Perseguire la fama e il guadagno non è il cammino corretto
di Liu Lei, CinaNel luglio 2022, i leader hanno visto che ero molto abile a scrivere e hanno disposto che svolgessi nella chiesa un dovere...
Diamo il benvenuto a chi ricerca la manifestazione di Dio!
A marzo del 2023, nel nostro distretto si è tenuta un’elezione suppletiva per selezionare un leader di distretto. Ho pensato: “Anche se il mio accesso alla vita non è stato il migliore, sono sempre stata responsabile del lavoro del Vangelo. L’ambito delle mie responsabilità è stato piuttosto ampio e, inoltre, il lavoro ha portato dei risultati. In questa elezione per il leader di distretto, i fratelli e le sorelle dovrebbero probabilmente scegliere me, no? Anche se attualmente sono supervisore del lavoro del Vangelo, si tratta di un compito a mansione singola e solo poche persone mi conoscono. Essere leader di distretto, però, è un’altra cosa. È una figura che supervisiona il lavoro generale ed è ammirata e stimata da un numero maggiore di persone. Se alla fine verrò scelta io, i fratelli e le sorelle penseranno sicuramente che perseguo la verità e che non solo sono in grado di supervisionare il lavoro del Vangelo, ma anche di essere una leader”. Questo pensiero mi rendeva davvero felice.
In quei giorni, ero molto attiva nei miei doveri e, non appena qualcuno poneva una domanda nella chat di gruppo, io mi affrettavo a rispondere prontamente; a volte, in caso di problemi, mi rivolgevo ai leader e segnalavo loro in privato quelli che riscontravo; volevo convincerli che avevo un senso del fardello e di responsabilità, portandoli così a votare per me all’elezione. Con mio totale stupore, una sera ho visto un messaggio dai leader superiori: annunciava che sorella Charlotte era stata eletta leader di distretto. Quando ho letto quel nome, mi sono sentita davvero sconvolta e ho pensato: “Anche se Charlotte ha sempre svolto doveri di leadership, è appena arrivata nel nostro distretto per predicare il Vangelo e non conosce bene la situazione qui. Allora perché è stata scelta? Per un periodo ho supervisionato il suo lavoro, ma ora che è stata eletta leader e seguirà lei il mio, come potrei farmi ancora vedere in giro? Possibile che i fratelli e le sorelle mi reputino davvero così inferiore?” Non ero affatto convinta. “In cosa esattamente sono inferiore a Charlotte? In termini dei nostri rispettivi ambiti di responsabilità, il suo non è più ampio del mio; lei non è migliore di me nemmeno in termini di esperienza lavorativa e principi padroneggiati; e, in termini di soffrire e di pagare un prezzo, io ho di certo sofferto molto. Durante il mio periodo come supervisore del lavoro del Vangelo, qualunque cosa la chiesa disponesse per me, io la facevo e, quando incontravo problemi nel lavoro, per quanto le cose diventassero difficili o dolorose, non mi lamentavo né borbottavo mai. Ma, nonostante tutto il mio impegno, perché è stata scelta Charlotte e non io? C’era forse qualcosa che non andava in me? Non ero adatta a essere leader di distretto, ma solo a svolgere un dovere basato su una singola mansione?” Più ci pensavo, più mi sentivo a disagio, e perdevo la motivazione a fare i miei doveri.
In quel periodo, il lavoro del Vangelo all’interno della chiesa ha incontrato difficoltà e problemi e si dà il caso che quello fosse esattamente il principale ambito di responsabilità di Charlotte. Lei stava contattando i fratelli e le sorelle per discutere di come risolvere questi problemi. Anche se quello era un lavoro che non rientrava nel mio ambito di supervisione, supervisionavo il lavoro del Vangelo da più tempo, quindi avrei dovuto collaborare con loro per discutere delle soluzioni. Tuttavia, quando pensavo al fatto che rientrava nell’ambito lavorativo di cui era responsabile Charlotte, sentivo che, se avessi davvero risolto io i problemi, i leader superiori avrebbero sicuramente attribuito il merito a Charlotte e avrebbero detto che aveva capacità lavorative. Questo pensiero mi faceva passare la voglia di partecipare alla discussione. Anche quando mi veniva chiesto di farlo, trovavo educatamente delle scuse e dicevo: “Discutetene voi, io non ne so molto”. Addirittura mi aggrappavo alle manchevolezze di Charlotte e ogni tanto sfogavo il mio malcontento con le sorelle intorno a me, dicendo: “Non capire i principi non va bene per niente. Ci sono così tanti problemi nel lavoro adesso: come fa Charlotte a seguirlo e a risolvere i problemi se non capisce i principi?” Loro ascoltavano ed erano d’accordo con me: “Sì, non va bene che non capisca i principi, perché in questo modo non può risolvere i problemi”. Le loro parole mi riempivano di una segreta soddisfazione e mi dicevo: “Visto che non avete una grande opinione di me, allora fate svolgere il lavoro alla persona che avete scelto. Voglio proprio vedere se se la caverà bene. Quando sorgeranno problemi nel lavoro, userò i fatti per dimostrare che avete scelto male e vi farò vedere le conseguenze del non aver selezionato me”. In realtà, in quel periodo, ero piena di oscurità e dolore e, quando vedevo i problemi che sorgevano nel lavoro, a volte provavo anche un senso di colpa, pensando che avrei dovuto lavorare con Charlotte per risolverli il prima possibile. In diverse occasioni, ho avuto voglia di scriverle un messaggio, ma, pensando al fatto che non ero stata scelta come leader di distretto, non riuscivo a ingoiare l’orgoglio e ritraevo le mani dalla tastiera. Il mio cuore era tormentato, in conflitto continuo dentro di me; era davvero doloroso. Mi sono resa conto che il mio stato era sbagliato e che avrei dovuto modificarlo e invertirlo prontamente, eppure non volevo mettere da parte il mio orgoglio per cercare la condivisione da parte di Charlotte. In quel periodo, ero consumata dalla reputazione e dal prestigio e il mio dovere non era al centro dei miei pensieri. Non ero disposta a collaborare quando i leader attuavano alcuni compiti; quando i fratelli e le sorelle non riuscivano ad afferrare i principi nei loro doveri, vivevano nelle difficoltà e mancavano di direzione, io non li aiutavo a risolvere le loro difficoltà; e quando i leader superiori fornivano una guida per aiutarmi a seguire il lavoro del Vangelo, io non lo seguivo né attuavo le indicazioni in modo tempestivo. Di conseguenza, l’efficacia del lavoro del Vangelo continuava a diminuire, tanto che il lavoro era quasi paralizzato.
