Riflessioni dopo aver rifiutato il mio dovere

22 Ottobre 2025

di Wu Yu, Cina

Negli ultimi anni, ho svolto il lavoro di allontanamento nella chiesa e ho visto alcuni supervisori che venivano destituiti uno dopo l’altro e altri che venivano allontanati. In particolare, i due precedenti supervisori responsabili del lavoro di allontanamento possedevano un’ottima levatura e grandi capacità lavorative e l’ambito delle loro responsabilità era molto ampio. Erano supervisori da due o tre anni, ma erano stati destituiti perché non facevano un lavoro reale e non accettavano la verità. Di conseguenza, pensavo che essere un supervisore fosse troppo rischioso. Essere supervisore vuol dire avere un ampio raggio di responsabilità e affrontare molti problemi. Se una persona non lo fa bene, causa intralcio e disturbo al lavoro della chiesa e lascia delle trasgressioni dietro di sé, c’è la possibilità di essere destituita oppure rivelata ed eliminata. Pensavo che essere un membro del gruppo sarebbe stato meglio, poiché è meno rischioso e ci sono meno preoccupazioni, ma c’è comunque speranza di salvezza. All’inizio di agosto del 2023, il supervisore ha dovuto spostarsi altrove per fare il proprio dovere e mi ha chiesto di prendere in carico il suo lavoro. Mi sono detta: “In quanto membro del gruppo, c’è un supervisore che aiuta a fare i controlli finali e a guidare il lavoro, così non commetterò nessuna grave azione malvagia e in seguito non sarò rivelata ed eliminata. Essere un supervisore è diverso. Bisogna essere responsabili del lavoro complessivo, affrontare molti problemi e assumersi grandi responsabilità. Se non riuscissi a gestire le cose in modo corretto e fossi d’intralcio al lavoro della chiesa, lascerei dietro di me una scia di trasgressioni. Se commettessi molte azioni malvagie, non verrei forse rivelata ed eliminata, perdendo la mia possibilità di salvezza? È meglio essere un membro del gruppo, così non devo assumermi nessuna grande responsabilità. È sicuro e tranquillo e ho speranza di salvezza”. A questo pensiero, ho rifiutato con la scusa che la mia levatura fosse nella media, avessi capacità lavorative limitate e non fossi degna di essere coltivata. In seguito, il supervisore mi ha scritto altre due volte per chiedermi di pensarci su. Ero preda di un dilemma: “Non accettare vuol dire disobbedire ma, qualora lo accettassi, poiché il lavoro di allontanamento chiama continuamente in causa i principi, se non gestissi bene le cose e violassi i principi, lascerei dietro di me trasgressioni e azioni malvagie. Se queste fossero di poco conto, verrei destituita, ma se fossero gravi, allora verrei addirittura espulsa. Non solo la mia reputazione e il mio prestigio sarebbero danneggiati, ma potrei anche non avere un buon esito o una buona destinazione”. Dopo averci pensato molto, ho rifiutato. Quando l’ho incontrato, il supervisore mi ha detto: “Hai ricevuto la maggioranza dei voti di fratelli e sorelle. Devi ricercare l’intenzione di Dio”. Non sapevo cosa dire. Mi sentivo come se il cuore mi si stesse spezzando in due e ho pregato Dio più e più volte: “Caro Dio, so che dovrei sottomettermi in questa situazione che mi è capitata, ma semplicemente non riesco a farlo. Ho paura che non sarò in grado di svolgere bene il mio dovere di supervisore, temo che intralcerò e disturberò il lavoro della chiesa e che sarò rivelata ed eliminata. Non so a quali verità devo accedere per sfuggire a questa situazione difficile. Ti supplico di guidarmi!”

