5. Ho visto che l’amore di Dio non se n’è mai andato
Nel 1997 ho iniziato a credere nel Signore a causa di una malattia e, poco dopo, sono stata meglio. Ero molto grata per la grazia del Signore. Nella primavera del 2003, ho saputo che il Signore Gesù era tornato ed è Dio Onnipotente. Leggendo le parole di Dio Onnipotente, ho capito che il piano di gestione di seimila anni di Dio è diviso in tre fasi e che Dio Onnipotente sta compiendo la fase finale dell’opera, l’opera di giudizio. Tutti coloro che accettano il giudizio e il castigo delle parole di Dio e la cui indole corrotta viene purificata possono essere salvati da Dio ed entrare nel Suo Regno. Così, ho accettato Dio Onnipotente e mi sono dedicata attivamente a predicare il Vangelo. Anche se la mia famiglia cercava di fermarmi, i miei vicini mi deridevano e il gran dragone rosso mi pedinava e cercava di arrestarmi, ogni volta che pensavo a come Dio aveva guarito la mia malattia e alla meravigliosa destinazione che ha promesso all’uomo, sentivo che valeva davvero la pena sopportare quella piccola avversità.
In un batter d’occhio, era l’inizio del 2021 e stavo irrigando i nuovi arrivati nella chiesa. In quel periodo, avvertivo spesso un intenso dolore persistente al basso ventre. All’inizio non ci ho dato molto peso e ho pensato di aver semplicemente preso freddo per via del clima. Tuttavia, verso la fine di giugno, il dolore era peggiorato molto e avevo frequente presenza di sangue nelle urine, così la mia famiglia mi ha portata d’urgenza in ospedale. Dopo una visita, il medico ha detto con tono grave: “Perché non è venuta prima? Il suo utero ha le dimensioni di un utero gravido di dieci settimane ed è pieno di formazioni. Non si tratta solo di sangue nelle urine, è un’emorragia uterina. La situazione non promette bene. Deve essere operata immediatamente”. Sentendo queste parole, mi sono sentita improvvisamente smarrita. “Com’è possibile?”, ho pensato. “Ho fatto il mio dovere per tutto questo tempo. Dovrei avere la protezione di Dio!” Quando sono tornata a casa, ho pregato Dio: “Dio, so che ho questa malattia con il Tuo permesso, ma le parole del medico mi hanno spaventata. Ti prego, guidami affinché io possa comprendere le Tue intenzioni”. Mi sono ricordata di una frase delle parole di Dio: “Abbi fede nel fatto che Dio è certamente il tuo Onnipotente”. Così, ho aperto il computer e ho trovato quel passo delle parole di Dio: “Non essere impaziente di avere soluzioni a ciò che non capisci; porta più spesso tali questioni davanti a Dio e offriGli un cuore sincero. Abbi fede nel fatto che Dio è certamente il tuo Onnipotente. Il tuo anelito verso Dio deve essere enorme, devi ricercare con ardente fervore e rifiutare i pretesti, le intenzioni e gli inganni di Satana. Non perderti d’animo. Non essere debole. Cerca con tutto il tuo cuore; aspetta con tutto il tuo cuore. Collabora attivamente con Dio e liberati dei tuoi ostacoli interiori” (La condivisione di Dio). Mentre riflettevo sulle Sue parole, il mio cuore si è gradualmente calmato. Sapevo che dovevano esserci le intenzioni di Dio dietro il fatto che mi fossi ammalata. Anche se ancora non capivo, sapevo che dovevo pregare, cercare e aspettare la guida di Dio. Dio è onnipotente e regna sovrano sul mio destino. I medici fanno diagnosi basate sulle loro conoscenze ed esperienze, ma non potevo lasciare che le loro parole mi spaventassero. Dovevo avere fede in Dio. Con questo pensiero, ho smesso di avere paura. Ai primi di luglio, ho subito un intervento per asportare utero, ovaie e tube di Falloppio. Il medico mi ha detto: “È molto fortunata. L’esame istologico è benigno”. Ho ringraziato silenziosamente Dio nel mio cuore. Dopo essermi riposata per oltre venti giorni, ho ricominciato a fare il mio dovere.