Poco dopo, sono stata destituita. I leader poi mi hanno assegnato la responsabilità del lavoro di un gruppo del Vangelo. Non solo non ho riflettuto sul motivo della mia destituzione, ma anzi mi sono lamentata che i leader non avrebbero dovuto destituirmi e ho continuato a sentirmi oppositiva, senza alcuna voglia di seguire il lavoro. Il supervisore mi ha smascherata e potata per non aver risolto in tempo i problemi nel lavoro e perché battevo la fiacca quando si trattava di seguirlo, però non riuscivo proprio ad accettarlo. Dopo poco più di un mese, il lavoro di cui ero responsabile non mostrava ancora miglioramenti. Il supervisore ha visto che mi rifiutavo costantemente di accettare la verità e non riflettevo su me stessa, così mi ha destituita dalla posizione di capogruppo. Dopo di ciò, sono stata relegata a una chiesa ordinaria e il mio stato è precipitato ancora di più. Non volevo parlare con nessuno e non aprivo nemmeno bocca per condividere durante le riunioni. I leader hanno cercato di aiutarmi più volte, ma non rispondevo alle loro chiamate. Mi sentivo oppositiva quando il capogruppo seguiva il mio lavoro e per diversi mesi di fila non ho ottenuto alcun risultato nei miei doveri. Quattro mesi dopo, una leader mi ha contattata all’improvviso e mi ha detto: “I fratelli e le sorelle hanno segnalato che il tuo atteggiamento verso i doveri era sprezzante, che non ottenevi risultati reali e che la tua umanità è scarsa. Da quando sei stata destituita, vivi in uno stato di negatività e opposizione. Non hai avuto alcun atteggiamento di accettazione della verità e non accetti che il capogruppo supervisioni e segua il tuo lavoro. Secondo i principi, devi essere isolata per riflettere”. Quando ho scoperto che sarei stata isolata, la mia mente si è come svuotata. Non avrei mai pensato che, dopo aver creduto in Dio per così tanti anni e aver rinunciato a famiglia e carriera per il mio dovere, avrei finito col ritrovarmi isolata. In quei giorni, ho pensato spesso alle parole della leader quando mi aveva analizzata: “Tu non sei una persona che accetta la verità”, “La tua umanità è scarsa” e “Non hai vera sottomissione”. Queste parole mi riecheggiavano costantemente nella testa. Continuavo a chiedermi: “Possibile che il mio percorso di fede sia arrivato alla fine?” Sentivo un vuoto nel cuore e volevo piangere, però le lacrime non uscivano. Mi sembrava di non avere un buon esito e ho addirittura pensato di tornare nel mondo. Quando ho davvero avuto voglia di andarmene, il mio cuore si è riempito di senso di colpa e mi sono ricordata di aver fatto voto a Dio che non Lo avrei mai lasciato, a prescindere da tutto. Credevo in Dio da molti anni, mi ero nutrita di così tante Sue parole e avevo goduto di tanta Sua grazia e tante Sue benedizioni. Sarei stata davvero priva di coscienza se me ne fossi andata così. Tuttavia, pensando al fatto che ormai ero stata isolata dalla chiesa, sono diventata molto negativa e non sapevo cosa fare. In quel periodo, non volevo vedere nessuno e passavo le giornate vivendo come un cadavere ambulante.
Un giorno, mi è venuto all’improvviso un forte mal di denti e nessuna medicina mi era di aiuto. Di notte, piangevo da sola sotto le coperte e il mio cuore era pieno di una solitudine e di una desolazione indescrivibili. Volevo pregare Dio, ma sentivo troppa vergogna per presentarmi davanti a Lui. Sentivo di non essere una persona che Egli avrebbe salvato e di non essere più degna di pregarLo. Più chiudevo il cuore a Dio, più il mal di denti peggiorava. In cuor mio ho gridato: “Dio, Dio…” Mi sono inginocchiata e L’ho pregato: “Dio, sto malissimo. Non voglio rinunciare alla mia fede in Te, ma non so cosa fare”. Dopo aver pregato, mi sono ricordata di questi passi delle Sue parole: “Dal momento che sei certo che questa via è vera, devi seguirla fino alla fine; devi mantenere la tua lealtà a Dio” (La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Dovresti mantenere la tua lealtà a Dio”). “Indipendentemente da quali errori tu abbia commesso, da quali svolte errate tu abbia fatto o da quanto tu abbia trasgredito, non permettere che queste cose diventino un fardello o un bagaglio superfluo da portare con te nel tuo perseguimento della conoscenza di Dio: continua ad avanzare marciando” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico VI”). Riflettendo sulle parole di Dio, mi sono sentita profondamente toccata. Ho percepito che Egli mi stava ancora guidando, incoraggiandomi a non arrendermi e a continuare ad andare avanti, e ho avvertito una grande forza nel cuore e mi sono anche sentita davvero in colpa. Avevo perseguito reputazione e prestigio e non avevo intrapreso il cammino giusto, anzi avevo intralciato e disturbato il lavoro della chiesa. Con il mio comportamento, qualsiasi trattamento la chiesa mi avesse riservato sarebbe stato giustificato. Eppure, dopo essere stata isolata, avevo persino voluto tradire Dio. Ero così intransigente! Credevo in Dio da molti anni, mi ero nutrita di tantissime Sue parole e sapevo che questa era la vera via. Anche in assenza di un buon esito, avrei dovuto seguire Dio fino alla fine. L’ho pregato: “Dio, ho errato e sono stata così ribelle. Se sono arrivata a questo punto, è colpa mia. Dio, sono disposta a riflettere seriamente su me stessa e rialzarmi da dove sono caduta. Ti prego, illuminami e guidami, così che io possa comprendere me stessa”. In quei giorni, ho continuato a invocarLo in questo modo.
