70. Ora riesco a trattare le persone secondo i principi
Nel giugno del 2023, sono stata eletta supervisore del lavoro basato sui testi. Interagendo con i fratelli e le sorelle, ho scoperto che le loro competenze professionali e capacità lavorative erano relativamente deboli, così li guidavo e aiutavo con pazienza e condividevo con loro per risolvere qualsiasi difficoltà incontrassero. Ma quando il lavoro si intensificava perdevo la pazienza e iniziavo a guardarli dall’alto in basso. A luglio, la chiesa ha affrontato degli arresti frenetici da parte del PCC. Non riuscivo a contattare molti degli addetti al lavoro basato sui testi e i risultati del nostro lavoro hanno iniziato a calare. I fratelli e le sorelle di un gruppo volevano discutere con me di come procedere con il lavoro successivo. All’epoca mi stavo occupando di un altro compito, così ho scritto loro brevemente riguardo alla direzione generale di come svolgere il lavoro, pensando che dovessero sapere come attuarlo. Tuttavia, il capogruppo mi ha risposto scrivendo che stavano affrontando delle difficoltà. Ho pensato: “Quando la chiesa ha affrontato gli arresti la prima volta, nemmeno io sapevo cosa fare, ma sono riuscita a trovare dei cammini pregando e cercando. Perché tu non riesci a trovare un cammino da te? Sai solo lagnarti delle difficoltà. Non stai mettendo il cuore nel tuo dovere; aspetti soltanto una soluzione bella e pronta. Sei il capogruppo; quando ti lagni delle difficoltà, questo avrà un impatto negativo sugli altri”. Durante una riunione, ho detto con tono accusatorio: “Avete discusso di qualche soluzione per queste difficoltà? Ma cosa fate tutto il giorno? Perché non cercate di trovare un cammino da soli?” Ho visto che la sorella sembrava turbata e mi sono resa conto che non avevo il tono giusto. Ma poi ho pensato che ciò che avevo detto era vero e che stavo cercando di guidarla ad affidarsi di più a Dio di fronte alle difficoltà invece di limitarsi a lagnarsi di esse. Mi sono detta che era per il suo bene. A volte, quando facevo domande a sorella Liu, siccome parlo velocemente, lei non reagiva subito e le sue risposte erano un po’ tortuose. La guardavo dall’alto in basso e pensavo: “Non stai nemmeno rispondendo alla mia domanda. Non puoi rispondere e basta, andando dritta al punto? Perché devi girarci intorno?” Poi dicevo con tono di rimprovero: “Non girarci intorno. Rispondi semplicemente alla domanda che ti viene fatta, altrimenti nessuno riesce a capirti!” Dopo che le dicevo questo, lei si sentiva in qualche modo vincolata. In un’occasione, sorella Zhang ha condiviso il proprio stato, dicendo che a volte, quando le chiedevo qualcosa, non afferrava subito cosa intendessi. Quando le sue risposte non centravano il punto, la rimproveravo, e allora lei non osava più dire nulla, temendo di essere potata per non aver risposto in modo pertinente. Quando ho sentito sorella Zhang dire questo, ho continuato a non riflettere su me stessa. Ho pensato invece che fosse troppo preoccupata di salvare la faccia. Mi sono detta: “Non è forse per il tuo bene se ti faccio notare i tuoi problemi? Perché mai ti senti vincolata? Sei semplicemente troppo fragile!” Dopo un po’, le sorelle si sono in certa misura allontanate da me. A volte le sentivo chiacchierare e ridere nell’ufficio, ma nel momento in cui entravo si zittivano. Mi sono resa conto che, se fosse continuata così, mi avrebbero evitata tutte: come avremmo potuto collaborare per fare i nostri doveri, allora? Così, ho trovato alcune parole di Dio che analizzavano un’indole arrogante e ho cercato di vedere come si applicassero a me stessa. Inoltre esteriormente mi ponevo dei freni e cercavo in generale di parlare loro con un tono più gentile o di fare battute per alleggerire l’atmosfera.