Pensavo che la malattia fosse finita, ma non avrei mai immaginato che quello fosse solo l’inizio. Avendo subito tre interventi importanti nella mia vita, la rimozione della cistifellea, un’appendicectomia e ora un’isterectomia, ho ben presto iniziato a soffrire di una serie di complicazioni post-operatorie. Una notte, ai primi di agosto, sono stata improvvisamente colpita da forti dolori addominali e la mia famiglia mi ha portata d’urgenza in ospedale. La diagnosi è stata un’occlusione intestinale. I medici mi hanno inserito immediatamente un sondino per svuotarmi lo stomaco e pulire l’intestino. Il sondino mi irritava l’esofago, facendomi vomitare costantemente. Tra quello e l’insopportabile dolore addominale, non riuscivo a stare né seduta né sdraiata. L’intera traversia, durata un giorno e una notte interi, mi ha lasciata totalmente esausta. Poi, alle undici della sera successiva, sono stata colpita da un’altra ondata di dolore straziante. Vedendo quanto ero pallida, mio marito è andato subito a cercare un medico. Una TAC ha rivelato che avevo una perforazione intestinale e una grande quantità di liquido nell’addome, il che richiedeva un intervento immediato. A quel punto, ero sul punto di svenire dal dolore, con lacrime e sudore che mi scorrevano sul viso. Continuavo a gridare nel mio cuore: “Dio, salvami! Oh, Dio…” Nello stato di stordimento, le parole di Dio sono apparse nella mia mente: “Abbi fede nel fatto che Dio è certamente il tuo Onnipotente” (La condivisione di Dio). Non so quanto tempo sia passato prima che un medico mi svegliasse scuotendomi, chiedendo: “Come si sente? Come ha fatto ad addormentarsi?” Solo allora mi sono resa conto che, nel bel mezzo di una tale agonia, mi ero effettivamente addormentata. Poiché era troppo tardi per contattare un chirurgo, hanno potuto solo riportarmi in camera per tenermi sotto osservazione. Inaspettatamente, ho dormito profondamente fino a dopo le sette del mattino successivo. Quando il medico è venuto a visitarmi, ha detto con aria perplessa: “La TAC mostrava chiaramente liquido nell’addome. Come hanno fatto le sue condizioni a stabilizzarsi ora?” Nel mio cuore, non smettevo di ringraziare Dio. Una settimana dopo sono stata dimessa.
A causa del reflusso biliare dovuto all’asportazione della cistifellea, il mio stomaco era spesso gonfio e avvertivo una sensazione di bruciore. Il dolore al petto e alla schiena era forte e per tutto il giorno non riuscivo né a mangiare né a dormire bene. Sono andata in diversi ospedali e ho provato svariate cure di medicina tradizionale cinese, ma nulla ha aiutato. Anche la mia insonnia è peggiorata; a volte non riuscivo a dormire affatto per tutta la notte. Vedendomi dimagrire ogni giorno, vivevo in un costante stato di ansia e preoccupazione. Ho pensato: “Se continua così, sarò ancora in grado di fare il mio dovere?” “Se non riesco a mangiare o dormire, morirò? E se muoio, come posso ancora essere salvata?” Non ho potuto fare a meno di fraintendere un po’ Dio. “In tutti questi anni di fede, ho fatto il mio dovere nel bene e nel male. Anche se sono malata da oltre un anno, non ho smesso di fare il mio dovere. Perché Dio non mi protegge? Potrebbe essere che Dio stia usando questa malattia per rivelarmi ed eliminarmi?” Più e più volte, ho pregato Dio tra le lacrime: “Oh Dio, sono così debole. Sono preoccupata di non riuscire ad adempiere il mio dovere e ho ancora più paura che, se muoio, non potrò essere salvata. Dio, Ti imploro di guidarmi, affinché io possa trovare un cammino di pratica nelle Tue parole”. Ho poi visto le parole di Dio: “Quando una malattia colpisce le persone, quale cammino dovrebbero seguire? Come dovrebbero scegliere? Non dovrebbero sprofondare nell’angoscia, nell’ansia e nella preoccupazione, pensando al proprio futuro e alle vie d’uscita. Al contrario, più uno si trova in periodi di questo tipo, in tali situazioni e contesti particolari, e in queste difficoltà personali, più dovrebbe ricercare e perseguire la verità. Solo così i sermoni che hai ascoltato e le verità che hai compreso in passato produrranno degli effetti e non saranno vani. Quanto più ti trovi in difficoltà come queste, tanto più dovresti rinunciare ai tuoi desideri personali e sottometterti alle orchestrazioni di Dio. Lo scopo di Dio nel predisporre per te questo tipo di situazioni e di condizioni non è farti sprofondare nelle emozioni dell’angoscia, dell’ansia e della preoccupazione, né che tu Lo testi per verificare se effettivamente ti guarirà quando sarai affetto da una malattia, in tal modo sondando la verità della questione; Dio crea per te queste situazioni e queste condizioni speciali affinché, attraverso di esse, tu possa apprendere delle lezioni concrete, entrare più a fondo nella verità e nella sottomissione a Dio, in modo da conoscere più chiaramente e accuratamente il modo in cui Egli orchestra tutti gli eventi, le persone e le cose. Il destino delle persone è nelle mani di Dio; che esse lo percepiscano o meno, che ne siano veramente consapevoli o meno, dovrebbero sottomettersi e non opporsi, non rifiutare, e certamente non testare Dio. Potresti morire in entrambi i casi e, se opponi resistenza, se rifiuti e testi Dio, va da sé quale esito finale ti aspetta. Al contrario, supponi che quando incontri una malattia sei in grado di ricercare in che modo un essere creato dovrebbe sottomettersi alle orchestrazioni del Creatore, di ricercare quali insegnamenti Dio