Una volta, ho letto un passo delle parole di Dio che mi ha davvero toccato il cuore. Dio Onnipotente dice: “In che modo dovresti agire secondo coscienza? Agendo con sincerità ed essendo degno della grazia di Dio, di questa vita che Dio ti ha dato in dono, e dell’opportunità che Egli ti offre di ottenere la salvezza. Questo è l’effetto della tua coscienza? Quando avrai questo standard minimo, una coscienza, verrai protetto e non commetterai errori gravi. Non sarà allora probabile che tu faccia qualcosa per ribellarti a Dio o abbandonare il tuo dovere, né tenderai tanto ad agire in maniera superficiale. Inoltre non sarai tanto incline a ordire macchinazioni a beneficio del tuo prestigio, della tua fama, del tuo guadagno e di una tua via d’uscita personale. Questo è il ruolo svolto dalla coscienza. La coscienza e la ragione dovrebbero essere le componenti dell’umanità di una persona. Queste sono sia le cose più fondamentali che quelle più importanti. Che tipo di persona è colui che non ha una coscienza e non ha la ragione dell’umanità normale? In generale, è una persona che non ha umanità, una persona dall’umanità davvero terribile. Più specificamente, quali caratteristiche si trovano in tali persone? Quali manifestazioni specifiche dell’essere privi di umanità presentano? (Sono egoiste e spregevoli.) Le persone egoiste e spregevoli agiscono in maniera superficiale e lasciano che le cose vadano avanti da sole se non riguardano loro personalmente. Non pensano agli interessi della casa di Dio, né mostrano considerazione per le intenzioni di Dio. Non hanno alcun senso di fardello o responsabilità quando si tratta di svolgere i propri doveri o di rendere testimonianza a Dio. […] Una persona del genere possiede forse coscienza e ragione? (No.) Una persona priva di coscienza e di ragione prova forse riprovazione per se stessa perché agisce così? Simili persone non provano riprovazione per sé stesse; la loro coscienza non serve ad alcuno scopo. Non hanno mai avvertito alcun rimprovero dalla loro coscienza. Allora, possono forse percepire la riprovazione e la disciplina dello Spirito Santo? No, non possono(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Dando il proprio cuore a Dio si può guadagnare la verità”). Dio dice che coloro che non hanno coscienza o ragione sono particolarmente egoisti e spregevoli. Tengono conto solamente dei propri interessi, non mostrano considerazione per il lavoro della chiesa e non portano alcun fardello o senso di responsabilità verso di esso. Dopo averci riflettuto, mi sono resa conto di essere esattamente questo tipo di persona. Quando i fratelli e le sorelle mi avevano eletta, avrei dovuto accettare quel dovere. Tuttavia, temevo che la responsabilità di svolgere quel dovere sarebbe stata troppo grande e che, se non l’avessi fatto bene, avrei lasciato dietro di me delle trasgressioni e, se avessi compiuto il male, sarei stata destituita ed eliminata: non solo la mia reputazione e il mio prestigio sarebbero stati danneggiati, ma avrei rischiato di perdere addirittura il mio buon esito e la mia buona destinazione. Pertanto avevo rifiutato, con la scusa che la mia levatura era nella media, avevo capacità lavorative scarse e non ero degna di essere coltivata. Il supervisore mi aveva scritto diverse volte per condividere con me, ma continuavo a trovare scuse per rifiutare. Tenevo conto solo dei miei interessi e rifiutavo di accettare quel dovere. Ero davvero priva di coscienza e ragione! Non volevo più vivere in modo così egoista e spregevole, così ho accettato quel dovere.

Qualche mese dopo, sono stata riassegnata come membro del gruppo perché non ero all’altezza del lavoro a causa della mia scarsa levatura. Successivamente, i leader hanno scritto per comunicare che un gruppo era a corto di persone per organizzare i materiali per allontanare le persone e che i membri non afferravano appieno i principi. Mi hanno chiesto di andare lì e di fare da capogruppo per aiutarli. Mi sono detta: “Se non organizzo bene i materiali per allontanare le persone e commetto un errore nel definire qualcuno, dovrò assumermene la responsabilità. Se non vedessi qualcosa chiaramente e agissi in un modo che violasse i principi, lasciando dietro di me trasgressioni e azioni malvagie, allora sarei prossima a essere destituita ed eliminata. È più sicuro essere un membro del