Cosa ho guadagnato dopo aver perso la vista

30 Ottobre 2025

di Chen Zhuo, Cina

Nel 2010, mia moglie mi ha predicato il Vangelo del Regno di Dio. Leggendo le parole di Dio, sono venuto a sapere che Dio Onnipotente è il Signore Gesù ritornato e che Egli sta esprimendo la verità per purificare e salvare l’umanità. Ero felicissimo e ho pensato: “D’ora in poi, devo credere in Dio e seguirLo seriamente. Quanto sarei benedetto se potessi ricevere le benedizioni e la salvezza di Dio nei giorni a venire!” Dopo un po’, ho iniziato a irrigare i nuovi arrivati nella chiesa e in seguito sono diventato un leader della chiesa. Ero impegnato ogni giorno a gestire vari aspetti del lavoro della chiesa ed ero davvero felice, convinto che, se avessi continuato a svolgere il mio dovere in quel modo, avrei sicuramente guadagnato la salvezza. Per dedicarmi a tempo pieno al mio dovere, ho trasferito a un parente la mia redditizia attività nel campo del legname.

Nel gennaio del 2017, sono stato operato all’occhio sinistro a causa di un distacco della retina, ma l’operazione non è andata bene, quindi avevo solo un decimo di vista. Non riuscivo nemmeno a vedere chiaramente le parole e riuscivo a vedere solo con l’occhio destro. Inizialmente, avevo programmato di sottopormi a un altro intervento chirurgico in un secondo momento, ma a giugno, a causa del tradimento di un giuda, la polizia del Partito Comunista Cinese ha iniziato a cercare di arrestarci ovunque, così io e mia moglie siamo fuggiti in un’altra zona e io non osavo andare in ospedale per farmi curare. All’epoca, tutto ciò che potevo fare era stare a casa e fare doveri basati sui testi, ma quando guardavo il computer molto a lungo, mi si offuscava la vista e trovavo davvero difficile svolgere il mio dovere. Vedendo che i fratelli e le sorelle intorno a me ci vedevano benissimo, mi sono detto: “In questi ultimi anni ho rinunciato alla mia attività e ho fatto il mio dovere nella chiesa, allora perché devo essere io ad avere una malattia agli occhi? Anche il mio occhio destro in passato ha subito un’operazione, quindi se avessi dei problemi anche con esso, quale dovere potrei fare? Se non faccio il mio dovere, come posso essere salvato?” Volevo correre il rischio di andare in ospedale a farmi curare, ma avevo paura di essere arrestato dal PCC, quindi non osavo andarci. Ho pensato al fatto che alcuni fratelli e sorelle avevano perseverato nel loro dovere dopo essersi ammalati e poi si erano completamente ripresi. Se io avessi perseverato nel mio, forse Dio avrebbe avuto misericordia di me e avrebbe guarito anche me? Forse alla fine il mio occhio sarebbe migliorato? Così ho continuato a fare il mio dovere in quel modo.

Il 1 maggio del 2024, di colpo l’occhio destro si è gonfiato tanto e mi faceva male, e provavo vertigini e nausea. In un istante, non riuscivo a vedere nulla. Dopo un po’, sono riuscito a distinguere debolmente le figure che ondeggiavano davanti a me, ma non riuscivo a vedere chiaramente dove camminavo. Improvvisamente mi sono sentito perso, pensando: “Cosa sta succedendo? Più di vent’anni fa mi sono sottoposto a un intervento chirurgico per il distacco della retina all’occhio destro. Potrebbe essere una ricaduta di quella vecchia malattia? Che disastro. Il mio occhio sinistro non è ancora guarito e ora non riesco a vedere con il destro. Se divento cieco da entrambi gli occhi, non sarò in grado di svolgere alcun dovere. L’opera di Dio sta per concludersi e, in questo momento cruciale, se non riesco a vedere, non diventerò inutile? Verrò eliminato?” Ero molto preoccupato e non sapevo cosa fare. L’occhio destro mi bruciava e avevo ondate di dolore acuto, la testa mi faceva davvero male e continuavo ad avere la nausea. Non avendo altra scelta, ho rischiato andando in ospedale per un controllo. Il medico ha detto che avevo un glaucoma acuto ad angolo chiuso, quindi la mia pressione dell’occhio era alta, le mie pupille erano dilatate e il mio occhio aveva una grave iperemia. Ha detto che la mia vista offuscata probabilmente era causata dall’opacità dell’umore vitreo o da uno spostamento del cristallino. Il dottore ha detto che era necessario un ricovero immediato, altrimenti potevo diventare cieco dall’occhio destro. A queste sue parole, ho pensato: “Per me è finita. Dall’occhio sinistro vedo male; se non posso vedere con il destro, non finirò davvero per diventare cieco? Lascia perdere l’assolvimento dei doveri: addirittura gestire la vita quotidiana diventerebbe un problema. Cosa farò