42. Ho imparato a trattare il mio dovere correttamente

di Terry, Italia

Nel 2024, il leader ha disposto che recitassi in video di testimonianze esperienziali. Ero felicissimo di poter fare quel dovere importante nella fase finale dell’opera di Dio e ho preso la determinazione di fare bene il mio dovere per ripagare l’amore di Dio. All’inizio ero solo una comparsa, ma in seguito ho anche fatto il protagonista, condividendo testimonianze esperienziali. Man mano che si univano al gruppo altri attori, che avevano più pregi di me, mi sono ritrovato a interpretare il ruolo principale sempre meno spesso. C’era un video di testimonianza esperienziale in cui inizialmente era previsto che il protagonista fossi io, ma poi il ruolo è stato dato a fratello Albert. In quel momento, mi ha invaso un senso di crisi. Sapevo che le mie capacità recitative erano più scarse di quelle di tutti gli altri e temevo che magari il leader avrebbe gradualmente smesso del tutto di usarmi come attore. Cosa avrei fatto allora? Cosa avrebbero pensato tutti di me? In seguito, ho controllato la programmazione delle riprese diverse altre volte e ho visto che c’era ancora scritto il nome di fratello Albert accanto a quel copione. Mi sono sentito un po’ deluso, ma la cosa è passata presto. A ottobre, il leader ha disposto che oltre ai miei doveri di attore aiutassi a preparare i pasti in cucina. All’epoca, ho pensato che fosse una disposizione piuttosto buona, dato che era un modo per fare più dovere. Ma, quando effettivamente sono arrivato in cucina, ho messo il grembiule e ho iniziato a cucinare, ho provato un po’ di amarezza dentro di me. Ho pensato: “In questi anni ho fatto il dovere di attore praticamente a tempo pieno. Anche se non avevo mai interpretato il ruolo principale, ero stato in molti film e potevo essere considerato un attore veterano. I fratelli e le sorelle mi riconoscevano ovunque andassi. E invece ora guarda. Sono diventato un cuoco. Anche se cucinare è comunque un dovere, sembra così insignificante. È qualcosa che non ti fa guadagnare il rispetto o la stima di nessuno”. In seguito, alcuni lavoratori del gruppo dovevano uscire spesso per delle commissioni. Quando il fratello responsabile del set era via, il leader mi faceva occupare dell’allestimento. Quando la sorella responsabile degli oggetti di scena non c’era, il leader li faceva sistemare a me. Mi sono sentito ancora più avvilito. “Vengo mandato ovunque ci sia bisogno di qualcuno”, ho pensato. “Questo cosa fa di me? Tutti inizieranno a pensare che io sia solo un tappabuchi?”

Una volta, noi attori stavamo imparando insieme delle abilità professionali, provando a turno un pezzo di dialogo. Ero davvero nervoso, preoccupato di recitare male e di rendermi ridicolo. Alla fine, proprio come temevo, la mia interpretazione è stata la peggiore di tutte. Mi sono lamentato dentro di me: “Le mie capacità erano già scarse in partenza e ora passo tutto il giorno a cucinare o ad allestire i set senza tempo per esercitarmi. Le mie abilità recitative non finiranno solo per peggiorare ancora?” Senza rendermene conto, mi sono in qualche modo abbattuto. Ogni pomeriggio, gli altri attori si esercitavano insieme nella danza. Vederli ballare tutti così gioiosamente mentre io ero bloccato in cucina a preparare da mangiare mi faceva sentire ancora più soffocato. Volevo soltanto evitarli, per risparmiarmi l’imbarazzo. A novembre, ci siamo trasferiti in una nuova location per le riprese e il leader mi ha fatto preparare prima il set, dicendomi che da quel momento in poi mi sarei occupato anche del lavoro degli affari generali del gruppo. Al vedere tutti lavorare così intensamente ogni giorno alle riprese dei video di testimonianze esperienziali, mentre io ero sempre bloccato con quei lavoretti, ho pensato: “Tutti devono pensare che la mia levatura sia scarsa, che come attore non possa farcela e che non sia degno di essere coltivato. Deve essere per questo che il leader mi fa occupare di questi affari generali”. Più ci pensavo, più provavo imbarazzo. Durante una riunione, sono entrato nell’ufficio degli attori con il mio computer portatile e ho visto che tutti erano già seduti. Ho chiesto