Durante una delle mie devozioni spirituali, ho letto le parole di Dio e acquisito una qualche comprensione di me stessa. Dio Onnipotente dice: “Gli anticristi considerano il loro prestigio e la loro reputazione più importanti di qualsiasi altra cosa. Non sono solamente propensi all’inganno, astuti e malvagi, ma anche estremamente feroci. Cosa fanno quando sentono messo a rischio il loro prestigio, o quando perdono il loro posto nel cuore delle persone, quando non sono più approvati e adorati, quando non vengono più venerati e ammirati e precipitano nel disonore? Diventano improvvisamente ostili. Non appena perdono il loro prestigio, perdono anche la volontà di svolgere qualsiasi dovere, fanno tutto in modo superficiale e non provano interesse verso nulla. Ma non è questa la manifestazione peggiore. Qual è la manifestazione peggiore? Non appena gli anticristi perdono il loro prestigio e nessuno li ammira né si lascia fuorviare da loro, vengono fuori l’odio, l’invidia e la vendetta. Non solo non hanno un cuore che teme Dio, ma sono anche privi della benché minima sottomissione. Nei loro cuori, inoltre, odiano la casa di Dio, la chiesa, e i leader e i lavoratori; desiderano che il lavoro della chiesa subisca problemi o arresti; vogliono deridere la chiesa e i fratelli e le sorelle. Inoltre odiano tutti coloro che perseguono la verità e temono Dio. Attaccano e scherniscono chiunque sia leale nel suo dovere e disposto a pagare un prezzo. Tale è l’indole degli anticristi; non è forse un’indole feroce?” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte seconda”). Quando ho letto questo passo delle parole di Dio, mi sono sentita profondamente angosciata. Sentivo che ogni comportamento da Lui smascherato mi descriveva, soprattutto nel punto in cui dice che gli anticristi hanno a cuore la reputazione e il prestigio più di ogni altra cosa e non hanno sottomissione a Dio né timore di Lui. Si ingegnano in ogni modo e usano qualsiasi mezzo per ottenere il prestigio e, appena perdono la reputazione e il prestigio, o il sostegno e l’ammirazione degli altri, subito diventano ostili, negativi e battono la fiacca nel lavoro, e provano risentimento e insoddisfazione nel loro cuore. Desiderano che sorgano problemi nel lavoro della chiesa per poter ridere di essa. Poi ho pensato al mio comportamento: non era forse esattamente lo stesso? In passato, per essere selezionata come leader di distretto e guadagnare la stima dei fratelli e delle sorelle, quando vedevo che loro inviavano messaggi contenenti delle domande, subito rispondevo, desiderando attirare l’attenzione dei leader. Quando, invece, avevo saputo che era stata scelta Charlotte come leader di distretto, non avevo riflettuto su dove fossi carente. Anzi, poiché non ero stata scelta e non potevo ottenere il prestigio o l’ammirazione di un numero maggiore di persone, ero diventata oppositiva e dibattevo nel mio cuore. Pensavo che di avere maggiore esperienza e di supervisionare il lavoro del Vangelo da più tempo rispetto a Charlotte, e quindi, prendendo queste cose come capitale, ero diventata insoddisfatta e scontenta, e avevo usato i miei doveri per sfogare le mie frustrazioni. Quando avevo visto che il lavoro del Vangelo di cui era responsabile Charlotte incontrava problemi, non solo non avevo dato una mano per risolverli, ma avevo anche provato piacere per le sue difficoltà e riso di lei, addirittura desiderando che i problemi non venissero risolti, così che venisse umiliata davanti ai fratelli e alle sorelle e tutti potessero vedere che in effetti non era brava quanto me. Non solo questo, ma sfogavo anche il mio malcontento con le sorelle intorno a me. Mi soffermavo su qualche piccolo problema nei doveri di Charlotte e la giudicavo alle sue spalle, sperando che i fratelli e le sorelle si schierassero dalla mia parte e pensassero che la chiesa avesse scelto la persona sbagliata e seppellito una persona di talento come me. Dopo essere stata destituita, non solo non avevo riflettuto su me stessa né ero giunta a conoscermi, ma avevo anche continuato a oppormi e a rifiutarmi di sottomettermi; e, quando i leader cercavano di condividere con me, non ero disposta a interagire con loro. Non avevo affatto un atteggiamento di accettazione o di ricerca della verità. In quel momento, ho capito all’improvviso che non essere stata scelta come leader era in realtà una protezione per me. Poiché la mia indole era feroce e davo troppa importanza al prestigio, quando non lo ottenevo, diventavo piena di odio, ridevo degli altri e arrivavo persino a giudicarli e danneggiarli. Se avessi davvero guadagnato prestigio, avrei sicuramente represso ed escluso chiunque non mi avesse ascoltata e avrei commesso mali ancora più gravi. Riflettendo su questo, ho compreso la pericolosità del mio stato. Eppure ero stata del tutto ignara ed ero rimasta intransigente e ostinata. Se non fosse stato per il mio isolamento, sarei rimasta testarda e impenitente. Ho pregato Dio: “Dio, grazie per la Tua guida. Ora ho un po’ di comprensione di me stessa e vedo che sono sull’orlo di un precipizio. Il fatto che non sia stata espulsa è già la Tua misericordia ed è l’opportunità che Tu mi dài di pentirmi. Dio, voglio davvero pentirmi. Ti prego, guidami a capire a fondo l’essenza e le conseguenze del perseguire il prestigio”.