allora? Negli ultimi anni ho svolto il mio dovere a tempo pieno nella chiesa, quindi come ho potuto ritrovarmi con una malattia del genere? Se si fosse trattato solo di mal di schiena o di dolore alle gambe, sarebbe andato bene; almeno non avrebbe ritardato il mio dovere. Ma se non ci vedo e non posso assolvere un dovere, non diventerò inutile? Come potrò essere comunque salvato in questo modo?” Più ci pensavo, più diventavo negativo. Sono stato ricoverato in ospedale per tre giorni e il medico ha provato diverse terapie, ma la pressione oculare continuava a oscillare tra alta e bassa. Le pupille non riuscivano a tornare alla normalità e vedevo doppio, come se indossassi occhiali da lettura da 2.000 gradi. Il mio visus era pari solamente a 0,04. Il medico ha detto che per il momento non c’era una terapia efficace e che l’unica opzione era per prima cosa eseguire un intervento chirurgico che prevedeva una piccola incisione. In quel modo, il dottore avrebbe potuto vedere se la pressione oculare potesse essere abbassata, controllare le condizioni del cristallino e poi decidere se eseguire un secondo intervento. A queste parole, mi è cascato il mondo addosso; mentre ero sdraiato sul letto, la mia immaginazione si è scatenata: “Il PCC mi dà la caccia da così tanti anni e io ho rinunciato alla mia attività per fare il mio dovere. Anche con un solo occhio che funziona bene, ho continuato a fare il mio dovere, il quale ha dato alcuni frutti; quindi perché Dio non mi sta proteggendo? Forse non ho pagato un prezzo sufficientemente elevato o non mi sono speso abbastanza?” Da un punto di vista dottrinale, sapevo che avrei dovuto sottomettermi alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio, ma in cuor mio speravo lo stesso che Egli guarisse i miei occhi. Sarebbe stato meraviglioso se si fosse verificato un miracolo! Poi, ho visto un altro paziente nel letto accanto, che aveva subìto un intervento per il distacco della retina ma la cui pressione oculare successivamente era rimasta elevata. Aveva quasi perso la vista a entrambi gli occhi, doveva tenersi alla spalla della moglie anche solo per poter camminare lentamente e per lui ormai non c’era più speranza di guarigione. Questo mi ha fatto ricominciare a preoccuparmi del fatto che sarei potuto finire come lui. Mio figlio mi ha detto che internet afferma che la perdita della vista a causa del glaucoma è irreversibile e che attualmente la malattia non ha cura. Sentire queste cose mi ha turbato e angosciato ancora di più e ho iniziato a lamentarmi: “Dio ha guarito così tanti fratelli e sorelle quando hanno affrontato la malattia, allora perché a me non mostra la Sua grazia?” Non riuscivo proprio a sottomettermi nel mio cuore e non avevo più voglia di pregare. Trascorrevo le giornate sospirando, non volevo mangiare e non riuscivo a dormire bene. In pochi giorni ho perso diversi chili. Con il secondo intervento, il medico mi ha impiantato un cristallino artificiale nell’occhio; quando sono uscito dalla sala operatoria, l’occhio mi bruciava e mi doleva tantissimo e mi faceva molto male la testa. Avevo una pressione oculare così alta che non si riusciva nemmeno a misurarla. Il medico ha potuto solo drenare umore acqueo attraverso l’incisione chirurgica ogni mezz’ora e usare farmaci per abbassare la pressione oculare, ma dopo sei ore non era ancora scesa. Lui ha detto che era molto pericoloso, che l’intervento avrebbe potuto rivelarsi inutile e che la mia vista poteva non essere salvata. Pensando che in futuro potevo non essere in grado di vedere nulla dal mio occhio destro, ho provato dentro di me un profondo dolore. È stato allora che ho finalmente iniziato a riflettere. Da quando era insorto il problema agli occhi fino a quel momento, non avevo avuto alcun atteggiamento di sottomissione, solo lamentele e fraintendimenti nei confronti di Dio, ed ero stato privo della minima ragionevolezza che una persona che crede in Dio dovrebbe avere. Così ho pregato e ho affidato la mia malattia alle mani di Dio, disposto a sottomettermi alle Sue orchestrazioni e disposizioni, qualunque cosa accadesse ai miei occhi. Inaspettatamente, dopo un po’ sono riuscito a vedere qualcosa di vago e la pressione oculare è tornata gradualmente alla normalità. Il giorno dopo, sebbene la mia vista fosse ancora offuscata, era salita a due decimi. Improvvisamente ero colmo di gioia e, sapendo che si trattava della misericordia di Dio e che Egli comprendeva la mia debolezza, L’ho ringraziato senza sosta nel mio cuore.