gruppo”. Così, mi sono di nuovo sottratta con la scusa che avevo scarsa levatura e capacità lavorative scarse e non ero degna di essere coltivata. In seguito, i leader hanno scritto per condividere con me e hanno evidenziato che la natura del mio continuo rifiutare il dovere era un rifiuto di accettare la verità. Ho capito chiaramente che la condivisione dei leader era un richiamo e un avvertimento da parte di Dio e mi sono sentita triste e in colpa: “Credo in Dio da così tanti anni, perché allora non sono cambiata affatto? Perché sono così intransigente?” Mi sono resa conto di come questo stato avrebbe potuto essere molto pericoloso se non avessi ricercato la verità per risolverlo immediatamente, così ho cercato delle parole di Dio pertinenti a esso. Ho letto le Sue parole: “Alcune persone hanno paura di assumersi responsabilità nello svolgimento del loro dovere. Se la chiesa dà loro un lavoro da svolgere, considerano prima di tutto se esso richieda di assumersi delle responsabilità e, in caso affermativo, lo rifiutano. Le loro condizioni per svolgere un dovere sono: primo, che sia un lavoro leggero; secondo, che non sia impegnativo né faticoso; terzo, che, qualunque cosa facciano, non si debbano assumere alcuna responsabilità. Questo è l’unico tipo di dovere che assumono. Che tipo di persona è questa? Non è forse una persona viscida e propensa all’inganno? Costoro non vogliono assumersi nemmeno la minima responsabilità. Temono addirittura che le foglie rompano loro il cranio quando cadono dagli alberi. Quale dovere può mai svolgere una persona del genere? Che utilità può avere nella casa di Dio? Il lavoro della casa di Dio ha a che fare con la lotta contro Satana, oltre che con la diffusione del Vangelo del Regno. Quale dovere non comporta responsabilità? Direste che essere un leader comporta delle responsabilità? Le responsabilità dei leader non sono forse ancora più grandi? Ed essi non devono tanto più assumersele? Indipendentemente dal fatto che tu predichi il Vangelo, renda testimonianza, realizzi video e così via, qualunque sia il lavoro che svolgi, fintanto che riguarda le verità principi, comporta delle responsabilità. Se svolgi il tuo dovere senza principi, ciò si ripercuoterà sul lavoro della casa di Dio, e se hai paura di assumerti delle responsabilità, allora non puoi svolgere alcun dovere. Il tipo di persona che teme di assumersi responsabilità nello svolgere il proprio dovere è un codardo oppure vi è un problema in merito alla sua indole? Bisogna saper capire la differenza. In realtà, non è una questione di codardia. Come mai è così coraggioso quando si tratta di arricchirsi, o quando fa qualcosa per il suo beneficio? Si assume qualsiasi rischio per queste cose. Ma quando fa qualcosa per la chiesa, per la casa di Dio, non si assume alcun rischio. Una persona del genere è egoista e spregevole, è la più infida di tutte. Chiunque non si assuma responsabilità nello svolgere il proprio dovere non è minimamente sincero verso Dio, senza parlare della sua lealtà. Che genere di persona osa assumersi responsabilità? Che tipo di persona ha il coraggio di assumersi un fardello pesante? Una persona che prende l’iniziativa e si butta coraggiosamente a capofitto nel momento più cruciale del lavoro della casa di Dio, che si assume coraggiosamente un pesante fardello e non teme di sopportare difficoltà e pericoli quando vede il lavoro più importante e cruciale. Ecco una persona leale verso Dio, un buon soldato di Cristo. Forse chi teme di assumersi responsabilità nel proprio dovere fa così perché non capisce la verità? No; c’è un problema di umanità. Non ha alcun senso di giustizia né di responsabilità. È un individuo egoista e spregevole, non è un sincero credente in Dio e non accetta minimamente la verità. Solo per questo motivo, non può essere salvato. […] Se, ogni volta che ti capita qualcosa, ti proteggi sempre e ti lasci aperte un’uscita di sicurezza e una via di fuga, stai forse mettendo in pratica la verità? Questo non significa mettere in pratica la verità, significa essere viscido. Adesso svolgi il tuo dovere nella casa di Dio. Qual è il primo principio per svolgere un dovere? È che devi prima di tutto svolgerlo con tutto il tuo cuore, senza lesinare alcuno sforzo, e quindi tutelare gli interessi della casa di Dio. Questa è una verità principio, una da mettere in