Dio equilibra i rapporti tra tutte le cose per dare al genere umano un ambiente di sopravvivenza stabile

04 Dicembre 2018

Dio manifesta le Sue azioni tra tutte le cose e in tutto ciò su cui regna e ha il controllo delle leggi di tutte le cose. Abbiamo appena parlato di come Dio regni sulle leggi di tutte le cose e di come provveda all’umanità intera e Se ne prenda cura in ottemperanza a quelle leggi. Questo è un aspetto. Ora parleremo di un altro aspetto, ossia di uno dei modo che ha di esercitare il controllo su ogni cosa. Di come, in altre parole, dopo aver creato tutte le cose, abbia equilibrato i rapporti tra loro. Anche questo è un argomento piuttosto vasto per voi. Equilibrare i rapporti tra tutte le cose: gli uomini sono in grado di farlo? Gli esseri umani no. Sono soltanto in grado di distruggere. Non sono capaci di equilibrare i rapporti tra tutte le cose; non sanno gestirle, e non dispongono neppure di un’autorità o un potere così grandi. Soltanto Dio Stesso ha il potere necessario per questo genere di cose. Ma a quale scopo lo fa? Anche questo è strettamente legato alla sopravvivenza del genere umano. Ogni singola cosa che Dio vuole fare è necessaria: non c’è niente che Egli possa o non possa fare. Ci sono alcune cose indispensabili e vitali che deve fare per tutelare la sopravvivenza dell’umanità e per dare agli uomini un ambiente favorevole alla sopravvivenza.

un ambiente di sopravvivenza stabile

Basandosi dal significato letterale della frase “Dio equilibra i rapporti tra tutte le cose”, sembra trattarsi di un argomento molto vasto. Per prima cosa fa capire agli uomini che anche “equilibrare tutte le cose” ha a che vedere con il dominio di Dio su tutte le cose. Che cosa significa la parola “equilibrare”? In primo luogo, si riferisce al fatto di non consentire che si crei uno sbilanciamento. Tutti conoscono la bilancia. Quando la si usa per pesare qualcosa, si mette l’oggetto su un piatto e poi si posizionano i pesi sull’altro, fino a raggiungere il peso dell’oggetto: questo si chiama equilibrio. Per essere in equilibrio, il peso sui due piatti deve essere identico. Dio ha creato cose di tipo diverso: cose fisse, cose semoventi, cose viventi, cose che respirano e che non respirano. È facile che tra tutte queste cose si instauri un rapporto di interdipendenza e interconnessione tale per cui si sostengono e contemporaneamente si limitano a vicenda? Sicuramente succede in base a dei principi, ma sono molto complicati, vero? Non sono cose difficili per Dio, ma per gli uomini sono molto ardue da comprendere. “Equilibrare” è una parola molto semplice. Però, se gli uomini la analizzassero, se dovessero attuare da soli l’equilibrio, se studiosi di ogni genere si mettessero al lavoro sull’argomento – esperti di biologia umana, astronomi, fisici, chimici e persino storici – quale sarebbe il risultato definitivo di questa ricerca? Un nulla di fatto. Questo perché la creazione di tutte le cose da parte di Dio è troppo incredibile e l’umanità non ne svelerà mai i segreti. Quando ha creato tutte le cose, Dio ha stabilito dei princìpi tra le une e le altre, ha stabilito diverse modalità di sopravvivenza tramite le quali ottenere un controllo, una complementarità e un sostentamento reciproci. Questi diversi metodi sono molto complessi e tutt’altro che semplici o unidirezionali. Quando gli uomini si avvalgono del pensiero, della conoscenza acquisita e dei fenomeni osservati per trovare una conferma o investigare sui principi che regolano il controllo di Dio su tutte le cose, si trovano ad affrontare aspetti che è estremamente difficile individuare, come pure è difficile trovare delle risposte. È davvero arduo per gli uomini conseguire dei risultati; per loro è molto difficile mantenere un equilibrio nel governare tutte le cose create da Dio facendo affidamento sulla mente e sulla conoscenza umane. Questo perché non conoscendo i principi della sopravvivenza di tutte le cose, non sanno come fare per salvaguardare questo genere di equilibrio. Pertanto, se si trovassero a gestire e governare tutte le cose, molto probabilmente distruggerebbero l’equilibrio. Allora gli ambienti di sopravvivenza andrebbero distrutti e, a quel punto, la sopravvivenza dell’uomo sarebbe a rischio. Ciò provocherebbe una calamità. Se l’umanità fosse nel mezzo di una calamità, cosa potrebbe aspettarsi? Sarebbe difficile indovinarlo, prevederlo con certezza.