Dopo essere stato dimesso dall’ospedale, sono stato per un po’ a casa di un parente per riposare e riprendermi. Durante quel periodo, mi hanno anche scritto leader, supervisori e altri fratelli e sorelle per dimostrare la loro preoccupazione nei miei confronti, chiedendomi informazioni sul mio stato e trovando le parole di Dio per aiutarmi e sostenermi. Anche mia moglie mi leggeva ad alta voce le parole di Dio, tra cui due passi che mi sono stati di grande aiuto. Dio Onnipotente dice: “Preghi Dio e cerchi da Lui quando la malattia e la sofferenza incrociano la tua strada? In che modo lo Spirito Santo opera per guidarti e condurti? Egli si limita forse a darti la rivelazione e l’illuminazione? Questo non è il Suo unico metodo; ti mette anche alla prova e ti raffina. Come fa Dio a mettere alla prova le persone? Non le mette forse alla prova facendole soffrire? Le prove portano sofferenza. Se non fosse per le prove, come potrebbero le persone soffrire? E senza la sofferenza delle prove, come potrebbero le persone cambiare? Le prove portano sofferenza: se le persone riescono a sottomettersi a Dio, allora lo Spirito Santo opererà(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Nella fede in Dio, acquisire la verità è la cosa più cruciale”). “Quando una malattia sopraggiunge sulle persone, quale cammino dovrebbero seguire? Come dovrebbero scegliere? Non dovrebbero sprofondare nell’angoscia, nell’ansia e nella preoccupazione, pensando al proprio futuro e alle vie d’uscita. Al contrario, più uno si trova in periodi di questo tipo, in tali situazioni e contesti particolari, e in queste difficoltà personali, più dovrebbe ricercare e perseguire la verità. Solo così i sermoni che hai ascoltato e le verità che hai compreso in passato produrranno degli effetti e non saranno vani. Quanto più ti trovi in difficoltà come queste, tanto più dovresti rinunciare ai tuoi desideri personali e sottometterti alle orchestrazioni di Dio. Lo scopo di Dio nel predisporre per te questo tipo di situazioni e nel disporre queste condizioni non è farti sprofondare nelle emozioni dell’angoscia, dell’ansia e della preoccupazione, né che tu Lo testi per verificare se effettivamente ti guarirà quando sarai affetto da una malattia, in tal modo sondando la verità della questione; Dio crea per te queste situazioni e queste condizioni speciali affinché, attraverso di esse, tu possa apprendere delle lezioni concrete, entrare più a fondo nella verità e nella sottomissione a Dio, in modo da conoscere più chiaramente e accuratamente il modo in cui Egli orchestra tutti gli eventi, le persone e le cose. Il destino delle persone è nelle mani di Dio; che esse lo percepiscano o meno, che ne siano veramente consapevoli o meno, dovrebbero sottomettersi e non opporsi, non rifiutare, e certamente non testare Dio. Potresti morire in entrambi i casi e, se opponi resistenza, se rifiuti e testi Dio, va da sé quale esito finale ti aspetta. Al contrario, supponi che quando incontri una malattia sei in grado di ricercare in che modo un essere creato dovrebbe sottomettersi alle orchestrazioni del Creatore, di ricercare quali insegnamenti Dio vuole che tu tragga e quale tua indole corrotta Dio vuole che tu conosca in questa situazione che ti è capitata, in modo da comprendere le intenzioni di Dio e rendere una buona testimonianza per soddisfare le Sue richieste. Se pratichi in questo modo, allora sarai in grado di raggiungere la vera sottomissione a Dio(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (3)”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho percepito la Sua scrupolosa intenzione. L’intenzione di Dio non era che vivessi in emozioni negative di ansia e angoscia, ma consentirmi di pregare, di affidarmi a Lui e di sottomettermi alle Sue orchestrazioni e disposizioni, affinché da quella faccenda potessi cercare la verità, riflettere e arrivare a conoscere me stesso. Dio stava usando la mia malattia per eliminare la mia corruzione e questo era il Suo amore. Una volta compresa la Sua intenzione, ho iniziato a pregare ogni giorno, chiedendoGli di guidarmi a imparare una lezione. Inoltre, mia moglie mi leggeva spesso le parole di Dio. A poco a poco, non mi sono più sentito tanto sconfortato e il mio stato è migliorato molto. Dopo un po’, sono tornato in ospedale per un altro controllo e, sorprendentemente, la mia vista era arrivata a tre decimi. Ho preso un altro paio di occhiali: riuscivo a distinguere le parole sul computer un po’ più chiaramente e a digitare sulla tastiera senza grandi problemi.

