A cosa mi ha portato perseguire un matrimonio perfetto?
di Zhou Xiaoou, CinaNel 2012, io e mia moglie abbiamo accettato l’opera di Dio Onnipotente degli ultimi giorni. Spesso ci riunivamo e...
Diamo il benvenuto a chi ricerca la manifestazione di Dio!
Quando andavo a scuola, mi piaceva ascoltare canzoni e leggere poesie antiche. La maggior parte di queste opere era incentrata sull’amore. Sono stata condizionata da idee sull’amore come “L’amore è supremo” e “Tenersi per mano e invecchiare insieme”. Ero attratta dall’idea di un matrimonio dal romanticismo duraturo e desiderosa di incontrare qualcuno che si prendesse cura di me e invecchiasse con me. Dopo aver iniziato a lavorare, ho incontrato mio marito. Una volta sposati, lui era molto attento e si prendeva cura di me. A volte, insisteva perché andassi in ospedale a farmi curare anche se avevo solo un leggero mal di testa o la febbre. Quando camminavamo per strada, mi faceva sempre stare alla sua destra per paura che fossi investita da un’auto. Ogni volta che c’era qualche piccolo attrito nella nostra vita, era accomodante e tollerante nei miei confronti. Inoltre, era estremamente romantico. Ogni volta che tornava da un viaggio di lavoro e in occasione di ogni festa, per quanto piccola, mi comprava dei regali. Vedendo che mi trattava con tale attenzione, mi sentivo la donna più fortunata del mondo. Gli avevo affidato tutta la mia felicità in questa vita.
Nel luglio del 2013, ho iniziato a credere in Dio. Dalle parole di Dio, ho scoperto che Dio Onnipotente è Colui che ha creato i cieli e la terra e tutte le cose e che detiene la sovranità su tutto. È il Salvatore dell’umanità. Io sono un essere creato e dovrei credere in Dio e seguirLo in modo appropriato e compiere il mio dovere. All’epoca, leggevo le parole di Dio e predicavo attivamente il Vangelo ogni volta che ero libera. Mio marito non si opponeva alla mia fede in Dio. Nel giugno del 2014, ha sentito le voci infondate del PCC che screditavano la Chiesa di Dio Onnipotente. Aveva paura di essere coinvolto per via del fatto che credevo in Dio Onnipotente e ha iniziato a ostacolare la mia fede in Dio. Gli ho detto la verità e gli ho chiesto di non credere a quelle voci infondate. Lui ha visto che non gli avevo dato ascolto e da allora non faceva che voler litigare con me.
Nel giugno del 2018, una sera, verso le dieci, è tornato a casa ubriaco. Ha spalancato la porta della camera da letto con un calcio, mi ha afferrata per i capelli e mi ha tirata a terra giù dal letto prima di iniziare a colpirmi sulla testa. Ci ha messo molta forza e ogni schiaffo mi ha fatto ronzare la testa. Poi ha iniziato a schiaffeggiarmi in faccia e, finito con quello, è andato a prendere un coltello in cucina. Imprecando, ha detto: “Se continui a credere in Dio, prima uccido te e poi mi suicido”. Mentre parlava, mi premeva il dorso del coltello sul collo. Nel mio cuore, invocavo Dio senza sosta. Non osavo contrastarlo fisicamente. Dopo quella che mi è sembrata un’eternità, ha messo giù il coltello. Quando ho visto che il marito un tempo premuroso e amorevole era diventato così violento, il mio cuore è andato in frantumi. Il giorno dopo, si è scusato con me e mi ha chiesto perdono. Mi sono detta: “Siamo sposati da molti anni e lui è sempre stato buono con me. Questa volta, probabilmente, è accaduto perché era ubriaco e sull’onda dell’impulso”. Così l’ho perdonato. Tuttavia, da quel momento in poi, ho iniziato a sentirmi limitata quando partecipavo alle riunioni e facevo il mio dovere. Ogni volta che tornavo da una riunione e vedevo che mio marito era fuori, tiravo un sospiro di sollievo. Se era a casa con un’espressione accigliata sul viso, ero io a prendere l’iniziativa di parlargli, oppure gli chiedevo cosa volesse mangiare e mi precipitavo in cucina a prepararlo. Ero ancora più premurosa nei suoi confronti rispetto al passato.