Dunque, come fa Dio a equilibrare i rapporti tra tutte le cose? Innanzitutto, nel mondo ci sono luoghi coperti di neve e di ghiaccio per tutto l’anno, mentre in altri tutte e quattro le stagioni sembrano la primavera e non viene mai l’inverno. In quei luoghi non capita mai di vedere una lastra di ghiaccio o un fiocco di neve. Qui stiamo parlando del clima in senso lato, e questo esempio rappresenta uno dei modi di cui Dio si avvale per equilibrare i rapporti tra tutte le cose. Il secondo modo è questo: una montagna è coperta di vegetazione lussureggiante, con il terreno ricoperto di piante di ogni specie; ci sono tratti di foresta talmente fitta che, quando le si attraversa, non si riesce neppure a vedere il sole. Su altre montagne invece non cresce nemmeno un filo d’erba; ci sono strati su strati di rocce brulle e selvagge. Dall’esterno sono entrambe degli accumuli di terra. Una però è piena di vegetazione lussureggiante, mentre l’altra non ha nemmeno un filo d’erba. Questo è il secondo modo di cui Dio Si avvale per equilibrare il rapporto tra tutte le cose. Il terzo tipo è questo: guardando da una parte si vedono praterie sconfinate, un campo di verde ondeggiante. Guardando dall’altra si vede invece un deserto a perdita d’occhio, arido, senza neppure una cosa vivente, e tantomeno sorgenti d’acqua; si sente soltanto il fischio del vento sulla sabbia. Il quarto modo è questo: guardando da una parte si vede che tutto è sommerso dal mare, una enorme massa d’acqua, mentre dalla parte opposta si trova a malapena anche solo una goccia d’acqua sorgiva. Il quinto modo è questo: da una parte si vede un luogo dove pioviggina spesso e l’aria è nebbiosa e umida, mentre dalla parte opposta splende spesso un sole cocente e praticamente non piove mai. Il sesto modo è questo: in un luogo c’è un altopiano dove l’aria è rarefatta e l’uomo ha difficoltà a respirare, mentre in un altro luogo ci sono paludi e bassipiani che ospitano varie specie di uccelli migratori. Si tratta di climi diversi o di habitat che corrispondono a diversi ambienti geografici. In altre parole, Dio equilibra gli ambienti di sopravvivenza fondamentali del genere umano attraverso i vari aspetti dall’ambiente, dal clima alla zona geografica, dai diversi componenti del suolo alla quantità di sorgenti d’acqua, per stabilire un equilibrio nell’aria, nella temperatura e nell’umidità degli ambienti in cui gli uomini sopravvivono. Grazie a questi contrasti tra ambienti geografici diversi, gli uomini godono di un’aria stabile e la temperatura e l’umidità in varie stagioni sono altrettanto stabili. Ciò consente agli uomini di continuare a vivere come sempre hanno fatto in quel tipo di ambiente di sopravvivenza. Innanzitutto, l’ambiente deve essere in equilibrio l’ambiente nei suoi vari aspetti. Ciò si ottiene avvalendosi di luoghi geografici e formazioni diverse, ma anche delle transizioni da un clima all’altro, grazie alle quali i climi si limitano e controllano a vicenda, così da raggiungere l’equilibrio voluto da Dio e di cui necessita il genere umano. Questo per quanto riguarda la generalità dell’ambiente.