a bassa voce: “C’è ancora posto?” Una sorella ha risposto prontamente: “Oh, c’è anche fratello Terry! Ci eravamo dimenticati di te!” Sapevo che non lo diceva con cattiveria, ma mi sono sentito malissimo. “Faccio lavoretti tutto il giorno”, ho pensato. “Non c’è da stupirsi che io sia stato dimenticato”. È stata particolarmente dura quando ho visto che gli altri due fratelli del gruppo erano stati nominati regista e capogruppo, mentre io ero bloccato a cucinare, pulire e spostare oggetti di scena tutto il giorno. Il contrasto era davvero troppo netto. Ho persino sviluppato un pregiudizio nei confronti del leader. “Se pensi che non sia tagliato per fare l’attore, dillo e basta”, ho pensato. “Potrei andare a irrigare i nuovi arrivati! Quanto meno sembra un po’ meglio e mi eviterebbe di sentirmi così sgradito qui”. In seguito, ho smesso di fare i miei esercizi vocali mattutini e ho perso ogni interesse nello studio delle abilità recitative. Prima evitavo il cibo piccante per proteggere la voce, ma ora avevo gettato ogni prudenza al vento e avevo iniziato a mangiarlo. Di conseguenza, mi sono venute delle vesciche sulle labbra per il calore interno, cosa che ha compromesso la qualità delle riprese. Prima delle riprese, non mi curavo di riflettere sulle emozioni del personaggio; memorizzavo meccanicamente le battute e basta. Di conseguenza, ci sono state diverse volte in cui il mio abbattimento ha ritardato i nostri progressi e ha influito sull’esito delle riprese. In quel periodo, ero stordito tutto il giorno. A volte sentivo che non aveva senso fare il mio dovere e pensavo persino: “In ogni caso, sono superfluo in questo gruppo. Invece di fare questi lavoretti ogni giorno, tanto vale smettere di fare il dovere a tempo pieno, trovarmi un lavoro e fare qualche dovere nel tempo libero”.

Un giorno, mentre sistemavo gli oggetti di scena, ho sentito improvvisamente un forte disagio nel cuore. Solo allora ho iniziato a riflettere sullo stato in cui ero in quel periodo. È allora che mi sono imbattuto in un passo delle parole di Dio che si rivolgeva direttamente al mio stato. Dio Onnipotente dice: “Invece di cercare la verità, la maggior parte delle persone ricorrono a meschini stratagemmi. Attribuiscono grande importanza ai propri interessi, al proprio orgoglio e al posto o alla posizione che hanno nella mente degli altri. Queste sono le uniche cose che hanno a cuore. Si aggrappano a queste cose con presa ferrea e le considerano come la propria stessa vita; quanto a come Dio valuta e tratta queste cose, non se ne preoccupano; considerano prima se loro siano il capo del gruppo, se possano assicurarsi una posizione in cui siano tenute in grande considerazione dagli altri e se qualcuno ascolti ciò che dicono. Cercano innanzitutto di occupare questa posizione. Quasi tutti, quando sono in un gruppo, cercano questo tipo di posizione, questo tipo di opportunità. Se sono molto capaci, ovviamente cercano di occupare il posto più alto. Se sono solo nella media, cercano comunque di occupare una posizione di rilievo nel gruppo. E se fanno parte dei ranghi inferiori del gruppo, essendo di levatura e capacità medie, ugualmente cercano di farsi tenere in grande considerazione dagli altri; non possono permettere che gli altri li guardino dall’alto in basso. L’orgoglio e la dignità di queste persone sono il limite invalicabile; pensano di doversi aggrappare a queste cose. Anche se perdono la propria integrità, o se Dio è scontento di loro e non le riconosce, devono comunque lottare per il proprio orgoglio e il proprio prestigio; devono evitare l’umiliazione a tutti i costi. Questa è un’indole satanica. Eppure costoro non se ne rendono conto. Pensano di non poter perdere quel poco di orgoglio che è loro rimasto. Non sanno che solo quando queste cose superficiali saranno completamente lasciate andare e abbandonate essi diventeranno persone vere, e che, se custodiscono come la propria vita queste cose che dovrebbero essere scartate, la loro vita sarà persa. Semplicemente non sanno cosa c’è in gioco. Pertanto, in qualunque cosa facciano, trattengono sempre qualcosa, agiscono sempre per proteggere il proprio orgoglio e il proprio