Nel giugno del 2019, sono stata eletta leader della chiesa. La notizia mi ha resa molto felice e ho pensato che come leader avrei avuto molte opportunità di formazione e avrei fatto rapidi progressi nella vita. Tuttavia, ero anche piena di dubbi: “Prima, mio marito mi guardava sempre male o si lamentava quando andavo alle riunioni. I leader hanno più lavoro da svolgere e dovrò andare spesso alle riunioni. Cercherà di ostacolarmi ancora di più? Se ciò accadrà, non avremo mai più una vita armoniosa”. Da una parte il mio dovere, dall’altra il mio matrimonio. Ero combattuta. Nella mia ricerca, ho pregato Dio e ho pensato alle Sue parole: “Se svolgi un ruolo importante nella diffusione del lavoro del Vangelo e lasci la tua posizione senza il permesso di Dio, facendo il disertore, non c’è trasgressione più grande. Non si tratta forse di un atto di tradimento nei confronti di Dio?” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Predicare il Vangelo è il dovere che tutti i credenti sono tenuti ad adempiere”). Rifiutare il mio dovere per tenere in piedi il mio matrimonio sarebbe stata una grave trasgressione. Sono un essere creato e fare il mio dovere è una mia responsabilità e un mio obbligo. Non posso smettere di assolverlo per vivere la mia piccola vita tranquilla. Pertanto, ho accettato il dovere di leader. Proprio in quel periodo, mio marito era in vacanza dal lavoro. Mi vedeva uscire presto e tornare tardi tutti i giorni e un giorno sì e l’altro no litigava con me. Molte volte mi bloccava sulla porta e non mi lasciava andare alle riunioni. Mi ha persino detto che non mi prendevo cura di lui o della nostra famiglia e che, se avessi continuato a credere in Dio, avrebbe chiesto il divorzio. Allora sulle mie labbra erano affiorate le parole “Beh, allora divorziamo!”, ma dentro mi sentivo debole. Pensavo: “E se mio marito chiedesse davvero il divorzio? Come sarebbe la mia vita dopo?” Appena pensavo al divorzio, sentivo che in seguito non avrei più avuto alcuna felicità. Provavo nel cuore un dolore tale che mi sembrava fosse trafitto da un coltello. Non volevo più uscire ogni giorno per fare il mio dovere. Tuttavia, ero una leader ed ero responsabile del lavoro generale della chiesa. Se avessi abbandonato il mio dovere, sarei stata davvero priva di coscienza. Dovevo solo forzarmi e andare avanti. Alle riunioni mi limitavo a sbrigarmela, chiedendo se qualcuno si trovasse in uno stato sbagliato e facendo qualche domanda sul lavoro. Tenevo qualche semplice condivisione, ma non cercavo di ottenere risultati. A volte, il lavoro non era ancora stato completato fino in fondo ma, appena vedevo che era ora di terminare la riunione, mi affrettavo a tornare a casa. Di conseguenza, i problemi e le difficoltà dei miei fratelli e sorelle non venivano risolti in tempo e parte del lavoro non poteva essere attuata in modo tempestivo.
Una volta, mia sorella maggiore mi ha seguita a casa di una sorella per impedirmi di credere in Dio. Per la sicurezza di quella sorella, i leader superiori mi hanno chiesto di non entrare in contatto con i miei fratelli e sorelle e di fare il mio dovere nella misura in cui ero in grado di farlo data la situazione a casa. I primi giorni, mi sono sentita smarrita e triste perché non potevo fare i miei doveri. In seguito, quando ho visto mio marito cucinare per me ogni giorno e impegnarsi per cercare di tirarmi su, sono presto scivolata di nuovo nelle emozioni della vita coniugale. Ero ben consapevole che la sorella con cui lavoravo era stata eletta leader da poco e non aveva familiarità con il lavoro della chiesa. Molti elementi del lavoro richiedevano urgentemente che noi due lavorassimo insieme per attuarli e seguirli. Inoltre, mio marito non monitorava ogni mia mossa. Avevo davvero l’opportunità di uscire a fare il mio dovere, ma temevo che mio marito si sarebbe arrabbiato se lo avesse scoperto. Il nostro rapporto si era appena ristabilito e non volevo distruggere questa situazione. Così, per due mesi non ho chiesto notizie sul lavoro della chiesa, usando come scusa la “sicurezza dell’ambiente”. Di conseguenza, tutti gli aspetti del lavoro sono stati ostacolati in varia misura. I leader superiori hanno visto che vivevo completamente nella vita della carne e non svolgevo il lavoro della chiesa, così mi hanno destituita. In quel momento, ho pianto. Avevo avuto delle possibilità di assolvere il mio dovere in quei due mesi, ma non l’avevo fatto. Non ero forse una disertrice? Provavo nel cuore auto-biasimo e senso di colpa. Durante una riunione, ho letto un passo delle parole di Dio che ricordo come se fosse ieri. Dio Onnipotente dice: “Se ora vi mettessi davanti una somma di denaro e vi dessi la libertà di scegliere (senza condannarvi per la vostra scelta), allora la maggior parte di voi sceglierebbe il denaro e rinuncerebbe alla verità. I migliori tra di