I principi valgono anche per la famiglia
di Mike, Corea del SudNell’ottobre del 2004, io e mia moglie abbiamo accettato l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni, e i nostri...
Diamo il benvenuto a chi ricerca la manifestazione di Dio!
Nel maggio del 2025, ho ricevuto una lettera dai leader di livello superiore riguardo a degli arresti di massa nel distretto Nord. Tutti e tre i leader distrettuali erano stati arrestati, insieme a oltre trenta altre persone, tra cui leader della chiesa, diaconi e altri fratelli e sorelle. Oltre a questo, avevamo perso i contatti con tre chiese. In passato, avevo fatto il mio dovere nel distretto Nord e conoscevo bene la situazione del posto, così i leader mi hanno chiesto di andare a gestire le conseguenze. Sapevo benissimo che non c’era spazio per la disattenzione o la negligenza nel gestire le conseguenze, così ho pregato ferventemente Dio affinché mi guidasse a svolgere bene il lavoro. Una volta arrivata lì, io e i fratelli e le sorelle abbiamo collaborato con un solo cuore. In poco più di due settimane, abbiamo trasferito le offerte di Dio e i libri delle Sue parole in case di custodia sicure e abbiamo ricollocato in luoghi sicuri tutti coloro che erano a rischio. Ho potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo. Qualche giorno dopo, i leader hanno inviato un’altra lettera chiedendomi di rimanere nel distretto Nord e di farmi carico del lavoro. Sapevo che la maggior parte delle chiese in quel distretto stava ora affrontando rischi per la sicurezza e che ogni aspetto del lavoro della chiesa era irto di difficoltà, quindi dovevo assumermi questa responsabilità. Così, mi sono buttata attivamente nel lavoro. Poiché così tanti leader e lavoratori della chiesa nel distretto Nord erano stati arrestati, dovevamo eleggerne più di una dozzina di nuovi. Ho subito condiviso con i nuovi leader distrettuali sui principi per l’elezione di leader e lavoratori e insieme abbiamo vagliato i potenziali candidati, sperando di selezionarli il prima possibile. Tuttavia, alcuni fratelli e sorelle stavano affrontando rischi per la sicurezza, alcuni erano limitati dalle loro famiglie e altri avevano paura di essere arrestati. Dopo diversi giorni, non riuscivamo ancora a trovare persone adatte ad assumersi il lavoro. La cosa ancora più complicata era che avevamo perso i contatti con alcune chiese e dovevamo trovare un modo per raggiungerle, altrimenti certe lettere non avrebbero potuto essere consegnate in tempo. Inoltre, i supervisori del Vangelo e i capigruppo di irrigazione in alcune chiese erano stati arrestati e dovevamo trovare persone che subentrassero nel loro lavoro. Vedendo che il lavoro che mi aspettava era pieno di difficoltà e sapendo che ci sarebbe voluto un grande sforzo per risolverle una per una, mi sentivo sopraffatta al solo pensiero. Non potevo fare a meno di pensare alla mia chiesa precedente, dove non c’erano così tanti problemi e la situazione non era così preoccupante ed estenuante. Ho pensato: “Come sarebbe bello se potessi tornare a fare il mio dovere lì!” In cuor mio sapevo che il lavoro non poteva fermarsi, indipendentemente da quante difficoltà ci fossero, ma mi sentivo già schiacciata di fronte a così tante sfide. Pensavo: “Non è che non sia disposta a fare il lavoro, ma questa è la realtà della situazione. Queste difficoltà non possono essere risolte dall’oggi al domani. Farò solo quello che posso e ciò che non riesco a finire oggi lo continuerò semplicemente domani”. Con quel pensiero, ho smesso di affrontare urgentemente quei problemi. Il lavoro che avrebbe potuto essere fatto in un giorno veniva trascinato a quello successivo. Per alcune questioni, mi limitavo persino a offrire qualche parola superficiale in condivisione senza risolverle davvero, il che faceva sì che il lavoro procedesse a rilento.