pratica. Proteggersi tenendosi aperte una porta sul retro e una via di fuga è il principio della pratica seguito dai non credenti e la loro filosofia suprema. In tutte le cose, tenere in considerazione prima di tutto sé stessi e collocare i propri interessi davanti a ogni altra cosa, senza pensare agli altri, credere che gli interessi della casa di Dio e gli interessi degli altri non abbiano nulla a che fare con sé stessi, pensare prima di tutto ai propri interessi e poi pensare a una via di fuga: non è forse così un non credente? Proprio così è un non credente. Una persona del genere non è degna di svolgere un dovere(La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 8: Vogliono che gli altri si sottomettano solo a loro, non alla verità o a Dio (Parte prima)”). Riflettendo sulle parole di Dio, è stato come se il mio cuore venisse trafitto. Egli ha smascherato che il tipo di persone che sono egoiste, spregevoli e astute hanno paura di prendersi delle responsabilità. Quando accade loro qualcosa, prima tengono sempre conto dei propri interessi e pensano continuamente a come lasciarsi una via d’uscita invece di proteggere gli interessi della chiesa. Non intendono prendersi alcuna responsabilità. Persone di questo tipo non accettano la verità e non hanno umanità. Agli occhi di Dio, sono dei non credenti e non meritano di svolgere i doveri. Io ero esattamente quel tipo di persona. Per diversi anni, la casa di Dio mi aveva coltivata affinché svolgessi il lavoro di allontanamento e avevo acquisito alcuni principi rilevanti e compreso alcuni cammini per affrontare i problemi. Quando i leader mi avevano assegnato il ruolo di capogruppo, temevo di essere ritenuta responsabile se non avessi svolto bene il lavoro. Al fine di proteggere i miei interessi, ho trovato diversi motivi e scuse per tergiversare e sottrarmi, come il fatto di avere una scarsa levatura e scarse capacità lavorative. Ero ben consapevole delle esigenze del lavoro della chiesa e sapevo di essere una candidata adeguata, ma giocavo d’astuzia e non volevo fare la capogruppo o assumermi responsabilità perché tenevo conto del mio esito e della mia destinazione. Quei non credenti per i quali il profitto viene prima di tutto fanno sempre calcoli e tramano per i loro interessi in ogni azione: fanno ciò che porta loro benefici. Anche tutti i miei pensieri e le mie idee erano mirati al beneficio personale e, quando il lavoro prevedeva che dovessi assumermi delle responsabilità, giocavo d’astuzia e mi ritiravo. Non avevo la minima lealtà o sottomissione a Dio e non ero diversa da una non credente o da una miscredente. Ero davvero indegna di svolgere i doveri! Una volta compreso ciò, ero piena di rimpianti e di biasimo nei miei confronti.

In seguito, ho riflettuto su me stessa: perché, dopo aver creduto in Dio per molti anni, volevo costantemente rifiutare il mio dovere? Qual era la causa alla base del problema? Un giorno, ho letto le parole di Dio: “Gli anticristi non obbediscono mai alle disposizioni della casa di Dio, e correlano sempre strettamente il dovere, la fama, il guadagno e il prestigio alla loro speranza di ottenere benedizioni e alla loro destinazione futura, come se, una volta persi il loro prestigio e la loro reputazione, non avessero alcuna speranza di ottenere benedizioni e ricompense, e hanno la sensazione che questo equivalga a perdere la vita. Pensano: ‘Devo stare attento, non devo essere negligente! Non si può fare affidamento sulla casa di dio, sui fratelli e le sorelle, sui leader e i lavoratori, e nemmeno su dio. Non posso fidarmi di nessuno di loro. La persona su cui puoi contare di più e che è più degna di fiducia sei tu stesso. Se non sei tu a fare dei piani per te stesso, allora chi si prenderà cura di te? Chi penserà al tuo futuro? Chi valuterà se riceverai o meno delle benedizioni? Devo pertanto fare piani e calcoli accurati per il mio bene. Non posso commettere errori o essere minimamente negligente, altrimenti cosa farò se qualcuno cercherà di approfittarsi di me?’ Per questo motivo, si guardano dai leader e dai lavoratori della casa di Dio, temendo che qualcuno possa discernerli o capire come sono veramente, che per questo vengano destituiti e che il loro sogno di ricevere benedizioni venga infranto. Ritengono di dover mantenere la loro reputazione e il loro prestigio per avere la speranza di ottenere benedizioni. Gli anticristi considerano ricevere benedizioni come più importante dei cieli, della vita, del perseguimento della verità, del cambiamento dell’indole o della salvezza personale, e più importante che svolgere bene il proprio dovere ed essere un essere creato all’altezza degli standard. Pensano che essere un essere creato all’altezza degli standard, svolgere bene il proprio dovere ed essere salvati siano tutte cose insignificanti, a malapena degne di menzione o commento, e che invece ottenere benedizioni sia l’unica cosa in tutta la loro vita che non può mai essere dimenticata. In qualsiasi circostanza affrontino, per quanto seria o insignificante, la rapportano all’essere benedetti, sono estremamente cauti e attenti, e si tengono sempre pronta una via d’uscita(La Parola, Vol. 4: Smascherare gli anticristi, “Tema 12: Vogliono abbandonare quando non hanno prestigio o alcuna speranza di ottenere benedizioni”). Dio ha smascherato che gli anticristi non sono in grado di sottomettersi al dovere disposto per loro dalla chiesa principalmente perché attribuiscono troppa importanza al ricevere benedizioni. Non si fidano di nessuno se non di sé stessi. Credono di poter fare affidamento solamente su sé stessi, di essere i soli a prendersi davvero cura di sé e di dover essere attenti e prudenti in ogni occasione, terrorizzati dall’eventualità che sottomettersi alle disposizioni della casa di Dio sia dannoso per le loro benedizioni e distrugga i loro sogni di guadagnarle. Riflettendo su me stessa, il mio comportamento non era forse lo stesso di un anticristo? Davo grande importanza all’ottenere benedizioni. La chiesa aveva disposto che fossi un supervisore e poi una capogruppo, ma io non riuscivo a fare a meno di pensare al mio esito e alla mia destinazione ed ero cauta e calcolatrice. Pensavo che svolgere i doveri di supervisore o di capogruppo prevedesse grandi responsabilità e che, se non avessi fatto bene il lavoro, avrei lasciato dietro di me delle trasgressioni. Se queste fossero state gravi, avrei addirittura potuto essere rivelata ed eliminata. Dall’altro lato, i membri comuni del gruppo hanno poche responsabilità e, anche se non avessi raggiunto alcun merito di rilievo, non avrei lasciato trasgressioni dietro di me e non sarei stata rivelata ed eliminata. Pensavo solo ad agire in un modo che fosse vantaggioso per me e non tenevo affatto conto degli interessi della chiesa. Vivevo affidandomi completamente a veleni satanici come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “Non cercare il merito, ma evita la colpa” e “La prudenza è la madre della sicurezza”. Ritenevo che fosse perfettamente naturale tenere conto dei miei interessi: sarebbe stato stupido fare il contrario. L’intenzione di Dio era che io ottenessi un addestramento maggiore essendo supervisore e capogruppo e che fossi in grado di ricercare la verità per fare le cose secondo principio. Tuttavia, sospettavo di Dio in base al mio punto di vista distorto. Credevo che farmi diventare supervisore fosse un modo per rivelarmi ed eliminarmi. Pensavo che Dio fosse come tutte le persone nel mondo in possesso di prestigio e potere, che non sono per forza eque e giuste verso gli altri, e che chiunque commettesse il minimo errore sarebbe stato eliminato. Questa non era forse una bestemmia contro Dio? Ero così malvagia e propensa all’inganno! Credere in Dio e svolgere il dovere di un essere creato è perfettamente naturale e giustificato, nonché una responsabilità a cui l’onore non mi consente di sottrarmi. Tuttavia, ero stata danneggiata dai veleni satanici ed ero diventata egoista, malvagia e propensa all’inganno. Ho rifiutato il mio dovere più e più volte per salvaguardare i miei interessi e non ho mostrato alcuna considerazione per le intenzioni di Dio. Vivere secondo queste filosofie sataniche mi avrebbe portata solo a oppormi sempre di più a Dio e alla fine sarei stata sdegnata ed eliminata da Lui. Una volta compreso ciò, ero piena di rimpianti e di biasimo per me stessa, così ho pregato Dio: “Caro Dio, sono così egoista, spregevole, malvagia e propensa all’inganno. Da quando ho iniziato a credere in Te, ho solo perseguito le benedizioni e non ho tenuto conto delle Tue intenzioni né ho pensato al lavoro della chiesa. Caro Dio, sono disposta a pentirmi e a smettere di percorrere il cammino sbagliato”.