In seguito, ho iniziato a riflettere: “Attraverso questa malattia, ho rivelato così tanti fraintendimenti e lamentele: su quale aspetto della mia indole corrotta dovrei riflettere?” Un giorno, ho letto le parole di Dio: “Tutte le persone credono in Dio per ottenere benedizioni, ricompense e corone. Ogni persona non ha forse questa intenzione nel cuore? In realtà, ogni persona ce l’ha. Questo è un fatto. Sebbene le persone non ne parlino spesso e coprano persino la loro intenzione e il loro desiderio di ottenere benedizioni, questo desiderio, questa intenzione e motivazione che giacciono nel profondo del loro cuore non hanno mai vacillato. Non importa quanta teoria spirituale capiscano, che conoscenza esperienziale abbiano, quali doveri siano in grado di fare, quanta sofferenza sopportino o quale prezzo paghino: non rinunciano mai all’intenzione di ottenere benedizioni che è nascosta nel profondo del loro cuore, e si adoperano e si affannano sempre silenziosamente al suo servizio. Non è forse questa la cosa sepolta più profondamente nei loro cuori? Senza questa intenzione di ottenere benedizioni, come vi sentireste? Con quale atteggiamento fareste il vostro dovere e seguireste Dio? Cosa succederebbe alle persone se questa intenzione di ricevere benedizioni nascosta nei loro cuori venisse completamente debellata? È possibile che molti diventerebbero negativi, e che alcuni perderebbero la motivazione a svolgere i loro doveri e l’interesse nella loro fede in Dio. Sembrerebbero aver perso l’anima e si direbbe che il cuore sia stato loro sottratto. Ecco perché dico che l’intenzione di ottenere benedizioni è qualcosa di profondamente nascosto nel cuore delle persone(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Sei indicatori di crescita nella vita”). “Lo scopo di queste persone nel seguire Dio è molto semplice e ha un unico obiettivo: essere benedette. Queste persone non si prendono la briga di dare retta a qualsiasi altra cosa che non abbia nulla a che fare con questo obiettivo. Per loro, non vi è obiettivo del credere in Dio più legittimo che ottenere benedizioni; è il valore stesso della loro fede. Ciò che non contribuisce al raggiungimento di questo obiettivo, di qualunque cosa si tratti, li lascia del tutto indifferenti. Questo è ciò che accade alla maggior parte di coloro che credono in Dio oggi. Il loro scopo e il loro intento sembrano legittimi, perché, credendo in Dio, si adoperano per Lui, si consacrano a Lui, e svolgono il loro dovere. Rinunciano alla giovinezza, abbandonano la famiglia e la carriera e addirittura trascorrono anni dandosi da fare lontano da casa. Per raggiungere il loro obiettivo finale, modificano i loro interessi, cambiano la loro visione della vita e persino la direzione che perseguono, eppure non riescono a mutare lo scopo della loro fede in Dio. […] A parte i vantaggi strettamente associati a esse, potrebbero esserci altre ragioni per cui persone che non comprendono mai Dio pagano un prezzo tanto alto per Lui? A questo punto, scopriamo un problema che precedentemente l’uomo non aveva identificato: il rapporto dell’uomo con Dio non è che uno di mero interesse personale. È il rapporto tra chi riceve le benedizioni e chi le elargisce. Più semplicemente, è il rapporto tra un dipendente e un datore di lavoro. Il dipendente lavora sodo solamente per ricevere i compensi elargiti dal datore di lavoro. In questo genere di rapporto basato sull’interesse personale non c’è affetto di affinità, solamente transazione; non c’è dare e ricevere amore, solamente carità e misericordia; non c’è comprensione, solamente indignazione repressa e impotente e inganno; non c’è confidenza, solamente un abisso invalicabile. Ora che le cose sono arrivate a questo punto, chi può invertire tale tendenza? E quante persone sono capaci di comprendere davvero quanto è diventato critico questo rapporto? Credo che quando le persone sono immerse nell’atmosfera gioiosa dell’essere benedette, nessuno possa immaginare quanto sia imbarazzante e insostenibile da guardare un tale rapporto con Dio(La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “Appendice 3: L’uomo può essere salvato solamente nell’ambito della gestione di Dio”). Dio ha smascherato precisamente il mio stato. Nei miei numerosi anni di fede in Dio, avevo rinunciato a famiglia e carriera, avevo sopportato avversità e mi ero speso, tutto per poter guadagnare benedizioni, essere salvato ed entrare nel Regno dei Cieli. Ripensandoci, appena iniziato a credere in Dio credevo che, purché avessi assolto il mio dovere, avessi fatto delle rinunce e mi fossi speso, avrei sicuramente ricevuto le benedizioni di Dio. Per questo motivo, avevo fatto attivamente il mio dovere e, per evitare di ritardarlo, avevo persino rinunciato alla mia attività. Sentivo di avere un’energia infinita e il mio unico obiettivo era perseguire le benedizioni. In seguito, il mio occhio sinistro si era ammalato e la mia vista era peggiorata, ma avevo ancora perseverato nel mio dovere. Pensavo che Dio avrebbe tenuto conto della mia perseveranza nel dovere e della mia sottomissione a Lui e che quindi avrebbe guarito il mio occhio e mi avrebbe dato una buona destinazione in futuro. Con mia sorpresa, non solo il mio occhio sinistro non era migliorato, ma mi era anche venuto il glaucoma al destro. Non riuscivo a vedere nulla e non potevo svolgere alcun dovere. Quando avevo visto che non c’era speranza di guadagnare benedizioni, avevo provato un dolore e un’angoscia estremi ed ero pieno di fraintendimenti e lamentele nei confronti di Dio. Continuavo a discutere con Lui nel mio cuore e a pretendere che mi guarisse. Attraverso il giudizio e lo smascheramento delle parole di Dio, ho finalmente visto che avevo tentato di usare il mio dovere per contrattare in cambio delle benedizioni del Regno dei Cieli e che il mio rapporto con Dio era semplicemente di puro interesse personale. In tutti gli anni di assolvimento del dovere, non avevo perseguito la verità e la mia indole corrotta non era cambiata molto. Dietro la mia sofferenza e il prezzo pagato si nascondevano tentativi di contrattare con Dio. Ero pieno di pretese e inganni nei Suoi confronti e non avevo nemmeno un briciolo di sincerità. In seguito, ho iniziato a cercare: “Qual è la causa originaria del mio costante desiderio di benedizioni nella mia fede?”