vuole che tu tragga e quale tua indole corrotta Dio vuole che tu conosca in questa situazione che ti è capitata, in modo da comprendere le intenzioni di Dio e rendere una buona testimonianza per soddisfare le Sue richieste. Se pratichi in questo modo, allora sarai in grado di raggiungere la vera sottomissione a Dio. Quando Dio dispone che tu contragga una malattia, che sia più o meno grave, il Suo scopo nel fare ciò non è che tu sperimenti la malattia in ogni suo aspetto, i danni che ti provoca, i vari disagi e le varie difficoltà che ti arreca e le numerose sensazioni che ti fa avere – lo scopo di Dio non è che tu sperimenti la malattia nel processo dell’essere malato. Il Suo scopo è invece che tu impari delle lezioni dalla malattia, che impari ad afferrare le Sue intenzioni, che conosci l’indole corrotta che riveli e gli atteggiamenti sbagliati che hai nei Suoi confronti quando sei malato, e che impari a sottometterti alla Sua sovranità e alle Sue disposizioni, in modo da conseguire autentica sottomissione nei Suoi confronti e da riuscire a rimanere saldo nella tua testimonianza: questo è assolutamente fondamentale. Attraverso la malattia, Dio intende salvarti e purificarti. Che cosa desidera purificare di te? Desidera purificare tutti i desideri smodati e le richieste eccessive che poni su di Lui, nonché i vari calcoli, giudizi e piani che sviluppi a tutti i costi per sopravvivere e tenerti in vita. Dio non ti permette di fare piani o di giudicare, e non ti permette di desiderare niente di eccessivo da Lui; ti richiede solamente di sottometterti a Lui e, nella tua pratica ed esperienza di sottomissione, di arrivare a conoscere il tuo atteggiamento nei confronti della malattia, il tuo atteggiamento nei confronti di queste condizioni fisiche che Dio ha disposto per te, nonché i tuoi desideri personali. Quando acquisirai conoscenza di queste cose, potrai sperimentare quanto ti giovi il fatto che Dio abbia predisposto per te le circostanze della malattia o queste condizioni fisiche; e potrai renderti conto di quanto esse ti aiutino nel cambiamento della tua indole, nell’ottenimento della salvezza e nel tuo accesso alla vita” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (3)”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho capito. L’intenzione di Dio nel permettere che questa malattia mi colpisse non era che io mi impantanassi nella tristezza, nell’ansia e nella preoccupazione, ma che cercassi la verità, imparassi delle lezioni e arrivassi a conoscere l’indole corrotta che avevo rivelato. Era anche per testare se avessi vera fede in Dio e sottomissione a Lui. Ripensando all’ultimo anno e più della mia malattia, avevo provato ogni sorta di trattamento: medicina tradizionale cinese, medicina occidentale e rimedi popolari. Avevo consultato medici famosi e specialisti, ma non solo la mia condizione non era migliorata, era addirittura peggiorata. Vivevo in uno stato di tristezza, ansia e preoccupazione, temendo che, con il progredire della malattia, non sarei stata in grado di fare il mio dovere e avevo ancora più paura che, se fossi morta, non avrei potuto essere salvata. Il mio cuore era addolorato e debole, e avevo perso la fede in Dio. In passato, quando mi ammalavo e vedevo la protezione e la grazia di Dio, Gli ero molto grata. Ma ora che la mia malattia era grave e non riuscivo a vedere la Sua grazia e le Sue benedizioni, sospettavo che Dio stesse usando la mia malattia per rivelarmi ed eliminarmi. Ho persino cercato di usare la mia rinuncia e sofferenza nel corso degli anni in cui ho creduto in Dio come capitale per contrattare con Lui, lamentandomi del perché non mi stesse proteggendo. In realtà, Dio stava usando questa malattia per rivelare le impurità nella mia fede, per farmi conoscere la mia corruzione e per farmi sottomettere alla sovranità e alle disposizioni di Dio. Comprendendo le scrupolose intenzioni di Dio, ho provato un profondo rimorso. Mi sono inginocchiata e ho pregato Dio: “Oh Dio, sono disposta a mettermi nelle Tue mani e a sottomettermi alle Tue orchestrazioni e disposizioni. Possa Tu guidarmi”.
Nel periodo successivo, ho continuato ad assumere la medicina tradizionale cinese, ma le mie condizioni non sono migliorate. Sentivo lo stomaco in fiamme e avevo così tanta nausea da non riuscire a mangiare. Tutto il corpo mi faceva male e, di notte, potevo contare solo sui sonniferi per riuscire a malapena a dormire due o tre ore. In seguito, non solo non riuscivo a svolgere il mio dovere, ma non riuscivo nemmeno a partecipare alle riunioni. Nel luglio del 2023, la chiesa ha suggerito, in base alle mie condizioni, che interrompessi temporaneamente la mia vita della chiesa per riposarmi e riprendermi dalla mia malattia a casa. Ero in grande angoscia. “Non importa quanto soffrissi prima, stringevo i denti e perseveravo nel mio dovere, pensando che Dio mi avrebbe guarita”, ho pensato. “Ma ora non riesco nemmeno ad andare alle riunioni. Che testimonianza potrò mai rendere? Non aspetterò semplicemente di essere eliminata da Dio?” L’ultimo barlume di speranza che avevo era andato in frantumi. Quel giorno sono andata a casa, mi sono buttata sul letto e ho semplicemente pianto a dirotto. Pensavo a come i fratelli e le sorelle intorno a me fossero tutti sani e in grado di partecipare alle riunioni e fare i loro doveri normalmente. Anche alcuni non credenti erano sani. Perché io ero costantemente tormentata dalla malattia?
