di lei e onorarla. Verso marzo 2023, ho ricevuto una lettera inaspettata da mia sorella, in cui diceva che due anni prima mia madre aveva avuto all’improvviso un’emorragia e un infarto cerebrali, e che da allora era paralizzata a letto e incapace di badare a sé stessa. Soffriva anche di diabete grave e aveva già sviluppato il piede diabetico, che le provocava alle dita ulcerazioni della pelle e della carne. Le sue condizioni erano recentemente peggiorate e forse non le restava molto tempo, quindi mia sorella sperava che potessi tornare presto a casa per vedere mia madre un’ultima volta. Leggendo la lettera, mi sono sentita come se il cielo mi fosse crollato addosso. Semplicemente non potevo crederci. Non sono riuscita a controllare le mie emozioni e sono scoppiata in lacrime, pensando: “Com’è potuto succedere questo a mia madre? Sta accadendo davvero? In questi ultimi anni trascorsi lontano da casa, ho sempre sperato che un giorno avrei potuto riunirmi a mia madre, prendermi cura di lei, onorarla e permetterle di vivere felicemente i suoi ultimi anni”. Ma questa notizia improvvisa è stata un fulmine a ciel sereno che ha infranto tutte le mie speranze e aspettative. Per un po’ non sono riuscita ad accettarlo e, nel mio cuore, non ho potuto fare a meno di lamentarmi di Dio: “Perché non hai lasciato che mia madre vivesse qualche anno in più in salute?” Volevo persino chiedere a Dio di accorciare la mia vita per prolungare quella di mia madre pur di farle godere qualche giorno di serena felicità. Per quello, sarei stata disposta a vivere qualche anno in meno. Nella lettera, mia sorella diceva anche che il mio patrigno aveva chiesto il divorzio solo pochi giorni dopo che mia madre si era ammalata, che il suo atteggiamento verso di lei era terribile e che la picchiava e la rimproverava. Mia madre stava già soffrendo a causa della sua malattia, eppure doveva sopportare ogni giorno il tormento del mio patrigno, così alla fine le era venuta una grave depressione. Senza altra scelta, mia sorella non aveva potuto fare altro che acconsentire al divorzio tra il mio patrigno e mia madre. Ho pensato a come mia madre avesse bisogno di qualcuno che si prendesse cura di lei per ogni cosa. Ma, poiché mia sorella doveva andare a lavorare, lei restava tutta sola in casa. E se avesse avuto sete o fame? Chi si sarebbe presa cura di lei? Essendosi ammalata così gravemente e all’improvviso, mia madre, dal carattere forte, doveva sentirsi davvero frustrata e soffocata. Nel momento in cui si fosse sentita giù, chi ci sarebbe stato a consolarla e incoraggiarla? Più ci pensavo, più provavo un dolore straziante dentro di me. Avrei voluto poter volare subito al suo fianco per stare con lei, parlarle, confortarla, incoraggiarla e prendermi cura delle sue necessità quotidiane. Ma ero già stata arrestata dalla polizia in precedenza e, se fossi tornata ora, sarei sicuramente caduta in trappola. Tornare a casa per prendermi cura di mia madre e vederla un’ultima volta era diventato per me un desiderio irrealizzabile. Mi sentivo completamente infelice, non riuscivo a trovare alcuna motivazione, e non avevo cuore per svolgere i miei doveri. Di notte non riuscivo a dormire e continuavo a pensare: “Chissà come sta la mamma. Sta già riposando? O si sta ancora rigirando nel letto per il dolore, incapace di dormire?” Pensandoci, non potevo fare a meno di piangere, soffocando tra le lacrime. Una notte l’ho persino sognata, vedendola come era da giovane, con due lunghe trecce, mentre si dava da fare felicemente per qualcosa. Io stavo poco distante, a guardarla, ma per quanto la chiamassi, lei non rispondeva. Sembrava che non potesse vedermi né sentire la mia voce. Quando mi sono svegliata, mi sono resa conto che era solo un sogno, ma più ci pensavo, più mi sentivo triste, e non sono riuscita a non mettermi di nuovo a piangere amaramente.