prestigio e mettono queste cose al primo posto. Parlano e avanzano argomentazioni fallaci solo per il proprio interesse: farebbero qualsiasi cosa per sé stessi(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Le parole di Dio dicono che, indipendentemente dalla nostra levatura o dai nostri talenti, tutti vogliamo garantirci una certa posizione in un gruppo di persone ed essere stimati dagli altri. Quelli con grandi capacità vogliono occupare il vertice, mentre anche quelli senza talenti speciali e dalla levatura media vogliono essere valorizzati e ammirati. Tutto questo è guidato da un’indole satanica. Quando il leader ha disposto che facessi l’attore, mi sentivo molto soddisfatto di poter fare un dovere così importante, ero molto attivo e mi assumevo un fardello. Ma, quando il leader ha disposto che cucinassi o che allestissi temporaneamente il set o spostassi oggetti di scena in base alle esigenze del lavoro, mi è parso fossero solo lavoretti e mi sentivo ormai un membro superfluo del gruppo rispetto agli altri attori. Così, vivevo in uno stato di sconforto e ho iniziato a fare il mio dovere superficialmente, limitandomi a sbrigarmela. Non cercavo di riflettere in anticipo sulle emozioni del personaggio, limitandomi invece a memorizzare le battute. Non mi curavo di considerare come ottenere un esito migliore nelle riprese. Non mostravo assolutamente alcuna sottomissione a ciò che Dio aveva fatto. Non ero disposto a essere la persona meno importante del gruppo e perseguivo sempre l’essere stimato e apprezzato. Ero totalmente privo di ragionevolezza! Sapevo che le mie capacità recitative erano scarse e che avrei dovuto esercitarmi di più, ma non solo non mi esercitavo: ho proprio rinunciato a tentare. Ho persino considerato di smettere di fare il mio dovere a tempo pieno. Il mio desiderio di reputazione e prestigio era davvero travolgente!

In seguito, ho letto altre parole di Dio e ho acquisito una certa comprensione della mia natura essenza. Dio dice: “Per gli anticristi, la reputazione e il prestigio sono la vita. A prescindere dal modo e dall’ambiente in cui vivono, dal lavoro che fanno, da cosa perseguano, da quali siano i loro fini o da quale sia la direzione della loro vita, tutto ruota attorno all’avere una buona reputazione e un elevato prestigio. E questo obiettivo non cambia; non riescono mai a mettere da parte tali cose. È questo il vero volto degli anticristi, è questa la loro essenza. Potresti metterli in una foresta primordiale nascosta tra le montagne, e non rinuncerebbero ugualmente al loro perseguimento di reputazione e prestigio. Potresti metterli in un qualsiasi gruppo di persone, e le uniche cose a cui riescono a pensare sono ugualmente la reputazione e il prestigio. Sebbene gli anticristi credano in Dio, equiparano il perseguimento di reputazione e prestigio alla fede in Dio e danno a queste cose lo stesso peso. In altre parole, mentre percorrono la via della fede in Dio, perseguono anche la reputazione e il prestigio. Si può dire che, in cuor loro, il perseguimento della verità nella fede in Dio sia il perseguimento della reputazione e del prestigio e che il perseguimento della reputazione e del prestigio sia anche il perseguimento della verità: ottenere reputazione e prestigio equivale a ottenere la verità e la vita. Se sentono di non aver ottenuto fama, guadagno o prestigio, se sentono che nessuno li ammira, li tiene in grande considerazione o li segue, allora diventano abbattuti, ritengono che credere in Dio non abbia senso, nessun valore, e si chiedono interiormente: ‘Ho forse fallito credendo in Dio in questo modo? Non c’è speranza per me?’ Spesso calcolano queste cose nei loro cuori. Calcolano come potersi ritagliare un posto nella casa di Dio, come poter acquisire un’elevata reputazione all’interno della chiesa, come potersi fare ascoltare dagli altri quando parlano e farsi tessere le lodi quando agiscono, come poter portare le persone a seguirli dovunque essi siano e come poter avere una voce influente nella chiesa e possedere fama, guadagno e prestigio: si concentrano davvero su queste cose in cuor loro. È questo che simili persone perseguono(La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte terza”). Dio smaschera che gli anticristi tengono alla reputazione e al prestigio come alla loro stessa vita. In qualsiasi gruppo di persone si trovino, vogliono sempre garantirsi una posizione ed essere stimati. Una volta che perdono reputazione e prestigio, è come se fosse stata tolta loro la vita. Potrebbero persino ritenere che non abbia senso credere in Dio ed essere capaci di tradirLo e abbandonarLo in qualsiasi momento. Non ero forse esattamente quel tipo di persona? In passato, quando facevo sempre il dovere di attore, tutti mi ammiravano e provavo un senso di superiorità quando ero con gli altri. Quando il leader ha disposto che recitassi nei video di testimonianze esperienziali, ero molto felice, sentendo di essere molto valorizzato, ed ero pieno di energia nel mio dovere. Ma, quando sono stato assegnato a cucinare o ad allestire il set, non mi sono più sentito valorizzato. Ero infelice tutto il giorno e mi sembrava che non avesse senso fare nulla. Dio dice: “Potresti metterli in una foresta primordiale nascosta tra le montagne, e non rinuncerebbero ugualmente al loro perseguimento di reputazione e prestigio. Potresti metterli in un qualsiasi gruppo di persone, e le uniche cose a cui riescono a pensare sono ugualmente la reputazione e il prestigio”. Queste parole sono così concrete! Il mio attaccamento alla reputazione e al prestigio non era una cosa passeggera: lo avevo fin nelle ossa. Indipendentemente dal gruppo di persone in cui mi trovavo o da cosa stessi facendo, mettevo sempre al primo posto la mia reputazione e il mio prestigio. Anche se non potevo essere il migliore, dovevo almeno sentire di contare qualcosa. Altrimenti, provavo un dolore immenso, come se non avesse senso vivere. Ho iniziato a chiedermi perché tenessi così tanto alla fama e al prestigio. Il motivo è che ero stato profondamente condizionato e influenzato da veleni satanici come “Mentre l’uomo si affanna verso l’alto, l’acqua scorre verso il basso” e “Vivi come un eroe tra gli uomini, e muori come uno spirito audace tra i fantasmi”. Credevo che, in qualunque gruppo mi trovassi, dovessi essere valorizzato e stimato; quello era l’unico modo per non sprecare la mia vita. Ricordo che fin da bambino ero molto competitivo e tenevo molto a salvare la faccia, non volevo mai essere guardato dall’alto in basso per nulla di ciò che facevo. La mia famiglia era povera quando ero piccolo, così studiavo sodo. Sono stato capoclasse per dieci anni, dalle elementari fino alle superiori. Le pareti di casa erano tappezzate dei miei vari attestati di merito. Tutti gli insegnanti, i parenti e gli amici mi lodavano e i miei compagni di classe mi ammiravano. Vivevo in quell’aura ed ero molto orgoglioso, camminavo sempre a testa alta. Tuttavia, appena prima degli esami di ammissione all’università, sono stato costretto ad abbandonare gli studi a causa di una malattia. All’epoca, non potevo accettare questa crudele realtà. Da quel momento in poi, non sono più riuscito a riprendermi e mi sono profondamente abbattuto. Dopo aver iniziato a credere in Dio, ho continuato a perseguire l’essere stimato dagli altri. Anche se la mia levatura e le mie capacità erano nella media e non potevo gestire un lavoro importante, volevo comunque essere qualcuno che contava e non essere guardato dall’alto in basso. Quando il leader continuava ad assegnarmi il lavoro degli affari generali, la mia vanità non poteva essere soddisfatta e vivevo in uno stato negativo. Ero insoddisfatto e non disposto ad accettarlo, nutrendo persino un pregiudizio contro il leader. Sono diventato superficiale nel mio dovere e ho persino pensato di trovarmi un lavoro part-time. Così facendo stavo fuggendo dall’ambiente predisposto da Dio e, in sostanza, questo significava tradire Dio. Ho visto che non stavo facendo il mio dovere per perseguire la verità e raggiungere la salvezza, ma per perseguire reputazione e prestigio. Stavo percorrendo il cammino di un anticristo. Se non mi fossi pentito e non fossi cambiato, prima o poi sarei stato rivelato ed eliminato da Dio. Dopo di che, ho pregato spesso Dio, chiedendoGli di guidarmi a cambiare il mio stato errato.

