Il fardello dell’ipocrisia
di Suwan, Cina Nell’agosto del 2020, sono stata destituita dalla mia posizione di capo perché avevo perseguito il prestigio ed ero stata...
Diamo il benvenuto a chi ricerca la manifestazione di Dio!
Nel marzo del 2024, la supervisora è venuta da noi a riassumere i problemi e a parlare del lavoro. Quando abbiamo discusso un sermone insieme, sono stata la prima a esprimere la mia opinione, ma l’opinione espressa era sbagliata e allora ne ho espresse altre due di seguito, anch’esse errate. Questo mi ha causato un grosso imbarazzo. “Ho commesso così tanti errori nella mia prima interazione con la supervisora. È così vergognoso! La sorella con cui collaboravo è riuscita a individuare alcuni problemi anche se ha appena iniziato a fare quel dovere, mentre io mi addestravo da molto tempo, eppure continuavo a vedere le cose in modo sbagliato. La supervisora penserà che non sono brava come la sorella appena arrivata? La prossima volta non sarò così veloce a esprimere la mia opinione. Aspetterò che tutti abbiano parlato e poi condividerò, sarà più sicuro”. Il giorno dopo, mentre leggevamo insieme un sermone, ho riflettuto attentamente su di esso e ho trovato alcuni problemi. Tuttavia, non ero sicura di vederli nella maniera corretta e ho pensato: “Questa volta devo essere furba. Ascolterò prima la valutazione degli altri. Poi, al momento di condividere, unirò i punti di vista di tutti gli altri. Questa modalità è più affidabile e darà anche l’impressione che so individuare i problemi e che la mia levatura non è così male”. Tuttavia, il tempo passava e nessuno diceva nulla. Ho visto con la coda dell’occhio che erano ancora tutti immersi nei loro pensieri e ho iniziato a riflettere: “Anche se ormai è passato parecchio tempo, non posso essere io la prima a parlare. Sarebbe troppo imbarazzante se dicessi di nuovo qualcosa di sbagliato”. Così ho fatto finta di riflettere scrupolosamente sul problema. Solo dopo molto tempo alcune sorelle hanno iniziato a parlare. Dopo che tutti avevano finito di condividere la propria opinione, ho unito i loro punti di vista con i miei e li ho discussi insieme. Ero parecchio nervosa mentre parlavo: temevo che la mia idea fosse sbagliata e che avrei perso la faccia di nuovo. In seguito, l’analisi fatta dalla supervisora era fondamentalmente in linea con la mia opinione. Sono stata segretamente felice nel mio cuore e ho sentito di essere riuscita a salvare un po’ d’orgoglio. Ma, dopo due giorni, la supervisora ha notato che non eravamo attivi nell’esprimere le nostre opinioni durante la discussione sui sermoni; rimandavamo e sprecavamo tempo. Ha smascherato i nostri problemi. Mi sono detta che facevo quel dovere da tanto ed ero la capogruppo. Avrei dovuto condividere attivamente e guidare tutti nella discussione, eppure non avevo condiviso neanche quando avevo delle opinioni. Non stavo forse sprecando solo tempo? Successivamente, quando abbiamo discusso di nuovo i sermoni, ho preso l’iniziativa di esprimere le mie opinioni, discutendo tutti i problemi che avevo individuato. Tuttavia, quando non sono riuscita a penetrare alcuni problemi e i miei commenti sono stati unilaterali e imprecisi, mi sono sentita davvero in imbarazzo. Dopo aver espresso qualche volta la mia opinione sono diventata di nuovo passiva, sempre in attesa di essere l’ultima a parlare. Sono anche diventata sempre più timorosa di discutere i sermoni, con la costante paura che le mie carenze venissero esposte. Ogni volta che esprimevo la mia opinione, mi sentivo sotto forte pressione e pensavo perfino di non voler fare questo dovere.