In seguito, un collaboratore, fratello Wang, ha scoperto che diversi membri del gruppo si sentivano vincolati da me e mi ha fatto notare il mio problema. Mi ha letto molte parole di Dio e un passo in particolare mi ha colpita profondamente. Dio Onnipotente dice: “Se ti limiti a pronunciare parole e dottrine per fare la predica alle persone e per potarle, sarai in grado di aiutarle a comprendere la verità e ad accedere alla realtà? Se ciò su cui condividi non è concreto e non è altro che parole e dottrine, allora non importa quanto poti gli altri e quanto li rimproveri, non servirà a nulla. Credi forse che, se le persone hanno in qualche modo paura di te, fanno tutto quello che dici loro di fare e non osano obiettare, questo significhi che comprendono la verità e sono sottomesse? Ciò è completamente sbagliato; l’accesso alla vita non è così semplice. Certe persone che giungono a essere leader sono come nuovi manager che cercano di fare una forte impressione; cominciano tentando di imporre al popolo eletto di Dio l’autorità appena acquisita e di far sì che tutti obbediscano loro. Pensano che ciò renderà più facile il loro lavoro. Se non possiedi la verità realtà e non riesci a condividere sulla verità per risolvere i problemi, allora in breve tempo la tua vera statura sarà rivelata e tu sarai esposto per ciò che sei veramente, e potresti anche essere eliminato. In alcuni lavori amministrativi, è accettabile potare e disciplinare un po’ le persone. Ma se sei incapace di condividere sulla verità, alla fine non sarai comunque in grado di risolvere i problemi, e ciò comprometterà i risultati del lavoro. Se, qualunque problema emerga nella chiesa, fai sempre ramanzine agli altri e incolpi senza sosta, e non fai altro che trattare in modo arrogante le persone, allora è la tua indole corrotta che si sta rivelando, e hai mostrato il volto abietto della tua corruzione. Se ti metti sempre su un piedistallo e rimproveri gli altri in questo modo, allora, col passare del tempo, le persone non saranno in grado di ricevere da te la provvista di vita, non otterranno nulla di concreto e proveranno invece per te ribrezzo e disgusto. Inoltre, ci saranno alcuni che, influenzati da te poiché privi di discernimento, impareranno a rimproverare gli altri e a potarli; anche loro si arrabbieranno e perderanno la pazienza. Non solo sarai incapace di risolvere i problemi delle persone, finirai anche per favorire la loro indole corrotta. Questo non è forse condurle sul cammino verso la perdizione? Non è un atto di malvagità? Un leader dovrebbe anzitutto guidare condividendo sulla verità e fornendo la vita. Se ti metti sempre su un piedistallo per fare ramanzine agli altri, saranno mai in grado di comprendere la verità? Se lavori per un po’ in questo modo, e le persone arriveranno a vederti chiaramente per quello che realmente sei, ti respingeranno. Puoi portare le persone dinanzi a Dio lavorando in questo modo? Assolutamente no. Manderai solo all’aria il lavoro della chiesa e farai sì che il popolo eletto di Dio ti detesti e ti respinga” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Mentre riflettevo su di esse, le parole di Dio mi hanno davvero trafitto il cuore. Ciò che Dio smascherava era esattamente il mio stato. Ero un supervisore ma, quando vedevo i fratelli e le sorelle incontrare difficoltà e problemi nei loro doveri, non solo non condividevo con loro e non li aiutavo, ma continuavo a mettermi su un piedistallo per far loro la predica e criticarli. Questo li ha portati tutti a evitarmi e a temermi. I loro stati sono peggiorati e la loro capacità di fare i loro doveri ne ha risentito. Trattare le persone in base alla mia indole corrotta era davvero detestabile agli occhi di Dio e ripugnante per gli altri. Qualche tempo prima, la chiesa aveva affrontato arresti di massa, molti addetti al lavoro basato sui testi non potevano essere contattati e il progresso del lavoro basato sui testi aveva rallentato. I fratelli e le sorelle vivevano nelle difficoltà, non sapendo in che modo sperimentare la situazione. Era un momento in cui avevano bisogno che io fornissi condivisione e aiuto, che trovassi un cammino insieme a loro e risolvessi i vari problemi e difficoltà che stavano affrontando. Ma io, invece di offrire condivisione e aiuto concreti, guardavo dall’alto