Un giorno, ho letto le parole di Dio e ho capito il cammino che avrei dovuto intraprendere nella mia fede in Dio al fine di conformarmi alle Sue intenzioni. Dio dice: “Alcune persone si accontentano semplicemente di fare doveri gloriosi e notevoli, facendo sì che gli altri le ammirino e le invidino. Queste cose servono a qualcosa? Queste cose non equivalgono all’approvazione di Dio, né sono ricompense da parte Sua. Quindi, indipendentemente dal dovere che fai, esso è solo temporaneo; non è eterno. Se una persona può infine ottenere la salvezza non dipende da quale dovere fa, ma dal fatto che riesce a comprendere e guadagnare la verità e infine a raggiungere una sottomissione assoluta a Dio e a mettersi alla mercé della Sua orchestrazione, non tenendo più conto del proprio futuro e destino e diventando un essere creato all’altezza degli standard. Dio è giusto e santo, Egli usa questo standard per misurare tutta l’umanità, e questo standard non cambierà mai: devi ricordarlo. Tieni questo standard ben impresso nella tua mente e non pensare mai di lasciare il cammino del perseguimento della verità per perseguire quelle cose irreali. Lo standard richiesto da Dio per tutti coloro che devono essere salvati è per sempre immutabile. Rimane lo stesso, non importa chi tu sia. Puoi ottenere la salvezza solo credendo in Dio secondo lo standard richiesto da Dio. Se trovi un altro cammino e persegui cose che sono vaghe, e fantastichi di avere successo grazie alla fortuna, sei qualcuno che si oppone a Dio e Lo tradisce e sarai sicuramente maledetto e punito da Lui(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). “Dio non guarda a ciò che dici o prometti quando ti trovi davanti a Lui; Egli guarda se ciò che fai ha la verità realtà. Dio non guarda quanto siano elevate, profonde o grandiose le tue parole. Anche se fai qualcosa di piccolo, se Dio vede la tua sincerità in ogni tua mossa, dirà: ‘Questa persona crede sinceramente in Me. Non ha mai fatto grandi proclami. Sta al proprio posto. Sebbene non abbia dato un grande contributo alla casa di Dio e sia di scarsa levatura, in tutto ciò che fa è molto concreta e possiede sincerità’. Cosa contiene questa ‘sincerità’? Contiene timore e sottomissione a Dio, così come vera fede e amore: al suo interno c’è tutto ciò che Dio vuole vedere. Questo tipo di persona non è necessariamente qualcuno di cui gli altri hanno un’alta opinione; potrebbe essere una persona che ospita o che fa un dovere ordinario. Potrebbe essere insignificante per gli altri, non aver compiuto grandi imprese e non avere nulla che spinga gli altri ad ammirarla, stimarla o invidiarla: potrebbe essere solo una persona comune. Eppure possiede tutto ciò che Dio richiede, può viverlo e può offrirlo a Dio. Questo Lo soddisfa, ed Egli non vuole nient’altro(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Dopo che ho letto questi due passi, il mio cuore era molto più illuminato. Non è importante che tu guadagni o meno la stima degli altri nel tuo dovere; ciò non determina il tuo esito e la tua destinazione finali. Fare il nostro dovere è semplicemente il cammino con il quale perseguiamo e guadagniamo la verità. Dio non ha bisogno che compiamo grandi cose, né richiede che