Alla fine di agosto, sono stata ricoverata ancora una volta per un’occlusione intestinale. In quel periodo, il dolore quotidiano all’addome, allo stomaco e alla schiena mi lasciava in un’agonia insopportabile. Non riuscivo quasi a mangiare nulla, quindi potevo contare solo su flebo di proteine e glucosio per nutrirmi. Ho perso rapidamente oltre 20 chili. Mio marito ha smesso di lavorare per stare con me in ospedale, massaggiandomi la schiena ogni giorno. Alcune volte ho sentito le sue lacrime cadermi sulla schiena. Sapevo che i miei giorni erano probabilmente contati. Di notte, quando non riuscivo a dormire, scene dei miei vent’anni di fede mi balenavano in mente. Mio marito mi proibiva di credere in Dio e mi minacciava persino di divorzio, ma io non sono scesa a compromessi. La gente del mondo mi derideva, ridicolizzava e insultava, ma io non mi sono tirata indietro. Il gran dragone rosso mi pedinava e perseguitava, ma non ho perso la fede. Pensavo che Dio avrebbe visto quanto avevo rinunciato e sofferto nel corso degli anni e mi avrebbe protetta fino alla fine, permettendomi di vedere gli splendori del Regno. Non avrei mai immaginato che ciò che stavo affrontando ora potesse essere la fine della mia vita. Avevo il cuore spezzato e non potevo fare a meno di pensare: “Dopo tutta quella sofferenza, alla fine devo comunque morire. Se avessi saputo che si sarebbe arrivati a questo, perché mai avrei iniziato a credere in Dio?” Per alcuni giorni, sono rimasta nel mio letto d’ospedale, senza pregare né leggere le parole di Dio. La mia mente non riusciva a pensare ad altro che a immagini di ciò che accade dopo la morte. Pensavo soprattutto a come il regno spirituale fosse avvolto da una nebbia scura e torbida, così buia da non vedere a un palmo dal naso, senza famiglia a tenerti compagnia, e tremavo di paura. Un giorno, mio fratello e sua moglie sono venuti a trovarmi in ospedale. Vedendomi così emaciata e debole, mio fratello ha detto con le lacrime agli occhi: “Non arrenderti. Devi pregare e affidarti di più a Dio!” Le sue parole mi hanno riempita di un senso di colpa e inquietudine. Ho pensato: “Da quando mi sono ammalata, quando Dio mi ha mostrato grazia e benedizioni, L’ho ringraziato e ho sentito che credere in Dio era meraviglioso. Ma ora che la morte è su di me, inizio a lamentarmi contro di Lui e persino a pentirmi della mia fede. Questo è un tradimento verso Dio!” In quel periodo, stavo sotto flebo per oltre dieci ore al giorno. Al nono giorno, entrambe le mie braccia erano così gonfie che i medici non riuscivano più a somministrarmi la flebo, quindi non ho avuto altra scelta che farmi dimettere. Dopo essere tornata a casa, ho pregato ripetutamente Dio: “Oh Dio, di fronte alla morte, il mio cuore è pieno di terrore e impotenza, di fraintendimenti, lamentele e pretese irragionevoli verso di Te. Dio, Ti prego, guidami a conoscere la mia corruzione e a comprendere le Tue intenzioni”.
Appoggiandomi allo schienale del letto, ho aperto il computer e ho visto le parole di Dio: “Nella loro mente, l’unica cosa a cui tutti riescono a pensare sono tutta la grazia, tutte le benedizioni e le promesse che Jahvè elargisce agli uomini, ma non considerano mai, o non riescono a immaginare, che tipo di situazione si verificherà quando Jahvè toglierà loro tutte queste cose. Chiunque inizi a credere in Dio è pronto soltanto a ricevere la Sua grazia, le Sue benedizioni e le Sue promesse e disposto solamente ad accettare la Sua gentilezza e la Sua misericordia, tuttavia nessuno aspetta o si prepara ad accettare il castigo e il giudizio di Dio, le Sue prove, il Suo affinamento o le Sue privazioni. Nessuno si prepara ad accettare il Suo giudizio e il Suo castigo, le Sue privazioni o le Sue maledizioni. Questo rapporto tra le persone e Dio è normale o anormale? (Anormale.) Perché dite che è anormale? Cosa lo fa andare storto? Ciò che lo fa andare storto è che le persone non possiedono la verità. E nutrono troppe nozioni e fantasie, fraintendono costantemente Dio e non sanno come risolvere queste cose ricercando la verità: ciò rende più probabile che si verifichino dei problemi. In particolare, gli individui credono in Dio solo per poter ricevere benedizioni. Vogliono solo stringere un accordo con Dio e avanzarGli delle pretese, ma non perseguono la verità. Questo è molto pericoloso. Non appena si imbattono in qualcosa che è in contrasto con le loro nozioni, sviluppano immediatamente nozioni, fraintendimenti e lamentele nei confronti di Dio, e possono persino arrivare a tradirLo. Le conseguenze di ciò non sono forse gravi? Quale cammino percorre in realtà la maggior parte delle persone nella propria fede in Dio? Sebbene ascoltino sermoni da diversi anni e sappiano pronunciare alcune parole e dottrine, di fatto non comprendono realmente la verità. Sebbene affermino di essere disposte a perseguire la verità, poche di loro sono in grado di pagare un prezzo per guadagnarla” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Cosa significa perseguire la verità (11)”). “Giobbe era davvero un uomo di fede. Quando Dio lo