Quei giorni erano pieni di estremo dolore, così ho pregato Dio di guidarmi a comprendere la Sua intenzione. In quel periodo, alcune parole di Dio continuavano a tornarmi in mente: “Ogni persona deve accettare e affrontare questi fatti della nascita, della vecchiaia, della malattia e della morte; questa è la legge dell’esistenza umana che Dio ha preordinato. Perché non riesci ad accettarla? Puoi forse sfuggirle?” Ho trovato il passo delle parole di Dio da cui provenivano queste frasi e l’ho letto. Dio Onnipotente dice: “Alcune persone dicono: ‘So che non dovrei esaminare né sottoporre a scrutinio la questione dell’eventualità in cui i miei genitori si ammalino o affrontino qualche grave disgrazia, che farlo è inutile e che dovrei approcciare la questione in base alle verità principi, ma non riesco a trattenermi dall’esaminarla e sottoporla a scrutinio’. Frenarsi non è un modo per risolvere il problema; la chiave è che devi riconoscere che nascere, invecchiare, ammalarsi e morire è una legge che Dio ha preordinato per le persone, e che nessuno può cambiare. Nelle loro vite, i corpi delle persone iniziano a mostrare alcuni sintomi di vecchiaia quando raggiungono i 50 o 60 anni: i loro muscoli e le loro ossa non sono più come prima, le loro difese immunitarie diminuiscono, non dormono bene, prendono facilmente il raffreddore e non hanno abbastanza energia per leggere o lavorare. Sono colpiti da varie malattie, come il diabete, l’artrite, e anche malattie cardiovascolari e cerebrovascolari come la pressione alta e le cardiopatie. […] Queste malattie fisiche colpiranno tutte le persone. Oggi tocca a loro, domani a voi o a noi. Secondo l’età di una persona, e secondo la legge e il destino, le persone invecchieranno tutte gradualmente, i loro corpi si indeboliranno gradualmente, e le loro malattie aumenteranno gradualmente finché alla fine affronteranno la morte: questa è la legge. È solo che, poiché i tuoi genitori ti hanno cresciuto e sono le persone più vicine a te e di cui ti preoccupi di più, quando senti la notizia che i tuoi genitori si sono ammalati, non riesci a superare l’ostacolo rappresentato dal tuo affetto, e pensi: ‘Non provo nulla quando muoiono i genitori degli altri, ma i miei genitori non possono ammalarsi, perché ciò mi spezzerebbe il cuore e mi causerebbe sofferenza: non riuscirei proprio a superarlo!’ Solo perché sono i tuoi genitori, pensi che non dovrebbero invecchiare o ammalarsi, né tanto meno dovrebbero morire: ha senso? Questo non ha senso, e non è la verità. Capite? (Sì.) Tutti affronteranno la realtà dei loro genitori che gradualmente invecchiano e si ammalano: per esempio, con pressione alta, cardiopatie, emorragia cerebrale, emiplegia, e così via, come anche vari tipi di cancro. Pertanto, tutti sperimenteranno il processo dei loro genitori che invecchiano, si ammalano e poi muoiono. È solo che la tempistica di questa esperienza è diversa per ogni persona, ma non importa quando accadono queste cose, come figlio o figlia, devi accettare questo fatto. Se sei adulto, il tuo modo di pensare dovrebbe essere maturo, dovresti avere un atteggiamento corretto verso il nascere, l’invecchiare, l’ammalarsi e il morire delle persone, e dovresti essere in grado di affrontarlo normalmente. Non dovresti cercare di evitarlo o di opporti, o addirittura arrivare al punto di diventare impulsivo e sfogarti con lamentele, prendendotela con il cielo e con la terra e lamentandoti di Dio, quando senti che i tuoi genitori sono malati o sono morti. Ogni persona deve accettare e affrontare