voi rinuncerebbero al denaro e sceglierebbero la verità con riluttanza, mentre quelli nel mezzo agguanterebbero il denaro in una mano e la verità nell’altra. A quel punto, non diverrebbe palese la vostra vera natura? Nello scegliere tra la verità e una qualsiasi cosa a cui siete leali, tutti scegliereste in questo modo e il vostro atteggiamento rimarrebbe lo stesso. Non è così? Non ce ne sono molti tra di voi che hanno vacillato tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? In tutte le lotte tra positivo e negativo, tra nero e bianco, come tra la famiglia e Dio, tra i figli e Dio, tra l’armonia e la rottura, tra la ricchezza e la povertà, tra il prestigio e l’ordinarietà, tra l’avere il sostegno degli altri o l’essere rifiutati, e così via, di certo non ignorate le scelte che avete fatto! Tra una famiglia armoniosa e una spezzata avete scelto la prima, e lo avete fatto senza alcuna esitazione; tra la ricchezza e il dovere, avete di nuovo scelto la prima, perfino senza essere disposti a tornare a riva; tra il lusso e la povertà, avete scelto il primo; quando avete scelto tra i vostri figli, le vostre mogli o i vostri mariti, o Me, avete scelto i primi; e tra le nozioni e la verità, avete comunque scelto le prime. Dinanzi a ogni genere di vostra malefatta, ho semplicemente perso la fiducia in voi. Sono davvero rimasto sorpreso. Il vostro cuore è inaspettatamente così incapace di lasciarsi intenerire” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “A chi esattamente sei leale?”). Quando ho letto le parole di giudizio di Dio, ho provato un profondo senso di colpa verso me stessa e non sono riuscita a trattenere le lacrime. Ero una di quelle persone col piede in due staffe smascherate da Dio. In una mano tenevo il mio matrimonio e la mia famiglia e non volevo lasciarli andare; con l’altra mi aggrappavo alla salvezza di Dio e non volevo essere abbandonata. Quando ero una leader, sebbene uscissi per fare il mio dovere ogni giorno, non volevo che la mia fede in Dio facesse arrabbiare mio marito e influenzasse il nostro rapporto. Quando facevo il mio dovere, mi limitavo a sbrigarmela. Non investivo alcuno sforzo nel condividere sulle difficoltà dei miei fratelli e sorelle e sui problemi che incontravano nel loro lavoro e nel risolverli. Quando ero isolata a casa per proteggere l’ambiente circostante, ho semplicemente colto l’occasione per abbandonare il mio dovere, godendomi una cosiddetta vita felice. Ero ben consapevole che la sorella con cui lavoravo era appena diventata leader e non poteva occuparsi da sola di tutto quel lavoro. Inoltre, mio marito non mi controllava ogni giorno, quindi avrei potuto collaborare con lei allo svolgimento di un po’ del lavoro. Tuttavia, per proteggere il rapporto con mio marito, non mi sono curata affatto del lavoro della chiesa per due mesi. Tra il mio dovere e una famiglia armoniosa, ho scelto di tenere in piedi la mia famiglia e ho abbandonato con leggerezza i miei doveri. Non avevo alcuna lealtà verso Dio e addirittura durante quei due mesi non ho provato un briciolo di auto-biasimo o di senso di indebitamento. Avevo letto così tante parole di Dio ma, quando di fatto mi sono imbattuta in qualcosa, mi sono comportata in quel modo: che cosa sconvolgente! Sono davvero stata priva di ogni briciolo di coscienza o ragione! Dio dice: “Dinanzi a ogni genere di vostra malefatta, ho semplicemente perso la fiducia in voi. Sono davvero rimasto sorpreso. Il vostro cuore è inaspettatamente così incapace di lasciarsi intenerire”. Come leader della chiesa, avevo una responsabilità onerosa. Avrei dovuto assumermi la responsabilità di tutelare il normale progresso dei vari aspetti del lavoro della chiesa e supportare e aiutare i miei fratelli e sorelle a comprendere la verità e a fare bene i loro doveri. Invece, non mi importava se il loro ingresso nella vita ne risentisse o meno o se il lavoro della chiesa venisse danneggiato. Ho pensato solo a tenere in piedi il mio matrimonio e la mia famiglia e ho abbandonato il mio dovere con noncuranza. Sono stata davvero troppo egoista e spregevole! Ero una persona inaffidabile! La colpa della mia destituzione era solo mia. Provavo estremo rimorso e ho deciso segretamente che non avrei più abbandonato il mio dovere per tenere in piedi il mio matrimonio e la mia famiglia. In seguito, ho ripreso a fare i miei doveri nella chiesa e mio marito ha usato sia la carota che il bastone per obbligarmi ad abbandonare la mia fede in Dio. Quando ha visto che non ascoltavo, ha continuato ogni giorno a tirare in ballo l’argomento del divorzio per minacciarmi. Io pregavo Dio e Lo imploravo di darmi fede e forza. In questo modo, ho sempre persistito nell’andare alle riunioni e nel fare il mio dovere. Pian piano, mio marito ha smesso di controllarmi così severamente, chiedendomi solo di tornare a casa ogni giorno.