in basso le sorelle e facevo loro la predica. Di conseguenza, non ricevevano alcun aiuto, venendo invece vincolate da me a ogni passo. Questo non era affatto fare il mio dovere! Non stavo forse semplicemente compiendo il male? L’ho percepito in modo particolare quando ho letto queste parole di Dio: “Se ti metti sempre su un piedistallo e rimproveri gli altri in questo modo, allora, col passare del tempo, le persone non saranno in grado di ricevere da te la provvista di vita, non otterranno nulla di concreto e proveranno invece per te ribrezzo e disgusto”. Come supervisore, mettendomi su un piedistallo, facendo la predica agli altri e vincolandoli, non solo avrei gettato il lavoro nel caos ma, se i fratelli e le sorelle non avessero potuto ricevere alcun aiuto da me, mi avrebbero respinta. Ora i risultati del nostro lavoro erano calati, fratelli e sorelle erano in cattivo stato e io venivo potata e smascherata in questo modo. Dio non mi stava forse castigando? Rendermi conto di questo mi ha colmata di angoscia e senso di colpa. Volevo solo acquietare il cuore e cercare la verità per risolvere i miei problemi.
In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio che mi ha colpita molto profondamente. Dio Onnipotente dice: “Ho scoperto che molti leader sanno solo fare la predica alle persone e predicare agli altri con condiscendenza dall’alto, eppure non riescono a comunicare con gli altri da pari a pari o a interagire con le persone normalmente. Quando alcuni parlano, è sempre come se stessero tenendo un discorso o facendo un rapporto. Le loro parole sono sempre dirette solo agli stati degli altri, ma non si aprono mai su sé stessi. Non analizzano mai la propria indole corrotta e, invece, analizzano solo i problemi degli altri affinché tutti ne siano a conoscenza. Perché fanno questo? Perché predicano tali sermoni e dicono tali cose? Questa è la prova che non hanno alcuna conoscenza di sé stessi, che mancano troppo di ragionevolezza e che sono troppo arroganti e presuntuosi. Pensano che avere la capacità di riconoscere l’indole corrotta degli altri provi che sono al di sopra degli altri, migliori di loro nel discernimento, e che sono meno corrotti delle altre persone. Possono smascherare, analizzare e fare la predica agli altri, ma non si aprono, non smascherano né analizzano la propria indole corrotta, non si mettono a nudo né dicono nulla sulle proprie intenzioni. Fanno sempre la predica agli altri perché agiscono in modo inappropriato. Questa è autoesaltazione e automagnificazione. Perché crei problemi così irragionevolmente da quando sei diventato un leader? Perché, dopo essere stato reso leader di una chiesa, fai la predica agli altri con leggerezza, ti comporti arbitrariamente e agisci ostinatamente come vuoi? Perché quando dici quelle parole non consideri mai le conseguenze e non consideri mai la tua identità? Perché agisci così? Questo perché, anche se sei un leader, non conosci la tua posizione o identità. Disporre che tu sia un leader semplicemente ti eleva e ti dà una possibilità di praticare. Non è perché possiedi più verità realtà degli altri o perché sei migliore degli altri. Di fatto, proprio come tutti gli altri, non possiedi la verità realtà. E per certi versi, potresti persino essere più corrotto degli altri. Allora perché fai la predica, rimproveri e vincoli gli altri arbitrariamente e irragionevolmente? Perché costringi gli altri ad ascoltarti? Perché costringi gli altri ad ascoltarti anche quando fai le cose in modo sbagliato? Cosa prova questo? Questo prova che sei nella posizione sbagliata. Non stai lavorando dalla posizione di un essere umano, stai facendo il tuo lavoro dalla posizione di Dio, da una posizione elevata” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Sui decreti amministrativi di Dio nell’Età del Regno”). Leggere le parole di Dio mi ha trafitto il cuore. Non ero forse il tipo di persona di cui parlava Dio? Le sorelle possedevano competenze professionali e capacità lavorative relativamente deboli e, quando il loro lavoro è stato ostacolato dall’ambiente degli arresti di massa, avevano bisogno che io le aiutassi a trovare un cammino verso una soluzione. Ma io non solo non ho messo il cuore nell’aiutarle, ho anche fatto loro la predica da un piedistallo. Siccome parlo velocemente, se una sorella