benediceva, egli Lo ringraziava. E Lo ringraziò anche quando Dio lo disciplinò e gli tolse tutto ciò che aveva. Dopo aver sperimentato le cose fino alla fine, quando era diventato vecchio e Dio gli aveva portato via tutti i suoi averi e i suoi figli, come reagì Giobbe? Non solo non si lamentò, ma fu in grado di rifiutare Satana e lodò Dio dal cuore, Ne esaltò il nome e Gli rese testimonianza. […] Le persone dicono spesso: ‘Tutto ciò che Dio fa è di beneficio per le persone e contiene le Sue buone intenzioni’. Questa è la verità? (Sì.) Ma tu sei capace di accettare ciò? Quando Dio ti benedice ne sei in grado, ma riesci ad accettarlo quando Egli toglie? Non ne sei capace, invece Giobbe lo era. Egli prese questa affermazione come verità: non amava forse la verità? Dio portò via tutti i suoi averi, causandogli tali enormi perdite, ed egli fu anche colpito da una grave malattia. Ma l’affermazione che fece, ‘Tutto ciò che Dio fa è giusto e contiene le Sue buone intenzioni’, dimostra che nel suo cuore comprendeva pienamente che tutto ciò che aveva gli era stato donato da Dio. Proprio perché comprendeva che questa è la verità, per quanto dolore soffrisse, non aveva lamentele ed era comunque in grado di lodare Dio. A prescindere da ciò che sua moglie diceva, egli fu in grado di rimanere saldo nella sua testimonianza e di esaltare Dio nel proprio cuore. Ecco perché diciamo che Giobbe amava la verità. Inoltre, a prescindere da quali mezzi Dio usasse per metterlo alla prova, egli era in grado di accettare e sottomettersi senza lamentarsi. Anche quando Satana gli portò via i suoi averi e cercò di ucciderlo, o quando lo colpì con piaghe, tutte cose che non sono conformi alle nozioni umane, come reagì Giobbe? Si lamentò di Dio? Non pronunciò una sola parola di lamentela su Dio, anzi disse che il nome di Dio deve essere esaltato. Questo dimostra che Giobbe era capace di sottomettersi alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio, e dimostra anche che egli amava la verità, l’equità e la giustizia. Nel suo cuore, diceva: ‘Dio è così equo con le persone e così giusto! Qualunque cosa Dio faccia è giusta!’ Fu dunque in grado di lodare Dio. Disse: ‘Qualsiasi cosa Dio faccia, non mi lamenterò. Agli occhi di Dio, gli esseri creati non sono altro che vermi. In qualsiasi modo Dio mi tratti, va bene ed è giustificato’. Credeva che tutto ciò che Dio faceva fosse giusto, qualcosa di positivo. A prescindere da quanto fossero ingenti le perdite subite dai suoi averi, da quante difficoltà affrontasse o da quanto dolore sopportasse, non si lamentava di Dio ed era ancora capace di sottomettersi alle Sue orchestrazioni e disposizioni. Questa è una manifestazione dell’amare la verità” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “La conoscenza di sé è essenziale per perseguire la verità”). Riflettendo sulle parole di Dio, sono stata sopraffatta dalla vergogna! Dal mio punto di vista, credere in Dio significava solo ricevere grazia e benedizioni da Lui. Non avrei mai immaginato che un giorno mi sarebbero capitati il giudizio e il castigo di Dio, o le prove e il raffinamento, tanto meno mi ero dotata in anticipo della verità per affrontare il giudizio di Dio. Sebbene conoscessi a memoria le esperienze di Giobbe e potessi recitare a menadito le parole essenziali che aveva detto quando era rimasto saldo nella sua testimonianza, tutto ciò che comprendevo era la dottrina. Giobbe ha sperimentato le prove di Dio perché Lo temeva e fuggiva il male. Ha perso tutti i suoi beni e i suoi figli, e il suo corpo era coperto di piaghe dolorose. È stato deriso dalla moglie e ridicolizzato dagli amici, ma ha comunque mantenuto salda la sua integrità. Nella sua estrema sofferenza, avrebbe preferito maledire il giorno della sua nascita piuttosto che lamentarsi contro Dio o rinunciare al Suo nome. Considerava “Tutto ciò che Dio fa è giusto e contiene le Sue buone intenzioni” come la massima verità da praticare. Fintanto che qualcosa venisse da Dio, buona o cattiva che fosse, poteva accettarla e sottomettersi. Con la sua fede in Dio, la sottomissione a Lui e il timore di Lui, ha sconfitto Satana e reso una clamorosa testimonianza a Dio. A livello dottrinale, sapevo che tutto ciò che Dio fa è giusto e contiene le Sue buone intenzioni, ma quando la mia lunga malattia mi ha portata sull’orlo della morte, la mia vera statura è stata completamente rivelata. Ho iniziato a contare i miei meriti, a lamentarmi del perché Dio non mi proteggesse e persino a pentirmi della mia fede e di tutto ciò a cui avevo rinunciato e per cui mi ero spesa. Quando Dio mi benediceva, ero piena di gratitudine verso di Lui, ma quando ciò che faceva andava contro le mie nozioni, discutevo con Lui e Gli facevo opposizione. Mi mancavano davvero coscienza e ragione; ero così priva di umanità! Allora mi sono prostrata a terra e ho pregato Dio: “Oh Dio, Tu sei il Creatore e io sono un essere creato. Non importa cosa fai, non dovrei avere lamentele né avanzare alcuna pretesa nei Tuoi confronti. Dio, sono disposta a sottomettermi alle Tue orchestrazioni e disposizioni”.