questi fatti della nascita, della vecchiaia, della malattia e della morte; questa è la legge dell’esistenza umana che Dio ha preordinato. Perché non riesci ad accettarla? Puoi forse sfuggirle? Vuoi che i tuoi genitori non si ammalino o non muoiano, vuoi che siano immortali: questo è conforme alla legge? È possibile? Hai visto qualche essere creato che sia immortale? Nemmeno uno. Pertanto, devi accettare questo fatto. Dovresti già essere mentalmente preparato prima di sentire la notizia che i tuoi genitori stanno invecchiando, che si sono ammalati o che sono morti. Un giorno, prima o poi, ogni individuo invecchia, si indebolisce e muore. Dato che i tuoi genitori sono persone normali, perché non possono affrontare questa fase? Loro devono sperimentarla, e tu devi approcciarla correttamente” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (17)”). Le parole di Dio mi hanno gradualmente calmata. Nascita, invecchiamento, malattia e morte sono la legge della vita che Dio ha stabilito per l’umanità. Poiché mia madre era sulla sessantina, i suoi organi e le sue funzioni corporee si stavano lentamente deteriorando, ed era normale che il suo corpo sviluppasse malattie, dunque non avrei dovuto discutere con Dio né agire in modo irragionevole, cercando di scambiare anni della mia vita in cambio della salute e della longevità di mia madre. Questo non è sottomettersi alla sovranità e alle disposizioni di Dio. Io sono un insignificante essere creato, e Dio è il Creatore, e dovrei accettare la legge della vita che Dio ha stabilito per l’umanità, e sperimentare le cose così come vengono. Non riesco nemmeno a decidere né a cambiare le cose che sperimento ogni giorno, eppure ho nutrito la vana speranza di cambiare il fato di mia madre. Era veramente illusorio e irragionevole! Tuttavia, quando pensavo che mia madre sarebbe morta presto, mi sentivo veramente triste. Ho pianto e pregato Dio: “Caro Dio, all’improvviso ho scoperto che mia madre ha contratto una malattia davvero grave e che potrebbe morire presto, e questo non riesco ad accettarlo in cuor mio. Ti prego, guidami affinché possa sottomettermi e imparare lezioni”.
In seguito, ho cercato consapevolmente le parole di Dio relative al mio stato. Un giorno, durante le mie devozioni spirituali, ho letto un passo delle parole di Dio: “Qualunque malattia colpisca i tuoi genitori, non sarà per lo sfinimento di averti allevato o perché sentivano la tua mancanza; in particolare, non contrarranno nessuna malattia grave e pericolosa o mortale a causa tua. Quello riguarda il loro destino e non ha nulla a che fare con te. Per quanto devoto tu sia o quanto premurosamente ti occupi di loro, al massimo potrai solo ridurre un po’ la loro sofferenza e i loro fardelli fisici. Tuttavia, per quanto riguarda quando si ammalano, quale malattia contraggono, quando e dove muoiono, queste cose hanno forse una qualche relazione con il fatto che tu sia al loro fianco a prendertene cura? No. Se sei devoto, se non sei un ingrato menefreghista e passi tutto il giorno al loro fianco a prenderti cura di loro, forse che non si ammaleranno o non moriranno? Se devono ammalarsi, non accadrà comunque? Se devono morire, non moriranno comunque? Non è così che stanno le cose?” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (17)”). Dalle parole di Dio, ho compreso che il fatto che i genitori si ammalino, che contraggano gravi malattie o che muoiano, sono tutti eventi predestinati e disposti da Dio, e non hanno nulla a che fare con i loro figli. Che i figli siano o meno al fianco dei loro genitori, le avversità, le battute d’arresto e le tribolazioni che i genitori affrontano nella vita sono inevitabili, e i figli non possono cambiare nulla. Ho pensato a mio nonno. I suoi figli gli erano tutti accanto e lui sembrava in salute, ma quando aveva circa 60 anni, ha contratto una grave malattia che lo ha lasciato paralizzato a letto, facendolo entrare in stato vegetativo e rendendolo dipendente dagli altri per tutte le sue funzioni corporee. Mia madre, mio zio e mia zia si davano il cambio, prendendosi cura di lui giorno e notte, massaggiandolo ogni giorno, parlandogli e prendendosi cura di lui premurosamente per anni, ma lui non si è mai più svegliato. Ora mia madre si era gravemente ammalata ed era paralizzata a letto. Anche se fossi stata al suo fianco a prendermi cura delle sue necessità quotidiane, ciò avrebbe solo dato un po’ più di comfort al suo corpo, ma non sarei stata in grado di sopportare per lei la sofferenza della sua malattia. Il fatto che sarebbe guarita o morta era qualcosa che non potevo cambiare. Rendendomi conto di ciò, ho abbandonato alcune delle mie preoccupazioni per mia madre.
Talvolta, quando ho ripensato a questo e a ciò che mia sorella mi aveva detto nella sua lettera, mi sono sentita ancora angosciata e con il cuore spezzato. Mia sorella aveva detto: “‘I corvi nutrono le madri anziane e gli agnelli si inginocchiano per suggere il latte’. Persino gli animali sanno onorare i propri genitori. Se un essere umano non sa nemmeno questo, è peggio di un animale”. Ho ripensato agli anni in cui ero stata lontana da casa. Era successa una cosa molto importante, eppure io non mi ero mai fatta viva. Non avevo idea di cosa dicessero di me i nostri vicini, i parenti e gli amici, ma sicuramente parlavano alle mie spalle, dicendo che ero poco filiale, che non tornavo a casa nemmeno quando mia madre era gravemente malata e prossima alla morte. Mia madre mi aveva cresciuta fin da quando ero piccola, e questa benevolenza era qualcosa che non avrei mai potuto ripagare, quindi avrei dovuto fare del mio meglio per offrire a mia madre la vita migliore, affinché non dovesse preoccuparsi del cibo o del vestiario e potesse godere di una vecchiaia felice e serena. Ma ora che era malata, non potevo nemmeno prendermi cura di lei. Mi sentivo davvero peggiore di una bestia. Pensare a questo mi faceva sentire come un coltello nel cuore e spesso piangevo in segreto, sentendomi in colpa per non essere in grado di ripagare la benevolenza delle cure materne. Rendendomi conto che il mio stato era sbagliato, ho cercato le parole di Dio per leggerle.
Dio Onnipotente dice: “Prendiamo la questione che i tuoi genitori ti hanno messo al mondo. Sei tu che hai scelto che fossero loro a metterti al mondo, o sono stati i tuoi genitori che hanno scelto di metterti al mondo? Se la guardi dalla prospettiva di Dio, non si tratta di una scelta degli umani. Tu non hai scelto che i tuoi genitori ti mettessero al mondo e nemmeno loro lo hanno fatto. Guardando la radice della questione, è stato preordinato da Dio. Per ora lasciamo da parte questo argomento, in quanto è facile da capire. Dal tuo punto di vista, sei nato passivamente dai tuoi genitori, senza avere alcuna voce in capitolo. Dal punto di vista dei tuoi genitori, il fatto di avere e crescere figli è stato una loro volontà soggettiva. In altre parole, se si esclude quanto preordinato da Dio, quando si è trattato di avere figli e crescerli, tutto il potere era nelle mani dei tuoi genitori. Sono stati loro a scegliere di farti nascere. Tu sei nato passivamente da loro. Non hai avuto alcuna voce in capitolo. Quindi, poiché tutto il potere era nelle mani dei tuoi genitori e siccome sono stati loro a metterti al mondo, hanno l’obbligo e la responsabilità di condurti fino all’età adulta. Sia che si tratti di fornirti un’istruzione oppure di