Durante una delle mie devozioni spirituali, ho letto le parole di Dio e acquisito una qualche comprensione della mia natura essenza. Dio Onnipotente dice: “Gli anticristi hanno a cuore la propria reputazione e il proprio prestigio in modo maggiore rispetto alle persone comuni, e ciò è qualcosa di intrinseco alla loro indole essenza; non è un interesse temporaneo né l’effetto transitorio dell’ambiente circostante. È qualcosa all’interno della loro vita, delle loro ossa, e dunque è la loro essenza. Vale a dire, in tutto ciò che gli anticristi fanno, la loro prima considerazione va alla propria reputazione e al proprio prestigio, nient’altro. Per loro, la reputazione e il prestigio sono la vita, nonché l’obiettivo che perseguono per tutta la loro esistenza. […] Si può dire che, per gli anticristi, la reputazione e il prestigio non sono un requisito aggiuntivo, né tantomeno cose esterne a loro di cui potrebbero fare a meno. Fanno parte della loro natura, sono nelle loro ossa, nel loro sangue, sono innati in loro. Gli anticristi non sono indifferenti al possesso della reputazione e del prestigio; non è questo il loro atteggiamento. Allora qual è? La reputazione e il prestigio sono intimamente legati alla loro vita di tutti i giorni, alla loro condizione quotidiana, a ciò che perseguono ogni giorno. Per gli anticristi, la reputazione e il prestigio sono la vita. A prescindere dal modo e dall’ambiente in cui vivono, dal lavoro che fanno, da cosa perseguano, da quali siano i loro obiettivi o da quale sia la direzione della loro vita, tutto ruota attorno all’avere una buona reputazione e un elevato prestigio. E questo obiettivo non cambia; non riescono mai a mettere da parte tali cose. È questo il vero volto degli anticristi, è questa la loro essenza. Potresti metterli in una foresta primordiale nascosta tra le montagne, e non rinuncerebbero ugualmente al loro perseguimento di reputazione e prestigio. Potresti metterli in un qualsiasi gruppo di persone, e le uniche cose a cui riescono a pensare sono ugualmente la reputazione e il prestigio. Sebbene gli anticristi credano in Dio, equiparano il perseguimento di reputazione e prestigio alla fede in Dio e danno a queste cose lo stesso peso. In altre parole, mentre percorrono la via della fede in Dio, perseguono anche la reputazione e il prestigio. Si può dire che, in cuor loro, il perseguimento della verità nella fede in Dio sia il perseguimento della reputazione e del prestigio e che il perseguimento della reputazione e del prestigio sia anche il perseguimento della verità: ottenere reputazione e prestigio equivale a ottenere la verità e la vita. Se sentono di non aver ottenuto fama, guadagno o prestigio, se sentono che nessuno li ammira, li tiene in grande considerazione o li segue, allora diventano abbattuti, ritengono che credere in Dio non abbia senso, nessun valore, e si chiedono interiormente: ‘Ho forse fallito credendo in Dio in questo modo? Non c’è speranza per me?’ Spesso calcolano queste cose nei loro cuori. Calcolano come potersi ritagliare un posto nella casa di Dio, come poter acquisire un’elevata reputazione all’interno della chiesa, come potersi fare ascoltare dagli altri quando parlano e farsi tessere le lodi quando agiscono, come poter portare le persone a seguirli dovunque essi siano e come poter avere una voce influente nella chiesa e possedere fama, guadagno e prestigio: si concentrano davvero su queste cose in cuor loro. È questo che simili persone perseguono” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte terza”). Dalle parole di Dio ho capito che il perseguimento di reputazione e prestigio da parte di un anticristo non è qualcosa di temporaneo, ma fa parte della sua natura ed essenza. Gli anticristi prendono il perseguimento di reputazione e prestigio come loro obiettivo nella vita. Credono che, una volta guadagnate queste due cose, abbiano guadagnato tutto e che, una volta perse queste due cose, la vita non abbia più alcun significato. Mi sono resa conto che ero stata proprio così. Fin da bambina, avevo vissuto secondo i veleni satanici del “Mira a distinguerti e a eccellere” e del “Devi sopportare grandi sofferenze per diventare il più grande tra gli uomini”. A scuola, mi sforzavo di essere la migliore studentessa e la prima della classe, nella convinzione che ciò mi avrebbe procurato l’ammirazione di insegnanti e compagni. Dopo il matrimonio, vedendo che molti parenti e vicini dalla parte di mio marito erano più abbienti di noi, non ero disposta a rimanere indietro, così avevo aperto un’attività con mio marito, desiderando essere una persona ricca nel villaggio e godere dell’ammirazione altrui. Dopo aver iniziato a credere in Dio, avevo continuato a fare di reputazione e prestigio l’oggetto del mio perseguimento: credevo che, diventando leader, il mio ambito di responsabilità si sarebbe ampliato e più persone mi avrebbero ammirata. Mi sembrava l’unico modo per vivere una vita significativa e di valore. Per ottenere prestigio e ammirazione, mi scervellavo nello sforzarmi di raggiungerli. Ma, quando non ero stata scelta come leader e non avevo potuto ottenere l’ammirazione e il sostegno dei fratelli e delle sorelle, ero diventata insoddisfatta e scontenta, e avevo giudicato la leader appena eletta. Quando vedevo problemi nel lavoro del Vangelo, li ignoravo e addirittura traevo piacere dal vederli accadere. Quando ero stata destituita, avevo continuato a essere negativa e oppositiva e, quando altri seguivano il mio lavoro, anche in quel caso mi sentivo oppositiva. Nemmeno durante il mio isolamento avevo riflettuto su me stessa, anzi avevo persino pensato di tradire Dio e lasciare la Sua casa. Ho visto che tutto ciò che facevo era lottare per la reputazione e il prestigio, che il perseguimento della reputazione e del prestigio era diventato parte della mia natura e che stavo già percorrendo il cammino di un anticristo. In quel momento, ho sentito dentro di me che la reputazione e il prestigio mi avevano davvero danneggiata tantissimo. Per la reputazione e il prestigio, avevo perso l’umanità e la ragione. Avevo portato intralcio nel lavoro della chiesa e danno alle persone intorno a me; il mio perseguire reputazione e prestigio mi allontanava sempre di più da Dio e mi rendeva sempre più priva di sembianza umana. Volevo liberarmi rapidamente dai vincoli e dalla schiavitù della reputazione e del prestigio e ho iniziato ad avere la determinazione a perseguire la verità.