In seguito, ho letto le parole di Dio e ho acquisito una certa comprensione dei principi secondo cui la casa di Dio tratta le persone. Dio Onnipotente dice: “Alcuni non credono che la casa di Dio tratti le persone in modo equo. Non credono che Dio regni nella Sua casa e che vi regni la verità. Ritengono che, se dovesse sorgere un problema in un qualsiasi dovere una persona faccia, la casa di Dio gestirà immediatamente quella persona, privandola del suo diritto a fare un dovere, mandandola via o addirittura allontanandola dalla chiesa. È davvero così che stanno le cose? Certamente no. La casa di Dio tratta ogni persona secondo le verità principi. Dio è giusto nel Suo modo di trattare ogni persona. Non guarda solo come una persona si comporta in un’unica circostanza; Egli osserva la natura essenza di una persona, le sue intenzioni e il suo atteggiamento. Egli guarda in particolare se una persona, quando commette un errore, sa riflettere su di sé, se prova rimorso, e se riesce a capire a fondo l’essenza del problema in base alle Sue parole, arrivando così a capire la verità, odiare sé stessa e pentirsi veramente. Se qualcuno non ha un atteggiamento corretto ed è totalmente contaminato dalle intenzioni personali, se è pieno di macchinazioni subdole e non rivela nient’altro che un’indole corrotta e se, quando sorgono problemi, addirittura ricorre alla finzione, ai sofismi e all’autogiustificazione, e si rifiuta ostinatamente di riconoscere i suoi errori, allora costui non può essere salvato. Non accetta per niente la verità e non è una persona giusta: è stata completamente rivelata. Coloro che non riescono minimamente ad accettare la verità sono essenzialmente miscredenti e possono solo essere eliminati. […] DiteMi: se qualcuno ha commesso un errore ma è giunto a un’autentica comprensione ed è intenzionato a pentirsi, la casa di Dio non gli darebbe forse una possibilità? Mentre il piano di gestione di Dio di seimila anni volge al termine, ci sono tanti doveri da fare. Ma se tu non hai coscienza né ragione e non ti occupi del lavoro che ti spetta, se hai ricevuto l’opportunità di fare un dovere ma non sai farne tesoro e non persegui minimamente la verità, perdendo il momento migliore, allora sarai rivelato(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). Dopo aver letto le parole di Dio, ho compreso che nella Sua casa regnano verità e giustizia. La casa di Dio destituisce ed elimina le persone in conformità ai principi e nessuno sarà trattato arbitrariamente per via del suo comportamento in un certo momento o in una certa questione. Tutto si basa sui comportamenti costanti delle persone, sul loro atteggiamento verso l’accettazione della verità e sul fatto che si siano davvero pentite oppure no. Se una persona intralcia e disturba costantemente il lavoro della chiesa e non si pente o non cambia nonostante l’aiuto degli altri, allora verrà destituita ed eliminata. Tuttavia, se una persona rivela un’indole corrotta mentre svolge il proprio dovere o causa intralcio e disturbo al lavoro della chiesa, ma riesce a riflettere, comprendere, pentirsi e cambiare prontamente, la casa di Dio le darà altre opportunità di svolgere i doveri. Ho pensato al fatto che, da quando avevo iniziato a svolgere il lavoro di allontanamento, avevo intralciato e disturbato il lavoro perché non comprendevo i principi e di conseguenza avevo commesso una trasgressione. Tuttavia, la casa di Dio non mi aveva destituita o eliminata a causa delle mie trasgressioni, ma aveva condiviso con me e mi aveva aiutata. In seguito, poiché ero disposta a pentirmi, mi era stato concesso di continuare a fare dei doveri. Riguardo a coloro che erano stati destituiti ed eliminati, la cosa non era dovuta al fatto che stessero svolgendo i doveri di capogruppo o supervisori, bensì al fatto che avevano intrapreso il cammino sbagliato. Avevano commesso delle trasgressioni, ma non avevano accettato la potatura e non si erano pentiti. Solo allora erano stati destituiti ed eliminati. Ho pensato a una sorella del gruppo che non era un supervisore. Tuttavia, mentre svolgeva il suo dovere, competeva per fama e guadagno con le sorelle con cui lavorava e le sabotava alle spalle. Questo intralciava e disturbava il lavoro della chiesa e, dopo la condivisione, lei non si era pentita. Alla fine, era stata destituita. Inoltre, i due precedenti supervisori non erano stati destituiti perché avessero grandi responsabilità, ma perché costantemente non perseguivano la verità e non facevano un lavoro reale. Quando erano stati potati o i fratelli e le sorelle avevano condiviso con loro per aiutarli, non si erano davvero pentiti né erano cambiati. La loro destituzione non era affatto legata a quale dovere svolgessero o a quanto fossero grandi le loro responsabilità. Mi sono resa conto che la mia credenza per cui essere una capogruppo fosse pericoloso a causa delle responsabilità che comportava e per cui essere un membro del gruppo fosse abbastanza sicuro e tranquillo era fallace e assurda e non in linea con la verità principio. La casa di Dio mi aveva dato una possibilità di svolgere i doveri e l’intenzione di Dio era che ricercassi la verità nelle persone, negli eventi e nelle cose che mi succedevano e che cogliessi e comprendessi più verità principi. Avrei dovuto fare tesoro di questa rara opportunità e accettare il mio dovere.