provvedere a cibo e vestiti: sono la loro responsabilità e il loro obbligo, questo è ciò che sono tenuti a fare. Tu invece sei sempre rimasto passivo durante il periodo in cui ti hanno allevato, non avevi alcun diritto di scelta: dovevi essere allevato da loro. Poiché eri piccolo, non avevi la capacità di badare a te stesso e non ti restava altra scelta che lasciarti passivamente allevare dai tuoi genitori. In qualunque modo i tuoi genitori ti abbiano allevato, non è dipeso da te. Se ti hanno dato cibo e bevande buoni, allora hai consumato cibo e bevande buoni. Se invece ti hanno fornito un ambiente di vita in cui vivevi di pane e acqua, allora sei sopravvissuto a forza di pane e acqua. In ogni caso, mentre venivi allevato, tu eri passivo e i tuoi genitori stavano adempiendo le loro responsabilità. È come se si stessero prendendo cura di un fiore. Se sono disposti a prendersi cura del fiore, dovrebbero concimarlo, annaffiarlo e assicurarsi che riceva la luce del sole. Quindi, quando si tratta di persone, non importa se i tuoi genitori si sono occupati di te scrupolosamente o se si sono presi molta cura di te: in ogni caso stavano solo adempiendo la loro responsabilità e i loro obblighi. Indipendentemente dall’obiettivo per cui ti hanno allevato, era una loro responsabilità: poiché ti hanno messo al mondo, devono assumersi le responsabilità nei tuoi confronti. Alla luce di questo, tutto ciò che i tuoi genitori hanno fatto per te può forse considerarsi amorevolezza? La risposta è no, giusto? (Giusto.) Se l’adempiere alle responsabilità nei tuoi confronti da parte dei tuoi genitori non conta come amorevolezza, l’assumersi delle responsabilità nei confronti di un fiore o di una pianta, annaffiandoli e concimandoli, vale come amorevolezza? (No.) Questo è ancora più distante dall’amorevolezza. I fiori e le piante crescono meglio all’esterno: se sono piantati nel terreno, esposti al vento, al sole e all’acqua piovana, prosperano ancora di più. Quando sono piantati in un vaso dentro casa, non crescono né sbocciano altrettanto bene che all’esterno! In qualunque tipo di famiglia una persona nasca, è stato preordinato da Dio. Tu sei una persona che possiede la vita e Dio Si assume la responsabilità di ogni vita, mettendo le persone in condizione di sopravvivere e di seguire la legge a cui tutte le creature si attengono. È solo che, in quanto persona, hai vissuto nell’ambiente in cui i tuoi genitori ti hanno allevato, quindi dovresti essere cresciuto in quell’ambiente. Il fatto che tu sia nato in quell’ambiente è dovuto a quanto preordinato da Dio; anche il fatto che tu sia stato allevato fino all’età adulta dai tuoi genitori è stato preordinato da Dio. In ogni caso, allevandoti, i tuoi genitori stanno adempiendo una responsabilità e un obbligo. Condurti all’età adulta è un loro obbligo e una loro responsabilità, e non può definirsi amorevolezza” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (17)”). “C’è un detto nel mondo non credente: ‘I corvi nutrono le madri anziane e gli agnelli si inginocchiano per suggere il latte’. E ce n’è anche un altro: ‘Un figlio non devoto è peggio di una bestia’. Che detti altisonanti! In realtà, i fenomeni menzionati nel primo detto – ‘I corvi nutrono le madri anziane e gli agnelli si inginocchiano per suggere il latte’ esistono davvero, questi sono fatti. Ma si tratta semplicemente di fenomeni trovati nel mondo degli esseri viventi. Sono soltanto una sorta di legge che Dio ha stabilito per le varie creature viventi. Tutti i tipi di creature viventi, compresi gli esseri umani, si attengono a questa legge ed è un’ulteriore conferma del fatto che tutte le creature viventi sono state create da Dio. Non vi è essere vivente