Nei giorni successivi, ho iniziato a sistemare i miei affari. Ho impacchettato i libri delle parole di Dio e ho detto a una sorella dove li avevo messi. Ho anche pregato e cercato come affrontare correttamente la morte. Ho visto un passo delle parole di Dio: “È così che andrebbe considerata la questione della morte. Tutti devono affrontare la morte nella loro vita; in altre parole, la morte è ciò che tutti devono affrontare alla fine del loro cammino. Tuttavia, essa ha nature diverse. Una è che, al momento preordinato da Dio, le persone hanno portato a termine la propria missione e Dio traccia una linea alla fine della loro vita fisica, la quale giunge quindi al termine, ma questo non significa che la loro vita sia finita. Quando la carne di una persona cessa di esistere, la sua vita è finita: le cose stanno così? (No.) La forma in cui la tua vita esisterà dopo la morte dipende da come tratti l’opera e le parole di Dio mentre sei in vita: questo è molto importante. La forma in cui esisterai dopo la morte, o se esisterai o meno, dipende dall’atteggiamento che assumi verso Dio e verso la verità mentre sei in vita. Se durante la tua vita, nell’affrontare la morte e ogni sorta di malattia, il tuo atteggiamento nei confronti della verità è di ribellione, di opposizione e di avversione, allora in che modo esisterai quando la tua vita di carne giunge alla fine? Sicuramente esisterai in un altro modo e la tua vita non proseguirà. Al contrario, se mentre sei in vita, quando possiedi consapevolezza nella carne, il tuo atteggiamento verso la verità e verso Dio è di sottomissione e di lealtà e hai una fede autentica, allora, anche se la tua vita fisica finisce, la tua vita continuerà comunque a esistere in una forma diversa in un altro regno. Questa è la definizione della morte” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (4)”). Dopo aver letto le parole di Dio, mi sono sentita molto calma. Tutti devono affrontare la morte, ma la natura della morte di ogni persona e il suo esito dopo di essa sono molto diversi. Il fatto che ritorni davanti al Creatore o scenda all’inferno con Satana dipende dal suo atteggiamento verso Dio e la verità mentre era in vita. Ho pensato al versetto della Bibbia che dice: “Poi Giobbe morì vecchio e sazio di giorni” (Giobbe 42:17). Giobbe ha temuto Dio e fuggito il male per tutta la vita. Tra gli attacchi e i tormenti di Satana, è rimasto saldo nella sua testimonianza per Dio, il che ha portato conforto al Suo cuore. Di fronte alla morte, Giobbe è stato in grado di sottomettersi dal cuore. La sua mente era calma e pacifica, senza alcuna preoccupazione o paura. Ho capito allora che la morte in sé non è ciò che spaventa. Ciò che spaventa è vivere la propria vita senza perseguire o guadagnare la verità, vivendo ancora secondo la propria indole corrotta e le filosofie sataniche, continuando a ribellarsi a Dio e a opporsi a Lui. Non importa quanto duri tale vita fisica o quanto sia confortevole, è solo temporanea e, dopo la morte, si deve comunque andare all’inferno per essere puniti. Ma se, mentre è in vita, una persona riesce a perseguire la verità e a guadagnare la verità come propria vita, a vivere la realtà del temere Dio e del sottomettersi a Lui come ha fatto Giobbe, e a rimanere salda nella propria testimonianza per umiliare Satana, allora anche se un giorno il suo corpo fisico morisse, sarebbe comunque una persona approvata da Dio. Di fronte alla morte, tutto ciò che avevo rivelato erano fraintendimenti, lamentele e pretese irragionevoli verso Dio. Ero piena di ribellione e opposizione verso di Lui. Anche se avessi continuato a vivere, se la mia indole corrotta non fosse cambiata, alla fine sarei stata comunque eliminata e punita.