Qualche giorno dopo, i leader di livello superiore mi hanno inviato una lettera per potarmi: “Sono passate un paio di settimane, perché non c’è stato alcun progresso nell’elezione dei nuovi leader e lavoratori? Perché te la prendi comoda con un compito così urgente?” La lettera ha anche analizzato a fondo le mie manifestazioni, dicendo che la loro natura equivaleva a rinunciare al mio dovere. Mi sono sentita trattata in modo piuttosto ingiusto e ho ribattuto interiormente: “Non è che voi non conosciate le effettive difficoltà qui. Ho pagato un prezzo, ma semplicemente non ci sono stati risultati. Cosa avrei dovuto fare? Non è che non stia collaborando. Come potete dire che sto rinunciando? Semplicemente non riesco più a fare questo dovere. Trovate qualcuno con capacità lavorative per farlo”. Proprio in quel momento, ho letto un passo delle parole di Dio citato nella lettera dei leader: “Ogni persona, nel credere in Dio, nel fare il proprio dovere e nel servire Dio, si ritrova spesso in stati di negatività e debolezza o a voler fuggire, indipendentemente dal tipo di difficoltà che sta affrontando. Questo perché, mentre credono in Dio, le persone incontreranno inevitabilmente molte difficoltà nella vita quotidiana e nella sopravvivenza, o difficoltà con il loro dovere, così come difficoltà personali. Queste difficoltà spesso turbano e colpiscono le persone, portandole a diventare deboli, negative ed elusive, a sviluppare fraintendimenti su Dio e a non riuscire a percepire l’opera dello Spirito Santo, in ambienti e contesti speciali che coinvolgono cose come i loro interessi, la vita e la morte, e così via. In tali situazioni, quando le persone non comprendono le intenzioni di Dio o perdono la fede in Lui, o quando non vedono alcuna speranza e non riescono a percepire l’evidente opera di Dio, la maggior parte sceglierà di abbandonare le responsabilità a cui dovrebbe adempiere. Che sia temporaneo o permanente, a Mio avviso, il loro abbandonare in questo modo è un voltare le spalle al lavoro. Vale a dire, quando le persone incontrano queste difficoltà e cadono nella negatività e nella debolezza, nel fraintendere Dio e nell’essere deluse da Lui, scegliendo di abbandonare e sottrarsi invece di affrontare le difficoltà o sopportare il dolore per restare al proprio posto, ai Miei occhi, questo tipo di manifestazione e di comportamento si chiama voltare le spalle al lavoro” (La Parola, Vol. 7: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (37)”). Dio smaschera il fatto che quando le persone incontrano varie difficoltà nel fare il proprio dovere, diventano negative e deboli e vogliono sfuggirvi o abbandonarlo. Che lo abbandonino temporaneamente o permanentemente, fintanto che non riescono ad affrontare le difficoltà con coraggio, tenendo fede al proprio dovere, questo tipo di manifestazione equivale a rinunciare ai propri doveri. Ho riflettuto su me stessa e ho visto che le mie manifestazioni erano esattamente ciò che Dio aveva smascherato. Sapevo benissimo che, a causa degli arresti di massa, alle chiese mancavano più di una dozzina di leader e lavoratori che dovevano essere eletti urgentemente. Avrei dovuto inserire rapidamente nuovi leader e lavoratori in modo che i fratelli e le sorelle potessero riprendere una normale vita della chiesa e i vari aspetti del lavoro potessero andare avanti. Questa era la mia responsabilità; era il dovere che avrei dovuto fare. Tuttavia, risolvere questi problemi richiedeva di pagare un grande prezzo, così sono diventata passiva e negativa. Non volevo affrontare le difficoltà con coraggio e superarle; invece, volevo scappare e abbandonare il mio dovere. La natura di questo comportamento era una rinuncia ed era tradire Dio. Non molto tempo dopo, ho saputo che in alcune chiese del distretto Nord, la mancanza di leader e lavoratori faceva sì che alcuni fratelli e sorelle non potessero leggere le parole più recenti di Dio o vivere la vita della chiesa, vivevano tutti in negatività, debolezza, timore e paura. Quando l’ho saputo, ho provato un profondo senso di autoaccusa. Non mi aspettavo che il mio non aver eletto tempestivamente nuovi leader e lavoratori avrebbe portato a conseguenze così gravi!