non capiva cosa intendevo, la rimproveravo. Arrecavo agli altri solo dolore e danno e inoltre influenzavo il lavoro. Dov’era anche un solo briciolo di umanità in questo? Ho pensato a quell’anticristo, Ye: era stata espulsa qualche tempo prima. Quando notava delle deviazioni o dei problemi nei doveri dei fratelli e delle sorelle, faceva loro la predica, li potava e li tormentava senza considerare il contesto né comprendere le loro effettive difficoltà. Ciò ha portato i fratelli e le sorelle ad avere paura quando la vedevano e a vivere stando sempre in guardia, cosa che ha influito negativamente sui loro doveri. Poi ho guardato me stessa. Sebbene non facessi la predica alle persone e non le tormentassi gravemente come Ye, tutte le mie sorelle vivevano stando in guardia perché guardavo dall’alto in basso i membri del gruppo e facevo loro la predica. Pensavano solo a come accontentarmi per evitare di prendersi un rimprovero, cosa che ha influito sia sui loro stati che sul lavoro. Mi sono resa conto che la natura e le conseguenze del mio vincolare gli altri erano molto gravi e che, se non avessi invertito rotta, sarei finita sul cammino di un anticristo e sarei stata eliminata, proprio come Ye. Ho provato sia paura che senso di colpa, così ho pregato Dio per pentirmi, chiedendoGli di guidarmi a riflettere ulteriormente su me stessa e a conoscermi.
In seguito, ho letto alcune parole di Dio e ho acquisito una certa comprensione del mio problema. Dio Onnipotente dice: “Se, nel tuo cuore, comprendi veramente la verità, allora saprai come metterla in pratica e sottometterti a Dio, e intraprenderai naturalmente il cammino del perseguimento della verità. Se il cammino che percorri è quello giusto e in linea con le intenzioni di Dio, allora l’opera dello Spirito Santo non ti abbandonerà, e così ci saranno sempre meno possibilità che tu tradisca Dio. Senza la verità, è facile commettere il male, e lo commetterai tuo malgrado. Per esempio, se tu avessi un’indole arrogante e presuntuosa, sentirti dire di non opporti a Dio non farebbe alcuna differenza, poiché non saresti in grado di controllarti: per te sarebbe qualcosa di involontario. Non lo faresti intenzionalmente, ma saresti dominato dalla tua natura arrogante e presuntuosa. La tua arroganza e la tua presunzione ti porterebbero a disprezzare Dio e a ignorarLo; ti renderebbero incline a esaltare te stesso e ti porterebbero a metterti in mostra in ogni occasione; ti porterebbero a disprezzare gli altri e non lascerebbero spazio per nessuno nel tuo cuore se non per te stesso; ti priverebbero del posto per Dio nel tuo cuore, e alla fine ti farebbero sedere al Suo posto e pretendere che la gente si sottometta a te e venerare come verità le tue idee, i tuoi pensieri e le tue nozioni. Quanto male commettono le persone sotto il dominio della loro natura arrogante e presuntuosa!” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo perseguendo la verità si può conseguire un cambiamento di indole”). Dalle parole di Dio, ho capito che la ragione principale per cui guardavo le persone dall’alto in basso e le vincolavo era che la mia natura era troppo arrogante. Quando le sorelle avevano delle difficoltà e non sapevano come risolverle, avevano bisogno del mio aiuto concreto. Ma io pensavo che dovessero essere in grado di trovare dei cammini pregando e cercando da sole e che, se avessi spiegato le cose semplicemente, avrebbero dovuto afferrare cosa intendevo. Quando hanno continuato ad avere difficoltà, ho iniziato a guardarle dall’alto in basso e le potavo e basta, senza chiedere dove esattamente si fossero bloccate. Di fatto, quando io avevo affrontato delle difficoltà in passato, mi sentivo spesso persa e non sapevo come risolverle, e a volte addirittura piangevo di nascosto. Eppure mi consideravo migliore dei membri del gruppo, innalzando me stessa e sminuendo loro nel mio cuore. Ero così arrogante e priva di ragionevolezza! Trattando le sorelle in base alla mia indole arrogante, le vincolavo e arrecavo intralcio e disturbo al nostro dovere. Non mi stavo forse opponendo a Dio? Più ci pensavo, più sentivo che, se la mia indole arrogante non fosse stata eliminata, avrei potuto davvero compiere il male involontariamente. Volevo invertire rotta e trasformarmi, e trattare le sorelle in base alle parole di Dio.