In seguito, ho letto un altro passo delle parole di Dio e ho capito chiaramente che perseguire la reputazione e il prestigio è un cammino che conduce alla distruzione. Dio Onnipotente dice: “Perseguire la reputazione e il prestigio non è la strada giusta: va esattamente nella direzione opposta al perseguimento della verità. In sintesi, indipendentemente dalla direzione o dall’obiettivo del tuo perseguimento, se non rifletti sul tuo perseguimento di prestigio e reputazione, e se trovi molto difficile mettere da parte queste cose, allora ciò influirà sul tuo ingresso nella vita. Fintanto che il prestigio avrà un posto nel tuo cuore, esso potrà controllare e influenzare completamente la tua direzione di vita e gli obiettivi del tuo perseguimento, e in tal caso ti risulterà molto difficile entrare nella verità realtà, per non parlare di ottenere un cambiamento d’indole; se alla fine sarai o no in grado di essere approvato da Dio, ovviamente, è superfluo dirlo. Per di più, se non sei mai in grado di abbandonare il tuo perseguimento del prestigio, questo influenzerà la tua capacità di svolgere il tuo dovere all’altezza degli standard, cosa che ti renderà molto difficile diventare un essere creato all’altezza degli standard. Perché dico così? Non c’è nulla che Dio detesti più del perseguimento del prestigio, perché è un’indole satanica, è un cammino errato, nasce dalla corruzione da parte di Satana, è qualcosa che Dio condanna, ed è esattamente ciò che Dio giudicherà e purificherà. Non c’è nulla che Dio detesti più del perseguimento del prestigio da parte della gente, eppure tu continui a competere ostinatamente per il prestigio, lo hai a cuore e lo difendi costantemente, e cerchi sempre di prenderlo per te. E tutto ciò non è forse per natura ostile a Dio? Il prestigio non è preordinato da Dio per gli esseri umani; Dio agli esseri umani fornisce la verità, la via e la vita, in modo che possano infine diventare esseri creati all’altezza degli standard, esseri creati piccoli e insignificanti, non esseri dotati di fama e prestigio e venerati da migliaia di persone. E così, da qualunque punto di vista lo si osservi, il perseguimento di prestigio è una strada verso la rovina. Per quanto sia ragionevole il tuo pretesto per perseguire il prestigio, questo cammino è comunque sbagliato e Dio non lo approva. Per quanto tu ti sforzi o per quanto grande sia il prezzo che paghi, se desideri prestigio, Dio non te lo concederà; se non te lo concede Dio, non riuscirai a ottenerlo lottando, e se continuerai a lottare vi sarà un unico esito: sarai rivelato ed eliminato, sarai sulla strada verso la rovina. Lo capisci, no?” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte terza”). Dalle parole di Dio ho capito che perseguire reputazione e prestigio non è il cammino giusto e che questa è la cosa che Egli odia di più. Dio assegna doveri alle persone, non prestigio, e la Sua intenzione è che gli uomini siano all’altezza degli standard come esseri creati, non che cerchino di diventare famosi o grandi. Se essi perseguono continuamente reputazione e prestigio, questo va contro i Suoi requisiti e in sostanza equivale a opporsi a Lui: tutto ciò ha come esito finale quello di essere rivelati ed eliminati da Dio. Ho riflettuto su quando, in passato, ero stata supervisore del lavoro del Vangelo e, nonostante le mie numerose responsabilità, non mi concentravo su come svolgere bene il mio lavoro primario. Invece, volevo solo essere eletta leader di distretto per ottenere un prestigio più elevato ed essere ammirata da più persone. Quando non sono stata scelta come leader di distretto e le mie ambizioni e i miei desideri non sono stati coronati, sono diventata insoddisfatta e scontenta e ho persino sfogato la mia frustrazione sul lavoro della chiesa, portando il lavoro del Vangelo a uno stato di quasi paralisi. Se non mi fossi pentita, sarei stata sicuramente espulsa ed eliminata per le mie numerose malefatte. In quel momento, ho cominciato ad avere una certa comprensione di quello che Egli diceva riguardo al fatto che perseguire reputazione e prestigio era come imboccare una strada senza uscita. Pensando a questo, ero davvero grata a Dio. Se non fossi stata isolata, non mi sarei risvegliata in tempo e non avrei conosciuto la natura e le conseguenze del perseguire reputazione e prestigio. Il fatto che la chiesa non mi avesse espulsa ma solo isolata era già la misericordia di Dio verso di me e dovevo pentirmi immediatamente.