raggiungiamo un prestigio elevato. Egli spera che siamo in grado di comportarci secondo la posizione che ci compete, di fare i nostri doveri con i piedi per terra, di praticare le Sue parole e di mostrare vera sottomissione a Lui. Mi sono anche reso conto che, poiché le mie capacità recitative erano solo nella media, lasciare che fratelli e sorelle con capacità migliori recitassero nei video di testimonianze esperienziali avrebbe prodotto un risultato migliore, e questo è di beneficio al lavoro del Vangelo. Inoltre, avevo svolto lavori di ristrutturazione in passato, quindi la disposizione del leader di farmi aiutare ad allestire il set si basava sulle mie competenze ed era di fatto piuttosto appropriata. La chiesa ha dei principi per come dispone il dovere di ogni persona, ma io ero ostinato nel perseguire reputazione e prestigio e la stima altrui, nutrendo sempre le mie irragionevoli pretese. Ero totalmente privo di ragionevolezza! In verità, anche se i compiti che il leader mi assegnava erano tutti lavoretti poco appariscenti, erano comunque il dovere che ero tenuto a fare e avrei dovuto svolgerli con cura. Inoltre, qualunque dovere si svolga, ci sono verità principi da praticare e in cui entrare. Se mi fossi sottomesso e avessi collaborato al meglio delle mie capacità, non solo avrei potuto contribuire al lavoro della chiesa, ma avrei avuto più opportunità per cercare e comprendere la verità. Per esempio, nell’allestimento del set, devi considerare come risparmiare materiali e collaborare armoniosamente con i reparti riprese e luci per rendere le scene visivamente più accattivanti. Il dovere degli affari generali implica la corretta gestione e l’uso ragionevole di ogni tipo di materiale; quando cucini, devi considerare come rendere il cibo nutriente, igienico e sano. Ogni dovere comporta principi in molti aspetti diversi e non è facile compierlo all’altezza degli standard. In precedenza, perseguendo reputazione e prestigio, stavo percorrendo il cammino sbagliato. Non solo il mio ingresso nella vita ne ha subito una perdita, ma ciò ha avuto anche un impatto negativo sul mio dovere. Ora avrei dovuto fare tesoro dell’opportunità di fare il mio dovere e, nel farlo, concentrarmi sul mio ingresso nella vita, cercando la verità e agendo secondo i principi. In seguito, è accaduta una cosa che mi ha colpito molto. Un attore è stato destituito a causa della sua grave indole corrotta: non accettava i suggerimenti degli altri, non era in grado di collaborare armoniosamente con i fratelli e le sorelle e si rifiutava di invertire rotta nonostante le ripetute condivisioni, cosa che ha influito sui risultati del suo dovere. Questo mi ha fatto riflettere profondamente. Quell’attore possedeva capacità piuttosto buone, ma aveva una grave indole corrotta e non cercava mai la verità per eliminarla; alla fine, è stato destituito. Ho visto che il cammino che percorri nel tuo dovere è assolutamente cruciale. Se non persegui la verità, per quanto elevato sia il tuo prestigio o per quanta stima tu riceva, alla fine fallirai. Ho pregato Dio: “O Dio! Sono disposto a pentirmi. Non voglio più perseguire reputazione e prestigio. Sono disposto a sottomettermi alle Tue orchestrazioni e disposizioni”.