in grado di infrangere o di trascendere questa legge. Guardate, i leoni e le tigri sono carnivori davvero feroci, ma nutrono i loro cuccioli e non li mordono prima che abbiano raggiunto l’età adulta. È un istinto animale. A qualunque specie appartengano, che sia una feroce oppure una docile e mansueta, tutti gli animali possiedono questo istinto. Tutti i tipi di creature, compresi gli esseri umani, possono continuare a riprodursi e a vivere solo seguendo un istinto e una legge come questa. Se non si attenessero a questa legge o se tale legge e tale istinto non esistessero, non potrebbero riprodursi e continuare a vivere. Non esisterebbero né la catena biologica né questo mondo. Non è forse vero? (Sì.) Il fatto che i corvi nutrano le madri anziane e gli agnelli si inginocchino per suggere il latte conferma proprio che il mondo degli esseri viventi segue questo tipo di legge. Tutti gli esseri viventi hanno questo istinto. Dopo la nascita, la prole viene accudita e nutrita dalle femmine o dai maschi della specie fino all’età adulta. Tutti gli esseri viventi sono in grado di adempiere le loro responsabilità e i loro obblighi nei confronti dei loro piccoli, allevandoli coscienziosamente e diligentemente. Ciò dovrebbe valere ancora di più per gli esseri umani. Gli esseri umani definiscono sé stessi come animali superiori: se non sono in grado di attenersi a questa legge e non possiedono questo istinto, allora gli esseri umani sono peggio degli animali, non è così? Pertanto, indipendentemente da quanto i tuoi genitori si siano presi cura di te o da quanto abbiano adempiuto la loro responsabilità nei tuoi confronti mentre ti crescevano, stavano solo facendo qualcosa che un essere creato dovrebbe fare: questo è il loro istinto” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (17)”).
Dopo aver letto le parole di Dio, il mio cuore si è sentito un po’ più luminoso. Crescere figli è un istinto naturale che Dio ha conferito alle creature viventi; è una legge di vita che Egli ha stabilito per tutte loro. Sia le bestie feroci che le creature miti seguono tali leggi e, in tal modo, ogni genere di creature, inclusi gli esseri umani, possono continuare a moltiplicarsi e sopravvivere. Poiché i genitori scelgono di avere figli, dovrebbero assumersi la responsabilità e l’obbligo di crescerli e prendersene cura. Questo è attenersi e conformarsi alle leggi preordinate da Dio; è il dovere innato dei genitori e non dovrebbe essere trattato come una gentilezza imposta ai propri figli. “I corvi nutrono le madri anziane e gli agnelli si inginocchiano per suggere il latte” è semplicemente una legge stabilita da Dio per queste creature, un comportamento istintivo delle creature. Non è, come insegna la gente, una manifestazione da parte degli animali del loro essere filiali verso i genitori e del ripagarli della loro gentilezza. Inoltre, in apparenza, sembra che i genitori si stiano prendendo cura dei figli e li stiano crescendo, ma in realtà in fondo è Dio che regna sovrano e dispone il fato di ogni persona. Non ho potuto fare a meno di ripensare a una cosa che mia madre mi ha detto una volta. Prima che io nascessi, lei aveva avuto una figlia che si era ammalata improvvisamente ed era morta all’età di 3 anni. Mia sorella maggiore, che non ho mai conosciuto, era stata anche lei accudita da mia madre con tutto il cuore. Tuttavia, era tragicamente morta in tenera età, mentre io ho potuto crescere sana fino a oggi. Pur avendo la stessa madre, avevamo avuto un fato completamente diverso. Questo mi ha fatto capire ancora di più che il fato umano è sotto la sovranità e la disposizione di Dio e che i genitori possono solo essere responsabili di crescere i propri figli e