Un giorno, mentre stavamo discutendo i problemi presenti nei sermoni, la supervisora mi ha chiamata per nome chiedendomi di parlare per prima. Non ho parlato. Lei mi ha detto: “Tu sei la capogruppo. Perché non prendi mai l’iniziativa di condividere? Non hai opinioni o sei vincolata dalla tua indole corrotta?” In seguito, la supervisora ha trovato un passo delle parole di Dio: “La collaborazione armoniosa è un principio di pratica nello svolgimento del dovere. Fintanto che ci dedichi tutto il tuo cuore, tutto il tuo impegno e la tua devozione, e offri tutto ciò di cui sei capace, stai svolgendo bene il tuo dovere. Se hai un pensiero o un’idea, condividili con gli altri; non tenerteli per te e non nasconderli. Se hai dei suggerimenti, offrili; di chiunque sia un’idea, se è conforme alla verità va accettata e bisogna obbedirvi. Comportati così, e avrai ottenuto una collaborazione armoniosa. Questo è ciò che significa svolgere il proprio dovere con devozione. Nello svolgimento del tuo dovere, non ti è richiesto di farti carico di ogni cosa da solo, né di lavorare fino allo sfinimento, e nemmeno di essere ‘l’unico fiore sbocciato’ o un cane sciolto; piuttosto, ti è richiesto di apprendere come collaborare con gli altri in armonia, e di fare tutto ciò che puoi, adempiere le tue responsabilità e metterci tutto il tuo impegno. Questo è ciò che significa svolgere il tuo dovere. […] Potrai forse avere poca forza, ma se sei capace di collaborare con le altre persone e sei in grado di accettare suggerimenti appropriati, e se hai le giuste motivazioni e sai tutelare il lavoro della casa di Dio, allora sei una persona giusta. A volte riesci a risolvere un problema e a portare beneficio a tutti con una sola frase; a volte, dopo che hai tenuto condivisione in merito a un’unica affermazione della verità, tutti hanno un cammino da seguire, sono in grado di collaborare in armonia, si impegnano insieme, uniti nel cuore, e condividono gli stessi punti di vista e opinioni, così il lavoro è particolarmente efficace. Anche se forse nessuno ricorderà che hai svolto questo ruolo, e anche se forse non avrai la sensazione di aver fatto un grande sforzo, agli occhi di Dio sarai una persona che pratica la verità, che agisce in conformità ai principi. Dio ricorderà ciò che hai fatto. È questo che si definisce svolgere il proprio dovere con devozione” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Adempiere bene il proprio dovere richiede un’armoniosa collaborazione”). La supervisora ha condiviso dicendo: “Dio richiede che collaboriamo armoniosamente, che abbiamo le giuste intenzioni e che tuteliamo il lavoro della chiesa quando facciamo i nostri doveri. Per esempio, quando discutiamo insieme i sermoni, dovremmo prendere l’iniziativa di parlare di quanti più problemi riusciamo a individuare, aprirci con un cuore semplice e imparare dai punti di forza degli altri per compensare le nostre debolezze. Anche se non condividiamo su di essi in modo così completo come gli altri, almeno le nostre intenzioni sono giuste e, così facendo, stiamo praticando la verità. Se ci nascondiamo e ci mascheriamo costantemente, proteggendo i nostri interessi personali, a Dio non piacciono le persone che fanno così. Inoltre, ormai lavoriamo insieme da un po’ di tempo e tutti ci comprendiamo a vicenda. Se continuiamo solo a nasconderci e a mascherarci, pensando che, se restiamo zitti, gli altri non noteranno le nostre carenze, questo è molto sciocco. Non solo non riusciremo a fare progressi sulle verità principi, ostacoleremo anche lo svolgimento del nostro dovere. Se questa cosa si protrae a lungo, perderemo l’opera dello Spirito Santo”. Quando ho ascoltato la condivisione della supervisora, il mio volto si è acceso di imbarazzo e ho sentito una fitta al cuore. Svolgevo il mio dovere in quel gruppo da molto tempo e, indipendentemente da quanti problemi riuscissi a individuare, avrei dovuto aprirmi con un cuore semplice e parlarne, guidando tutti in una discussione attiva. Questo è avere considerazione verso il lavoro ed è una manifestazione del praticare la verità. Tuttavia, avevo tenuto conto solo del mio orgoglio e non avevo trattato correttamente le mie manchevolezze. Pensavo che esprimere per prima le mie opinioni e idee avrebbe esposto le mie carenze, dando l’impressione che avessi scarsa levatura. Perciò, aspettavo che tutti gli altri avessero finito di esprimere le loro opinioni prima di unirle alla mia comprensione. In questo modo, potevo essere più esaustiva e specifica, così le persone mi avrebbero ammirata e io avrei fatto una bella figura. Come capogruppo, non avevo tenuto conto del lavoro e mi vergognavo quando commettevo errori, quindi cercavo in ogni modo possibile di coprirli e mascherarmi affinché nessuno mi capisse a fondo. Di conseguenza, rimanevo lì passiva mentre i problemi venivano discussi, rallentando l’avanzamento del lavoro. Non stavo affatto svolgendo il mio dovere. Al contrario, stavo usando le discussioni sui sermoni come occasioni per mettermi in mostra e farmi ammirare dagli altri. Ero sempre l’ultima a esprimere la mia opinione. Anche se le opinioni che esprimevo erano più complete e mi salvavo la faccia, non riuscivo a scoprire le mie manchevolezze e pensavo addirittura di essere brava a valutare i problemi. In realtà, tutti sapevano com’è la mia levatura, ma io stavo ancora mettendo in scena uno spettacolo e ammirando la mia performance come una pagliaccia. Ero davvero troppo sciocca!