Vediamo ora i dettagli, per esempio la vegetazione. Come si ottiene il suo equilibrio? In altre parole, come si può fare sì che la vegetazione continui a sopravvivere in un ambiente di sopravvivenza equilibrato? La risposta è: gestendo la durata della vita, i ritmi di crescita e di riproduzione delle varie specie vegetali per salvaguardare l’ambiente in modo da garantirne la sopravvivenza. Prendiamo a esempio i tappeti erbosi: ci sono i germogli primaverili, le fioriture estive e i frutti autunnali. Il frutto cade sul terreno e l’erba muore. L’anno successivo, il seme del frutto germoglia e si sviluppa secondo le stesse leggi. La vita dell’erba è molto breve. Ogni seme cade sul terreno, mette radici e germogli, fiorisce e produce un frutto. Il processo si compie dopo appena tre stagioni: la primavera, l’estate e l’autunno; anche tutte le varietà arboree hanno una durata di vita e periodi diversi per germogliare e dare frutti. Alcune muoiono dopo soli 30-50 anni: la durata della loro vita va dai 30 ai 50 anni, ma il frutto cade a terra, mette radici e germogli, fiorisce, dà frutti e vive per altri 30-50 anni. Questa è la sua velocità di avvicendamento. Un albero vecchio muore e uno giovane cresce: è per questo che si vedono sempre crescere alberi nei boschi, ma anche loro hanno un loro ciclo normale e processi come la nascita e la morte. Alcuni possono vivere più di mille anni e altri persino tremila. A prescindere dal tipo di pianta e dalla durata della sua vita, in generale, Dio ne gestisce l’equilibrio in base a quanto essa vive, alla sua capacità di riprodursi, alla velocità e frequenza e intensità di riproduzione. Ciò consente alle piante, dall’erba agli alberi, di continuare a prosperare e a crescere in un ambiente ecologico equilibrato. Pertanto, quando osservi un bosco sulla Terra, tutto ciò che vi cresce, che si tratti di alberi o di erba, si riproduce di continuo secondo le proprie leggi. Non ha bisogno dell’aiuto degli uomini. È solo grazie a questo tipo di equilibrio che la vegetazione è in grado di conservare il suo ambiente di sopravvivenza. Le foreste e le praterie continuano a sopravvivere sulla Terra solo perché hanno un ambiente adatto alla loro sopravvivenza. La loro esistenza provvede a generazione dopo generazione di uomini e di ogni essere vivente che ha il proprio habitat nelle foreste e nelle praterie: uccelli e animali, insetti e ogni genere di microorganismi.

Dio controlla anche l’equilibrio di tutte le specie animali. Come fa? In modo analogo a quello delle piante: ne gestisce l’equilibrio e ne stabilisce il numero in base alla loro capacità di riprodursi, alla frequenza e al ritmo della riproduzione, e alla loro funzione tra gli animali. Per esempio, i leoni mangiano le zebre, perciò se il numero dei leoni superasse quello delle zebre, quale sarebbe il destino di queste ultime? L’estinzione. E se la frequenza di riproduzione delle zebre fosse molto inferiore a quella dei leoni, quale sarebbe il loro destino? Ancora una volta, l’estinzione. Così il numero delle zebre deve essere molto superiore a quello dei leoni. Questo perché le zebre non esistono solo per sé stesse, ma anche per i leoni. La si potrebbe mettere anche in questo modo: ogni zebra è un membro della sua specie, ma allo stesso tempo è cibo per la bocca di un leone. La velocità di riproduzione dei leoni non deve mai superare quella delle zebre, dunque il loro numero non deve mai essere maggiore di quello delle zebre. Solo così si può garantire la fonte di cibo dei leoni. E così, anche se i leoni sono i nemici naturali delle zebre, gli uomini vedono spesso esemplari delle due specie riposarsi tranquillamente nella stessa zona. Le zebre non diminuiranno mai né si estingueranno perché i leoni le cacciano e le mangiano, e i leoni non aumenteranno mai per via del loro status di “re”. Questo equilibrio è qualcosa che Dio ha stabilito molto tempo fa. In altre parole, ha istituito delle leggi affinché tutti gli animali potessero raggiungere l’equilibrio e questa è una cosa che di cui gli uomini sono spesso testimoni. I leoni sono gli unici nemici naturali delle zebre? No, anche i coccodrilli le mangiano. Le zebre sembrano una specie animale davvero indifesa. Non hanno la ferocia dei leoni e, quando si trovano davanti uno di questi nemici formidabili, possono soltanto fuggire. Non sono nemmeno in grado di opporre resistenza. Quando non riescono a correre più velocemente del leone, possono soltanto rassegnarsi a essere divorate. Questo si osserva spesso nel mondo animale. Come vi sentite quando assistete a questo genere di cose? Vi dispiace per la zebra? Odiate il leone? Le zebre sono così belle! Però i leoni le guardano sempre avidamente e le zebre sono così incaute da non fuggire lontano. Vedono il leone che le aspetta all’ombra di un albero. Potrebbe arrivare e mangiarsele in qualsiasi momento. Ne sono consapevoli in cuor loro, ma comunque non si allontanano da quella zona. È una cosa meravigliosa, una cosa meravigliosa che è una manifestazione della predestinazione di Dio e del Suo dominio. Ti dispiace per la zebra, ma non sei in grado di salvarla e pur detestando il leone non riesci a eliminarlo. La zebra è il cibo che Dio ha preparato per il leone ma, per quanto i leoni si nutrano di zebre, queste non si estingueranno. Il numero di cuccioli che i leoni mettono al mondo è davvero modesto e gli esemplari adulti si riproducono molto lentamente, pertanto, per quante zebre divorino, il loro numero non supererà quello delle zebre. In questo vi è equilibrio.