Nella mia ricerca, ho letto le parole di Dio: “In tutto ciò che le persone fanno, sia che stiano pregando, condividendo o tenendo sermoni, ciò a cui pensano, e ciò che perseguono e agognano, si riduce sempre e solo a pretendere e richiedere cose da Dio, sperando di poter guadagnare qualcosa da Lui. Alcuni dicono che ‘questo si riduce alla natura umana’, il che è corretto. Inoltre, il fatto che le persone richiedano a Dio troppo e abbiano troppi desideri eccessivi dimostra che sono completamente prive di coscienza e di ragionevolezza. Non fanno che chiedere e sollecitare cose nel loro interesse o cercano di giustificarsi e di accampare scuse per difendersi; tutto ciò, lo fanno per sé stesse. In molte situazioni si può vedere che quello che le persone fanno è completamente privo di ragionevolezza, il che prova pienamente il fatto che la logica satanica ‘Ognuno per sé e che gli altri si arrangino’ è già diventata la natura dell’uomo. Quale problema viene messo in luce dal fatto che le persone fanno troppe richieste a Dio? Ciò indica che le persone sono state corrotte da Satana fino a un certo livello e che, nella loro fede in Dio, non Lo trattano affatto come Dio(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Gli esseri umani chiedono troppo a Dio”). “Per quanto siano messi alla prova, la fedeltà di coloro che hanno Dio nel cuore resta immutata; invece coloro che non hanno Dio nel cuore, non appena l’opera di Dio non risulta vantaggiosa per la loro carne, cambiano la propria visione di Dio e arrivano persino ad allontanarsi da Lui. Questi sono coloro che non resteranno saldi alla fine, che cercano unicamente le benedizioni di Dio e non hanno alcun desiderio di spendersi per Dio e di dedicarsi a Lui. Tali persone meschine verranno tutte ‘mandate via’ quando l’opera di Dio giungerà al termine, e non sarà mostrata loro alcuna misericordia. Coloro che sono privi di umanità non possiedono assolutamente un vero amore per Dio. Quando l’ambiente è confortevole o quando hanno qualcosa da guadagnare, obbediscono a Dio in tutto e per tutto ma, una volta che i loro desideri vengono compromessi o alla fine infranti, si ribellano immediatamente. Anche nel giro di una sola notte, si trasformano da persone sorridenti e ‘di buon cuore’ in carnefici dall’aspetto selvaggio, trattando inaspettatamente il loro benefattore di ieri come un nemico mortale, senza alcuna motivazione logica. Se questi demoni malvagi che uccidono senza battere ciglio non vengono scacciati, non diventeranno forse una seria minaccia nascosta?(La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “L’opera di Dio e la pratica dell’uomo”). Le parole di Dio mi hanno fatto capire che il mio costante perseguimento di benedizioni derivava dal fatto che vivevo in base a veleni satanici come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “L’uomo muore per la ricchezza come gli uccelli per il cibo” e “Non fate nulla senza un tornaconto”. Tutto ciò che facevo era mirato a trarre vantaggio per me stesso e la mia natura era particolarmente avida ed egoista. Appena accettata l’opera di Dio degli ultimi giorni, avevo appreso che Egli sta attuando la fase finale della Sua opera di salvezza dell’umanità e che solo credendo in Lui e svolgendo il mio dovere avrei potuto avere la possibilità di essere salvato e rimanere. L’avevo vista come un’opportunità irripetibile, così avevo rinunciato senza esitazione alla mia attività e avevo scelto di fare il mio dovere a tempo pieno. Se non fosse stato per le benedizioni e i guadagni, non avrei affatto avuto tutto quell’entusiasmo. Nel corso degli anni, sebbene vedessi chiaramente da un solo occhio, avevo continuato a svolgere il mio dovere, convinto che così facendo sarei stato salvato e avrei avuto una buona destinazione. Trattavo Dio come un datore di lavoro e, dopo aver fatto un po’ di dovere, ho preteso spudoratamente benedizioni e promesse da Dio, pensando a come potessi trarre vantaggio da Lui. Quando il mio occhio destro si era ammalato e avevo affrontato la prospettiva di ritrovarmi cieco e incapace di fare qualsiasi dovere, avevo pensato che sarei diventato una persona inutile e sarei stato eliminato. Sentivo che tutti gli anni passati a impegnarmi e spendermi avrebbero potuto rivelarsi vani e che la mia speranza di guadagnare benedizioni poteva infrangersi. Quindi, non riuscivo proprio ad accettarlo ed ero pieno di fraintendimenti e lamentele nei confronti di Dio. Mi ero persino chiesto perché Egli avesse permesso che una simile malattia mi colpisse. Questi miei comportamenti erano esattamente ciò che Dio aveva smascherato: “Coloro che sono privi di umanità non possiedono assolutamente un vero amore per Dio. Quando l’ambiente è confortevole o quando hanno qualcosa da guadagnare, obbediscono a Dio in tutto e per tutto ma, una volta che i loro desideri vengono compromessi o alla fine infranti, si ribellano immediatamente. Anche nel