Nel luglio del 2023, i leader hanno disposto che facessi un dovere. Poiché il lavoro comportava molte questioni, sarei potuta tornare a casa solo una volta ogni due settimane circa. Mi sentivo un po’ limitata: “Tornare a casa solo una volta ogni due settimane o giù di lì, mio marito sarà d’accordo? Se non sono regolarmente a casa, al suo fianco a fargli compagnia e a prendermi cura di lui, allora il nostro matrimonio, lentamente e inevitabilmente, finirà”. Tuttavia, mi sono ricordata della precedente esperienza di fallimento. Questa volta non volevo rimpianti e ho accettato il dovere. Dopo un po’ di tempo, ero leggermente preoccupata: “Se continuo a non tornare a casa, il rapporto tra me e mio marito si farà sempre più distante. Se si innamora di un’altra, allora il nostro matrimonio finirà. Se perdo il mio matrimonio, sarò ancora in grado di avere una vita felice in futuro?” All’apparenza, ero impegnata ogni giorno nel lavoro, ma avvertivo un costante disturbo nel cuore. Non appena il lavoro era terminato, iniziavo a calcolare i giorni che mi mancavano per poter tornare a casa. Ho persino pensato di chiedere ai leader di variare il mio dovere in modo che potessi farlo a casa. Mi sono resa conto che questo significava essere schizzinosa con il mio dovere e che mi stavo comportando in modo irragionevole, quindi non ne ho fatto menzione. Impotente, ho confidato a Dio i miei pensieri più intimi e L’ho implorato di illuminarmi e guidarmi.
Un giorno, durante le mie devozioni spirituali, ho letto un passo delle Sue parole che mi è stato di grande aiuto. Dio dice: “Addirittura alcuni, dopo aver iniziato a credere in Dio, accettano il loro dovere e gli incarichi affidati loro dalla casa di Dio ma, per mantenere la felicità e la beatitudine del loro matrimonio, compromettono seriamente lo svolgimento del loro dovere. In origine, dovevano recarsi a predicare il Vangelo in un luogo lontano, tornando a casa una volta alla settimana o una volta ogni tanto, oppure potevano lasciare casa loro e svolgere il loro dovere a tempo pieno a seconda della loro levatura e delle loro condizioni sotto vari aspetti. Tuttavia, temono che il partner ne sarà contrariato, che il loro matrimonio ne risentirà o che verrà distrutto e, pur di mantenere la loro felicità coniugale, tolgono al loro dovere molto del tempo che dovrebbero dedicarvi. Soprattutto quando il coniuge esprime delle rimostranze, appare scontento o brontola, diventano ancora più cauti nella tutela del matrimonio. Fanno di tutto per accontentare il partner e si impegnano a fondo per mantenere la loro felicità coniugale ed evitare che il loro matrimonio vada in frantumi. Naturalmente, ancora più grave è che, per mantenere la felicità coniugale, alcuni rifiutano la chiamata della casa di Dio e si rifiutano di fare il loro dovere. Quando dovrebbero lasciare casa loro per farlo, non sopportando di separarsi dal coniuge oppure avendo i suoceri che si oppongono alla loro fede in Dio e al fatto che lascino il lavoro e lascino casa loro per fare il loro dovere, scendono a compromessi e lasciano il dovere, scegliendo invece di preservare la loro felicità coniugale e mantenere integro il loro matrimonio. Per preservare la felicità coniugale e mantenere il matrimonio integro, per evitare che esso vada in frantumi e finisca, scelgono di adempiere solo alle loro responsabilità e ai loro obblighi all’interno della vita coniugale e abbandonano la missione di un essere creato. Non sai che, qualunque ruolo tu svolga nella famiglia o nella società, che sia quello di moglie, marito, figlio, genitore, lavoratore dipendente o altro, e a prescindere dal fatto che il tuo ruolo all’interno della vita coniugale sia importante o meno, tu possiedi una sola identità davanti a Dio: quella di essere creato. Davanti a Dio, non possiedi una seconda identità. Pertanto, quando la casa di Dio ti chiama, quello è il momento in cui dovresti