Non molto tempo dopo, il leader mi ha chiesto se fossi disposto a lavorare a tempo pieno in cucina. Ho pensato: “Prima davo solo una mano temporaneamente. Se accetto, cucinerò a lungo termine. Non significherà forse che non avrò mai più la possibilità di fare l’attore? Cosa penseranno tutti di me? Penseranno che sono stato eliminato perché le mie capacità non erano abbastanza buone?” Mi sentivo combattuto, ma poi ho capito che Dio mi stava testando, per vedere se fossi capace di sottomettermi. Così, ho accettato il dovere. In seguito, il leader ha disposto che mi destreggiassi tra tutti e tre i doveri, recitazione, cucina e affari generali, coordinandoli in modo flessibile in base alla loro urgenza e importanza. In quei giorni, pensavo spesso a un passo delle parole di Dio: “Qual è la vostra funzione di esseri creati? Questo è relativo al vostro dovere e alla vostra pratica. Sei un essere creato, e se Dio ti ha dato il dono del canto, e la casa di Dio dispone che tu canti, allora devi cantare bene. Se hai il dono di predicare il Vangelo, e la casa di Dio dispone che tu predichi il Vangelo, allora dovresti farlo bene. Se il popolo eletto di Dio ti nomina leader, devi assumere l’incarico di leadership, e condurlo a nutrirsi delle parole di Dio, a condividere sulla verità e ad accedere alla realtà. Così facendo, avrai fatto bene il tuo dovere. L’incarico che Dio affida all’uomo è estremamente importante e significativo! Allora, in che modo dovresti assumere questo incarico ed esercitare la tua funzione? Si può affermare che questa è una delle questioni più grandi da affrontare, un momento cruciale che determina se sei in grado di guadagnare la verità ed essere perfezionato da Dio. Devi compiere una scelta(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Solo comprendendo la verità si possono conoscere le azioni di Dio”). Dalle parole di Dio ho capito che, qualsiasi dovere facciamo nella casa di Dio, le differenze risiedono soltanto nella funzione e nel titolo. A prescindere dal dovere, la nostra identità e la nostra essenza di esseri creati non cambiano. Quando c’è bisogno che io mi occupi dell’irrigazione dei nuovi arrivati, sarò un irrigatore. Quando c’è bisogno che io reciti, sarò un attore. Quando c’è bisogno che io allestisca il set, sarò un allestitore. Quando c’è bisogno che io cucini, sarò un addetto al supporto. In qualsiasi modo cambi il mio dovere, comunque resto solo un essere creato. Ciò che devo fare è accettare e sottomettermi e compiere il mio dovere con tutto il cuore e tutta la forza. Inoltre, quando gestisco questi lavoretti, i miei fratelli e sorelle avranno più energia e tempo per i loro doveri. Non è forse anche questo fare la mia parte? Così ho pregato Dio: “O Dio! Sono disposto ad abbandonare la mia reputazione e il mio prestigio e a smettere di cercare la stima degli altri. Qualsiasi dovere io faccia, sono disposto a sottomettermi”. Da quel momento in poi, quando facevo il mio dovere, non mi sono più curato di ciò che gli altri pensavano di me. Invece, ho messo il cuore nello sperimentare gli ambienti che Dio predisponeva per me ogni giorno e mi sono concentrato sull’imparare le lezioni, riflettendo su quale indole corrotta rivelassi nel mio dovere. A volte, quando mi ritrovavo a mentire involontariamente, mi addestravo a essere una persona onesta secondo le richieste di Dio. Certe volte, quando notavo che volevo sempre che gli altri mi ascoltassero e non riuscivo ad accettare i loro suggerimenti, riflettevo sulla mia indole arrogante e arrivavo a conoscerla. Il dovere degli affari generali comporta numerosi piccoli compiti, quindi pensavo a come gestire il mio tempo in modo ragionevole per poterli sbrigare tutti. Dopo essermi addestrato a cucinare per un po’, ho capito di aver acquisito alcune abilità culinarie di base. Quando vedevo che alcuni utensili da cucina non funzionavano molto bene, escogitavo delle piccole modifiche per migliorarli e tutti dicevano che funzionavano molto meglio. In seguito, quando c’era un copione adatto a me, il regista mi faceva anche interpretare il protagonista, dandomi delle opportunità di addestrarmi. Ero così grato a Dio nel mio cuore. Quando ho cambiato la mia mentalità e trattato ogni questione con questo nuovo atteggiamento, non ho più considerato le opinioni che gli altri avevano di me. Invece, accettavo ogni compito come una responsabilità dal profondo del cuore. Praticando in questo modo, ho sentito il mio cuore avvicinarsi a Dio. Ho ricevuto dei guadagni sia nel mio ingresso nella vita che nelle mie competenze professionali e ho provato un senso speciale di pace e godimento nel cuore. Grazie a Dio! Tutto questo è grazia e benedizione di Dio!

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