In quel momento, ho ripensato alle parole di Dio che smascherano le conseguenze per le persone che rinunciano ai propri doveri, così le ho trovate per leggerle. Dio Onnipotente dice: “Se il problema del voltare le spalle al lavoro si presenta nei credenti comuni, ha scarso impatto sul lavoro della chiesa e influenza solo l’individuo. Quando invece si tratta di qualcuno che sta servendo Dio, di qualsiasi livello sia come leader o lavoratore, se volta le spalle al lavoro e vi rinuncia, questo ha un grave impatto sul lavoro della casa di Dio. Non influisce solo sulla vita della chiesa, ma anche sul lavoro di diffusione del Vangelo. Il lavoro della chiesa, o il lavoro complessivo della casa di Dio, viene quindi influenzato e disturbato perché questa persona è diventata elusiva e ha voltato le spalle al lavoro. […] Se i leader e i lavoratori non svolgono un lavoro reale, non implementando o non seguendo il lavoro, ciò non causerà un grande impatto per i primi giorni: i fratelli e le sorelle saranno in grado di nutrirsi delle parole di Dio normalmente e di riunirsi e fare i propri doveri normalmente. Se la cosa va avanti per molto tempo, invece, con i fratelli e le sorelle che non ricevono disposizioni lavorative dal Supremo né provvista, sostegno e aiuto per il loro ingresso nella vita, allora la loro vita di chiesa e il lavoro della loro chiesa subiranno conseguenze come mancanza di concentrazione e coesione, stagnazione e perdita dell’opera dello Spirito Santo. Quindi questo è un problema molto serio. Se una tale situazione si presenta mentre qualcuno sta servendo Dio, allora questa persona che sta servendo Dio, o un leader o lavoratore di un livello superiore a lei, dovrebbe assumersene la responsabilità. In realtà, questa responsabilità è qualcosa di cui non sei in grado di farti carico; perché, allora, parlo di assumersi la responsabilità? Perché, quando ti presenterai davanti a Dio per renderne conto, non ne sarai capace. Dio ti ha affidato il Suo popolo eletto e il lavoro di una o più chiese, ma tu, quando sono emerse alcune circostanze speciali, hai smesso di lavorare e ti sei invece occupato dei tuoi affari privati e delle tue difficoltà, lavandoti le mani del lavoro della chiesa. Agli occhi di Dio, questa è una grave trasgressione che hai commesso mentre Lo servivi; questo è qualcosa che Egli detesta e condanna” (La Parola, Vol. 7: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (37)”). Dio smaschera come le conseguenze del rinunciare al proprio dovere siano molto gravi; si tratta di una grave trasgressione. Quando leader e lavoratori vi rinunciano, sia la vita della chiesa che il lavoro della chiesa ne risentono gravemente e quest’ultimo può persino fermarsi. In quanto leader, io ho rinunciato in un momento critico. Non eleggendo tempestivamente nuovi leader e lavoratori, ho influito sul lavoro dell’intero distretto. Il PCC sta arrestando freneticamente i nostri fratelli e sorelle e disturbando l’opera di Dio, ma io non ho fatto del mio meglio per salvaguardare il lavoro della chiesa. Al contrario, sono rimasta a guardare impassibile mentre cadeva nel caos solo per far soffrire di meno la mia carne. Ero così priva di umanità! In un momento critico, mi stavo schierando con Satana e stavo ostacolando il lavoro della chiesa. Se non mi fossi ravveduta, sarei stata detestata ed eliminata da Dio. Così ho pregato Dio, disposta a ravvedermi. Non volevo più vivere in mezzo a quelle difficoltà e Gli ho chiesto di guidarmi nel risolvere questi problemi.
Dopo di che, ho letto un passo delle parole di Dio che i leader mi avevano inviato: “Cosa dovresti fare quando incontri qualcosa di difficile? Non temere: senza difficoltà, la tua statura e la tua levatura non possono essere dimostrate. La vita è piena di difficoltà varie e le persone trascorrono la vita affrontando una difficoltà dopo l’altra. Nell’affrontare costantemente difficoltà, se cerchi le verità principi e risolvi queste difficoltà, non guadagnerai forse la capacità di risolvere le difficoltà? La tua levatura e il tuo carattere non miglioreranno? Inoltre, quando avrai i principi per risolvere le difficoltà e li metterai in