compiere la tua missione. In altre parole, in quanto essere creato, non è che tu debba adempiere alla tua missione soltanto fatta salva la condizione di preservare la tua felicità coniugale e mantenere il tuo matrimonio integro; al contrario, fintanto che sei un essere creato, dovresti adempiere incondizionatamente alla missione che Dio ti conferisce e ti affida; in qualunque circostanza, dovresti portare a termine la tua missione, trattandola come tuo dovere obbligato, e dovresti porre al primo posto la missione che ti è stata affidata da Dio, ponendo invece in posizione secondaria la missione e le responsabilità che ti derivano dal matrimonio” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (10)”). Dopo che ho letto questo passo delle parole di Dio, è stato come se un raggio di luce avesse brillato nel mio cuore. Ho di colpo percepito chiarezza e illuminazione. Proprio come dice Dio, davo molto peso all’integrità e alla felicità del mio matrimonio. Volevo fare dei doveri solo a condizione di mantenere la mia felicità coniugale. Non appena il mio dovere influenzava il mio matrimonio, non riuscivo più a farlo con cuore sereno e per tutelare il mio matrimonio volevo persino abbandonarlo. Non mettevo al primo posto i doveri di un essere creato. Ricordo che, quando andavo a scuola, ero profondamente colpita da idee sul matrimonio come “Tenersi per mano e invecchiare insieme” e “Che io possa conquistare un cuore sincero a me, senza separarci mai fino alla fine dei nostri giorni”. Avevo sempre desiderato incontrare la mia metà, che mi trattasse con sincerità, mi mostrasse considerazione, si prendesse cura di me e mi accompagnasse nella vita. Dopo essermi sposata, avevo trattato il mio matrimonio come la cosa più importante e mi ero sempre impegnata per tenerlo in piedi. Dopo che ho iniziato a credere in Dio, mio marito ha ascoltato quelle voci infondate e ha cercato di fermarmi. Temendo che si formassero delle crepe nel nostro matrimonio, ho cercato dei modi per accattivarmi il suo favore. Quando facevo il dovere di leader, ero superficiale e mi limitavo a sbrigarmela. A ogni riunione, arrivavo e me ne andavo in orario, come se stessi timbrando l’entrata e l’uscita al lavoro. L’attuazione di alcuni compiti non veniva completata ma, quando pensavo che probabilmente mio marito aveva finito di lavorare, concludevo in fretta la riunione e tornavo a casa. Anche sulla via del ritorno, pensavo a come conquistarmi il favore di mio marito e tenere in piedi il nostro rapporto. Nei due mesi che ho trascorso a casa a proteggere l’ambiente circostante, avrei potuto svolgere alcuni doveri. Tuttavia, per mantenere il rapporto con mio marito, ho ignorato completamente il lavoro della chiesa. Questo non solo ha ritardato l’ingresso nella vita dei miei fratelli e sorelle, ma ha anche danneggiato il lavoro della chiesa. Inoltre, quando quella volta sono andata via di casa per fare il mio dovere, l’ho accettato solo esteriormente; non l’ho svolto mettendoci tutto il cuore. Non appena avevo tempo libero, iniziavo a calcolare quando sarei tornata a casa. Ho persino pensato di cambiare il mio dovere per poter rincasare ogni giorno. Attribuivo troppa importanza al mantenere la felicità del mio matrimonio; era come se perdere il mio matrimonio fosse un evento grave quanto il crollo del cielo. Sono un essere creato. È stato Dio a darmi la vita e a donarmi tutto. La mia missione è fare bene il dovere di un essere creato. Io invece, per mantenere il mio matrimonio, ho sempre fatto il mio dovere in modo superficiale. Mi vergognavo così tanto davanti a Dio! Non avevo neanche un briciolo di coscienza o ragionevolezza. Quando ho capito questo, ho provato auto-biasimo e dolore nel cuore. Ho preso segretamente una decisione: da allora avrei praticato la verità, avrei ripagato l’amore di Dio e avrei investito tutto il mio tempo e tutti i miei pensieri nel mio dovere.