In seguito, ho iniziato a riflettere. Dopo aver sperimentato quasi tre anni di malattia, avevo rivelato così tanta ribellione e incomprensione verso Dio. Anche se sapevo che tutto ciò che Egli fa è giusto e che avrei dovuto sottomettermi, di fronte alla morte non riuscivo comunque a sottomettermi, a nessun costo. Potevo persino discutere con Dio e oppormi a Lui. Quale aspetto della mia indole corrotta causava questo? Un giorno, ho visto le parole di Dio: “Prima di decidere di svolgere il loro dovere, nel profondo del cuore gli anticristi traboccano di aspettative verso le loro prospettive, verso il guadagno di benedizioni, una buona destinazione e persino una corona, e nutrono la massima fiducia verso l’ottenimento di queste cose. Vengono nella casa di Dio per svolgere il loro dovere con tali intenzioni e aspirazioni. Allora, lo svolgimento del loro dovere contiene la sincerità, la fede autentica e la lealtà richieste da Dio? A questo punto, non è ancora possibile vedere la loro lealtà, la loro fede e la loro sincerità autentiche, perché prima di svolgere il loro dovere tutti nutrono una mentalità interamente transazionale; tutti decidono di svolgerlo spinti dagli interessi e basandosi anche sul presupposto delle loro ambizioni e dei loro desideri strabordanti. Qual è l’intenzione degli anticristi nell’assolvere il loro dovere? È stringere un accordo, fare uno scambio. Si potrebbe dire che queste sono le condizioni che pongono per assolvere un dovere: ‘Se svolgo il mio dovere, allora devo ottenere benedizioni e avere una buona destinazione. Devo ottenere tutte le benedizioni e i benefici che dio ha detto essere preparati per l’umanità. Se non posso ottenerli, allora non farò questo dovere’. Entrano nella casa di Dio per svolgere il loro dovere con tali intenzioni, ambizioni e desideri. Sembra che abbiano un po’ di sincerità e naturalmente, nel caso di coloro che sono nuovi credenti e stanno appena iniziando a svolgere il loro dovere, lo si può anche definire entusiasmo. Ma non ci sono né fede autentica né lealtà in questo; c’è solo quel grado di entusiasmo. Non può essere chiamato sincerità. A giudicare da questo atteggiamento che gli anticristi hanno nei confronti dell’assolvimento del loro dovere, si tratta di qualcosa di completamente transazionale e pieno dei loro desideri di benefici come guadagnare benedizioni, entrare nel Regno dei Cieli, ottenere una corona e ricevere ricompense. Dunque dall’esterno sembra che molti anticristi, prima di essere espulsi, stiano svolgendo il loro dovere e abbiano persino fatto più rinunce e sofferto di più di una persona comune. Ciò che spendono e il prezzo che pagano sono pari a quelli di Paolo, e non si affannano nemmeno meno di lui. È una cosa che tutti possono vedere. In termini del loro comportamento e della loro determinazione a soffrire e a pagare un prezzo, non è che non dovrebbero ricevere nulla. Tuttavia, Dio non considera una persona in base al suo comportamento esteriore, ma in base alla sua essenza, alla sua indole, a ciò che rivela, alla natura e all’essenza di ogni singola cosa che fa” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte settima”). Dio smaschera che gli anticristi fanno il loro dovere solo per ottenere benedizioni e ricompense. Se non ci fosse un buon esito, né ricompense o benedizioni, un anticristo non crederebbe in Dio, tanto meno soffrirebbe per il suo dovere. Tutto ciò che fa un anticristo riguarda il tentativo di contrattare con Dio, nell’illusoria speranza di scambiare un piccolo prezzo per grandi benedizioni. Ho riflettuto su me stessa. Dopo aver iniziato a credere in Dio e aver appreso delle Sue promesse e benedizioni, e che le persone potevano entrare nel Regno dei Cieli e ottenere la vita eterna, sono diventata attiva nel predicare il Vangelo e nel fare il mio dovere. Per quanto la mia famiglia cercasse di fermarmi, o chi mi circondava mi deridesse o insultasse, o persino quando venivo perseguitata dal gran dragone rosso, non mi sono tirata indietro. Anche quando ero tormentata dalla malattia e non riuscivo a mangiare o dormire, ho perseverato nel mio dovere. Ma quando la mia malattia si è aggravata e ho affrontato la minaccia della morte, mi sono lamentata del perché Dio non mi proteggesse e mi sono persino pentita dei miei anni di rinunce e di quanto mi ero spesa, e mi sono pentita della mia fede. Ciò che ho rivelato non era altro che ribellione e tradimento verso Dio. Ho pensato a Paolo. Ha viaggiato in tutta Europa predicando il Vangelo, ha sofferto molto e ha pagato un caro prezzo, ma la sua sofferenza e il prezzo che ha pagato erano solo per ottenere benedizioni e una corona. Ha detto: “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia” (2 Timoteo 4:7-8). Paolo usava la sua sofferenza e il prezzo che aveva pagato come merce di scambio per cercare di mercanteggiare con Dio, protestando apertamente contro di Lui. Ciò che intendeva era che, in base a quanto si era speso e aveva ottenuto, Dio doveva dargli ricompense, una corona e una buona destinazione; altrimenti, Dio non sarebbe stato giusto. L’indole che avevo rivelato era la stessa di Paolo. In base alle mie azioni, meritavo di perire, ma Dio mi ha comunque permesso di vivere. Questa era un’opportunità per pentirmi, un atto della grande misericordia e grazia di Dio.
Un tempo credevo che, indipendentemente dal fatto che incontrassi persecuzioni, tribolazioni o una malattia potenzialmente letale, fintanto che potessi attenermi al mio dovere, avrei avuto la cura e la protezione di Dio e sarei stata in grado di sopravvivere ed essere salvata. Dalle parole di Dio, ho visto che questo punto di vista era completamente assurdo. Dio Onnipotente dice: “Se una persona può infine ottenere la salvezza non dipende da quale dovere fa, ma dal fatto che riesce a comprendere e guadagnare la verità e infine a raggiungere una sottomissione assoluta a Dio e a mettersi alla mercé della Sua orchestrazione, non tenendo più conto del proprio futuro e destino e diventando un essere creato all’altezza degli standard. Dio è giusto e santo, Egli usa questo standard per misurare tutta l’umanità, e questo standard non cambierà mai: devi ricordarlo” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho finalmente capito che essere salvati non significa aggrapparsi alla pratica esteriore del fare il proprio dovere. Ciò che è cruciale è perseguire e guadagnare la verità nel corso del proprio dovere per ottenere un cambiamento di indole e imparare lezioni nei vari ambienti che Dio predispone, diventando capaci di sottomettersi a Dio ed essere alla mercé delle Sue orchestrazioni proprio come Giobbe. Solo allora si possono soddisfare i requisiti necessari per essere salvati e sopravvivere. Ho preso una decisione nella mia preghiera. Indipendentemente da quale sarebbe stato il mio esito, ero disposta a essere un essere creato dotato di ragione. Se Dio mi avesse permesso ancora di vivere, ero disposta a ricominciare da capo, ad abbandonare la mia intenzione di ottenere benedizioni e a smettere di cercare di contrattare con Dio. Avrei fatto il mio dovere per guadagnare la verità e ripagare l’amore di Dio. Se Dio aveva preordinato che la mia vita doveva finire in quel momento, ero disposta a sottomettermi alle Sue orchestrazioni e disposizioni. Dopo di ciò, il mio stato è migliorato molto. Sebbene la mia malattia continuasse a non migliorare e avessi dolori in tutto il corpo per la maggior parte del tempo, e a volte la mia mente non fosse nemmeno molto lucida, il mio cuore era in pace. Ho pregato Dio più e più volte, disposta a mettere la mia vita e la mia morte nelle Sue mani. Mi sarei sottomessa a qualunque cosa Egli orchestrasse.