Di notte, ho pregato Dio: “Caro Dio, in questo periodo ho vissuto costantemente per l’orgoglio e il prestigio e ho sempre avuto paura di esprimere le mie opinioni. Tuttavia, non ho ancora nessuna comprensione della mia corruzione. Ti supplico di guidarmi a conoscere i miei problemi”. Dopo aver pregato, mi è venuto in mente un passo delle parole di Dio che avevo letto in precedenza e l’ho cercato per rifletterci su. Dio dice: “Alcuni parlano poco a causa della scarsa levatura o della semplicità mentale, della mancanza di pensieri complessi, mentre quando è l’anticristo a parlare raramente, il motivo è un altro: è un problema di indole. Gli anticristi parlano raramente quando sono con gli altri e non esprimono facilmente le proprie opinioni su ciò di cui parlano gli altri. Perché non le esprimono? In primo luogo, sicuramente sono sprovvisti della verità e non riescono a vedere chiaramente le cose. Se parlassero, potrebbero commettere degli errori ed essere capiti a fondo; temono di essere guardati dall’alto in basso, quindi si fingono taciturni e simulano profondità, rendendo agli altri difficile valutarli e persino facendo sì che gli altri pensino che siano saggi ed eminenti. In questo modo, le persone non osano sottovalutare gli anticristi e, vedendo il loro aspetto apparentemente calmo e composto, li tengono perfino in grande considerazione, non osando assolutamente snobbarli. Questo è l’aspetto subdolo e malvagio degli anticristi. Non esprimono facilmente le loro opinioni perché queste per la maggior parte non sono in linea con la verità, e sono invece nozioni e fantasie umane, del tutto inadatte a essere portate alla luce del sole. Quindi rimangono in silenzio. Dentro di loro, sperano anche di ottenere un po’ di luce da poter emettere per far sì che gli altri li tengano in grande considerazione, ma, poiché ne sono sprovvisti, restano silenziosi e nascosti durante le condivisioni sulla verità, appostati nell’ombra come fantasmi in attesa di un’opportunità. Quando qualcun altro esprime la sua luce, trovano il modo di farla propria, esprimendola in altri termini per mettersi in mostra. Ecco quanto sono astuti gli anticristi. Qualsiasi cosa facciano, cercano di distinguersi e di essere superiori, perché solo così si sentono soddisfatti. Se non ne hanno l’opportunità, per prima cosa si nascondono e tengono le loro opinioni per sé. Questa è l’astuzia degli anticristi. Per esempio, quando la casa di Dio distribuisce un sermone, alcuni dicono che sembra costituito da parole di Dio, mentre ad altri pare più una condivisione del Supremo. Le persone dal cuore relativamente ingenuo esprimono chiaramente ciò che pensano, mentre gli anticristi, anche se hanno un’opinione in merito, la tengono nascosta. Osservano e si tengono pronti a seguire l’opinione della maggioranza, ma in realtà non riescono a comprendere a fondo la questione. Possono persone così scaltre e astute comprendere la verità o acquisire reale discernimento? Cosa può capire a fondo chi non comprende la verità? Non può capire a fondo nulla. Alcuni non riescono a capire a fondo le cose, eppure si fingono profondi; in realtà sono privi di discernimento e temono che gli altri li capiscano a fondo. L’atteggiamento corretto in queste situazioni è: ‘Non siamo in grado di capire a fondo questa questione. Dal momento che non ne sappiamo nulla, non dovremmo parlare con leggerezza. Parlare in modo scorretto può avere un impatto negativo. Aspetterò e vedrò cosa dice il Supremo’. Questo non è forse parlare onestamente? È un linguaggio semplicissimo, ma allora perché gli anticristi non si esprimono così? Non vogliono essere capiti a fondo; conoscono la loro misura, ma segretamente hanno ancora un’intenzione spregevole: fare in modo che gli altri li tengano in grande considerazione. Non è forse questo ciò che è più disgustoso?” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 6”). Dio ha smascherato che gli anticristi sono astuti e subdoli. Quando sono soliti parlare poco, non è perché siano sciocchi o privi di idee. Al contrario, è perché semplicemente non possiedono la verità e non riescono a capire a fondo le cose. Malgrado ciò, fingono di essere profondi per non rivelare le proprie carenze. Aspettano un’occasione per rubare le idee e le conoscenze degli altri per mettersi in mostra e vantarsi. La loro natura è troppo malvagia! Il mio stato era esattamente quello smascherato da Dio. Quando avevo visto che stavo rivelando così tante carenze nonostante svolgessi da molto tempo doveri basati sui testi, avevo temuto che i fratelli e le sorelle mi guardassero dall’alto in basso e avevo avuto paura di fare altri errori e mettermi di nuovo in imbarazzo. Perciò, quando si discutevano i problemi, non condividevo sulle mie opinioni neanche quando ne avevo chiaramente alcune e facevo persino finta di riflettere scrupolosamente, ritardando deliberatamente il mio intervento per poter combinare le opinioni di tutti. In questo modo, anche se la mia opinione non fosse stata corretta, allora anche tutti gli altri avrebbero sbagliato e non avrei perso la faccia. Se invece avessi detto la cosa giusta, allora il mio discorso sarebbe stato migliore e più completo di quello delle mie sorelle. Ciò avrebbe fatto capire a tutti che, anche se sono giovane, ho una buona levatura e so valutare i problemi, fatto che mi avrebbe messa in buona luce. In realtà, non guardavo i problemi in modo esaustivo e la mia levatura era scarsa, ma non riuscivo ad affrontare correttamente la cosa. Volevo costantemente mascherarmi da persona con una buona levatura per ingannare e fuorviare le persone. Ero davvero così malvagia e propensa all’inganno. Ciò che avevo rivelato era l’indole di un anticristo, che suscita il disgusto e la repulsione di Dio!
Durante le mie devozioni spirituali, ho letto un passo delle parole di Dio e ho acquisito una certa comprensione della causa alla radice del mio stato. Dio Onnipotente dice: “Quando gli anziani della famiglia ti ripetono spesso che ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’, lo fanno perché tu attribuisca importanza all’avere una buona apparenza, al vivere in maniera rispettabile e all’evitare di fare cose che procurino disonore. Dunque, questo detto guida le persone in modo positivo o negativo? Può condurti alla verità? Può portarti a comprenderla? (No.) Non può, poco ma sicuro! Dio richiede alle persone di essere oneste. Quando hai commesso una trasgressione, hai fatto qualcosa di sbagliato oppure hai agito in ribellione a Dio e contro la verità, devi riflettere su te stesso, conoscere il tuo errore e analizzare la tua indole corrotta; solo così potrai raggiungere il vero pentimento e, di lì in poi, agire in conformità alle parole di Dio. Che tipo di mentalità devono possedere le persone per praticare l’onestà? Vi è un qualche conflitto tra la mentalità richiesta e il punto di vista esemplificato dal detto ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’? (Sì.) Qual è il conflitto? Il detto ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’ dice alle persone di attribuire importanza a fare una buona impressione e di fare più cose che le mettano in buona luce anziché fare cose cattive o disonorevoli, mettendo in luce il loro lato peggiore, e di evitare di vivere una vita non rispettabile o priva di dignità. Per il proprio orgoglio, per fare bella figura, non si può parlare di sé come di una persona completamente priva di valore, e tanto meno raccontare agli altri il proprio lato oscuro e gli aspetti vergognosi, poiché si deve vivere una vita rispettabile e dignitosa, e per avere dignità si ha bisogno di orgoglio, e per avere orgoglio bisogna fingere e vendersi bene. Questo non è forse in conflitto con l’essere onesti? (Sì.) Quando sei onesto, hai già abbandonato il detto ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’. Se vuoi essere una persona onesta, non attribuire importanza alla tua immagine; l’immagine non vale un centesimo. Alla presenza della verità ci si dovrebbe smascherare, non fingere né creare una falsa immagine di sé. Bisogna rivelare a Dio i propri veri pensieri, gli errori commessi, gli aspetti che violano le verità principi e così via, e mettere a nudo queste cose anche davanti ai fratelli e alle sorelle. Non si tratta di vivere per il proprio orgoglio ma di vivere per essere una persona onesta, per perseguire la verità, per essere veri esseri creati e per soddisfare Dio ed essere salvati. Quando però non capisci questa verità né le intenzioni di Dio, i condizionamenti esercitati dalla tua famiglia tendono a predominare nel tuo cuore. Così, quando fai qualcosa di sbagliato, lo nascondi e metti in scena una finzione, pensando: ‘Non posso parlarne a nessuno e non permetterò a nessun altro che lo sa di parlarne agli altri. Se qualcuno di voi lo dice a qualcuno, non ve la lascerò passare liscia. Il mio orgoglio viene prima di tutto. Si vive solo per il proprio orgoglio, che è più importante di qualsiasi altra