Un giorno, ho letto delle parole di Dio che mi hanno molto commossa e mi hanno dato la determinazione a praticare la verità. Dio Onnipotente dice: “Devo parlare in dettaglio perché vedo tutti voi insensibili e privi di amore per la verità, che non perseguite la verità, oltre ad avere scarsa levatura. Devo precisare tutto, parlare delle cose da ogni angolazione e in ogni modo, scomporre e frammentare le cose nel Mio discorso. Solo allora capirete un po’. Se Io fossi superficiale con voi e parlassi un po’ di un qualsiasi argomento, ogni volta che ne avessi voglia, senza pensarci bene né sforzarsi, senza metterci il cuore e non parlassi quando non ne ho voglia, cosa potreste guadagnarne? Con una levatura come la vostra, non riuscireste a capire la verità, non ne guadagnereste nulla e, tanto meno, otterreste la salvezza. Quindi, non posso fare così, devo invece parlare in dettaglio. Devo entrare nel dettaglio e fornire esempi riguardo agli stati di ogni genere di persona, agli atteggiamenti che le persone hanno nei confronti della verità e a ogni sorta di indole corrotta, e devo ripeterMi; soltanto allora comprenderete ciò che dico e capirete ciò che ascoltate. Qualunque sia l’aspetto della verità che condivido, adotto vari modi di parlare, usando modalità di condivisione per adulti e per bambini, utilizzando metodi per parlare di fondamenti logici e di racconti, metodi per parlare di teoria, di pratica ed esperienza, affinché tutti possano capire la verità e accedere alla realtà. In tal modo, coloro che hanno levatura e cuore avranno l’occasione di capire e accettare la verità ed essere salvati” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Per svolgere bene il proprio dovere, bisogna almeno possedere coscienza e ragione”). Ho pensato a come la nostra natura corrotta sia profondamente radicata in tutti noi. Poiché non comprendiamo l’opera di Dio, spesso sviluppiamo nozioni e fraintendimenti su di Lui e forme di indole corrotta di ogni genere emergono una dopo l’altra. La maggior parte delle volte, anche quando comprendiamo un po’ di verità, non riusciamo a metterla in pratica. Ma Dio non ha mai rinunciato a noi. Egli esprime continuamente parole per provvedere a noi e aiutarci. Alcune sono parole di conforto ed esortazione, mentre altre sono di giudizio e smascheramento. A volte, per aiutarci a capire meglio, Egli usa anche esempi, parabole e storie. Dio fa tutto il possibile per farci comprendere la verità, affinché possiamo riflettere sui nostri problemi e riconoscerli e trovare un cammino di pratica. Ho visto che il cuore di Dio è così meraviglioso e buono, e che tutto ciò che Egli ci porta è di beneficio. Ma poi ho pensato al fatto che trattavo i fratelli e le sorelle senza alcuna pazienza né alcun amore. Quando le sorelle incontravano difficoltà, le aiutavo una o due volte e poi iniziavo a guardarle dall’alto in basso. Non solo non arrecavo loro alcun beneficio, ma portavo loro vincoli e danni. Ero così priva di umanità! In seguito, mi sono aperta con i membri del gruppo, ho smascherato la mia stessa corruzione e mi sono scusata con loro.