In seguito, la mia salute è peggiorata ulteriormente. Anche un sorso d’acqua mi dava nausea e vomitavo. Non avevo nemmeno la forza di camminare. Ciò che ricordo più vividamente è la notte del 18 settembre. Mi sono girata e rigirata tutta la notte, incapace di dormire. All’alba avevo la febbre e il dolore in tutto il corpo era insopportabile. Ho pregato silenziosamente nel mio cuore: “Oh Dio, non credo che ce la farò. Sebbene ci sia molto che sono riluttante a lasciare, sono un essere creato. Che io viva o muoia, che io abbia un buon esito e una buona destinazione o no, tutto ciò che chiedo è di sottomettermi alle Tue orchestrazioni e disposizioni”. Ho pensato alle parole di Dio: “Dio Onnipotente è un medico che può tutto!” “La parola di Dio è una potente medicina! Svergogna i diavoli e Satana! Comprendere la parola di Dio ci dà sostegno. La Sua parola ha un’azione rapida nel salvare i nostri cuori! Dissipa tutto quanto e mette tutto in pace” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Discorsi di Cristo al principio, Cap. 6”). Sì, Dio è onnipotente. La vita e la morte sono racchiuse in un solo pensiero di Dio. I medici possono curare le malattie, ma non possono salvare una vita. Dio è il mio unico sostegno e solo vivendo nelle Sue parole il mio spirito può trovare pace. Riflettendo sulle parole di Dio, mi sono addormentata senza accorgermene. È stata l’unica volta in oltre due anni in cui mi sono addormentata senza prendere sonniferi, e ho dormito per quasi quattro ore. Al risveglio, mi sentivo molto meglio mentalmente e il dolore si era notevolmente attenuato. Era una sensazione troppo meravigliosa per essere descritta a parole. In seguito, è accaduto qualcosa di ancora più miracoloso. Una sera dopo cena, mio marito mi stava aiutando a fare una passeggiata al piano di sotto quando ci siamo imbattuti in una donna della mia età. Mi ha guardata e mi ha chiesto: “Signora, perché è così debole?” Mio marito le ha parlato della mia condizione. Lei ha detto: “Avevo un’amica che era proprio così. È stata curata in un piccolo ospedale qui vicino e ora è completamente guarita”. Il giorno dopo, mio marito mi ha portata in quell’ospedale. Con poche decine di yuan di medicina occidentale, la mia malattia è scomparsa. Un mese dopo, stavo facendo di nuovo il mio dovere normalmente. Cinque mesi dopo, avevo ripreso oltre 20 chili. Sia i fratelli e le sorelle sia i non credenti che mi conoscevano hanno detto tutti che è stato un miracolo. Sapevo chiaramente nel mio cuore che si trattava interamente della misericordia e della grazia di Dio, e delle Sue opere meravigliose. Pensando a quanto ero stata ribelle prima, cercando costantemente di contrattare con Dio e ingannandoLo nel mio dovere, ero davvero indegna di godere di una così grande grazia da parte Sua. Il fatto che io sia ancora viva oggi e in grado di fare il mio dovere è l’immensa misericordia e l’amore di Dio per me. Ringrazio Dio dal profondo del cuore e faccio tesoro di questa preziosa opportunità di fare il mio dovere.
Sebbene la mia carne abbia sopportato qualche sofferenza mentre sperimentavo questa malattia, ciò che ho guadagnato è un tesoro inestimabile. Sono arrivata a capire che credere in Dio non significa ottenere benedizioni o benefici, ma perseguire la verità per essere purificata. Seguire Dio e fare il dovere di un essere creato è la mia responsabilità e raggiungere la sottomissione a Dio e il timore di Lui è l’obiettivo che dovrei perseguire. Attraverso questa esperienza, sono arrivata a riconoscere profondamente che “Quando la malattia colpisce, si tratta dell’amore di Dio, e sicuramente in essa sono contenute le Sue buone intenzioni” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Discorsi di Cristo al principio, Cap. 6”). Questa è la verità, ed è anche un fatto! Questa esperienza è il tesoro più prezioso della mia vita. È l’amore speciale di Dio, un diverso tipo di amore. Grazie a Dio!