Qual è lo scopo di Dio nel mantenere questo genere di equilibrio? Ha a che fare con gli ambienti di sopravvivenza degli uomini e con la sopravvivenza dell’umanità. Se le zebre o altre simili prede del leone, antilopi o altri animali, si riproducessero troppo lentamente e il numero dei leoni aumentasse all’improvviso, che pericolo correrebbero gli esseri umani? I leoni che mangiano le prede sono un fenomeno naturale ma un leone che divora un essere umano è una tragedia, una tragedia che non è prestabilita da Dio, non rientra nel Suo governo, e tantomeno Egli l’ha inflitta all’umanità, ma piuttosto è qualcosa che gli uomini si tirano addosso. Così, per come la vede Dio, l’equilibrio tra tutte le cose è indispensabile per la sopravvivenza del genere umano. A prescindere che si tratti di piante o di animali, il giusto equilibrio non può venire a mancare. Con le piante, gli animali, le montagne e i laghi, Dio ha preparato per l’umanità un ambiente ecologico normale. La sopravvivenza degli uomini è assicurata solo quando essi hanno questo genere di ambiente ecologico, un ambiente equilibrato. Se gli alberi o le erbe avessero una scarsa capacità di riproduzione o la loro velocità di riproduzione fosse molto lenta, il terreno non perderebbe la sua umidità? Se il terreno perdesse umidità, sarebbe comunque florido? Se il terreno perdesse la vegetazione e l’umidità, andrebbe molto rapidamente incontro all’erosione e al suo posto si formerebbe la sabbia. Una volta deteriorato il suolo, anche l’ambiente di sopravvivenza dell’uomo sarebbe distrutto. Questa distruzione sarebbe accompagnata da molte calamità. Senza questo genere di equilibrio ecologico, senza questo genere di ambiente ecologico, gli uomini sarebbero spesso vittime di calamità causate dagli squilibri tra tutte le cose. Per esempio, quando c’è uno squilibrio ambientale che porta alla distruzione dell’ambiente ecologico delle rane, esse si radunano tutte, il loro numero aumenta bruscamente e le si vede persino in gran numero attraversare le strade delle città. Se un gran numero di rane occupasse l’ambiente di sopravvivenza degli uomini, come verrebbe definito questo fenomeno? Una calamità. Perché? Questi animaletti preziosi per l’umanità sono utili se rimangono in un luogo per loro idoneo, e sono in grado di mantenere l’equilibrio dell’ambiente di sopravvivenza degli uomini. Ma se diventassero una calamità, avrebbero ripercussioni sull’organizzazione degli esseri umani. Tutte le cose e tutti gli elementi che le rane portano con sé possono influire sulla qualità della vita umana. Possono anche provocare danni a carico dell’organismo umano. Questo è un tipo di calamità. Un altro tipo, che gli esseri umani hanno sperimentato di frequente, è la comparsa di un enorme numero di locuste. Non è forse una calamità? Sì, ed è spaventosa. Per quanto abili siano gli uomini (sanno costruire aeroplani, cannoni e bombe atomiche) quando le locuste invadono i loro spazi, quale soluzione hanno a disposizione? Possono usare i cannoni? O abbatterle a colpi di mitragliatrice? No. Possono spargere pesticidi per scacciarle? Non è facile nemmeno questo. Che cosa vengono a fare queste minuscole locuste? Per mangiare in particolar modo colture e cereali. Ovunque esse vadano, le colture vengono completamente distrutte. Perciò, durante un’invasione di locuste, in un batter d’occhio il cibo di un anno su cui i contadini fanno affidamento potrebbe essere interamente divorato. Per gli esseri umani, l’arrivo delle locuste non è soltanto una scocciatura: è una calamità. Quindi sappiamo che la comparsa di grandi quantità di locuste è un tipo di calamità, ma che dire dei topi? In assenza di gufi o falchi che li mangino, si moltiplicano molto rapidamente, più di quanto si possa immaginare. E se i topi si diffondono in modo incontrollato, l’uomo può vivere sereno? A cosa andrebbe incontro se si verificassero queste condizioni? (A una pestilenza.) Ma credi che una pestilenza sarebbe l’unica conseguenza? I topi mordicchiano qualunque cosa! Rosicchierebbero persino il legno. Bastano anche solo due topi in una casa per arrecare disagio a tutta la famiglia. Certe volte rubano l’olio e lo bevono, altre mangiano il pane o i cereali. E quello che non mangiano lo mordicchiano fino a ridurlo a brandelli e renderlo inutilizzabile. Mangiucchiano vestiti, scarpe, mobili: qualunque cosa. A volte si arrampicano sullo scolapiatti: quei piatti si possono ancora usare dopo essere stati toccati dai topi? Anche disinfettandoli non te la sentirai comunque e finirai per buttarli. Questi sono i disagi che i topi arrecano agli uomini. Sono soltanto animaletti minuscoli, eppure gli uomini non hanno armi contro di loro e devono sopportarli. Basta una sola coppia di topi a provocare gravi disturbi: non parliamo di cosa farebbe una colonia. Se dovessero moltiplicarsi e diventare una calamità, le conseguenze sarebbero inimmaginabili. Anche animali minuscoli come le formiche possono trasformarsi in una calamità. Se così fosse, anche in quel caso l’umanità subirebbe danni non trascurabili. Le formiche hanno la capacità di danneggiare un’abitazione al punto da provocarne il crollo. Non bisogna sottovalutarne la forza. Non sarebbe spaventoso se diverse specie di uccelli si trasformassero in una calamità? (Sì.) Insomma, ogni volta che un animale o una cosa vivente di qualsiasi tipo non è più in equilibrio, cresce, si riproduce e vive in proporzioni anomale, irregolari, e questo può provocare conseguenze inimmaginabili per l’umanità. Non influirebbe soltanto sulla sopravvivenza e sulla vita delle persone, ma sarebbe anche una calamità per il genere umano, fino addirittura a provocarne lo sterminio completo e l’estinzione.