Un giorno, ho letto un passo delle parole di Dio e ho capito come avrei dovuto trattare la mia mancata elezione a leader di distretto. Dio Onnipotente dice: “Se ti ritieni adatto a essere un leader, in possesso del talento, della levatura e dell’umanità necessari al ruolo, eppure la casa di Dio non ti ha promosso e i fratelli e le sorelle non ti hanno eletto, come dovresti trattare la questione? Qui c’è un percorso di pratica che puoi seguire. Devi conoscere a fondo te stesso. Cerca di capire se il punto è che hai un problema con la tua umanità, o che la rivelazione di qualche aspetto della tua indole corrotta è detestabile per le persone, o se è che sei privo della verità realtà e gli altri non ti trovano convincente, o che lo svolgimento del tuo dovere non è all’altezza degli standard. Devi riflettere su tutto questo e vedere in cosa esattamente sei carente. […] Devi perseguire l’ingresso nella vita, eliminare prima di tutto i tuoi desideri smodati, essere volontariamente un seguace e arrivare a sottometterti veramente a Dio, senza parole di lamentela per qualsiasi cosa Egli orchestri o disponga. Quando sarai in possesso di una simile statura, la tua opportunità giungerà. Il fatto che tu voglia assumerti un pesante carico, che tu abbia questo fardello, è una cosa buona. Dimostra che possiedi un cuore proattivo che cerca di progredire e che desideri tenere in considerazione le intenzioni di Dio e seguire la Sua volontà. Non si tratta di un’ambizione, ma di un autentico fardello; è la responsabilità di coloro che perseguono la verità e l’oggetto del loro perseguimento. Non hai motivi egoistici e non lo fai per il tuo bene, ma per rendere testimonianza a Dio e soddisfarLo, questo è quanto di più benedetto da Dio, ed Egli prenderà per te le disposizioni adeguate. […] L’intenzione di Dio è quella di ottenere un maggior numero di persone capaci di renderGli testimonianza; è quella di perfezionare tutti coloro che Lo amano e di rendere completo il prima possibile un gruppo di persone che siano di un solo cuore e una sola mente con Dio. Pertanto, nella casa di Dio, tutti coloro che perseguono la verità hanno grandi prospettive, e le prospettive di coloro che amano Dio sinceramente sono illimitate. Tutti dovrebbero comprendere la Sua intenzione. È in effetti positivo portare questo fardello, ed è qualcosa che chi è dotato di coscienza e ragione dovrebbe possedere, ma non tutti saranno necessariamente in grado di assumersi un fardello pesante. Da dove deriva questa discrepanza? Quali che siano i tuoi punti di forza o le tue capacità, e per quanto alto possa essere il tuo quoziente intellettivo, ciò che è fondamentale sono il tuo perseguimento e il cammino che percorri” (La Parola, Vol. 5: Le responsabilità di leader e lavoratori, “Le responsabilità di leader e lavoratori (6)”). Riflettendo sulle parole di Dio, ho capito che l’elezione dei leader nella chiesa si basa sui principi. In quanto leader, bisogna possedere umanità, essere in grado di condividere sulla verità per risolvere i problemi, avere certe capacità lavorative e perseguire la verità. Se una persona non persegue la verità e percorre il cammino sbagliato, allora, anche se diventa leader, non andrà lontano. Io, invece, giudicavo se una persona potesse essere leader basandomi solo sull’ambito dei doveri di cui era responsabile, su quanto avesse sofferto e quanto tempo avesse dedicato ad addestrarsi. I miei criteri erano completamente in contrasto con le parole di Dio. Ripensandoci, anche se avevo passato molto tempo a formarmi per predicare il Vangelo, avevo capito alcuni principi della sua predicazione e ottenuto alcuni risultati nel mio dovere, non mi concentravo sul mio accesso alla vita e mi accontentavo di tenermi semplicemente occupata con il mio dovere ogni giorno. Raramente riflettevo su me stessa e mi conoscevo nelle cose che incontravo e di rado meditavo sulle verità principi. Non ero affatto una persona che amava o perseguiva la verità. La responsabilità principale di un leader è guidare i fratelli e le sorelle a comprendere la verità e a entrare nella realtà delle parole di Dio. Io non mi concentravo sul riflettere su me stessa e sul conoscermi, solo sullo svolgere lavori esteriori, e avevo poco ingresso nella vita, dunque non ero qualificata per essere un leader. Se fossi stata davvero eletta come leader ma non fossi stata in grado di svolgere il lavoro effettivo, non sarei forse stata una falsa leader? Inoltre, per essere leader, bisogna sovrintendere a tutti gli aspetti del lavoro e avere determinate capacità lavorative. Io supervisionavo solo il lavoro del Vangelo in quel periodo e, a volte, quando i compiti erano troppi, non riuscivo a gestirli. Semplicemente non avevo la levatura né le capacità lavorative per essere una leader. Charlotte era sempre stata leader in precedenza e condivideva sulla verità in modo più chiaro di me e, anche se le mancava esperienza nel supervisionare il lavoro del Vangelo, aveva il cuore nel posto giusto ed era disposta a praticare e imparare. Eleggerla come leader era appropriato e io avrei dovuto sostenere il suo lavoro. Dopo aver riflettuto su questa faccenda, sono stata in grado di gestire con equanimità il fatto di non essere stata eletta leader.