prendersene cura, ma non possono controllarne il fato né cambiarlo. Ho pensato a quante difficoltà e battute d’arresto avessi affrontato negli anni da quando avevo lasciato casa. C’erano state così tante volte in cui avevo sentito di non poter andare avanti, ed era Dio che continuava a guidarmi e ad aiutarmi. Ricordo un periodo in cui il mio stato era veramente terribile, ma Dio, attraverso i fratelli e le sorelle, aveva condiviso pazientemente la verità con me, aiutandomi e sostenendomi, e solo allora il mio cuore intorpidito aveva preso lentamente a risvegliarsi, e avevo iniziato a riflettere su me stessa e a tornare a Dio. Dio aveva disposto attentamente varie persone, eventi e cose in base alle mie necessità, non solo provvedendo alle mie necessità materiali, ma anche assumendosi la responsabilità della mia vita. Pensando all’amore di Dio, il mio cuore si è davvero commosso. Ma ero stata influenzata e ingannata dalle fallacie di Satana, attribuendo tutto ciò che avevo ricevuto da Dio fin dall’infanzia agli sforzi di mia madre, pensando che senza le sue cure non sarei diventata la persona che ero. Così volevo rinunciare ai miei doveri per tornare a casa a prendermi cura di lei. Questo non solo influiva sul mio stato, ma anche sui risultati del mio dovere. Se non fosse stato per lo smascheramento delle parole di Dio, avrei continuato a credere a questa idea sbagliata patendo dolore e tormento. Rendendomi conto di ciò, il mio cuore si è riempito di sollievo.
In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio e mi è divenuto più chiaro come trattare i propri genitori. Dio Onnipotente dice: “I tuoi genitori non sono tuoi creditori, ossia non dovresti continuamente riflettere su come devi ripagarli solo perché ti hanno cresciuto per così tanti anni e, se non puoi ripagarli, se non disponi dell’opportunità o delle condizioni per farlo, non devi sentirti sempre infelice e in colpa, e provare perfino tristezza anche quando vedrai qualcuno che sta insieme ai propri genitori, che si prende cura di loro o che è filiale nei loro confronti. Dio ha preordinato che i tuoi genitori ti crescessero, ma non che passassi la vita a ripagarli. In questa vita hai responsabilità e obblighi da assolvere e un cammino da percorrere; hai la tua vita. Nella tua vita, non dovresti investire tutte le tue energie nell’essere filiale verso i tuoi genitori e nel ripagare la loro amorevolezza. Essere filiale verso i tuoi genitori è solamente una cosa che ti accompagna nella vita. È qualcosa di inevitabile nei rapporti affettivi umani. Ma per quanto riguarda il tipo di legame che tu e i tuoi genitori siete destinati ad avere, e per quanto tempo potrete vivere insieme, questo dipende dalle orchestrazioni e dalle disposizioni di Dio. Se Egli ha orchestrato e disposto che tu e i tuoi genitori vi troverete in luoghi diversi, che tu sarai molto lontano da loro e impossibilitato a vivere con loro, allora adempiere a questa responsabilità è per te solo una sorta di anelito. Se Dio ha disposto che tu risieda molto vicino ai tuoi genitori e che possa stare accanto a loro, in quel caso adempiere qualche responsabilità nei loro confronti e mostrare loro un po’ di pietà filiale sono cose che dovresti fare, non c’è nulla da criticare al riguardo. Se invece ti trovi in un luogo diverso dal loro e non disponi della possibilità o delle circostanze giuste per adempiere il tuo dovere filiale, allora non devi considerarla una cosa disonorevole. Il tuo mancato adempimento del dovere filiale non significa che tu abbia fatto torto ai tuoi genitori; è solo che le tue circostanze non lo permettono. Come figlio, dovresti capire che i tuoi genitori non sono tuoi creditori. Se ti preoccupi