In seguito, ho letto altre parole di Dio e ho trovato un cammino di pratica. Dio Onnipotente dice: “Come deve comportarsi, allora, una persona onesta? Dovrebbe sottomettersi alle disposizioni di Dio, essere devota al dovere che è tenuta a svolgere e sforzarsi di soddisfare le intenzioni di Dio. Questo si manifesta in diversi modi: uno di questi è accettare il tuo dovere con cuore onesto, senza considerare i tuoi interessi della carne, senza esitazione né tramare per il tuo tornaconto. Queste sono manifestazioni di onestà. Un altro è mettere tutto il tuo cuore e le tue forze nello svolgere bene il tuo dovere, facendo in modo corretto i compiti che ti sono stati affidati dalla casa di Dio e mettendo il cuore e l’amore nel tuo dovere al fine di soddisfare Dio. Queste sono le manifestazioni che una persona onesta dovrebbe avere nello svolgere il proprio dovere(La Parola, Vol. 3: I discorsi di Cristo degli ultimi giorni, “Parte terza”). “Non vi è correlazione fra il dovere dell’uomo e l’eventualità che riceva benedizioni o che subisca dei guai. Il dovere è ciò che l’uomo dovrebbe compiere; è la sua vocazione mandata dal cielo ed egli dovrebbe svolgerlo senza cercare ricompense e senza condizioni o scuse. Soltanto questo si può definire come assolvimento del proprio dovere. […] Tu non dovresti svolgere il tuo dovere per ricevere benedizioni, né rifiutarti di svolgerlo per timore di subire dei guai. Lasciate che vi dica questa cosa: svolgere il proprio dovere è ciò che l’uomo dovrebbe fare, e se non lo fa, questo dimostra la sua ribellione(La Parola, Vol. 1: L’apparizione e l’opera di Dio, “La differenza tra il ministero di Dio incarnato e il dovere dell’uomo”). Dio dice che le persone oneste sono in grado di sottomettersi alle Sue orchestrazioni e disposizioni e mettono il loro cuore e le loro forze nel fare bene il proprio dovere. Non tramano a proprio favore, né tengono conto dei guadagni e delle perdite nei loro interessi. Per di più, il dovere è una responsabilità a cui per onore non possiamo sottrarci e non ha nulla a che fare con le benedizioni che riceviamo o con le disgrazie che sopportiamo. Non dovremmo rifiutare un dovere per paura delle disgrazie, né dovremmo accettarlo per avere benedizioni. È perfettamente naturale e giustificato che le persone compiano i propri doveri. Una volta compreso ciò, ho capito come trattare il mio dovere. Sebbene la mia levatura e le mie capacità lavorative siano nella media, come essere creato devo fare ciò che mi spetta. Posso cercare di più riguardo alle cose che non comprendo mentre faccio il mio dovere e, nell’ambito della mia levatura e delle mie capacità, fare del mio meglio per adempiere il dovere che mi compete. Il mio atteggiamento dovrebbe essere questo. Per rimediare ai miei debiti passati, mi sono offerta di mia iniziativa di aiutare i fratelli e le sorelle a organizzare i materiali per l’allontanamento, e i leader hanno acconsentito. Sebbene io ancora non abbia ottenuto un grande accesso o grandi cambiamenti, essere stata rivelata in questa occasione mi ha fatto acquisire una qualche comprensione delle prospettive errate alla base del mio perseguimento nella mia fede, ho imparato come fare bene il mio dovere per mostrare considerazione per le intenzioni di Dio e sono disposta a sottomettermi alle Sue orchestrazioni e disposizioni. Grazie a Dio!

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