Poi, ho riflettuto di nuovo su me stessa e mi sono resa conto che c’era un’altra ragione per cui vincolavo le persone: non sapevo come trattarle in base ai principi. Non consideravo le difficoltà e le circostanze effettive delle sorelle; mi limitavo a usare lo stesso approccio per ogni situazione. In realtà, anche loro volevano fare bene i propri doveri, ma semplicemente erano di levatura media e prive di capacità lavorative. Questo richiedeva che io mi impegnassi di più e investissi più tempo ed energia nell’aiutarle. In seguito, ho letto queste parole di Dio: “Come si dovrebbero trattare quei pochi leader e lavoratori che hanno scarsa levatura e mancano di capacità lavorativa? […] Devi dir loro in modo specifico come svolgere il lavoro e come attuarlo. Dovresti dir loro chi dovrebbe essere incaricato e reso responsabile di questo compito e quali persone dovrebbero essere selezionate per collaborarvi. Spiegare loro tutti questi dettagli e lasciare che li svolgano. Perché si dovrebbe fare così? Perché i membri della chiesa locale hanno in genere solo esperienza molto superficiale e mancano di capacità lavorativa, il che rende impossibile selezionare leader e lavoratori adatti. Solo lavorando in questo modo possono essere attuate le disposizioni lavorative. Se non lavori così e tratti queste persone come altri leader e lavoratori, parlando loro solo dei principi e dei programmi specifici e in maniera indiscriminata, le disposizioni lavorative non saranno attuate. Se non presti attenzione a questo, non è forse un inadempimento della responsabilità? (Sì.) È una responsabilità dei leader e dei lavoratori. Alcuni di essi dicono: ‘Gli altri sanno come attuare disposizioni lavorative e praticarle; perché questa persona non lo sa? Se non lo sa, non mi preoccupo di lei. Non è una mia responsabilità. In ogni caso, io ho fatto la mia parte’. Questo ragionamento regge? (No.) Per esempio, supponiamo che una madre abbia tre figli, e uno di loro sia debole, si ammali sempre e non voglia mangiare. Se la madre permette a questo figlio di non mangiare, questi potrebbe non sopravvivere a lungo. Cosa dovrebbe fare lei? Come madre, deve curare in maniera particolare il figlio debole. Supponiamo che la madre dica: ‘È già sufficiente che io tratti i miei figli in modo uguale. Ho dato alla luce questo figlio e gli ho preparato il cibo. Ho adempiuto alla mia responsabilità. Non mi interessa se mangia o meno. Se non mangia, lasciamolo affamato e quando avrà davvero abbastanza fame mangerà’. Cosa pensate di questo tipo di madre? (È irresponsabile.) Esistono madri simili? Solo una donna ottusa o una matrigna sarebbe così. Se è la madre biologica e non è ottusa, non tratterebbe mai il proprio figlio in questo modo, giusto? (Giusto.) Se un bambino è debole, si ammala sempre e non gli va di mangiare, la madre deve metterci più cure e sforzi. Deve trovare dei modi per farlo mangiare, deve cucinare tutto ciò che il bambino desidera mangiare, preparare pasti speciali per lui e, quando il piccolo non vuole mangiare, deve convincerlo. Quando arriva a diciotto o diciannove anni e il suo corpo è sano come un adulto normale, la madre può rilassarsi e farsi da parte e non ha più bisogno di dedicargli cure speciali. Se una madre è in grado di trattare in questo modo un figlio in circostanze speciali e adempiere alle sue responsabilità, che dire di un leader o di un lavoratore? Se per i fratelli e le sorelle non hai nemmeno l’amore di una madre, allora non sei altro che un irresponsabile. Devi adempiere alle responsabilità che ti spettano; devi considerare le chiese in cui sono incaricati coloro che sono relativamente deboli e possiedono una capacità lavorativa relativamente scarsa. Leader e lavoratori devono prestare particolare attenzione e fornire guida speciale in tali questioni. A cosa si riferisce la guida speciale? Oltre a condividere sulla