Quando ha creato tutte le cose, Dio ha usato ogni genere di metodi e modalità per metterle in equilibrio, per equilibrare le condizioni di vita delle montagne e dei laghi, delle piante e di tutte le specie di animali, uccelli e insetti. Il Suo scopo era consentire a tutti i tipi di esseri viventi di vivere e di moltiplicarsi nell’ambito delle leggi da Lui stabilite. Nessuna delle cose del creato può sconfinare da queste leggi ed esse non possono essere infrante. Solo in questo tipo di ambiente essenziale gli esseri umani sopravvivono e si moltiplicano in modo sicuro, generazione dopo generazione. Se una creatura vivente superasse la quantità o l’ambito stabiliti da Dio, o si riproducesse in modo incontrollato superando il numero di esemplari stabilito da Lui, comprometterebbe in misura più o meno grave l’ambiente di sopravvivenza dell’umanità, mettendo a repentaglio anche la sua sopravvivenza. Una specie vivente che diventa troppo numerosa priva gli esseri umani del cibo, distrugge le loro sorgenti d’acqua e cancella i loro habitat. La riproduzione o lo stato di sopravvivenza dell’umanità ne risentirebbero immediatamente. Per esempio, l’acqua è molto importante per tutte le cose. Se il numero di topi, formiche, locuste, rane o qualsiasi altro genere di animali aumentasse a dismisura, aumenterebbe il loro consumo di acqua, con una conseguente riduzione dei quantitativi di acqua potabile e delle sorgenti di approvvigionamento idrico a disposizione degli uomini. Se l’eccessiva crescita di tutte le specie animali provocasse la distruzione, la contaminazione o l’interruzione delle fonti di acqua potabile, in un ambiente così ostile la sopravvivenza dell’umanità sarebbe in grave pericolo. Se una o più specie di esseri viventi superasse la soglia numerica, l’aria, la temperatura, l’umidità e persino la composizione dell’aria, nello spazio di sopravvivenza dell’umanità si verificherebbero avvelenamenti e effetti variamente distruttivi. In queste condizioni, i pericoli posti da questi fattori ecologici metterebbero a repentaglio anche la sopravvivenza e il destino dell’umanità. Perciò, se verranno a mancare questi equilibri, l’aria diventerà irrespirabile, l’acqua che bevono sarà contaminata e anche la temperatura necessaria per vivere subirà variazioni con conseguenze di diversa gravità. Se dovesse accadere, gli ambienti di sopravvivenza destinati all’umanità andranno incontro a gravissimi problemi e conseguenze. Che destino riserverebbe all’umanità una situazione come questa, che comporterebbe la distruzione degli ambienti di sopravvivenza fondamentali dell’uomo? È un problema molto grave! Poiché Dio conosce il motivo per cui ognuna di queste cose del creato esiste, per il bene dell’umanità, il ruolo svolto da ogni cosa che ha creato, il suo impatto sull’umanità e il suo beneficio per l’umanità, e poiché nel Suo cuore c’è un piano per tutte le cose che ha creato e Lui gestisce ogni aspetto di tutte le cose che ha creato, per tutte queste ragioni ogni cosa che Egli fa è necessaria e importante per l’umanità. Pertanto, d’ora in poi, ogni volta che osserverai il manifestarsi di un fenomeno ecologico tra le cose create da Dio o il manifestarsi in esse di una legge naturale, non dubiterai più della necessità di ogni cosa creata da Dio. Non userai più parole stolte per pronunciare giudizi arbitrari sulle disposizioni attuate da Dio per tutte le cose e sui Suoi diversi modi di provvedere al genere umano. Non salterai nemmeno a conclusioni arbitrarie riguardo alle leggi che ha predisposto per tutte le cose che ha creato. Non è così?