pratica, non avrai forse l’ingresso nella vita? Risolvendo le difficoltà, guadagni la verità realtà: la tua vita non sperimenterà forse una crescita graduale? Quindi, le difficoltà sono una buona cosa. Più ti trovi ad affrontarne, più la tua sincerità può essere rivelata e più la tua fede in Dio viene testata. Non aver paura delle difficoltà e non aver paura dei fallimenti e delle battute d’arresto” (La Parola, Vol. 7: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (37)”). Dalle parole di Dio ho capito che incontrare difficoltà nel proprio dovere non è una cosa negativa, ma positiva. Le difficoltà rivelano la vera statura di una persona ed è solo in mezzo alle difficoltà che le persone pregheranno ferventemente Dio, si affideranno a Lui e cercheranno le Sue intenzioni. Nel processo di risoluzione delle difficoltà, non solo aumenta la nostra fede in Dio, ma arriviamo anche a comprendere alcune verità principi e la nostra vita cresce. Pensavo che la mia disponibilità a rischiare il pericolo per spostare le offerte di Dio e i libri delle Sue parole significasse che possedevo una certa verità realtà e una certa statura. Tuttavia, sono stata rivelata quando ho incontrato delle difficoltà nell’eleggere nuovi leader e lavoratori. In mezzo alle difficoltà, non ho pregato Dio né mi sono affidata a Lui, né ho cercato le verità principi per risolvere i problemi. Ho invece cercato di scappare e tirarmi indietro, ho persino pensato di rinunciare e tradire Dio. Non avevo alcuna statura! La chiesa stava effettivamente affrontando difficoltà di ogni tipo dopo gli arresti di massa, ma per me era una grande opportunità per imparare ad affidarmi a Dio e crescere nella vita sotto la Sua guida. Leggere le parole di Dio mi ha dato fede e sono diventata disposta ad affidarmi a Lui per risolvere queste difficoltà, perciò ho pregato Dio, pronta a collaborare. Successivamente, abbiamo riorganizzato l’elenco dei candidati per i ruoli di leader e lavoratori. Abbiamo affrontato le difficoltà e i problemi di quei fratelli e sorelle condividendo sulla verità per aiutarli a risolverli e in breve tempo abbiamo selezionato delle persone adatte per il lavoro della chiesa. Dopodiché, quasi tutti i fratelli e le sorelle hanno potuto ricevere le parole più recenti di Dio e vivere una vita della chiesa. In questa collaborazione concreta, ho visto davvero la guida di Dio e la mia fede è aumentata!
Mi sono quindi chiesta: “Perché penso di rinunciare ogni volta che incontro delle difficoltà? Qual è la causa principale di questo problema?” Mentre cercavo, ho letto due passi delle parole di Dio: “Per molti anni, i pensieri sui quali gli uomini hanno fatto affidamento per la loro sopravvivenza ne hanno corroso i cuori al punto da farli diventare infidi, codardi e spregevoli. Non solo non possiedono forza di volontà né determinazione, ma sono anche diventati avidi e arroganti e fanno di testa loro. Manca del tutto in loro la determinazione a trascendere il loro io e, ancor più, non hanno un briciolo di coraggio per liberarsi dai vincoli di questi oscuri influssi. I pensieri e la vita degli uomini sono talmente corrotti che i loro punti di vista dietro la fede in Dio sono rimasti insopportabilmente orribili e sono persino completamente offensivi da ascoltare. Gli uomini sono tutti codardi, impotenti, spregevoli e fragili. Non detestano le forze delle tenebre e non provano amore per la luce e la verità, ma al contrario fanno di tutto per espellerle” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Perché non vuoi essere un contrasto?”). “I falsi leader non svolgono un lavoro reale, ma sanno come agire da funzionari. Qual è la prima cosa che fanno, una volta diventati leader? È comprare il favore delle persone. Si comportano secondo l’approccio ‘i nuovi funzionari non vedono l’ora di farsi notare’: per prima cosa compiono alcune azioni per ingraziarsi le persone e gestiscono alcune cose che migliorino il benessere quotidiano di ciascuno. Prima di tutto cercano di fare buona impressione su di loro, di mostrare a tutti che sono in sintonia con la massa, in modo che tutti li lodino e dicano: ‘Questo leader si comporta nei nostri confronti come un genitore!’ Poi assumono ufficialmente il comando. Sentono che ora hanno il sostegno popolare e che la loro posizione è sicura; quindi iniziano a godere dei vantaggi del prestigio, come se fossero loro dovuti. I loro motti sono: ‘La vita è tutta incentrata sul mangiare e vestirsi bene’, ‘La vita è breve, quindi goditela finché puoi’ e ‘Oggi bevi il vino di oggi; di domani, preoccupatene domani’. Godono di ogni giorno così come viene, si divertono mentre possono e non pensano al futuro, né tanto meno hanno considerazione delle responsabilità che un leader dovrebbe assumersi e dei doveri che dovrebbe svolgere. Predicano alcune parole e dottrine e svolgono alcuni compiti per salvare le apparenze per pura routine, ma non svolgono alcun lavoro reale. Non stanno portando alla luce i problemi reali della chiesa e risolvendoli definitivamente, quindi che senso ha che svolgano compiti così superficiali? Non è forse ingannevole? Si possono affidare compiti importanti a dei falsi leader di questo tipo? Sono in linea con i principi e le condizioni della casa di Dio per la selezione di leader e lavoratori? (No.) Queste persone non hanno alcuna coscienza né ragione, sono prive di qualsiasi senso di responsabilità, eppure desiderano lo stesso assumere una posizione ufficiale, essere un leader nella chiesa: perché sono così spudorate? Alcune persone che hanno senso di responsabilità, se possiedono scarsa levatura, non possono essere leader, per non parlare di persone inutili che non hanno alcun senso di responsabilità; costoro sono ancora meno qualificati per il ruolo di leader” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori, “Le responsabilità di leader e lavoratori (8)”). Meditando sulle parole di Dio, ho capito che la causa principale del mio tirarmi indietro e rinunciare di fronte alle difficoltà nel mio dovere era la paura che la mia carne soffrisse. Ero stata influenzata da veleni satanici come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino” e “Cogliere il piacere dell’attimo, perché la vita è breve”. Pensavo che le persone dovessero vivere per godere della comodità della carne e non dovessero soffrire troppo, e che sarebbe stato semplicemente troppo penoso soffrire e adoperarsi tutto il giorno. Pertanto, non ero disposta a soffrire o a pagare un prezzo in nulla di ciò che facevo. Ad esempio, quando lavoravo in fabbrica, sentivo che il lavoro era troppo faticoso e comportava troppa sofferenza, così ho semplicemente aperto un negozio per conto mio. In questo modo, potevo riposare quando volevo e vivere una vita rilassata e senza stress. Ero rimasta così anche dopo aver iniziato a credere in Dio. Ogni volta che c’era un compito difficile o qualcosa che richiedeva molta riflessione per essere risolto, aspettavo che il fratello con cui collaboravo iniziasse a farlo e io mi limitavo a seguirlo a ruota. Questa volta, la chiesa era stata colpita da arresti di massa e l’elezione di nuovi leader e lavoratori era una questione della massima urgenza. Avrei dovuto trovare un modo per eleggerli il prima possibile in modo che il lavoro della chiesa potesse funzionare normalmente. Tuttavia, non ero disposta a soffrire di più o a pagare un prezzo maggiore, perciò rimandavo le cose, evitavo le difficoltà e rinunciavo, finendo per ritardare il lavoro. Ho visto che vivere secondo i veleni satanici mi rendeva incredibilmente egoista e spregevole. Per quanto fosse importante o urgente il lavoro della casa di Dio, pensavo solo a non causare sofferenza a me stessa. Mi importava solo della comodità della mia carne e non mostravo alcuna considerazione per le intenzioni di Dio. Non prendevo in considerazione né il lavoro della casa di Dio né l’ingresso nella vita dei miei fratelli e sorelle. Non avevo proprio alcuna coscienza o ragionevolezza! Ero una leader, ma non avevo svolto un lavoro reale, con la conseguenza che i miei fratelli e sorelle non erano in grado di vivere la vita della chiesa. Non ero forse una falsa leader? Una persona inutile? Rendendomene conto, ho provato un profondo odio verso me stessa. Ho pregato Dio affinché non vivessi più secondo questi veleni satanici.