giro di una sola notte, si trasformano da persone sorridenti e ‘di buon cuore’ in carnefici dall’aspetto selvaggio, trattando inaspettatamente il loro benefattore di ieri come un nemico mortale, senza alcuna motivazione logica”. Nella mia fede, non trattavo affatto Dio come Dio. Trattavo il mio dovere come una merce di scambio per ottenere benedizioni e l’ingresso nel Regno dei Cieli. In sostanza, cercavo di usare Dio e di macchinare contro di Lui, pensando di poter ottenere grandi benedizioni in cambio del prezzo pagato e del duro lavoro. Possedevo forse un minimo di umanità o di ragionevolezza? Quando è arrivata questa prova, non ho pensato a come soddisfare Dio: mi preoccupavo solo del mio futuro e della mia destinazione. Ero davvero egoista e spregevole! Fin da quando avevo accettato l’opera di Dio degli ultimi giorni, avevo ricevuto l’irrigazione e il sostentamento delle Sue parole ed Egli mi aveva anche dato l’opportunità di assolvere il mio dovere, permettendomi, durante tale assolvimento, di comprendere e acquisire gradualmente vari aspetti della verità. Tutto ciò era l’amore e la salvezza di Dio per me, ma io avevo trattato il mio dovere come un trampolino per guadagnare benedizioni. Questo era davvero detestabile e odioso ai Suoi occhi! Ho ripensato a ciò che disse Paolo: “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia” (2 Timoteo 4:7-8). Paolo usò il suo duro lavoro e il prezzo pagato per esigere da Dio una corona di giustizia, affermando che Dio sarebbe stato ingiusto se non gliel’avesse concessa, e protestò contro di Lui e Gli si oppose apertamente. Questo offese l’indole di Dio e così Paolo fu da Lui punito. Non stavo forse percorrendo lo stesso cammino di Paolo? Se non mi fossi pentito, alla fine sarei stato punito all’inferno!

In seguito, ho letto altre parole di Dio e mi sono reso conto che fare il proprio dovere non ha niente a che fare con il ricevere benedizioni o con il subire disgrazie. Dio Onnipotente dice: “Non vi è correlazione fra il dovere dell’uomo e l’eventualità che riceva benedizioni o che subisca dei guai. Il dovere è ciò che l’uomo dovrebbe compiere; è la sua vocazione mandata dal cielo ed egli dovrebbe svolgerlo senza cercare ricompense e senza condizioni o scuse. Soltanto questo si può definire come assolvimento del proprio dovere. Ricevere benedizioni si riferisce alle benedizioni di cui una persona gode quando viene perfezionata dopo aver sperimentato il giudizio. Subire dei guai fa riferimento alla punizione che una persona riceve quando la sua indole non cambia dopo aver attraversato castigo e giudizio, ossia quando non viene perfezionata. Ma a prescindere dal fatto che ricevano benedizioni o subiscano dei guai, gli esseri creati dovrebbero compiere il loro dovere, fare ciò che dovrebbero fare e ciò che sono in grado di fare; questo è il minimo che una persona, una persona che persegue Dio, dovrebbe fare. Tu non dovresti svolgere il tuo dovere per ricevere benedizioni, né rifiutarti di svolgerlo per timore di subire dei guai(La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “La differenza tra il ministero di Dio incarnato e il dovere dell’uomo”). Le parole di Dio sono così chiare! Il dovere è l’incarico che l’uomo riceve da Dio ed è la responsabilità ineludibile di un essere creato. Non dovrebbero esserci secondi fini né impurità in esso. Proprio come è perfettamente naturale e giustificato che i figli siano devoti verso i genitori: non dovrebbe esserci alcun perseguimento di guadagno in questo. Inoltre, che qualcuno possa o meno essere salvato dipende dal fatto che, nel fare il suo dovere, persegua la verità, che valuti le persone e le cose in base alle parole di Dio e che la sua indole corrotta sia in grado di essere purificata e trasformata oppure no. Se qualcuno sa comportarsi in maniera adeguata e svolgere i propri compiti diligentemente in base ai requisiti di Dio, stare al posto di un essere creato e compiere il proprio dovere e se, a prescindere da quali grandi prove o affinamenti gli capitino, non nutre fraintendimenti né lamentele, e sa sottomettersi incondizionatamente alle orchestrazioni e alle disposizioni di Dio e alla fine raggiungere la sottomissione e il timore nei Suoi confronti, allora questo individuo può essere salvato e alla fine rimarrà. Non è che, se una persona è in grado di svolgere il proprio dovere, sarà salvata nonostante la sua indole corrotta non sia cambiata affatto: questa opinione era interamente una mia nozione e una mia fantasia, e del tutto assurda. Da allora in poi, ero disposto a cercare le intenzioni di Dio e perseguire la verità in ogni cosa che mi fosse accaduta e a compiere bene il mio dovere per ripagare la salvezza di Dio. Dopodiché, il mio stato è alquanto cambiato. A volte, dopo che avevo letto i sermoni per un po’, la vista mi si annebbiava ancora e dovevo riposare, ma non provavo più la stessa infelicità di prima nel cuore.