In seguito, ho letto due passi delle parole di Dio e sono arrivata a capire che tipo di persona Egli desidera. Dio Onnipotente dice: “In quanto membro dell’umanità creata, devi restare al posto che ti spetta e comportarti bene. Aggrappati doverosamente a ciò che ti viene affidato dal Creatore. Non oltrepassare il limite e non fare cose al di là della tua capacità o che siano detestabili per Dio. Non perseguire l’essere una grande persona, un superuomo, un individuo grandioso, non perseguire il diventare Dio. Questi sono tutti desideri che le persone non dovrebbero avere. Perseguire l’essere una grande persona o un superuomo è assurdo. Perseguire il diventare Dio è ancora più vergognoso; è disgustoso e spregevole. Ciò che è veramente prezioso, e ciò a cui gli esseri creati dovrebbero attenersi più che a ogni altra cosa, è diventare un vero essere creato; questo è l’unico obiettivo che tutte le persone dovrebbero perseguire” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico I”). “Quando Dio richiede alle persone di svolgere il loro dovere, non sta chiedendo loro di portare a termine un certo numero di compiti o di realizzare grandi progetti, e nemmeno chiede che compiano imprese rivoluzionarie. Ciò che Dio vuole è che le persone sappiano fare tutto ciò che possono in maniera concreta e vivano secondo le Sue parole. Dio non ha bisogno che tu sia grande o nobile, né che tu compia miracoli, e nemmeno vuole vedere in te piacevoli sorprese. Non Gli serve nulla di tutto questo. Tutto ciò che Dio vuole è che tu pratichi secondo le Sue parole in modo concreto. Dopo aver compreso le parole di Dio, agisci in base a esse e mettile in atto o, dopo aver ascoltato le parole di Dio, ricordale bene e, quando giunge il momento di praticare, fallo secondo le parole di Dio. Lascia che diventino la tua vita, le tue realtà, ciò che vivi. In tal modo Dio sarà soddisfatto. […] Voi tutti dovete avere chiaro quale tipo di persone Dio intende salvare con la Sua opera, e qual è il significato della Sua salvezza. Dio richiede alle persone di presentarsi al Suo cospetto, di ascoltare le Sue parole, di accettare la verità, di liberarsi della loro indole corrotta e di praticare in linea con quanto Dio dice e ordina. Ciò significa vivere in conformità alle Sue parole, e non vivere secondo le proprie nozioni e fantasie, le filosofie sataniche e perseguendo ciò che le persone chiamano ‘felicità’. Se qualcuno non ascolta le parole di Dio e non accetta la verità, ma continua a vivere secondo le filosofie di Satana, vive nell’indole satanica e si rifiuta ostinatamente di pentirsi, non è il tipo di persona che può essere salvato da Dio. Naturalmente, tu segui Dio perché Lui ha scelto te: ma qual è il significato del fatto che Dio ti ha scelto? È di trasformarti in una persona che ha fiducia in Dio, che Lo segue sinceramente, che sa rinunciare a tutto per Dio, che è capace di seguire la via di Dio e che si è liberata della sua indole satanica, non segue più Satana né vive sotto il suo potere. Se segui Dio e svolgi il tuo dovere nella Sua casa, ma nonostante ciò violi la verità sotto ogni aspetto, non fai pratica né esperienza in linea con le Sue parole e ti opponi perfino a Lui, potresti mai essere accettato da Dio? Assolutamente no. Cosa intendo dire con questo? Svolgere il tuo dovere non è in realtà difficile, né è arduo farlo in maniera devota e all’altezza degli standard. Non devi sacrificare la vita né fare alcunché di particolare o di difficile, devi soltanto seguire le parole e le istruzioni di Dio in modo conforme e con i piedi per terra, senza avere le tue idee o intraprendere la tua impresa personale, ma percorrendo il cammino del perseguimento della verità. Se si riesce a farlo, si avrà sostanzialmente una sembianza umana. Quando si manifesterà vera sottomissione a Dio e si sarà diventati persone oneste, si possiederanno le sembianze di un vero essere umano” (La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Adempiere bene il proprio dovere richiede un’armoniosa collaborazione”). Dio ci chiede di comportarci con i piedi per terra, di stare nella posizione che compete agli esseri creati e di attenerci ai nostri doveri. Questi sono gli obiettivi che dovremmo perseguire e questa è la sembianza che una vera persona dovrebbe avere. Se un individuo non persegue mai la verità e non la accetta mai, allora, per quanto grande possa diventare la sua fama o il suo prestigio, agli occhi di Dio è un individuo infimo e senza valore, e non può ricevere la Sua approvazione. Ho pensato a come un tempo avessi un ambito di responsabilità piuttosto ampio ma perseguissi solo la reputazione e il prestigio e non la verità. Quando non sono stata eletta leader di distretto, ho usato il lavoro per sfogare le mie frustrazioni e, senza saperlo, ho finito per percorrere il cammino dell’opposizione a Dio e sono stata destituita per aver intralciato e disturbato il lavoro della chiesa e per essermi ostinatamente rifiutata di pentirmi. Ho pensato anche che alcuni anticristi erano stati leader e avevano avuto un prestigio elevato, ma perseguivano la reputazione e il prestigio, facevano i loro doveri senza cercare i principi e rifiutavano assolutamente di accettare la potatura. Alla fine, a causa delle loro numerose malefatte, sono stati espulsi ed eliminati dalla chiesa. Da questi fatti, ho visto la giustizia di Dio. Per quanto elevato sia il prestigio di una persona o per quanti individui la ammirino, se non persegue la verità, alla fine verrà eliminata. Non è importante che qualcuno possieda prestigio o che gli altri lo ammirino, perché la reputazione e il prestigio non possono aiutare una persona a comprendere la verità e a essere salvata. Dio misura e determina l’esito di una persona in base al fatto che alla fine riesca o meno a ottenere la verità, non in base a quanto sia elevato il suo prestigio. Se credessi in Dio solo per perseguire l’ammirazione degli altri e non perseguissi la verità né mi concentrassi sul cercare la verità per soddisfare le intenzioni di Dio nelle cose che incontro, allora, anche se credessi fino alla fine, non sarei in grado di comprendere o ottenere la verità e verrei comunque eliminata. Solo coloro che perseguono la verità, compiono bene i propri doveri e si sottomettono alle orchestrazioni e disposizioni di Dio sono preziosi ai Suoi occhi. Nella casa di Dio, la chiesa determina ragionevolmente quali doveri siano adatti a ciascuna persona e li assegna di conseguenza, in base alle necessità del lavoro, ai punti di forza delle persone e alla loro levatura. Dovrei sottomettermi alla sovranità di Dio, stare nella posizione che mi compete e fare del mio meglio nel mio dovere attuale. Anche se fossi la più piccola di tutti in un angolo, dovrei comunque attenermi al mio dovere. Avendo acquisito questa comprensione, mi sono sentita più in pace e libera. Così, ho pregato Dio: “Dio, sono disposta a sottomettermi alle Tue orchestrazioni e disposizioni. Che qualcuno mi ammiri o meno, a prescindere da quale sia il mio prestigio tra gli altri, anche se il mio dovere non è appariscente, compierò bene il mio dovere e farò tutto ciò che sono in grado di fare”. Ho pregato spesso in questo modo e, lentamente, le mie precedenti emozioni negative, passive e oppositive sono diminuite e i risultati dei miei doveri sono migliorati a poco a poco.