Un giorno di settembre del 2023, sono tornata a casa. Mio marito è rientrato dopo essere stato fuori a bere la sera e mi ha chiesto aggressivamente: “Non sei regolarmente a casa. Dove stai alloggiando? Che cosa stai facendo?” Mi ha anche detto di smettere di credere in Dio. Non ho acconsentito e allora ha iniziato a picchiarmi. Ero così arrabbiata che me ne sono andata di casa. Un giorno di novembre, sono andata da mia madre, che mi ha detto: “Tuo marito dice che non può continuare a vivere così. Vuole che tu torni a casa e sbrighi le pratiche per il divorzio”. Alla notizia, ho tirato un lungo sospiro di sollievo. Mi sono detta: “In tutti questi anni, mi ha perseguitata molto e ha tentato di impedirmi di avere fede in Dio. Se divorziamo, potrò credere liberamente e non sarò più limitata da lui”. Tuttavia, quando sono uscita e ho visto le coppie sposate che passeggiavano per strada, ho pensato al fatto che eravamo sposati da vent’anni. Divorziare avrebbe significato che da quel momento in poi non ci sarebbe stato più alcun rapporto tra noi due. Se mi fossi ammalata, chi si sarebbe preso cura di me? Senza la sua compagnia, la seconda metà della mia vita sarebbe stata desolata e solitaria? Potevo davvero porre fine a vent’anni di vita matrimoniale in men che non si dica? A questo pensiero, il mio cuore ha sofferto per la tristezza e mi si sono riempiti gli occhi di lacrime. Ho pregato Dio: “Amato Dio, so che non c’è più bisogno di tenere in piedi il mio matrimonio. Sono disposta a divorziare ma, non appena penso di farlo, provo ancora un dolore profondo nel cuore. Amato Dio, possa Tu darmi fede e forza per permettermi di fare la scelta giusta”.
In seguito, ho letto le parole di Dio e ho scoperto come avrei dovuto trattare il matrimonio. Dio Onnipotente dice: “Dio ha preordinato per te il matrimonio e ti ha donato un partner. Tu ti sposi, ma agli occhi di Dio la tua identità e la tua posizione non cambiano. Non importa che tu sia uomo o donna, c’è una cosa che entrambi condividete e cioè che agli occhi del Creatore siete entrambi esseri creati. All’interno della struttura del matrimonio vi tollerate, amate e proteggete reciprocamente, vi aiutate e vi sostenete a vicenda, e questo è adempiere alle vostre responsabilità. Tuttavia, le responsabilità che dovresti adempiere e la missione che dovresti compiere davanti a Dio non possono essere sostituite dalle responsabilità che adempi nei confronti del tuo partner. Pertanto, quando le responsabilità che hai nei confronti del tuo partner e il dovere che un essere creato dovrebbe fare davanti a Dio entrano in conflitto, ciò che dovresti scegliere è di fare il dovere di un essere creato invece di adempiere alle tue responsabilità nei confronti del tuo partner. Questi sono la direzione e l’obiettivo che dovresti scegliere e, naturalmente, questa è anche la missione che dovresti compiere. Alcune persone, tuttavia, fanno erroneamente del perseguimento della felicità coniugale, dell’adempimento delle proprie responsabilità nei confronti del partner, del prendersi cura di lui, assisterlo e averlo a cuore e proteggerlo, la loro missione di vita, e considerano il partner come il loro mondo intero, la loro vita: questo è sbagliato. […] Per quanto riguarda il matrimonio, tutto ciò che le persone possono fare è accettarlo da Dio e aderire alla definizione di matrimonio che Egli ha stabilito per l’uomo, ossia di un marito e una moglie che adempiono entrambi alle loro responsabilità e ai loro obblighi reciproci. Ciò che non si può fare è determinare il destino, la vita precedente, quella attuale o quella successiva del proprio partner, per non parlare dell’eternità. Solo il Creatore può stabilire la tua destinazione, il tuo destino e il percorso che segui. Pertanto, in quanto essere creato, che il tuo ruolo sia quello di moglie oppure di marito, la felicità che dovresti perseguire in questa vita deriva dal fare il dovere di un essere creato e dal portare a termine la missione che spetta a un essere creato. Non deriva dal matrimonio in sé, e tanto meno dall’adempimento delle tue responsabilità di moglie o di marito all’interno della struttura del matrimonio. Naturalmente, il cammino che scegli di seguire e la visione della vita che adotti non dovrebbero assumere come fondamento la felicità coniugale, e tanto meno dovrebbero essere determinati dal tuo coniuge: questo è qualcosa che dovresti capire” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (11)”). “Per quanto riguarda il matrimonio, finché non entra in contrasto o in conflitto con il tuo perseguimento della verità, allora gli obblighi che dovresti assolvere, la missione che dovresti compiere e il ruolo che dovresti svolgere all’interno della struttura del matrimonio non cambieranno. Pertanto, chiedere di abbandonare il perseguimento della felicità coniugale non significa chiederti di abbandonare il matrimonio o di divorziare, ma piuttosto significa chiederti di