Qual è il significato di tutto ciò di cui abbiamo parlato? Pensaci per un momento. Dio ha un’intenzione in ogni Suo gesto. Anche se la Sua intenzione è imperscrutabile per gli uomini, è sempre inestricabilmente e potentemente collegata alla sopravvivenza dell’umanità. È assolutamente indispensabile. È perché Dio non ha fa mai nulla di superfluo. Alla base di ogni Suo gesto vi sono i principi dettati dal Suo piano e dalla Sua sapienza. L’obiettivo e l’intenzione alla base del piano sono proteggere l’umanità, aiutarla a evitare le calamità, impedire che venga depredata da altri esseri viventi e impedire che anche solo una delle cose create da Dio arrechi danno agli esseri umani. Dunque, si può dire che le azioni di Dio che abbiamo esaminato occupandoci di questo argomento costituiscano un altro modo in cui Dio provvede al genere umano? Si può affermare che attraverso queste azioni Dio sfama e guida l’umanità? (Sì.) C’è una stretta correlazione tra questo argomento e il titolo della nostra condivisione: “Dio è la fonte di vita per tutte le cose”? (Sì.) C’è una stretta correlazione e questo argomento ne costituisce un aspetto. Prima che fossero affrontati questi argomenti, gli uomini avevano solo un’idea fantasiosa riguardo a Dio, a Dio Stesso e delle Sue azioni: mancava loro un’autentica conoscenza, mentre una volta spiegate le Sue azioni e le cose che ha fatto, gli uomini riescono a capire e a cogliere i principi delle azioni di Dio, e a comprenderli e giungere alla loro portata. Anche se nel cuore di Dio c’è ogni sorta di teorie, principi e regole ogni volta che fa qualcosa, ad esempio quando crea e governa tutte le cose, non vi rendete conto in cuor vostro che si tratta delle azioni di Dio e che sono azioni del tutto reali ora che ne conoscete una parte grazie alla condivisione? (Sì.) Com’è cambiata allora la vostra comprensione di Dio rispetto a prima? È diversa nella sostanza. Prima era troppo vacua, troppo vaga, mentre adesso si è arricchita di molte dimostrazioni concrete delle azioni di Dio, di ciò che Dio ha ed è. Dunque tutto ciò che ho detto costituisce un ausilio educativo meravigliosamente efficace per farvi comprendere Dio.

La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico IX”

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