solo di ripagare la gentilezza dei tuoi genitori, questo ostacolerà molti doveri che dovresti svolgere. Ci sono molte cose che devi fare nella tua vita e questi doveri che dovresti svolgere sono cose che un essere creato dovrebbe fare e che ti sono state affidate dal Creatore, e non hanno nulla a che fare con il ripagare l’amorevolezza dei tuoi genitori. Mostrare pietà filiale ai tuoi genitori, ripagarli, ricambiare la loro amorevolezza, queste cose non hanno nulla a che fare con la tua missione di vita. Si può anche dire che non è indispensabile che tu mostri pietà filiale ai tuoi genitori, che li ripaghi o che adempi alcuna responsabilità nei loro confronti. In parole povere, puoi farlo un po’ e adempiere a qualche responsabilità quando le circostanze te lo permettono; quando non lo permettono, non devi costringerti a farlo. Se non puoi adempiere alla tua responsabilità di mostrare pietà filiale ai tuoi genitori, non è un errore terribile, va semplicemente un po’ contro la tua coscienza e la giustizia morale umana, e alcune persone ti criticheranno: questo è tutto. Ma almeno non è in contrasto con la verità. Se fai questo per svolgere il tuo dovere e seguire la volontà di Dio, allora Dio ti approverà. Pertanto, per quanto riguarda l’essere filiale verso i tuoi genitori, fintanto che comprendi la verità e le richieste che Dio fa alle persone, allora, anche se le tue condizioni non ti permetteranno di essere filiale, la tua coscienza non ti rimorderà per questo” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (17)”). Dalle parole di Dio, ho compreso che ognuno viene a questo mondo con la propria missione, e che essere filiali verso i genitori e ripagare la benevolenza delle loro cure non ha nulla a che fare con la propria missione. Se viviamo con i nostri genitori, allora ciò che dovremmo fare è prenderci cura di loro ed essere filiali con loro al meglio delle nostre capacità. Ma se la situazione non lo permette e non possiamo vivere con i nostri genitori, non dovremmo sentirci in colpa o in debito verso di loro per non essere in grado di prendercene cura, e dovremmo invece dare priorità ai nostri doveri. Ero stata arrestata dalla polizia per aver predicato il Vangelo e ora avevo dei precedenti penali. Pensavo: “Se tornassi a casa ora, cadrei praticamente in trappola. Lasciamo stare il prendermi cura di mia madre: persino la mia sicurezza personale potrebbe essere a rischio”. Date queste circostanze, non potevo tornare a casa, quindi avrei dovuto calmare il mio cuore e compiere i miei doveri correttamente. Questo è ciò che conta di più. Poiché mia madre stava invecchiando, la malattia e la morte erano una parte normale della vita. Non ero in grado di prendermi cura di lei o di esserle filiale e, sebbene provassi un certo rimpianto, ero disposta a sottomettermi alla sovranità e alle disposizioni di Dio. Egli ha già stabilito il fato di ognuno, e cose come nascere, invecchiare, ammalarsi e morire sono tutte nelle Sue mani. Per quanto mi preoccupassi e mi angustiassi per mia madre, anche se l’avessi accompagnata e mi fossi presa cura di lei, non avrei potuto cambiare il suo fato. Dopo aver compreso queste cose, ho pregato Dio: “Dio, la malattia di mia madre è nelle Tue mani, e se vive o muore è nelle Tue mani. Il numero di anni che vivrà è già stato da Te predestinato, e sono disposta ad affidare mia madre nelle Tue mani. Qualunque sia l’esito, sono disposta ad accettare le Tue orchestrazioni e disposizioni e a sottomettermi a esse”. Dopo aver pregato, il mio cuore si è sentito molto più a suo agio e liberato, e non mi sono più preoccupata di questa faccenda. Sono riuscita a calmare il mio cuore e a svolgere i miei doveri. Grazie a Dio!