trattare il matrimonio correttamente, e poi, su questa base, portare a termine la tua missione come essere creato e adempiere bene al dovere che dovresti svolgere. Naturalmente, se il tuo perseguimento della felicità coniugale influisce sul tuo assolvimento del dovere di un essere creato o lo ostacola, o addirittura ti porta ad abbandonare questo dovere che dovresti svolgere, allora sei una persona immensamente ribelle. Se cerchi la verità su tale questione dovresti essere in grado di vedere chiaramente a cosa le persone dovrebbero attenersi e cosa dovrebbero abbandonare. Ciò che dovresti abbandonare non è semplicemente il tuo perseguimento della felicità coniugale; dovresti abbandonare il tuo intero matrimonio. In questo modo, raggiungerai la completa conformità con le verità principi. […] Se vuoi essere qualcuno che persegue la verità, allora devi pensare principalmente a come abbandonare ciò che Dio ti chiede di abbandonare e a come realizzare ciò che Egli ti chiede di realizzare. Anche se in futuro non sarai più sposato e sarai senza un coniuge accanto, potrai comunque arrivare alla vecchiaia e vivere bene lo stesso. Se invece rinunci a questa opportunità di fare il tuo dovere, ciò equivale a rinunciare al dovere che dovresti svolgere e alla missione che Dio ti ha affidato. In tal caso, agli occhi di Dio non sei una persona che persegue la verità, che vuole sinceramente Dio o che persegue la salvezza. Se rinunci attivamente all’opportunità e al diritto di ottenere la salvezza, rinunci alla tua missione e scegli invece di conservare il tuo matrimonio, di vivere insieme al tuo coniuge, di accompagnarlo e di soddisfarlo, e di mantenere l’integrità del tuo matrimonio, allora alla fine perderai certamente qualcosa mentre guadagnerai qualcos’altro. Capisci cosa perderai, vero? Né il matrimonio né la felicità coniugale sono tutto il tuo mondo: non potranno essere queste cose a stabilire il tuo destino né il tuo futuro, e tanto meno la tua destinazione” (La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (10)”). Dopo aver finito di leggere le parole di Dio, ho sentito nel cuore una luce e una chiarezza smisurate. Dio ha stabilito che per gli esseri umani il significato del matrimonio è solo quello di permettere alle persone di accompagnarsi e prendersi cura l’una dell’altra. Ma le responsabilità del matrimonio non possono sostituire la missione di un essere creato. Quando il dovere mi si presenta, dovrei dare la priorità ad assolvere bene il dovere di un essere creato. Se abbandono il mio dovere per perseguire un matrimonio felice, perderò la mia possibilità di acquisire la verità e di ricevere la salvezza di Dio. Alla fine, cadrò nelle grandi catastrofi e sarò distrutta. In passato, pensavo solo a perseguire un matrimonio felice. Ho investito una grande quantità di tempo e di sforzi per mantenere il rapporto con mio marito. Volevo tenermi stretta la felicità coniugale con una mano e la verità con l’altra. Cercavo di badare a entrambe le cose, ma il mio cuore era completamente esausto e semplicemente non c’era alcuna felicità di cui parlare. Ora, credo in Dio da molti anni ma ancora non capisco la verità. Ho sprecato molto tempo. Sono stata troppo sciocca! Mi sono anche resa conto che credere in Dio è perfettamente naturale e giustificato. Mio marito non credeva in Dio e cercava anche di impedirmi di credere. Non appena accennavo a qualcosa che avesse a che fare con il credere in Dio, si arrabbiava con me, mi rimproverava, mi picchiava e mi malediceva. Spesso mi minacciava con il divorzio per costringermi ad abbandonare la mia fede in Dio. È chiaro che la sua essenza è quella di un diavolo che odia la verità e odia Dio. Proprio come dice Dio: “I credenti e i non credenti sono per natura incompatibili; anzi, sono opposti gli uni agli altri” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Dio e l’uomo entreranno nel riposo insieme”). Eravamo semplicemente persone di due tipi incompatibili e percorrevamo due cammini radicalmente diversi. Non c’era proprio modo per noi di tenerci per mano e invecchiare insieme. Ma io scioccamente preservavo meticolosamente questo matrimonio. Non stavo forse seguendo ciecamente un diavolo? Ero troppo confusa e sciocca! Mantenere il rapporto con mio marito mi avrebbe portato solo a evitare Dio, a tradirLo e a precludermi la possibilità di salvezza. Vivendo secondo un punto di vista sbagliato sull’amore, consideravo il perseguimento di un matrimonio felice come la mia missione. Non ero disposta a discernere l’essenza di mio marito. Senza la rivelazione dei fatti e senza l’illuminazione e la guida delle parole di Dio, non sarei stata ancora in grado di capire a fondo la cosa. Ero davvero cieca e ignorante! Non potevo continuare a vivere con quei pensieri e quei punti di vista sbagliati. Anche se mio marito voleva divorziare, dovevo comunque assolvere il dovere di un essere creato. Questa è davvero la mia missione!