Poco tempo dopo, la nostra chiesa ha tenuto delle elezioni suppletive per un leader ed è stata eletta una sorella che un tempo avevo supervisionato. In seguito, i leader mi hanno chiesto di essere capogruppo e di supervisionare la riunione di un piccolo gruppo. Mi sono sentita molto grata nei confronti di Dio per avermi dato un’altra opportunità di addestramento, ma allo stesso tempo ho provato un po’ di delusione, pensando che ero solo una capogruppo e mi mancava il fascino derivante dall’essere leader della chiesa. Mi sono resa conto che il mio desiderio di reputazione e prestigio stava riaffiorando, così ho pregato silenziosamente Dio nel mio cuore. Ho pensato alle Sue parole: “In quanto membro dell’umanità creata, devi restare al posto che ti spetta e comportarti bene. Aggrappati doverosamente a ciò che ti viene affidato dal Creatore. Non oltrepassare il limite” (La Parola, Vol. 2: Riguardo al conoscere Dio, “Dio Stesso, l’Unico I”). “Il prestigio non è preordinato da Dio per gli esseri umani; Dio agli esseri umani fornisce la verità, la via e la vita, in modo che possano infine diventare esseri creati all’altezza degli standard, esseri creati piccoli e insignificanti, non esseri dotati di fama e prestigio e venerati da migliaia di persone” (La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 9: Parte terza”). Nel riflettere sulle parole di Dio, il mio cuore si è illuminato e mi sono resa conto che quella situazione che mi stava capitando era Dio che sottoponeva il mio cuore a scrutinio. In passato, avevo sempre cercato di essere ammirata e dato valore alla reputazione e al prestigio più della vita stessa. Quando ho saputo di non essere stata eletta leader di distretto, ho trascurato il mio dovere e ho tratto piacere dagli insuccessi dei miei fratelli e sorelle, cosa che ha ritardato il lavoro della chiesa, lasciando una macchia eterna. Questo ha anche lasciato un dolore permanente nel mio cuore. Ora comprendevo chiaramente che, rispetto al prestigio, le responsabilità sono più importanti. Stavolta non devo perseguire il prestigio come prima. Ero determinata a fare bene il mio dovere. Anche se fossi stata messa nell’angolo più nascosto, avrei comunque fatto bene il mio dovere, sarei stata un essere creato privo di malizia e diligente e avrei ripagato i debiti del passato. Non potevo più essere lo zimbello di Satana, tanto meno deludere Dio. Di lì in poi, nel mio dovere ho collaborato proattivamente con i leader. Domandavo quali problemi nel gruppo avessero bisogno del mio aiuto per essere risolti e, a volte, quando i leader mi chiedevano di controllare lo stato dei fratelli e delle sorelle, lo facevo in modo proattivo. Praticare in questa maniera mi dava grande serenità. Successivamente, ho man mano saputo che alcuni fratelli e sorelle intorno a me venivano promossi; alcuni di loro erano addirittura persone di cui in passato avevo supervisionato il lavoro. Anche se all’epoca mi sono sentita un po’ turbata, ho pregato Dio e trattato la questione correttamente. Quando ho visto che alcuni fratelli e sorelle incontravano difficoltà, ho fatto del mio meglio per condividere e aiutarli e i risultati dei nostri doveri sono migliorati sempre di più. Dopo un po’, il leader della chiesa mi ha detto che ero stata riaccettata nella chiesa. A questa notizia, ho provato un sentimento indescrivibile nel cuore. Mi sono sentita molto commossa, ma ancora di più ho provato un senso di auto-biasimo. Avevo perseguito la reputazione e il prestigio, non avevo percorso il giusto cammino e avevo intralciato e disturbato il lavoro della chiesa, perciò ero stata destituita: questo rivelava pienamente la giustizia di Dio. Ma Dio non mi ha eliminata; mi ha invece giudicata con le Sue parole e mi ha potata attraverso i fratelli e le sorelle intorno a me. Il Suo scopo era permettermi di riconoscere il cammino sbagliato su cui mi trovavo e di invertire rotta in tempo, per sfuggire al più presto alla sofferenza causata dalla reputazione e dal prestigio, recuperare la coscienza e la ragione che avrei dovuto avere e vivere una sembianza umana. Eppure io non capivo il cuore di Dio e L’ho quasi abbandonato. Mi sentivo davvero in debito con Dio! Ho visto il Suo amore e, dal profondo del cuore, Gli ho offerto sinceramente la mia gratitudine e la mia lode.
Dopo aver sperimentato queste cose, ho davvero percepito che, qualunque cosa Dio faccia, è sempre con la speranza che le persone si pentano seriamente e percorrano il cammino giusto. Anche se qualcuno viene destituito o messo in isolamento, Dio non lo abbandona mai, ma continua a prenderSi cura di lui e a guidarlo. Usa vari mezzi per risvegliare il cuore degli uomini e farli ravvedere. Attraverso questa esperienza, ho acquisito una certa comprensione della Sua indole giusta. Quando non facevo altro che continuare a ribellarmi e a oppormi a Lui, la Sua ira era scesa su di me. Mi aveva severamente potata e disciplinata attraverso persone, eventi e cose intorno a me, e mi aveva messa da parte; nel momento in cui ero stata disposta a pentirmi davanti a Lui, aveva usato le Sue parole per continuare a illuminarmi e guidarmi; quando ero tornata veramente a Lui e avevo praticato secondo le Sue parole, la chiesa mi aveva accettata di nuovo. L’indole di Dio è vivida e reale e il Suo cuore nel salvare le persone è sincero e buono. Grazie a Dio!
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