cosa. Se una persona non ha orgoglio, perde tutta la sua dignità. Quindi non puoi parlare sinceramente, devi fingere, nascondere le cose, altrimenti non avrai più né orgoglio né dignità e la tua vita sarà inutile. Se nessuno ti rispetta allora sei soltanto inutile, solamente spazzatura priva di valore’. Praticando in questo modo, è possibile essere delle persone oneste? È possibile mettersi a nudo e analizzare sé stessi? (No.) Ovviamente, comportandoti in questo modo aderisci al detto ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’ che la tua famiglia ti ha condizionato a seguire. Se però abbandoni questo detto per perseguire e praticare la verità, esso cesserà di influenzarti e di farti da motto o da principio d’azione, e invece ciò che farai sarà esattamente l’opposto di quanto esso sostiene, ossia che ‘Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia’. Non vivrai per il tuo orgoglio né per la tua dignità bensì per perseguire la verità ed essere una persona onesta e per cercare di soddisfare Dio e di vivere come un vero essere creato. Se ti attieni a questo principio, avrai abbandonato i condizionamenti che la tua famiglia esercita su di te” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (12)”). Dopo aver letto le parole di Dio, mi sono ricordata che mia madre mi aveva insegnato fin da bambina che bisogna salvarsi la faccia nella vita e che non bisogna mai mostrare il proprio lato negativo a nessun estraneo, altrimenti ti guarderà dall’alto in basso. Da allora, il veleno satanico secondo cui “Le persone hanno bisogno dell’orgoglio proprio come un albero della corteccia” aveva messo radici profonde nel mio cuore. Credevo che, nella vita, le persone dovessero salvare la faccia senza assolutamente mai esporre apertamente le proprie carenze e manchevolezze; se lo facessero, si degraderebbero da sole e perderebbero integrità o dignità. Controllata da simili pensieri e opinioni, prestavo particolare attenzione a salvare la faccia e non esponevo mai apertamente le mie manchevolezze e carenze e addirittura cercavo di trovare dei modi per coprirle e nasconderle. Per esempio, quando ero a scuola, anche se chiaramente non capivo bene alcune domande, avevo paura di perdere la faccia e di venire degradata se avessi chiesto agli altri, così evitavo di farlo. Ora, era lo stesso quando facevo il mio dovere. Quando tutti discutiamo insieme i problemi, scambiamo la nostra comprensione e i nostri punti di vista. Dovremmo parlare di tutto ciò che comprendiamo. Più condividiamo, più acquisiamo chiarezza e vediamo i problemi in modo più esaustivo. Questo è benefico per il lavoro e può anche compensare le carenze reciproche. Tuttavia, avevo paura che, se avessi commesso troppi errori, avrei dato l’impressione di avere scarsa levatura. Quando esprimevo le mie opinioni, ero molto cauta. Dovevo riflettere su una frase più volte nella mia mente prima di pronunciarla, temendo di mettermi in imbarazzo se non fossi stata attenta. Chiaramente non riuscivo a vedere i problemi in modo esaustivo, eppure non osavo parlare onestamente delle mie opinioni. Volevo persino appropriarmi della comprensione e delle opinioni altrui per raggiungere il mio scopo di essere ammirata. Quando la supervisora mi aveva chiesto di prendere l’iniziativa nel condividere, avevo preferito sprecare tempo e ritardare l’avanzamento del lavoro piuttosto che condividere proattivamente. Esprimere la mia opinione era molto doloroso e ho persino pensato di abbandonare il mio dovere. Davo più importanza al salvare la faccia che al fare il mio dovere e al praticare la verità. Ho visto che vivere secondo questi veleni satanici mi aveva resa particolarmente egoista e propensa all’inganno; sentivo sempre che aprirmi con cuore semplice mi avrebbe esposta al rischio di mettermi in imbarazzo e che, se avessi espresso un’opinione sbagliata, sarebbe stato molto imbarazzante. Tuttavia, Dio non la vede così. Dio vuole che siamo persone oneste, che mettiamo a nudo i nostri veri pensieri e che condividiamo su quanto comprendiamo, che ci comportiamo con franchezza: solo allora possiamo vivere con dignità e integrità. Ho molte carenze e manchevolezze e, attraverso la condivisione di tutti, le mie carenze possono essere compensate. In realtà, questa è una buona opportunità per me per comprendere la verità. Tuttavia, ho sempre cercato di salvare la faccia ed ero negativa e passiva, perdendo molte occasioni per guadagnare la verità. Stavo facendo del male a me stessa!