Durante le mie devozioni spirituali, ho sentito un inno delle parole di Dio.
Lascia entrare Dio nel tuo cuore
1 Solo quando apri il tuo cuore a Dio Egli può entrarvi. Solo quando Dio è entrato nel tuo cuore puoi vedere ciò che Dio ha ed è, e vedere le Sue intenzioni per te. In quel momento scoprirai che tutto ciò che riguarda Dio è davvero prezioso, che ciò che Egli ha ed è merita veramente che se ne faccia tesoro. In confronto, le persone, gli eventi e le cose che ti circondano, e persino i tuoi cari, il partner e le cose che ami sono davvero indegni di essere menzionati, così insignificanti e davvero infimi per te. Avrai la sensazione che gli oggetti materiali non riescano più ad attrarti, né a farti pagare di nuovo qualsiasi prezzo per averli. Nell’umiltà di Dio vedrai la Sua grandezza e la Sua supremazia.
2 Ancora di più, in qualche atto di Dio che prima ritenevi molto piccolo, vedrai la Sua saggezza infinita e la Sua tolleranza, come anche la pazienza, la sopportazione e la comprensione che Egli mostra nei tuoi riguardi. Ciò susciterà in te un’adorazione per Lui. Quel giorno sentirai che l’umanità vive in un mondo davvero laido e che, a prescindere dalle persone che sono al tuo fianco o dagli eventi che accadono intorno a te o persino da coloro che ami, dal loro amore per te, dalla loro cosiddetta protezione o sollecitudine nei tuoi confronti, niente di questo è degno di essere menzionato: soltanto Dio è Colui che ami di più e il tuo tesoro più prezioso. L’amore di Dio è così grande, e la Sua essenza è così santa. In Lui non esistono propensione all’inganno, malvagità, invidia e discordia, ma soltanto giustizia e autenticità. Tutto ciò che Egli ha ed è dovrebbe essere bramato dagli uomini, i quali dovrebbero anche perseguirlo e aspirarvi.
La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “L’opera di Dio, l’indole di Dio e Dio Stesso III”
Ascoltare quest’inno mi ha davvero commossa. L’amore tra le persone si fonda su un rapporto di scambio. Quando stavo accanto a mio marito e mi occupavo di lui e dei bambini, mi trattava bene; quando non sono riuscita a occuparmi di lui a tempo pieno, ha cominciato ad arrabbiarsi e voleva divorziare perché non riceveva da me alcun beneficio. In quegli anni, una volta ho messo da parte il mio dovere e ho tradito Dio per mantenere la felicità coniugale. Tuttavia, Dio non mi ha trattata in base al modo in cui ho agito. Egli mi ha comunque mostrato misericordia e grazia e ha usato le Sue parole per illuminarmi in modo che potessi capire a fondo le macchinazioni di Satana. Mi ha liberata dalle mie idee sbagliate sul matrimonio, in modo che non venissi più danneggiata da Satana. Ho capito che solo Dio ama le persone in misura massima e che solo il Suo amore è autentico e santo.
In seguito, quando ho acconsentito a divorziare, mio marito non voleva più farlo. Ha persino detto che, purché fossi tornata a casa, mi avrebbe trattata bene come faceva in passato e non avrebbe più cercato di impedirmi di credere in Dio. Ho pensato a come fosse ricorso a minacce, violenza e insulti per costringermi ad abbandonare la mia fede in Dio. Quando aveva visto che quei trucchi non funzionavano, aveva usato parole dolci per raggirarmi. Comunque cambiassero i suoi tranelli, la sua essenza è ancora quella di un diavolo. La sua essenza di nemico di Dio non cambierà mai. Per dieci anni aveva tentato di impedirmi di credere in Dio. Se fosse stato capace di cambiare, lo avrebbe fatto molto tempo prima. Se avessi continuato a credere alle sue parole, ci sarei caduta, avrei finito per essere ingannata e avrei perso la mia possibilità di essere salvata da Dio. Così ho ignorato ciò che mi ha detto. Ho pensato: “Anche se non divorziamo, non posso permettergli di ostacolare l’assolvimento dei miei doveri”. In seguito, ho sempre fatto i miei doveri nella chiesa e ho trovato serenità nel cuore. Ho smesso di pensare a come tenere in piedi il mio matrimonio e la mia famiglia e sono riuscita finalmente a liberarmi dai vincoli di mio marito e dalle catene del matrimonio. Ora sono libera di credere in Dio e di fare il mio dovere. Grazie a Dio per la Sua salvezza!
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