Durante le mie devozioni spirituali, ho letto altre parole di Dio e ho ottenuto una comprensione più chiara di come praticare quando si presenta una malattia. Dio dice: “Parliamo della malattia, che la maggior parte delle persone sperimenterà nel corso della propria vita. Pertanto, quale tipo di malattia una persona sperimenta e di che stato di salute godrà in un certo momento o a una certa età sono tutte cose disposte da Dio, e le persone non possono deciderle da sé, proprio come non possono decidere il momento della nascita. Non è quindi sciocco provare angoscia, ansia e preoccupazione per le cose che non puoi decidere da solo? (Sì.) Le persone dovrebbero adoperarsi per risolvere le cose che possono risolvere da sole, e dovrebbero aspettare Dio per quelle che non possono fare da sé; dovrebbero sottomettersi in silenzio e chiedere a Dio di proteggerle; è questa la mentalità che dovrebbero avere. Quando davvero contraggono una malattia e si trovano di fronte alla morte, dovrebbero sottomettersi e non lamentarsi, né ribellarsi contro Dio o pronunciare parole di bestemmia o di attacco nei Suoi confronti. Dovrebbero invece assumere la posizione che spetta loro di esseri creati e sperimentare e capire tutto ciò che viene da Dio; non dovrebbero cercare di scegliere da sé. Questa situazione potrebbe costituire un’esperienza speciale che arricchisce la tua vita, e non è necessariamente una cosa negativa, giusto? Perciò, quando si tratta di malattie, quando i pensieri e i punti di vista sbagliati delle persone riguardo all’origine della malattia vengono prima di tutto risolti, non se ne preoccuperanno più. Inoltre, non hanno il potere di controllare né le cose conosciute né quelle sconosciute, e neppure sono in grado di farlo, poiché tutto ricade sotto la sovranità di Dio. L’atteggiamento e il principio di pratica che dovrebbero avere sono attendere e sottomettersi. Dalla comprensione alla pratica, tutto andrebbe fatto in linea con le verità principi: questo è perseguire la verità(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (4)”). “Allora, quale scelta dovresti compiere e come dovresti affrontare la questione della malattia? È molto semplice, e c’è solo una strada da seguire: perseguire la verità. Perseguire la verità e considerare la questione in base alle parole di Dio e alle verità principi: questa è la comprensione che le persone dovrebbero possedere. E in che modo dovresti praticare? Dovresti mettere in pratica nelle cose che sperimenti le conoscenze che hai acquisito e le verità principi che hai compreso, in conformità alla verità e alle parole di Dio, e farne la tua realtà e la tua vita: questo è un aspetto. L’altro aspetto è che non devi abbandonare il tuo dovere. Che tu soffra o sia malato, finché ti resta anche un solo respiro, fintanto che sei vivo e riesci ancora a parlare e a camminare, allora hai l’energia per fare il tuo dovere, e dovresti essere serio e con i piedi per terra nel farlo. Non devi abbandonare il dovere di un essere creato o la responsabilità che il Creatore ti ha affidato. Fintanto che sei ancora in vita, dovresti portare a termine il tuo dovere e adempierlo bene. Alcune persone dicono: ‘Queste cose che dici sono piuttosto sconsiderate. Sono malato e sto malissimo!’ Quando stai malissimo, puoi riposarti, prenderti cura di te stesso e curarti. Se desideri comunque continuare a svolgere il tuo dovere, puoi ridurre il carico di lavoro e fare qualche dovere adeguato, uno che non influisca sulla tua guarigione. Questo dimostrerà che nel tuo cuore non hai abbandonato il tuo dovere, che il tuo cuore non si è allontanato da Dio, e che nel tuo cuore non hai rinnegato il nome di Dio né abbandonato il desiderio di essere un autentico essere creato. Alcuni dicono: ‘Se ho fatto tutte queste cose, Dio mi libererà da questa malattia?’ Lo farà? (Non necessariamente.) Che Dio ti liberi o meno dalla tua malattia, che ti guarisca oppure no, quello che fai è ciò che spetta a un essere creato. A prescindere dal fatto che la tua condizione fisica ti renda in grado di farti carico di qualsiasi lavoro e che ti permetta di fare il tuo dovere, il tuo cuore non deve allontanarsi da Dio, e tu non devi abbandonare il tuo dovere nel tuo cuore. In questo modo, adempirai alle tue responsabilità, ai tuoi obblighi e al tuo dovere: questa è la lealtà che dovresti sostenere(La Parola, Vol. 6: Riguardo al perseguimento della verità, “Come perseguire la verità (3)”). Dalle parole di Dio, ho visto che, indipendentemente dalla fase della vita in cui una persona affronta una malattia o una tribolazione, tutto è sotto la sovranità di Dio e disposto da Lui, e tutto ha un significato. Proprio come me: se non fosse stato per quella malattia agli occhi, che mi aveva quasi reso cieco, non avrei mai saputo della mia spregevole intenzione di cercare di fare accordi con Dio, né tanto meno che avevo percorso il cammino di Paolo per tutto il tempo e, alla fine, sarei stato punito per essermi opposto a Dio. Sebbene in quel periodo fossi pieno di dolore e sofferenza, questo mi ha portato a riflettere su me stesso e a conoscermi, e ho guadagnato una certa crescita nella vita. È stata interamente una grazia di Dio. Non avrei mai imparato queste cose in un ambiente comodo. Ho inoltre pensato a Giobbe: egli temeva Dio. Quando affrontò prove e affinamenti davvero grandi, tutti i suoi beni furono presi dai banditi, i suoi figli morirono e gli si coprì il corpo di piaghe dolorose. Egli sedette nella cenere, grattandosi le piaghe con un coccio per alleviare il dolore, eppure non peccò con le sue parole. Non si lamentò di Dio neanche quando sua moglie gli disse di rinnegare il nome di Dio e i suoi tre amici lo giudicarono. Disse addirittura: “Jahvè ha dato, Jahvè ha tolto; sia benedetto il nome di Jahvè” (Giobbe 1:21). “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare le avversità?” (Giobbe 2:10). Giobbe preferì maledire sé stesso piuttosto che smettere di sottomettersi a Dio o di essere alla mercé delle Sue orchestrazioni, svergognando così Satana. Poi c’è Pietro, che sperimentò centinaia di prove e affinamenti in soli sette anni e per tutto il tempo percorse il cammino del perseguimento della verità. Si concentrò sul riflettere su sé stesso e sul conoscersi e cercò di soddisfare le intenzioni di Dio in ogni cosa. Alla fine, arrivò ad amare Dio al massimo livello e addirittura si sottomise fino alla morte. Né Giobbe né Pietro avanzarono pretese o richieste a Dio, e tanto meno si preoccuparono del tipo di esito che avrebbero avuto. Pensarono solo a come sottomettersi a Dio e soddisfarLo, e alla fine rimasero saldi nella loro testimonianza a Lui e umiliarono completamente Satana. Queste persone sono tutti esempi che dovrei emulare. Ho acquisito una ferma determinazione: “Fintanto che avrò ancora la possibilità di fare il mio dovere e che riuscirò ancora a vedere le parole, che le mie mani potranno digitare e che avrò la mente lucida, allora farò del mio meglio nel mio dovere. Anche se un giorno perdessi la vista e non potessi più farlo, sarei comunque disposto a sottomettermi. Anche se non ci vedo, posso ascoltare le letture delle parole di Dio e ponderare le Sue parole nel mio cuore, e posso condividere a parole la mia comprensione esperienziale con mia moglie e i miei figli, così che loro possano aiutarmi a scrivere articoli di testimonianza esperienziale. Mi concentrerò inoltre sull’acquietarmi davanti a Dio per ascoltare le Sue condivisioni e attingerò alle Sue parole per riflettere su me stesso, conoscermi ed eliminare la mia indole corrotta”. Nel periodo successivo, ho indossato occhiali da lettura per partecipare alle riunioni e leggere le parole di Dio con mia moglie. Ho continuato ogni giorno a scrivere sermoni e, quando avevo tempo, anche articoli di testimonianza esperienziale. Quando mi si offuscavano gli occhi dopo aver guardato a lungo il computer, applicavo del collirio e li lasciavo riposare per un po’; una volta che il fastidio si attenuava, riprendevo a fare il mio dovere. Circa due mesi dopo l’operazione, sono andato in ospedale per un controllo e il medico mi ha sottoposto a terapia laser. Questo ha eliminato parte dell’opacità nel vitreo e riuscivo a vedere gli oggetti vicini molto più chiaramente di prima. Non avevo più bisogno di occhiali da lettura per leggere i testi sul computer e riuscivo persino a vedere chiaramente le lettere più piccole. Ero davvero entusiasta e ho ringraziato Dio dal profondo del cuore per la Sua grazia.

Attraverso questa esperienza, mi sono reso conto di quanto fossi egoista e spregevole nel cercare di fare accordi con Dio nella mia fede. Sono state le Sue parole a darmi una certa comprensione di me stesso e a causare in me dei cambiamenti. Ringrazio sinceramente Dio!

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