In seguito, ho continuato a cercare riguardo ai miei problemi e ho visto con più chiarezza un cammino di pratica. Ho letto le parole di Dio: “Per essere una persona onesta, devi innanzitutto mettere a nudo il tuo cuore in modo che tutti lo vedano, osservino tutto ciò che pensi e guardino il tuo vero volto. Non devi provare a simulare o a mascherarti. Soltanto allora gli altri si fideranno di te e ti considereranno onesto. Questa è la pratica più fondamentale che ci sia, nonché un presupposto per essere una persona onesta. Se non fai che fingere, simulando santità, nobiltà, grandezza e un’integrità elevata, nascondendo la tua corruzione e i difetti agli altri, mostrando loro un’immagine falsa e facendo loro credere che sei retto, grande, con spirito di sacrificio, equo e altruista, non c’è forse propensione all’inganno e raggiro in questo? Con il tempo, le persone non saranno forse in grado di capirti a fondo per ciò che sei? Quindi non essere un ipocrita e non indossare una maschera. Al contrario, sii semplice e aperto e impara a metterti a nudo: metti a nudo il tuo cuore in modo che gli altri abbiano modo di vederlo. Se sei in grado di mettere a nudo tutti i tuoi pensieri e tutte le cose che vuoi fare, sia positivi che negativi, affinché gli altri li vedano, allora non sei onesto? […] È una cosa facile da fare? Richiede un periodo di addestramento, oltre a pregare spesso Dio e affidarsi a Lui. Devi addestrarti a dar voce a ciò che hai nel cuore con semplicità e franchezza in tutte le questioni. Con questo tipo di addestramento, puoi fare progressi. Se affronti una grande difficoltà, devi pregare Dio e cercare la verità; devi combattere nel tuo cuore e trionfare sulla carne, finché non saprai mettere in pratica la verità. Addestrandoti a poco a poco in questo modo, il tuo cuore gradualmente si aprirà. Diventerai sempre più puro e semplice, e le tue parole e azioni sortiranno un effetto diverso rispetto al passato. Mentirai e ingannerai sempre meno e sarai in grado di vivere davanti a Dio. A quel punto, sarai diventato fondamentalmente una persona onesta” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “La pratica più basilare per essere una persona onesta”). “Le persone oneste sanno assumersi le loro responsabilità. Non pensano ai loro guadagni e alle loro perdite; salvaguardano solo il lavoro e gli interessi della casa di Dio. Hanno un cuore gentile e onesto, simile a una ciotola d’acqua limpida di cui si può vedere il fondo a colpo d’occhio. E c’è trasparenza anche nelle loro azioni” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori, “Le responsabilità di leader e lavoratori (8)”). Dalle parole di Dio, ho capito che, quando si condivide nelle riunioni o si discute il lavoro nella chiesa, bisogna avere un cuore semplice, aprirsi ed essere persone oneste, senza tenere conto del proprio orgoglio o dei propri interessi, né nascondersi o mascherarsi. Quando si individuano problemi nel proprio dovere, bisogna aprirsi e parlarne, senza avere paura di esprimere le proprie opinioni. Questo è benefico per il lavoro della chiesa e permette ai fratelli e alle sorelle di completarsi a vicenda. Prima ero sempre vincolata dal mio orgoglio e non osavo esprimere le mie opinioni. Ogni volta che discutevamo dei sermoni, mi sentivo sotto una grande pressione. Avevo paura di esporre le mie carenze, così ritardavo nell’esprimere la mia opinione, rallentando i progressi più e più volte. Non solo non riuscivo a fare alcun progresso, ma anche Dio mi detestava. Questo era il frutto amaro del non praticare la verità! Ho pensato a ciò che il Signore Gesù aveva detto: “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Matteo 18:3). Dio ama le persone oneste. Se non riesco ad avere un cuore semplice e a essere onesta come una bambina, allora alla fine non sarò salvata. In quel periodo, ho spesso pregato Dio, supplicandoLo di sottoporre il mio cuore a scrutinio e di darmi fede e forza. Ero disposta ad abbandonare l’orgoglio e gli interessi personali, a praticare la verità ed essere una persona onesta, dicendo quanto avevo compreso, aprendomi con un cuore semplice e senza proteggere più l’orgoglio e il prestigio.