In seguito, ho riflettuto su come avrei dovuto praticare quando avessi incontrato di nuovo delle difficoltà. Un giorno, ho letto le parole di Dio: “L’uomo utilizzato dallo Spirito Santo ha una certa pratica concreta nel non voltare le spalle al lavoro. Vale a dire, quando affronta difficoltà o problemi nel lavoro della chiesa, non cerca una via d’uscita né si lascia una via d’uscita per sé stesso. Inoltre, non diventa negativo né debole e tanto meno si lamenta. Invece, affronta le difficoltà attivamente e positivamente, tenta ogni mezzo per pregare e cercare e poi attende l’illuminazione e la guida di Dio. Queste sono tutte manifestazioni concrete del non voltare le spalle al lavoro. […] Indipendentemente dal periodo in cui è stato, dalle difficoltà che ha incontrato e dal fatto che le condizioni abbiano permesso di risolvere le difficoltà oppure no, l’uomo utilizzato dallo Spirito Santo non ha mai abbandonato né si è tirato indietro, quindi ha mietuto un grande raccolto lungo il cammino. Proprio perché non si tira indietro e in modo attivo e positivo collabora, cerca e si presenta davanti a Dio per pregare in qualunque situazione incontri, nel corso della sua collaborazione attiva e positiva, Dio lo ha illuminato a poco a poco, operando in lui le molte verità che dovrebbero essere comprese, i principi e i metodi dello svolgimento del lavoro, così come l’obiettivo che Dio intende raggiungere nel compiere ogni aspetto dell’opera e il significato del compierne ogni aspetto, in modo che egli li comprenda e li afferri a poco a poco. Un motivo molto importante per cui è riuscito a mietere questo raccolto è che, quando ha incontrato varie difficoltà, non si è mai tirato indietro; invece, come Noè, è sempre rimasto al suo posto da quando ha accettato l’incarico da parte di Dio: qualsiasi difficoltà incontri, egli prega Dio e si affida a Lui, cercando ogni mezzo per risolverle, e non ha mai voltato le spalle al lavoro” (La Parola, Vol. 7: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (37)”). L’uomo utilizzato dallo Spirito Santo non rinuncia mai quando incontra delle difficoltà. Per quanto grandi siano le difficoltà nel lavoro della chiesa, non si lamenta mai né diventa mai negativo. Prega e cerca in modo proattivo e tenta ogni mezzo possibile per risolvere le difficoltà, facendo del suo meglio per compiere tutto ciò che è in suo potere. Quando ho confrontato il mio atteggiamento con quello dell’uomo utilizzato dallo Spirito Santo verso il lavoro della casa di Dio, ho provato profonda vergogna, ma mi sono sentita anche molto ispirata. Dovevo prendere a modello l’uomo utilizzato dallo Spirito Santo. Quando avessi incontrato delle difficoltà, non avrei dovuto tirarmi indietro né rinunciare, ma avrei dovuto affidarmi a Dio e cercare la verità per risolverle.
Alla fine di settembre, il PCC ha lanciato un’altra ondata di arresti di massa e molti altri fratelli e sorelle in tutto il distretto sono stati arrestati. Di fronte a questa situazione reale, mi sono trovata di nuovo in una posizione difficile. Non avevamo nemmeno finito di eleggere tutti i leader e lavoratori in sostituzione dopo l’ultima ondata di arresti, e ora ne era arrivata un’altra. Ora sarebbe stato ancora più difficile trovare candidati adatti per il ruolo di leader. Avrei dovuto soffrire molto per svolgere bene il lavoro della chiesa. A questo punto, mi sono resa conto che stavo di nuovo bramando le comodità della carne, così ho pregato subito Dio. Ho ripensato a ciò che Dio aveva condiviso sull’uomo utilizzato dallo Spirito Santo, come non si tirasse mai indietro né rinunciasse, per quanto le cose diventassero difficili, e come facesse il suo dovere con tutte le sue forze. Ho pensato anche a Noè, che perseverò nella costruzione dell’arca per 120 anni. Le difficoltà che aveva affrontato erano di gran lunga maggiori di quelle del mio dovere. Ricordando queste cose, mi sono sentita molto ispirata e ho guadagnato la determinazione per affidarmi a Dio e svolgere il lavoro. Per prima cosa ho scritto una lettera ai leader distrettuali per condividere con loro, incoraggiandoli a non vivere tra le difficoltà, poi ho vagliato i membri della chiesa alla ricerca di candidati per i ruoli di leader. Quando incontravo delle difficoltà, le affrontavo in modo proattivo, pregavo Dio e cercavo da Lui, condividevo anche con i fratelli e le sorelle che comprendevano la verità. Le difficoltà sono state risolte una dopo l’altra e, pochi giorni dopo, abbiamo trovato diverse persone adatte. Attraverso questo periodo di esperienza, ho imparato ad affidarmi a Dio nelle difficoltà e ho anche guadagnato una certa comprensione della mia indole corrotta dell’essere egoista, spregevole e dell’indulgere nelle comodità della carne. Ho anche trovato alcuni cammini di pratica corretti per fare bene il mio dovere. Questi erano guadagni che non avrei potuto ottenere in una situazione confortevole. Grazie a Dio!
di Mike, Corea del SudNell’ottobre del 2004, io e mia moglie abbiamo accettato l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni, e i nostri...
di Chen Wen, CinaNel 2022, irrigavo i nuovi arrivati nella chiesa. All’inizio di agosto, ho saputo che tutti i nostri leader distrettuali...
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