verità, devi anche fornire direttive e assistenza più specifiche e dettagliate, il che richiede un maggiore sforzo in termini di comunicazione. Se spieghi loro il lavoro e ancora non capiscono e non sanno come attuarlo o, anche se lo capiscono in termini di dottrina e sembrano sapere come attuarlo, ma sei ancora incerto e un po’ preoccupato di come andrà l’effettiva attuazione, cosa dovresti fare? Devi andare personalmente in profondità nella chiesa locale per guidarli e attuare il compito con loro. Spiegare loro i principi e provvedere a disposizioni specifiche circa i compiti che devono essere svolti in base ai requisiti delle disposizioni lavorative, come per esempio cosa fare prima e cosa fare dopo, e il modo in cui assegnare le persone in maniera adeguata; organizzare tutte queste cose in modo opportuno. Si tratta di guidarli in pratica nel loro lavoro, anziché limitarsi a gridare slogan o impartire ordini a caso, dar loro qualche lezione usando alcune dottrine e poi considerare il proprio lavoro concluso: questa non è una manifestazione di svolgimento di un lavoro specifico, inoltre gridare slogan e impartire ordini alle persone intorno non sono le responsabilità di leader e lavoratori. Una volta che i leader o i supervisori della chiesa locale sono in grado di farsi carico del lavoro, e il lavoro ha imboccato la strada giusta, e sostanzialmente non ci sono problemi importanti, solo allora il leader o il lavoratore può lasciare” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori, “Le responsabilità di leader e lavoratori (10)”). “Per risolvere le numerose difficoltà che le persone sperimentano, devi prima comprendere le dinamiche dell’opera dello Spirito Santo; devi capire come lo Spirito Santo svolge l’opera su persone diverse, devi avere una comprensione delle difficoltà che le persone affrontano e delle loro carenze; devi capire a fondo il nocciolo del problema e raggiungerne la fonte, senza deviazioni o errori. Solo allora sei una persona che è all’altezza degli standard riguardo al collaborare nel servizio a Dio” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Cosa dovrebbe possedere un pastore adatto a essere utilizzato”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito che le persone di scarsa levatura hanno bisogno di più guida e aiuto e che non si può usare lo stesso approccio con tutti. È come il caso di una madre che ha diversi figli e uno di loro è debole e malaticcio. Lei deve dare a quel figlio più cure rispetto agli altri, affinché possa crescere sano. Ma una madre irresponsabile, vedendo che il figlio è debole, non si prende cura di lui e invece lo rimprovera perché non è abbastanza forte. Come può un bambino crescere sano in questo modo? Dio non costringe le persone a fare ciò che è al di là delle loro capacità; le Sue richieste per loro si basano sulla loro levatura intrinseca. Anch’io avrei dovuto trattare i miei fratelli e sorelle in base alle parole di Dio, offrendo loro più guida e aiuto. Dopodiché, quando vedevo le mie sorelle incontrare difficoltà nel loro lavoro, le ascoltavo pazientemente descrivere i loro problemi e difficoltà, trovavo il fulcro dei loro problemi e poi condividevo per aiutarle. Dopo che ho praticato in questo modo, le sorelle non si sentivano più vincolate da me come prima. Quando incontravano nei loro doveri questioni che non riuscivano a vedere chiaramente, inoltre, chiedevano attivamente a me in merito. Allora cercavamo la verità insieme per risolverle, e i risultati del nostro lavoro sono migliorati.
Attraverso questa esperienza, sono giunta a vedere chiaramente che trattare le persone in base a un’indole corrotta porta loro solo vincoli e danni e compromette il lavoro. Trattare i fratelli e le sorelle in base alle verità principi e alle parole di Dio e adempiere alle proprie responsabilità è di beneficio per il lavoro; inoltre, edifica gli altri.