Ben presto, sono andata in un altro luogo a fare i doveri basati sui testi. Una volta, mentre discutevamo di un sermone, non riuscivo a capire fino in fondo un problema in esso contenuto. Dopo averlo letto più volte, ero ancora un po’ confusa, quindi esitavo a esprimere la mia opinione. Con il passare del tempo, sono diventata sempre più ansiosa. Pensavo: “La questione non mi è ancora molto chiara. Devo dire qualcosa? Di recente ci sono state spesso delle deviazioni nelle opinioni che ho espresso discutendo dei sermoni. Cosa farò se dirò di nuovo qualcosa di sbagliato? Cosa penseranno di me la supervisora e la sorella con cui lavoro? Riterranno che la mia levatura sia piuttosto scarsa e che io non sia all’altezza di questo dovere? Forse dovrei aspettare che la sorella con cui lavoro parli per prima. Rimarrò ad ascoltare la sua opinione e poi deciderò se intervenire”. Tuttavia, ho poi pensato che, se avessi ritardato ulteriormente, sarebbe stata una perdita di tempo. Ho pregato in silenzio nel mio cuore, supplicando Dio di calmarlo affinché potessi smettere di essere vincolata dall’orgoglio e riuscissi a condividere su quanto avevo compreso. Ho ricordato le Sue parole: “Non essere un ipocrita e non indossare una maschera. Al contrario, sii semplice e aperto e impara a metterti a nudo: metti a nudo il tuo cuore in modo che gli altri abbiano modo di vederlo” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “La pratica più basilare per essere una persona onesta”). “Le persone oneste sanno assumersi le loro responsabilità. Non pensano ai loro guadagni e alle loro perdite; salvaguardano solo il lavoro e gli interessi della casa di Dio. Hanno un cuore gentile e onesto, simile a una ciotola d’acqua limpida di cui si può vedere il fondo a colpo d’occhio. E c’è trasparenza anche nelle loro azioni” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori, “Le responsabilità di leader e lavoratori (8)”). Le parole di Dio mi hanno dato forza nel cuore. Anche se non riuscivo a comprendere a fondo questo problema, avevo comunque la mia opinione. Dovevo essere coraggiosa e dire ciò che pensavo, smettendo di nascondermi e mascherarmi. Così, ho condiviso le mie opinioni e ho parlato della mia confusione. La supervisora ha discusso alcuni dettagli delle mie opinioni e, attraverso questo, la questione che mi confondeva è stata risolta e ho anche visto le mie carenze e manchevolezze. Ero molto felice di aver espresso le mie opinioni e i miei pensieri, altrimenti sarei ancora confusa su tale problema. Anche se fare questo passo ha rivelato le mie carenze, ha anche aiutato a compensarle. In seguito, nel comunicare sul lavoro o discutere i sermoni, ho consapevolmente lasciato andare il mio orgoglio ed espresso quanto avevo capito. Anche se ciò ha rivelato molte delle mie carenze e manchevolezze e ho perso un po’ la faccia, le verità principi pertinenti mi sono diventate molto più chiare e la mia efficienza nel mio dovere è di gran lunga migliorata. Ora ho sperimentato che praticare la verità ed essere una persona onesta mi ha portato numerosi benefici. Non sono più impantanata in così tanti fardelli quando faccio il mio dovere e la mia mente è diventata molto più semplice. Quel po’ di pratica e il piccolo ingresso che ho guadagnato sono il risultato dell’illuminazione e della guida delle parole di Dio. Grazie a Dio!
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